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Fonte lanuovabq.it 13/02/2018

Autore Benedetta Frigerio, intervista a mons. Schneider

Vuole difendere la famiglia e il matrimonio per difendere la fede cattolica, l’incarnazione. Consapevole che l’attacco al sacramento nuziale è un attacco all’Eucarestia come presenza reale di Cristo nell’ostia consacrata. Ma perché il vescovo di Astana, Kazakhstan, Athanasius Schneider, ha deciso, insieme ad alcuni vescovi, poi seguito da altri prelati, di firmare "La professione di fede nelle verità immutabili” riguardo all’indissolubilità del matrimonio secondo l’insegnamento bimillenario ed inalterato del Magistero della Chiesa, lo dice tutta la sua storia. 

La fede della famiglia Schneider cresce con la persecuzione comunista, dove per ricevere l’Eucarestia bisognava camminare magari per ore al freddo. Ma perché fare un sacrificio così grande per un simbolo, perché se quel pezzo di particola non fosse davvero la carne di Gesù Cristo qui in terra offerta al mondo per trasformare e salvare ogni essere umano? Il vescovo aveva già scritto riguardo alla prassi moderna di ricevere la Comunione in mano, ricordando che non era assolutamente contemplata in passato e raccontando di come lui, cresciuto in una Chiesa perseguitata, non sapesse nemmeno dell’esistenza di una pratica simile.

Il 23 gennaio scorso Schneider ha ripetuto la sua storia commuovente al National Catholic Register, ricordando quando “nel 1973  la mia famiglia lasciò l’Unione Sovietica - abitavamo in Estonia - il prete della nostra parrocchia, il reverendo padre Janis Pavlovskis, dell’ordine dei frati Cappuccini minori, un confessore che soffrì nei gulag stalinisti, ci disse: “Quando andrete in Germania, per favore non entrate nelle Chiese dove vi danno la comunione in mano”. I miei genitori e noi quattro figli, che eravamo adolescenti, ci guardammo profondamente scioccati e istintivamente i miei genitori dissero: “Ma che cosa orribile è questa!””. 

Un episodio quello raccontato dal vescovo che ci fa comprendere quanto l’abitudine e l’essere immersi dentro una mentalità modernista, faccia facilmente accettare come normali cose gravissime. Il vescovo ricorda che purtroppo tutte le chiese tedesche seguivano la nuova prassi, descrivendo le lacrime di sua madre quando un giorno “tornammo a casa dopo una Messa domenicale, mia madre si rivolse a noi con le lacrime agli occhi dicendo: "Oh, figli miei, non riesco a capire come le persone possano trattare nostro Signore in modo tanto orribile!”. Dall’età di 12 anni cominciai a portare quel dolore nella mia anima. L’esortazione di un prete martire, le lacrime di mia madre e la mia esperienza personale mi portarono a scrivere un libro per dar voce alla difesa di Gesù Eucarestia, che oggi è diventato il più povero, il più fragile, con meno difese nell’ostia consacrata”. La consapevolezza che l’attacco al sacramento del matrimonio è un attacco alla verità sull’Eucarestia, permette a Schneider di essere sereno nella responsabilità che ogni vescovo ha di dire la verità, anche al papa, circa la dottrina immutabile della Chiesa.

Ma nell’intervista il vescovo rievoca anche come, durante la persecuzione Comunista, imparò l’amore a Dio e come sono chiamati a vivere i cattolici. Cercando di spiegarlo ad un modo cattolico purtroppo distante (compresi i praticati e sinceramente desiderosi di vivere la fede integralmente) dal vivere in modo pienamente cristiano: “Nel bel mezzo di un mondo ostile, che perseguitava la fede cristiana, denigrandola pubblicamente, le case delle famiglie cattoliche erano come delle catacombe piene di una fede viva. Fu un’esperienza indimenticabile per me: la preghiera quotidiana in famiglia, le preghiere della domenica in assenza di un prete - tutto a porte chiuse e tende abbassate”. Perciò, impossibilitati a ricevere i sacramenti della confessione e della comunione, le persone ogni giorno facevano la comunione spirituale e recitavano l’atto di contrizione, percependo “che il Signore ci visitava con la Sua grazia”. Poi quando un sacerdote arrivò di nascosto, “confessando e celebrando la Messa, fu una vera festa”. Ecco perché poi, già prete a Roma, Schneider ricevette negli anni Novanta la telefonata della madre in Germania che “con il cuore pieno di dolore e piangendo disse: “Sono stanca di partecipare a Messe banali ed irriverenti. Preferisco ritornare alla Chiesa clandestina del tempo comunista, dove le Messe erano rispettose e i preti santi”. 

Secondo il vescovo la perdita in Occidente di una vita vissuta integralmente nella fede dipende dal fatto che dal Concilio Vaticano II in poi la Chiesa tende a compiacere il mondo, a “parlare come piace al mondo, o per ottenere la simpatia del mondo o per non essere marginalizzata”, rivelando “un complesso di inferiorità”, per cui il pericolo più grande è diventato “l’antropocentrismo”. Questo “si esprime principalmente, e in maniera molto visibile, nella liturgia rinnovata dopo il Concilio Vaticano II (anche se la forma della liturgia riformata è contraria alle intenzioni stesse dei Padri conciliari e non è conforme al testo stesso del Sacrosanctum Concilium). Lo spirito del mondo e l'antropocentrismo esprimono il naturalismo” che è “una negazione quasi sempre teorica e sempre pratica del soprannaturale. L'indebolimento o la negazione pratica del mondo soprannaturale, il mondo della fede e della grazia divina, produce necessariamente il primato dell'attivismo fabbricato dall'uomo, l'eresia dell'attivismo, una specie di neo-pelagianesimo e di dottrine inventate dall'uomo, e questo è lo gnosticismo”.

Sul rimedio a tale eresia e sul come “smetterla con il complesso di inferiorità” Scheneider si esprime in maniera semplicissima, spiegando che “bisogna mettere Cristo al centro”. E non tanto per una presunta scelta religiosa dove si riduce il cristianesimo ad un intimismo incapace di prendere una posizione sulla verità, ma al contrario per mettere “Cristo realmente al centro di ogni dettaglio”, dalla “liturgia” fino al bere a al mangiare. A questo scopo occorrerebbe che, sopratutto “i vescovi e i sacerdoti” riprendano “il metodo degli apostoli” che ha come “primato la preghiera” e “il ministero della Parola, cioè “la proclamazione senza paura dell'unicità di Cristo come solo Salvatore dell’umanità”. Quanto ad altri “mezzi molto concreti ed efficaci”, ci sono “la promozione di famiglie cattoliche numerose e la formazione di sacerdoti zelanti virtuosi e devoti allo spirito degli apostoli”.  Per “annunciare Cristo veramente incarnato, Cristo crocifisso, Cristo che vive e regna nella sua Maestà divina nell’Eucarestia. Cristo Re di ogni uomo e di ogni società umana”. 

   

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