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FOnte chiesaepostconcilio.blogspot.it 26/11/2019

Potete consultare l'indice degli articoli riguardanti il Documento di Abu Dhabi. E ho pescato, nel blog, questo vecchio precedente [qui], che allora ci faceva mettere all'indice anche da parte del 'fuoco amico' dei conservatori (che poi si è scoperto trattarsi di "conservatori conciliari") perché poteva apparire eccessivo; ma ora che i processi innescati dal concilio hanno raggiunto il loro culmine, con l'aggravante gesuitica, basta essere onesti intellettualmente prim'ancora che credenti...


 Autore Biagio Buonomo

Qualche giorno fa leggevo una sconsolata riflessione di monsignor Viganò [qui] in merito agli esiti cui sta portando un errore che attraversa la Chiesa dalla redazione della Nostra Aetate: l’idea, cioè, che Dio abbia “voluto” e non “permesso” la molteplicità di religioni, culti, superstizioni; tutti espressioni dell’ansia dell’uomo verso un indeterminato “divino”.

Questo errore ha trovato molte occasioni per inverarsi e sedimentarsi nella coscienza dei cattolici. Parole, gesti, dichiarazioni scritte. In ultimo quel Documento Sulla Fratellanza Umana che Bergoglio, a febbraio di quest’anno, ha sottoscritto negli Emirati Arabi Uniti.

Una lunga sequenza di luoghi comuni - sottoscritti con Ahmad Al-Tayyeb, “Grande Imam di Al-Azhar”, noto antisemita ed eversore dell’esistenza di Israele - tutti laici, tutti mondani: pace, fratellanza e bla bla bla. E – si badi – protezione delle “chiese e delle moschee”. Ma NON delle sinagoghe. Innominate e innominabili. Come Cristo Nostro Signore, che nel documento non è nominato neppure una volta. Perché è Lui il problema. È Lui l’insuperabile Segno di Contraddizione tra verità e menzogna, mondo e Regno di Dio.

 

 Al-Tayyeb e Bergoglio si sono incontrati di nuovo qualche giorno fa e, nella circostanza, è stato presentato il progetto di un certo David Adjaye – “archistar” ghanese - che ha concepito un complesso di tre edifici – dei parallelepipedi senza bellezza e senza riconoscibilità perché privi di segni: la Croce, la Stella di Davide, una mezzaluna - da innalzare tra i grattaceli, i casinò e i bordelli extra-lusso di Abu Dhabi.

[L'edificio più interessante sarà il quarto, quello piccolo e semi-nascosto, infatti neanche si vede nel disegno. Quello della "Fratellanza Umana"].

I tre edifici rappresenterebbero, sommati, la “Casa della Famiglia Abramitica.” Una faccenda tra il ridicolo, il massonico e lo gnostico che, almeno com’è concepita, credo non si realizzerà mai giacché almeno gli ebrei non consentiranno di essere coinvolti in un simile scempio.

Uno scempio, certo. Perché non esiste nessuna “famiglia abramitica”: per gli ebrei cristianesimo e islam sono due religioni false; per i musulmani giudaismo cristianesimo sono due rivelazioni provvisorie. Per noi cattolici - quando eravamo cattolici – l’islam è una falsa religione mentre l’ebraismo è una religione verissima ma provvisoriamente monca.

Ma se gli ebrei si opporranno – e diamine se non avrebbero ragione a farlo – alla costruzione di questa “casa comune”, noi cattolici ci mostriamo già entusiasti della cosa. Almeno per bocca di Bergoglio.

È un approdo fatale. Cominciato con il Vaticano II, certo, ma che – parliamo il linguaggio della verità – ha trovato la sua irrimediabile sanzione mediatica il 27 ottobre del 1986, quando ad Assisi, Giovanni Paolo II invitò, oltre ai capi di ogni confessione cristiana, i leader di oltre sessanta religioni pagane. Quali che fossero.

Chi ha la mia età – ero un ragazzino all’epoca - non avrà dimenticato quel caravanserraglio di musica, canti, balli, ricchi premi e cotillons in salsa sacra. L'incontro fu iterato altre due volte da Woytila e una da Bergoglio. E la cosa ha un senso: Giovanni Paolo II proseguiva sulla sua strada e Bergoglio è Bergoglio.

Ma il punto è che l'iniziativa fu assunta anche da Benedetto XVI [qui]. E qui le cose non tornano. O tornano se consideriamo la figura di Benedetto per quel che è: un mistero avvolto in un enigma. Il cardinal Ratzinger - era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede - infatti sconsigliò fino alle lacrime Giovanni Paolo II, nel 1986, di NON promuovere un simile incontro. Perché – eccepì - i fedeli non avrebbero capito la differenza – sottile; molto, troppo sottile – tra il "pregare insieme" e lo "stare insieme per pregare". La gente semplice avrebbe capito che tutte le religioni, in fondo, sono uguali. E questo fu il messaggio che passò. E questo, visti gli esiti successivi, era probabilmente il vero messaggio dell’incontro, al di là della buona fede di Giovanni Paolo II.

Del progetto della “Casa della famiglia abramitica” siamo dunque responsabili innanzitutto noi cattolici. E non avremo né una chiesa né una moschea - una sinagoga è fuori discussione, come ho detto - e neppure una "casa". Ma solo il tempio di una nuova e orribile religione globalista. Un segno escatologico. Un segno della fine. (Biagio Buonomo)

   

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