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Fonte chiesaepostconcilio.blogspot.it 27/04/2019

Autore Paolo Pasqualucci

“Ripropongo qui uno studio da me pubblicato in sette puntate continue nel periodico antimodernista “sì sì no no” nell’anno 2001 (XXVII), dal n. 10 al n. 16, con lo pseudonimo di Canonicus, secondo la prassi in uso in quella rivista per volontà del benemerito suo fondatore, don Francesco Putti, del Clero Romano, scomparso nel 1984.  Lo studio concerne l’inizio tumultuoso e per vari aspetti anomalo del Concilio Ecumenico Vaticano II, e le conseguenze che tale inizio ha avuto nell’elaborazione di un documento conciliare di fondamentale importanza quale la costituzione dogmatica Dei verbum sulla divina rivelazione (detta “dogmatica” pur non avendo proclamato alcun dogma né condannato solennemente alcun errore), scelto tale documento a preferenza di altri, non meno importanti.  Ritengo che questo studio, rimasto sconosciuto al pubblico più vasto e unico nel suo genere, sia tuttora in grado di suscitare l’interesse di chi indaga e riflette su quel Concilio, la cui insolita pastorale ha sicuramente rappresentato un unicum nella storia della Chiesa, senza lasciarsi condizionare da “preferenza di persone”checchesia; di chi voglia capire come si siano svolti effettivamente i fatti, per amore della Chiesa ma anche per amore della verità.

 

Il testo è stato da me rivisto e sottoposto a diverse modifiche e aggiunte.  Ho lasciato il “noi” della stesura originale.  Nelle citazioni, le frasi tra parentesi quadre sono mie.  Tra la letteratura più recente ho utilizzato soprattutto la storia del Vaticano II del prof. Roberto De Mattei, che ci ha dato finalmente un quadro realistico della svolgimento del Concilio.  Mi rendo conto che il saggio tratta di temi tecnici, come si suol dire: questioni concernenti regolamenti, votazioni, competenze, procedure, problemi di legalità e legittimità.  Una materia di per sé arida, che gli editori sono in genere restii a pubblicare perché troppo specialistica, anche se esposta (come credo sia il mio caso) nel modo più chiaro e semplice possibile.  Tuttavia, se i cattolici rimasti fedeli alla Tradizione della Chiesa, al suo Magistero perenne, vogliono compiutamente rendersi conto di come sono andate le cose al Vaticano II, non possono continuare a lasciare questa materia “più tecnica” nelle mani della storiografia dei progressisti, la quale, nelle sue varie scuole, l’ha sempre rappresentata in modo da occultare fatti e aspetti negativi che hanno per l’appunto influenzato in modo anomalo lo svolgimento del Concilio stesso.
Ringrazio Maria Caso, direttore responsabile di “sì sì no no”, per aver gentilmente acconsentito a questa riedizione.”
   

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