Articoli più letti  

   

Cerca autori  

   

Cerca Argomenti  

   

Fonte chiesaepostconcilio.blogspot.it 22/03/2019

Estraggo dalla relativa discussione, riportandolo di seguito, l'intervento di Paolo Pasqualucci con alcune significative osservazioni, (integrate da link di riferimento) sul documento di mons. Schneider sul papa eretico.


Un documento importante, certamente, quello di Mons. Athanasius Schneider che mette a punto bene alcune questioni, anche dal punto di vista pratico. 
Mi lasciano tuttavia perplesso alcuni punti.
  1. Ѐ giusto essere ottimisti, nonostante tutto, sulla possibilità della Chiesa di superare la crisi, basandosi e sulle promesse divine di assistenza alla Chiesa e sul precedente storico del modo in cui è stata superata la crisi monotelita, con il finale arrivo di un Papa che ha messo le cose a posto. Tuttavia: mons. Schneider si sofferma solo su quell'esperienza storica, finita bene. Ma ce ne sono state altre, finite meno bene o che comunque hanno prodotto effetti assai gravi e prolungati nel tempo.
    Mi riferisco alla crisi ariana, che mons. Schneider non mi sembra ricordi nel documento, nonostante l'abbia già chiamata in causa da tempo e ripetutamente [qui - qui - qui - qui - qui - qui e anche nell'Appello alla preghiera qui]. Non ci fu anche lì ad un certo punto la complicità attiva di un papa? Che perlomeno civettò con l'eresia? L'arianesimo portò per decenni la guerra civile nella cristianità. I Germani, tranne poi i Franchi, erano tutti ariani. Genserico, capo dei Vandali, ariano convinto, invase l'Africa del Nord e distrusse tutto quello che potè distruggere della Chiesa rimasta ortodossa. Sant'Agostino morì ad Ippona, assediata dai Vandali. Si legga: Vittore di Vita, Storia della persecuzione vandalica in Africa, Città nuova, 1981.
    Ma l'apostasia che sta affliggendo la Chiesa oggi indica una situazione di peccato come quella che afflisse l'antico Israele, punito poi da Dio nel modo terribile che sappiamo. Affettare pertanto un ottimismo sull'intervento finale benevole e pacificatore, che mette tutto a posto, della divina Provvidenza mi sembra atteggiamento poco meditato, sia detto con tutto il rispetto per mons. Schneider. Se poi vogliamo anche pensare alle note profezie contenenti visioni di punizioni apocalittiche per l'intera Chiesa e il mondo civile (La Salette, Fatima) allora l'ottimismo appare ancor meno giustificato. Certamente, il Signore (se non siamo addirittura alla vigilia della Parousia) metterà le cose a posto, ma solo dopo aver purificato con il ferro e con il fuoco, se si continuerà in questo modo, vale a dire (ritengo) senza affrontare i problemi alla radice, in primo luogo quel tumore che è stato ed è il Concilio, della cui metastasi Bergoglio è solo l'ultima manifestazione.
  2. A mio avviso, il concetto di "assolutismo papale" andrebbe precisato meglio. Mi sembra eccessivo presentare le assai limitate riforme liturgiche (peraltro necessarie) di san Pio X e Pio XII come espressione di "assolutismo papale", mettendole per di più quasi sullo stesso piano della rivoluzione effettuata da Paolo VI, questa sì imposta con un "assolutismo" impressionante, per adempiere i voti del Concilio. Un piccolissimo ritocco al Canone non lo effettuò anche S. Gregorio Magno? Ritocco di forma, non di sostanza, si capisce (vedi Gamber).
  3. La questione della famosa frase del Decreto di Graziano, sul papa che non può esser giudicato da nessuno, a meno che non devii dalla fede. Il concetto espresso appare conforme al sensus fidei, non c'è dubbio. Lo si ricava anche dagli insegnamenti di san Paolo, che lo mise in pratica nei confronti del Beato Pietro, ad Antiochia, ma come ammonimento. Il problema è: cosa si deve intendere con "giudicare" qui? Mons. Schneider invita, e gliene siamo grati, anche i fedeli ad impegnarsi, nel dovuto modo, per denunciare gli errori, anche se professati dal papa. Questa è una forma di giudizio, che si traduce però in ammonizioni, avvertimenti, esortazioni a ravvedersi e ritrattare, non in un vero giudizio.
    Invece, l'impressione è che la sentenza di Graziano volesse indicare un vero "giudizio" nei confronti del Papa, non semplici ammonimenti. Chi è autorizzato allora ad emettere questo giudizio? La discussione è aperta da secoli. Il fatto che i due Codici di Diritto Canonico non contemplino la frase di Graziano non è decisivo. Tra le fonti è ricompresa anche la consuetudine purché ragionevole e molto antica.
E ancora:
  1. Il fatto che Papa Onorio sia stato condannato da morto non può costituire un precedente, nel senso di dire: un papa eretico può esser condannato come tale, solo da morto. Che sia stato condannato da morto, ciò non sarà dipeso dal concorso delle circostanze? 
  2. I due Papi soprattutto coinvolti con le eresie sono stati impigliati nei sottili errori dottrinali concernenti la difficile teologia cristologica. Il caso di Giovanni XXII non fa testo: propose una nuova dottrina su un punto che non sembrava ancora definito, la propose come dottore privato e poi la ritirò dopo accese polemiche in punto di morte, pienamente consapevole. Egli era in buona fede. 
  3. Ma oggi, il caso di Bergoglio è molto più grave. Appoggiandosi ad un Concilio Ecumenico, sia pure pastorale, che ha promosso la riforma di tutta la Chiesa mediante l'apertura alla modernità [sic], afferma di applicarne le riforme sino in fondo e in quest'opera sta demolendo scientificamente la morale cristiana. L'omologazione della omosessualità sembra essere uno dei suoi obiettivi principali. Con la Amoris Laetitia ha fatto in modo da legalizzare la prassi aberrante della comunione a coppie di divorziati risposati e persino di gay, invece di abolirla, come sarebbe stato suo dovere. Ѐ evidente che di fronte ad una situazione inaudita del genere, i riferimenti al passato contano sino ad un certo punto. 
  4. La plurisecolare massima, accettata da molti, se non da tutti nella Chiesa, secondo la quale il papa eretico può essere giudicato, va rimeditata per vedere se può fornire una via d'uscita nella presente situazione. Ho fatto il paragone con il concetto della consuetudine, per stabilire un'analogia. Il dictum di Graziano non può considerarsi una consuetudine in senso proprio perché non riguarda un comportamento giuridicamente rilevante, che sia ammesso dall'ordinamento perché "rationabilis" e praticato da lunghissimo tempo. Esprime tuttavia un'opinione teologica condivisa da molti, anche autorevoli, e da secoli. In ogni caso, dobbiamo dire, conforme al sensus fidei oltre che alla recta ratio.
  5. Mons. Schneider fa l'esempio per assurdo di un papa apertamente sodomita, se ho ben capito: nemmeno in questo caso lo si potrebbe deporre? Nemmeno per indegnità morale manifesta? Al di là degli esempi per assurdo, secondo me non possiamo accettare un'impostazione che finisce per essere senza volerlo "normalizzatrice".
  6. Ma mons. Schneider nello stesso tempo ci incita giustamente a non stare con le mani in mano, a reagire nel dovuto modo, a replicare alle false dottrine messe in pratica. Ricordo cosa scrisse il compianto Mario Palmaro, poco prima di morire: "Cosa altro deve succedere perché i cattolici si mettano a gridare dai tetti contro l'abominio dilagante..?". Cosa direbbe oggi, che la situazione è molto peggiorata ma la contestazione degli errori è ancora così timida? Il fatto è, mi dispiace dirlo, che le pur coraggiose prese di posizione dottrinali-pastorali di mons. Schneider, e dei cardinali dei Dubia, non vanno al fondo del problema. Oltre a non accusare apertamente Bergoglio degli errori che sparge in giro (un fatto che non si può più tacere) e ad ammonirlo, non collegano questi errori con la loro causa evidente, che è da vedersi, lo sanno tutti, nel Concilio. Insomma, non chiedono (vedi mons. Gherardini) che si apra una discussione su quel nefasto Concilio1 né sembrano rendersi conto che gli errori di Bergoglio sono la sequela degli errori che, dal Concilio in poi, si ritrovano anche nell'insegnamento dei suoi predecessori, anche se lui si è spinto oltre, da buon gesuita allievo dei suoi pessimi maestri, dei de Lubac, dei Rahner, di CM Martini etc. 
  7. Conclusione: al dunque, si finisce sempre col voler curare la cancrena con l'aspirina. (PP)

____________________________________
Nota di Chiesa e post-concilio

1. Mons. Schneider ne ha manifestato consapevolezza qui - qui, pur senza mai aprire un dibattito ufficiale, che peraltro è stato sempre rifiutato, ad eccezione che con la FSSPX ma a porte chiuse e sappiamo con quali esiti...
   

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , guarda la nostra privacy policy.