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fonte LA MISTICA DELLA RIPARAZIONE

Autore don Divo Barsotti

Risultati immagini per riparazione cristiana

Come si debba concepire la vita cristiana, ce lo insegna S. Paolo nella Lettera ai Romani e nella Lettera agli Efesini. «Offrite il vostro corpo—scrive ai Romani—come ostia grata, bene accetta a Dio, come sacrificio perfetto». «Imitate Dio come figli carissimi—dice agli Efesini—a imitazione di Gesù, che ha offerto se stesso in oblazione e in soave odore». La vita cristiana è un'oblazione, è un sacrificio. Se noi siamo uniti a Gesù, figli nel Figlio, ne dobbiamo vivere tutto il mistero, e non possiamo vivere questo mistero che nel modo più alto, partecipando alla sua Morte, perché è nella Morte che anche il mistero del Cristo trova il proprio compimento. Cosi la vita cristiana non può trovare il suo compimento che nell'imitazione della sua Morte. Ora questa imitazione della Morte che cosa implica?

Implica una pienezza di amore, perché la Morte di Gesù è stata questa; assume il carattere di un sacrificio, di un'immolazione, comporta un suo valore di riparazione, di redenzione. Volenti o nolenti, siamo delle vittime - sì, anche nolenti - nella misura che vogliamo esser cristiani. Non possiamo che vivere questo mistero di morte e di riparazione universale, nel sacrificio della nostra vita. Certo che non comprenderemo mai appieno la grandezza della nostra dignità, la fecondità della nostra vita: in gran parte ci sarà sempre nascosta; Dio ci ha associato a sé nel Cristo: nella nostra umiltà, nella nostra sofferenza noi continuiamo la Passione di Gesù. La continuiamo per il bene del mondo, per la salvezza del mondo. Tuttavia bisogna che questa nostra partecipazione si faccia ogni giorno più consapevole, per poter divenire anche un atto di amore più pieno.

Perché spesso, anche se ci rassegniamo al dolore, non sappiamo vedere nel dolore la forza di elevazione più alta del mondo? Perché non sappiamo vedere nel dolore il sigillo di una

predilezione divina? Perché non sappiamo sempre riconoscere nel dolore il segno di una nostra partecipazione più intima al mistero cristiano? Proprio perché non sappiamo veder tutto questo, riconoscere tutto questo, non sappiamo neppure trasformare tutta la nostra vita in un atto di amore.

La trasformiamo in un atto di pazienza, di rassegnazione, ma la missione cristiana ci chiede che questa nostra sofferenza, questa nostra umiliazione, questo nostro dolore, siano veramente l'atto medesimo del nostro amore. Dobbiamo essere sempre più consapevoli di quello che è il mistero cristiano, per essere anche consapevoli dell'eminente dignità della sofferenza e del dolore umano.

   

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