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Nulla, Eminenze ed Eccellenze Reverendissime, proprio nulla si può fare al presente dello stato attuale, perché i segni della grande apostasia descritti dal Beato Apostolo Paolo, oggi sembrano ricorrere davvero tutti:

 Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente. Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio.

 Lo stesso Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel 1984, in anni recenti, ma sotto altri aspetti ormai lontani, durante il suo viaggio apostolico in Germania ebbe a dire: «Il mondo sta vivendo il XII° capitolo dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo».

 Dinanzi alla caduta del grande impero sotto i colpi della apostasia dalla fede, non si può né riparare i danni né tanto meno correre più ai ripari, si può solo salvare il salvabile, per poi ripartire domani da un piccolo nucleo sparuto sparso per il mondo a ricostruire sopra le macerie della grande devastazione.

 A quel punto, tra un paio di secoli, rinascerà una piccola Chiesa formata da pochi fedeli, che ripartendo da zero cercherà di spiegare agli uomini del mondo delle parole sconosciute di cui nessuno conoscerà più il vero significato: Natale, Gesù di Nazareth, Pasqua di Risurrezione, Ascensione, Pentecoste, Rivelazione, Redenzione, Grazia di Dio, Trinità, Immacolata Concezione …

E nello stesso modo in cui i vescovi ed i preti di oggi avranno distrutta la Chiesa, domani, il Popolo di Dio, la restaurerà attraverso il proprio Sacerdozio regale, dando nuova vita e dignità allo stesso Sacerdozio ministeriale di Cristo, distrutto non certo da quelle sanguinarie persecuzioni che hanno sempre rinvigorita e data linfa vitale alla Chiesa, ma distrutto da mezzi uomini vanesi, da un nutrito esercito di ecclesiastici omosessuali in carriera paralizzati sul tutto e subito, senza alcuna prospettiva cristologica eterna, che si sono baloccati nel ridicolo tra nani, ballerine e scimmie che mangiavano arachidi e noccioline, sino alla irreparabile rovina, che però non sarà la fine, ma il doloroso inizio di un lungo processo di rinascita.

 Il nostro processo di rinascita sarà però molto lungo, ed alla fine dell’ opera produrrà solo un piccolo gregge di fedeli sparsi per il mondo, dando in tal modo pieno compimento alla parola del Verbo di Dio: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

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Questo è il finale di un articolo di don Ariel S. Levi di Gualdo che ritengo fondamentale leggere e studiare. L'ho già pubblicato, voglio però riproporlo nel caso qualcuno se lo fosse perso. Per andare all'articolo

   

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