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Fonte culturacattolica.it 27/09/2017

Autore Sabino Paciolla

L'amore e la famiglia sono una cosa seria, non sono roba da saputelli

Se volessimo capire, o quantomeno avere uno sprazzo, di quanto il pensiero cattolico odierno sia attraversato da correnti ad esso estranee, oppure del dramma che sta attanagliando il cattolicesimo odierno, in particolare in tema di matrimonio e famiglia, basterebbe leggere l’articolo odierno sul Sussidiario.net, a firma di Eugenio Mazzarella, che commenta la CORRECTIO FILIALIS di domenica scorsa.


Ecco alcuni passaggi.


Scrive Mazzarella: ”Amoris tristitia. Tutto meno l’amore pare ci debba essere nelle coppie scoppiate, che provano a rifarsi una vita senza doversi allontanare dalla grazia sacramentale che la Chiesa amministra nell’Eucarestia, secondo i firmatari delle accuse di eresia a Francesco sulle aperture ai divorziati risposati. Tutto può esserci: eroismo sacrificale agli obblighi di un legame sacramentale naufragato senza colpa soggettiva, rinuncia a rinascere nell’amore con un’altra persona, magari per dare una figura genitoriale necessaria ai propri figli, sopportazione di scene di vita che la realtà spesso fa emergere alle cronache penali, astinenza dalla sessualità per il venir meno dell’unico fornitore canonicamente legittimo, ancorché magari sia fuggito con la segretaria ventenne (come se la prima domanda di Pietro alle porte del Paradiso sarà quella un po’ lubrica di “quante volte figliolo?”…), richiesta ossessiva della “grazia” di un ritorno dell’amato bene che potrebbe ben essere una tentazione alla volontà del Signore. Tutto. Meno che l’amore. La determinazione sincera a fare meglio come uomini e donne, padri e madri, nell’amore di Cristo, sostenuti dalla Chiesa, madre rigorosa ma non sorda al dolore dei suoi figli”. 


Si notino le parole: “rifarsi una vita”, “rinuncia a rinascere nell’amore”, “fornitore canonicamente legittimo [di sesso, ndr]”, “richiesta ossessiva della ‘grazia’ di un ritorno dell’amato” (che, addirittura, per Mazzarella, potrebbe qualificarsi come “una tentazione alla volontà del Signore”); “tutto, meno che l’amore”.

Sono frasi, queste, che si potevano ascoltare anni fa in altri ambienti, frasi generate da una riduzione delle parole amore, sessualità e corpo. Frasi che buttano a mare tutta la “teologia del corpo” e “la teologia dell’amore umano nel disegno divino” del santo papa Giovanni Paolo II, il quale, a causa della sua “fissa” (“fissa” per alcuni) su matrimonio e famiglia, fece, nei primissimi anni del suo pontificato, istituire il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia, convinto dell’importanza decisiva della famiglia per la Chiesa e per la Società. 

L’obiezione immediata che viene avanzata da queste correnti di pensiero è che “i principi”, cioè la “Dottrina”, vengono rispettati, non si toccano! Il guaio, però, è che la prassi va da tutt’altra parte, producendo effetti deleteri sulla dottrina stessa, cambiandola nella sostanza.

Si comprende benissimo allora perché nel mondo cattolico siano oramai così condivise visioni che accettano le unioni civili e financo le coppie omosessuali. E se quella volta, Nichi Vendola, allora Governatore della Puglia, dopo aver sentito parlare papa Benedetto XVI sul matrimonio sbottò dicendo: “Sono dispiaciuto che la Chiesa rifiuti il dialogo su questioni che interrogano la coscienza”, oggi, quello stesso Vendola, a sentire Mazzarella parlare così riduttivamente dell’amore umano, si spellerebbe le mani nell’applaudirlo.

I critici, secondo Mazzarella, non avrebbero dovuto avanzare la correzione filiale perché rimangono fissati nella erronea e bigotta, e forse anche tradizionalista, perché integralista, convinzione che “la verità rivelata non cambia, non è aggiornabile al modus hodiernus, al giorno d’oggi”. A Mazzarella, però, non salta in mente che quello che lui chiama il necessario “aggiornamento” della Verità ai tempi odierni in realtà dovrebbe chiamarsi “approfondimento” dell’unica Verità. Esso è quell’andare con la ragione umana sempre più nelle profondità della Verità di Dio, Verità che mai sarà del tutto compresa da essa. E questo approfondimento, questa “migliore intelligenza”, questa percezione sempre più piena della Verità, non significa una “Verità Nuova”, una “Verità Aggiornata” al modus hodiernus, poiché risulterebbe, alla fine, solo una “Nostra verità”, cioè fatta ad immagine e somiglianza dei nostri interessi, dei nostri comodi, delle nostre voglie. E i frutti di questo approfondimento, è bene rimarcare, non saranno mai e poi mai in contraddizione con l’insegnamento di sempre della Chiesa, secondo la nota “ermeneutica del rinnovamento nella continuità”. Non è infatti ammessa una “novità”, un “aggiornamento”, che sia in contraddizione o in contrapposizione all’insegnamento di sempre della Chiesa, pena una verità da supermercato, in offerta, a sconto o low cost. Una verità che è esattamente quella che il mondo vuole.

Curiosissima, per non dire stravagante, l’osservazione che Mazzarella fa quando dice che gli “riesce difficile immaginare che all’ultima cena, in cui si istituisce il sacramento dell’eucarestia, fossero presenti coniugi sposati secondo il diritto canonico”, per concludere che ”almeno un po’ di evoluzione storica nel regime sacramentale, a naso, dovrebbe esserci stata”. Come se il “regime” non fosse parte della, o connesso alla “sostanza” del sacramento, che rimane il baricentro di tutto. Egli dimentica che “l’indissolubilità del matrimonio [anche sotto l’aspetto giuridico, ndr] non deriva dall’impegno definitivo dei contraenti, ma è intrinseca alla natura del ‘potente legame stabilito dal Creatore’ (Giovanni Paolo II, Catechesi del 21 novembre 1979, n. 2)”. 

Tralasciamo infine di commentare il seguente capoverso: “solo l’assenza di senso storico può ritenere che modernismo e luteranesimo non siano stati fenomeni importanti della “vita” della Chiesa, e in quanto tali possano custodire riserve di senso non esaurite per la stessa ‘ortodossia’ cattolica”.

A noi, però, ci piace ricordare, perché più vero rispetto ai pensieri di Mazzarella, quanto detto da papa Benedetto XVI: ”In realtà, questo problema dei divorziati risposati è una delle grandi sofferenze della Chiesa di oggi. (...) Occorre fare realmente il possibile perché esse sentano di essere amate, accettate, che non sono «fuori» anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia: devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa. (...) Poi è anche molto importante che sentano che l’Eucaristia è vera e partecipata se realmente entrano in comunione con il Corpo di Cristo. Anche senza la ricezione «corporale» del Sacramento, possiamo essere spiritualmente uniti a Cristo nel suo Corpo. E far capire questo è importante”.

Sabino Paciolla

http://www.ilsussidiario.net/mobile/Cronaca/2017/9/26/-IL-PAPA-E-ERETICO-Amoris-tristitia-la-vera-esortazione-di-chi-accusa-Francesco/784208/

   

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