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Fonte riscossacristiana.it 07/08/2015

Autore Paolo Deotto

Settant’anni fa la più grande democrazia, la patria della libertà e della ricerca della felicità, rese noto al mondo di possedere l’arma “totale”, l’arma di una potenza distruttiva senza pari. E lo fece con la tipica esuberanza americana, dando una dimostrazione inequivocabile: radendo al suolo la città giapponese di Hiroshima. Lo spettacolo ebbe un grande successo, tant’è che si replicò tre giorni dopo. Non si poteva replicare a Hiroshima, che semplicemente non c’era più, era rasa al suolo, polverizzata, fusa. Si replicò a Nagasaki, e fu un altro successo di critica e di pubblico.

 

Difficilmente potevano applaudire gli abitanti delle città bombardate, sterminati da una potenza infernale scatenata con un cinismo senza pari dal presidente Harry Truman, che dopo il “risultato eccellente” della missione su Hiroshima comunicò al mondo che gli Stati Uniti possedevano la bomba atomica, l’avevano usata, avevano intenzione di usarne altre e di produrne altre. “Abbiamo ora raggiunto una gigantesca forza di distruzione”. Giusto. Nulla è troppo per diffondere nel mondo la democrazia e la ricerca della felicità. E poi, mentre per massacrare la Germania e l’Italia, pardon, per “liberarle”, fu necessario un grande dispendio di energie, flotte intere di bombardieri, migliaia di tonnellate di bombe, per massacrare il Giappone e per affermare il proprio diabolico prestigio bastarono due bombe, due bombardieri e i pochi altri aerei di accompagnamento e ricognizione.

L’America ne aveva fatta di strada. Dal massacro dei pellirossa, per il quale servirono decenni di “guerre indiane”, ai dispendiosi e impegnativi bombardamenti a tappeto sulle città inermi (con il generoso appoggio del Regno Unito) si era così passati al massacro immediato, istantaneo. Già, perché quello che accade in una manciata di decimi di secondo in una esplosione nucleare è talmente infernale da distruggere ogni forma di vita per chilometri e chilometri.

Tutto questo è Storia, ma si sa che la Storia poi la riscrivono i vincitori e le tolgono le eventuali sgradevoli asperità. Oggi il mondo cosiddetto civile si è sciacquato la bocca con bellissimi progetti di pace universale, di “mai più”, eccetera.

Nessuno ha sentito il bisogno, pur in quest’epoca in cui chiedere perdono è diventato di gran moda, di chiedere perdono per questo crimine contro l’umanità. La Storia la scrivono i vincitori. Il comandante del bombardiere che sganciò il primo pezzo di inferno, il colonnello Paul Warfield Jr. Tibbets, di anni 30, fu decorato. Non aveva corso il minimo rischio, la contraerea giapponese non aveva sparato un colpo. Ma fu giustamente decorato, perché era toccato a lui l’onore di aprire una nuova era per l’umanità. E non facciamo tanto i pignoli, suvvia. Qualcuno deve pur sacrificarsi per il progresso. Se poi si sacrificano gli altri, è meglio ancora.

Però al colonnello Tibbets qualcosa si ruppe dentro. E quando morì, alla bella età di 92 anni, fu seppellito, su sua precisa volontà, in una tomba anonima. Non esiste una lapide che lo ricordi. Come se nella vecchiaia fosse maturato in lui il desiderio di cancellarsi dalla Storia.

Qualcosa si ruppe dentro anche al maggiore Claude Robert Eatherly, di anni 27, l’ufficiale a cui toccò la scelta dell’obiettivo, tra le quattro città giapponesi candidate al bell’esprimento. Scelse Hiroshima, su cui quel giorno il cielo era limpido, libero da nuvole, e permetteva quindi un puntamento preciso. Pochi anni dopo la fine della guerra finì in manicomio.

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Il mandante, l’uomo a cui spettava la decisione finale, e che la prese con incredibile cinismo, il presidente Harry Truman, non si pose mai problemi. Lui operava per il bene, la giustizia, la libertà e… la ricerca della felicità.

Oggi ci scandalizziamo perché gli Stati Uniti sono diventati i difensori delle peggiori perversioni, perché il loro presidente ha fatto della diffusione della sodomia uno degli impegni politici più importanti?

Guardiamo la realtà. Che c’è di strano? Un uomo intelligente come Curzio Malaparte – di cui però è obbligatorio parlar male – aveva già detto che la guerra l’avevano vinta i pederasti.

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La Storia la scrivono i vincitori e si esaltano così tanto che poi vogliono scrivere anche la morale, la giustizia, la libertà. Come la vedono loro, è ovvio. Ma sono i più forti e quindi hanno ragione.

Guerra, morte e sterminio. E trionfo delle perversioni. È tutto spaventosamente logico, perché non si può andare a braccetto col diavolo e poi illudersi di poter scegliere la strada. E il diavolo è padre di menzogna, ti fa vedere il bene dove è il male, e viceversa.

Molti gerarchi nazisti furono processati a Norimberga, e meritarono ampiamente il cappio che si ritrovarono al collo. Peccato che alcune sedie nel settore degli imputati fossero vuote. Coloro che avrebbero dovuto occuparle si erano accomodati ai banchi dell’accusa; un compito così gravoso, al quale si erano auto-dichiarati idonei, che non lasciò loro il tempo per pentirsi. Avevano troppo da fare, volevano garantire al mondo un futuro radioso.

6 agosto 1945 – 6 agosto 2015. Settant’anni da quando i “liberatori” aprirono le porte dell’inferno. Non le hanno mai più chiuse e siamo tutti più felici…

   

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