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Fonte antoniosocci.com 25/09/2019

Autore Antonio Socci

È il romanzo più bello, appassionante e commovente che abbia letto da molti anni a questa parte. Una vera sorpresa: cattura il lettore fin dalle prime pagine.

Si tratta di un romanzo storico, di agile lettura, ambientato nella Londra dell’anno 1605, fra i vicoli, le taverne, i palazzi, le botteghe e i teatri sulle rive del Tamigi.

C’immerge così bene in quell’epoca e in quella Londra che si desidera non finire mai la lettura di quella storia (anche d’amore) piena di intrighi, eroici martiri, trame, vili tradimenti, spie e lotte di potere.

Vicende storiche le cui conseguenze, del resto, sono state colossali per l’Europa e per il mondo intero. Si può dire che non si capisce la storia moderna, sia europea che americana (e anche italiana), se non si conoscono quelle vicende inglesi.

Il titolo – per la verità – può apparire respingente: L’esecuzione della giustizia”  (D’Ettoris Editori). Sembrerebbe più adatto ad un trattato di procedura penale. Ma in realtà, andando avanti nella lettura del romanzo, si scopre la sua “drammatica” origine.

L’autrice, Elisabetta Sala, docente di storia della letteratura inglese, rivela doti narrative assolutamente straordinarie.

In questo nostro panorama letterario abbastanza mediocre c’è da augurarsi che il suo talento si cimenti presto con altri romanzi e che venga sempre più conosciuto (dai lettori) e riconosciuto (dalla critica).

Finora la Sala era nota come valentissimastudiosa della tragica epoca di Enrico VIII e di Elisabetta, quella in cui viene consumato lo “stupro” del popolo inglese, ovvero lo strappo violento – decretato dalla corona – di tutto un popolo dalla Chiesa Cattolica, con la fondazione della confessione anglicana alle dirette dipendenze della corona.

Sotto Elisabetta, in realtà, è lei stessa la “divinità” che esige adorazione e sottomissione assoluta  della vita pubblica e privata degli individui, lei stessa che ha potere indiscutibile di vita e di morte su tutti.

Instaura un regime del Terrore che rappresenta probabilmente l’anticipazione seicentesca del totalitarismo moderno. E’ l’esatto opposto della rappresentazione ufficiale e celebrativa della cosiddetta “epoca elisabettiana”.

Per l’Inghilterra, le cui radici cattoliche sono antiche e molto profonde, è una catastrofe spirituale e umana (con la spoliazione di conventi e monasteri diventa anche una batosta economica).

E’ lo sradicamento violento di un popolo dalla sua storia. Perpetrato con un macello orrido di preti e di cattolici inglesi, un massacro fatto di supplizi orribili, che è oggi praticamente sconosciuto e che la Sala ha ricostruito in due formidabili libri: “L’ira del re è morte”(Ares) ed “Elisabetta la sanguinaria”(Ares).

Il romanzo della Sala ha come protagonista un adolescente, Jack Digby, figlio di un nobile inglese di grande coraggio, che il 5 novembre 1605 si trova fra la folla ad assistere appunto, in una piazza, alla macellazione orribile del padre come traditore e cospiratore, sotto Giacomo I Stuart.

Da lì si dipana una storia davvero avvincente, piena di colpi di scena, che porta il protagonista a conoscere quel drammaturgo che nei teatri londinesi del tempo ha una così vasta ammirazione popolare: William Shakespeare.

E’ infatti l’epoca di Shakespeare e il giovane Digby – nella sua affannosa vicenda – si troverà proprio a scoprire il segreto del grande Bardo, che poi è la chiave di interpretazione dei suoi capolavori.

Il romanzo rivela infatti la motivazione storica dei tanti misteri che avvolgono la vita di Shakespeare e illumina quegli enigmi delle sue opere apparsi finora insolubili, dovuti presumibilmente al clima di terrore in cui doveva lavorare, che rendeva necessario – al drammaturgo – raccontare al popolo usando allusioni, esempi storici lontani, metafore e giochi di parole. Raccontava quella che era in realtà la tragedia degli avvenimenti in corso in Inghilterra.

Elisabetta Sala, grande esperta di Shakespeare e di quel periodo storico, ha dedicato al mistero del Bardo un altro, ampio volume, L’enigma Shakespeare (Ares), in cui si avvale anche dei più recenti studi inglesi che, negli ultimi anni, stanno scoprendo in modo sempre più documentato il cattolicesimo di Shakespeare il quale ben conobbe il martirio dei cattolici avendo avuto parenti e amici martiri.

Lui dette espressione artistica altissima a questo popolo che tentò di non farsi strappare l’anima dal tiranno.

E’ paradossale che colui il quale viene celebrato come il faro dell’epoca elisabettiana, il poeta nazionale, simbolo della cultura britannica nel mondo, sia stato in realtà, non il cantore della dittatura, ma la voce formidabile della resistenza popolare e cattolica al despota.

Nell’“Enigma di Shakespeare”, la Sala ripercorre passo dopo passo le vicende biografiche del drammaturgo, i suoi legami (anche familiari) con la dissidenza cattolica e colloca ogni sua opera nel preciso contesto storico in cui fu concepita, illuminando così una straordinaria ricchezza di significati e di allusioni, che il popolo coglieva e amava.

Allusioni a volte fin troppo ardite ed esplicite che probabilmente costrinsero il drammaturgo, nell’ultima parte della sua vita, al silenzio e al ritiro a Stratford upon Avon.

La critica in genere non coglie la ricchezza di riferimenti storici delle opere di Shakespeare e preferisce l’analisi letteraria astratta. Cionondimeno ne ha colto bene la potenza.

Harold Bloom nel suo“Canone occidentale” scrive che “Shakespeare e Dante sono il centro del Canone perché superano tutti gli altri scrittori occidentali in termini di acume cognitivo, energia linguistica e capacità inventive”.

Infatti – scrive ancora Bloom – “Shakespeare continuerà a spiegarci, in parte perché ci ha inventati lui… Shakespeare superò tutti i suoi predecessori e inventò l’umano come lo conosciamo tuttora ”.

Anche George Steiner fa un’osservazione analoga: “Ne incontriamo la voce in ogni angolo della nostra sensibilità. Anche il nostro pianto e il nostro riso sono nostri solo parzialmente; li troviamo dove lui li ha lasciati, e recano il suo stampo. Cerchiamo la misura di Shakespeare e ci manca il respiro. […] Shakespeare e Dante si dividono la letteratura occidentale. Un terzo non c’è”.

Bloom arriva a dire: “Il suo [di Shakespeare] effetto sulla cultura mondiale è incalcolabile. Dopo Gesù, Amleto è la figura più citata nella coscienza occidentale; nessuno lo prega, ma nessuno riesce a evitarlo a lungo”.

Ma quell’Amleto rappresenta proprio il dramma di un popolo cattolico a cui è stato strappato Dio dall’anima.

   

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