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Fonte sabinopaciolla.com 07/08/2019

Autore Nicola Pasqualato

Sono 100 anni che i comunisti si occupano dei figli degli italiani. Era infatti il 1907 quando San Pio X promulgò l’Enciclica Pascedi Domici Gregis. Il Papa trevigiano profetizzò, e condannò duramente, il male che avrebbero portato le nuove dottrine che si stavano insinuando nella società ai primi del secolo scorso. Queste nuove dottrine iniziavano ad essere mescolate, furbescamente e lentamente alla verità per effetto all’attività dei nuovi pensatori. Questi pensatori iniziarono a contaminare la didattica e la pedagogia con il preciso scopo di soppiantare la regalità sociale di Gesù Cristo, spostando cioè il baricentro educativo progressivamente dalla famiglia come creazione naturale di Dio, all”Uomo fatto da sé, conseguendo così l’effetto della sua decostruzione. Contestualmente al pensiero categorico di Gesù iniziava a farsi strada il Pensiero Politicamente Corretto. Accanto ad espressioni nette e categoriche di Gesù come “…il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”, iniziavano a prendere piede nuove posizioni possibiliste, concilianti, alternative e relativiste sui diversi temi etici della vita, della morte, dell’amore, del matrimonio e di tanti altri temi. La regalità sociale di Gesù era così minata. Lo stato confessionale, cioè uno stato laico che però privilegiava e tutelava un orizzonte valoriale cristiano, fu messo da parte.

 In Italia, dell’immediato dopoguerra, nonostante che i totalitarismi sanguinari del ‘900 avessero dimostrato la pericolosità della gestione dell’educazione dei bambini consegnata nelle mani dello Stato, lezione che spinse gli estensori della Dichiarazione dei Diritti Universali dell’uomo a prescrivere, all’art. 26, che la priorità educativa nel genere di educazione da imparire ai figli spetta ai genitori, la scuola, le università, il cinema, la letteratura e la televisione furono largamente, sistematicamente intrise dal pensiero della supremazia dello Stato sulla famiglia rispetto ai figli, sconfessando, di fatto, il precetto. Perche accadde questo? Questo accade perché la rivoluzione Russa era ancora culturalmente viva e vitale anche nel mondo occidentale, e portò i suoi effetti nelle pedagogie del mondo occidentale imponendo il suo principale stigma: la famiglia come male assoluto. Questo concetto fu inizialmente senza dubbio decretato autorevolmente da Alexandra Kollontaj, primo Ministro dell’Educazione e commissario ai Servizi sociali del Governo Lenin, la quale scriveva – “Nella Russia sovietica, i commissariati per la pubblica istruzione e per l’assistenza sociale stanno facendo molto per assistere la famiglia. (…) La società comunista considera l’educazione sociale delle nuove generazioni uno dei cardini del nuovo ordine. La vecchia famiglia meschina e circoscritta, dove litigiosi genitori s’interessano solo della loro prole, non è in condizione di allevare l’individuo nuovo”. Saranno i campi da gioco, gli asili, gli istituti e gli altri centri dove il bambino passerà la maggior parte della sua giornata, sotto la supervisione di personale qualificato, ad offrirgli l’ambiente in cui crescere da comunista consapevole, che riconosce il bisogno della solidarietà fra compagni, del reciproco aiuto e della dedizione alla collettività”.

Alexandra Kollontaj e Anghinolfi

Alexandra Kollontaj e Anghinolfi 

Il pedagogista sovietico per eccellenza Anton Semenovic Makarenko scriveva: “Educare l’uomo significa educare in lui le linee di prospettiva sulle quali troverà la sua felicità di domani….Esso consiste nell’organizzare

Anton Makarenko

Anton Makarenko

nuove prospettive, nell’utilizzare quelle già esistenti sostituendole gradualmente con altre di maggior pregio… ma bisogna in ogni caso far nascere e stimolare gradualmente le prospettive di un intero collettivo, fino a portarle a coincidere con le prospettive di tutta l’unione” (Sovietica ndr).

 

La domanda che molte persone oggi si pongono circa i fatti di Bibbiano, cioè perché la sinistra taccia su tutta la linea, trova la sua naturale spiegazione nel fatto che essa si è sempre occupata dei bambini con un approccio anti familistico, pertanto, non trova nulla di singolare od inconsueto nell’allontanamento dei figli dai genitori e nella loro rieducazione lontani dai genitori ad opera del collettivo, se non, forse, nella misura in cui si sia, in qualche caso, ecceduti in alcune procedure, ma nulla di più di questo. A sinistra non può esservi, dunque, piena consapevolezza per riconoscere il male nell’orrore denunciato dagli investigatori della Procura di Reggio, e questo a causa del legame di continuità con le pedagogisti che ispirarono la rivoluzione d’Ottobre. Men che meno, per lo stesso motivo, la sinistra possiede gli strumenti morali per comprendere la portata di quanto accaduto.

Dalla pedagogia russa della Kollontaj del 1919 sembra infatti essere trascorso solo un giorno se si legge il post su facebook di Federica Anghinolfi che scrive, “in questo paese è ancora troppo forte l’idea della famiglia patriarcale padrona dei figli”.

La sinistra insiste da cento anni ad imporre un paradigma educativo eversivo. Ci chiediamo perché l’ideologia marxista sia ancora così forte e diffusa nelle agenzie educative italiane.

Chi ha rinunciato ad educare alla centralità della famiglia? Perché i nipotini di Marx hanno conquistato tutto questo terreno nei Collegi, nelle Università, nella comunicazione e nella formazione, in generale, delle coscienze. 

Ogni bambino nasce in seno alla famiglia, e solo per effetto di un’educazione colpevolmente eversiva diventa di sinistra. Col pretesto della laicità dello stato è stata imposta la dittatura dell’ateismo e della famiglia come luogo del male. Questa sterilizzazione del legame familiare ha portato l’intera società ad essere indifferenti sullo scandalo di Bibbiano. Il collettivo è rappresentato dal sistema ipotizzato dagli inquirenti mentre la famiglia rappresenta il vecchio ed ammuffito luogo di violenze.

Perché oggi, con il dilagare dei progetti gender mascherati da “progetti di educazione all’affettività” e respinti con sempre maggiore forza e consapevolezza da un numero sempre maggiore di genitori, non viene imposto il rispetto dell’enunciato dell’art. 26 della Dichiarazione Universale?

Dobbiamo lasciare ancora in mano a costoro i figli degli italiani? E’ questo che vogliamo? E’ questa strada che intendiamo continuare a percorrere? L’educazione torni ad essere in mano alle famiglie.

La Famiglia torni al centro.

   

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