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Fonte marcelloveneziani.com MV, Il Tempo, 7 aprile 2018

Autore Marcello Veneziani

La sinistra muore in Occidente ma si rivede in giro il Nonno da ragazzo. Con un mese d’anticipo sul bicentenario della nascita è uscito in Italia un film dedicato al giovane Karl Marx. Un Marx senza la barba profetica della maturità, rivoluzionario romantico, donnaiolo, innamorato di Prometeo e Faust, ai primi passi dell’amicizia con Engels, che poi sfocerà nel Manifesto del partito comunista del 1848.

Marx è il filosofo che più ha inciso nella storia del ‘900, conquistò non solo l’Europa ma anche l’America latina, l’Asia, parte dell’Africa. Per decenni fu considerato quasi come Gesù Cristo, condensò speranze di folle e terrore di regimi, produsse guerre, rivoluzioni, stermini e gulag in suo nome, generò scuole intellettuali. Poi precipitò nel fallimento del comunismo, tramontò con l’impero sovietico, sopravvisse ibrido nella Cina mao-capitalista e apparve agli occhi del mondo come il Grande Sconfitto.

Ma è poi vero? Da anni sostengo un’altra tesi, opposta a quella dominante, esposta nel ritratto a lui dedicato in Imperdonabili. A mio parere, Marx ha vinto e abita in mezzo a noi. Non è una boutade o un paradosso. Il marxismo separato dal comunismo è lo spirito dominante del nostro tempo. Viviamo in piena epoca marxista. Scrive Marx nel Manifesto: “Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi, con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerandi, e tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi fissare. Si volatilizza tutto ciò che vi era di corporativo e di stabile, è profanata ogni cosa sacra e gli uomini sono finalmente costretti a osservare con occhio disincantato la propria posizione e i reciproci rapporti”. È la prefigurazione della nostra epoca volatile e mondialista. Il marxismo fu il più potente anatema scagliato contro Dio e il sacro, la patria e il radicamento, la famiglia e i legami con la tradizione, la natura e i suoi limiti. Fu una deviazione la sua realizzazione in paesi premoderni come la Russia e la Cina, la Cambogia o Cuba. Il marxismo non si è realizzato nei paesi che hanno subito il comunismo, dove invece ha fallito e ha resistito attraverso l’imposizione poliziesca e totalitaria; si è invece realizzato nel suo spirito laddove nacque e a cui si rivolse, nell’Occidente del capitalismo avanzato. Non scardinò il sistema capitalistico ma fu l’assistente sociale e culturale nel passaggio dalla vecchia società cristiano-borghese al neocapitalismo nichilista e globale, dal vecchio liberalismo al nuovo spirito radical. La società dei desideri e dei mondi virtuali ha realizzato il compito e la definizione che Marx dava del comunismo: “è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”.  Nell’Ideologia tedesca, Marx dichiara che il fine supremo del comunismo “è la liberazione di ogni singolo individuo” dai limiti locali e nazionali, famigliari e religiosi, economici e proprietari. Non le comunità ma gli individui. Il giovane Marx onora un solo santo e martire nel suo calendario: Prometeo, liberatore dell’umanità.

Il giovane Marx auspica nei Manoscritti economico-filosofici l’avvento dell’ateismo pratico. E nella Critica della filosofia del diritto di Hegel scrive: “La religione è il sospiro della creatura oppressa…essa è l’oppio del popolo. Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire poterne esigere la felicità reale”. Liberandoci da Dio e dalla religione per Marx ci liberemo dall’alienazione e conquisteremo la felicità terrena. La società di oggi, atea ma depressa, irreligiosa ma alienata, smentisce la promessa marxiana di liberazione. L’utopia di una società “libertina”, dove ciascuno svolge la sua attività quando “ne ha voglia”, che abolisce ogni fedeltà e introduce “una comunanza delle donne ufficiale e franca”, fa di Marx un precursore della società permissiva. Il principio ugualitario perde la sua carica profetica e si realizza in negativo come uniformità e negazione dei meriti, delle capacità e delle differenze.

La società capitalistica globale ha realizzato le principali promesse del marxismo, seppur distorcendole: nella globalizzazione ha realizzato l’internazionalismo contro le patrie; nell’uniformità e nell’omologazione standard genera uguaglianza e livellamento universale; nel dominio globale del mercato ha riconosciuto il primato mondiale dell’economia sostenuto da Marx; nell’ateismo pratico e nell’irreligione ha realizzato l’ateismo pratico marxiano e la sua critica alla religione; nel primato dei rapporti materiali, pratici e utilitaristici rispetto ai valori spirituali, morali e tradizionali ha inverato il materialismo marxiano; nella liberazione da ogni legame naturale e da ogni ordine tradizionale ha realizzato l’individualismo libertino di Marx, liberato dai vincoli famigliari e nuziali. E come Marx voleva, ha realizzato il primato dell’azione sul pensiero. Lo spirito del marxismo si realizza in Occidente, facendosi ideologicamente radical, economicamente liberal, geneticamente  modificabile. Ha perso i toni violenti del marxismo – la cruenta lotta di classe e la dittatura del proletariato – lasciati oggi alle rivoluzioni del Terzo Mondo e alle frange estreme.

Tra il 1858 e il 1861, Marx pubblica sul New York Tribune una serie di articoli, poi raccolti dalla figlia Eleanor con il titolo The eastern question, usciti in Italia col più suggestivo titolo Contro la Russia, di tono antirusso, filoamericano, occidentalista, che auspicano l’avvento del mercato libero globale e del pensiero radicale.

L’ultima frontiera del proletariato si ritrova nelle porte aperte agli immigrati, dove il marxismo rivive in forme catto-umanitarie, veicolando le masse sradicate dai loro paesi d’origine per sradicare a loro volta le popolazioni d’occidente. La lotta di classe cede alla lotta antisessista, antinazionalista e antirazzista. Anche la difesa egualitaria delle masse di proletari cede alla tutela prioritaria delle minoranze dei “diversi”.

Il marxismo resta attivo sotto falso nome. Un marxismo al ketch-up. Transgenico.

La fine del marxismo, a lungo enunciata, è un caso di morte apparente. Marx, con passaporto americano, sorride sornione sotto la barba. Marx ha vinto, e noi ci attardiamo da anni a celebrarne il funerale.

   

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