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Fonte  www.miliziadisanmichelearcangelo.org

 

"Enciclopedia dei fenomeni straordinati" di Joachim Bouflet - Tradotto da Alfonso Giusti (Segretario Generale della M.S.M.A.)

 

 

La creazione degli angeli e della caduta degli spiriti ribelli sono mostrati ad Anna Caterina Emmerich in una successione immediata, quasi nella simultaneità.

Gli angeli, in effetti, sono fuori dal tempo, essi evolvono nell'eternità. Nondimeno le loro azioni si susseguono, conferendo loro in qualche modo la percezione d'un tempo che è loro proprio e che gli specialisti chiamano aevum. Questo tempo degli angeli, incrociando il nostro quando essi intervengono presso gli uomini, inscrive puntualmente la storia dell'umanità nell'eternità. Dio, nella sua infinita sapienza, non ha stimato opportuno che gli angeli trattino coi mistici di questo soggetto per troppo complesso, e l'ha riservato ai teologi. Manifestandosi agli uomini, gli angeli non fanno che mostrare loro, con la loro eterna giovinezza, che essi sono fuori dal raggiungimento del marciume e delle amarezze dell'età, siccome sono immortali. Per contro, i contemplativi portati a penetrare gli arcani del mondo angelico, sono meravigliati da quest'universo di luce che è strutturato e gerarchizzato in previsione di permettere agli angeli di compiere la funzione e le missioni che Dio confida loro. In effetti, essi si definiscono dalla loro funzione e non già dalla loro natura o la loro personalità: Angelo designa la funzione e non la natura. Tu chiedi come si chiama questa natura? Spirito. Tu chiedi la funzione? Angelo? Da quello che egli è, è uno spirito. Da quello che egli fa, è un angelo. Se accade loro di intervenire presso degli uomini, ed a qualsiasi coro essi appartengano, tutti non hanno ricevuto dal loro Creatore che una sola funzione, quella di glorificarLo accogliendo il suo amore: Per bontà infinita e benché basti perfettamente a se stesso, Dio si è fatto Creatore al fine di comunicare alle sue creature la sua perfezione e la sua beatitudine. La comunicazione tra Dio e gli spiriti celesti si traduce presso questi ultimi con l'adorazione, e ne discende per essi una perfetta ed eterna felicità. Essa è allo stesso tempo fonte della loro santità: Gli angeli hanno ricevuto la loro natura dal Verbo; la loro santità vi è stata aggiunta dallo Spirito Santo. Non è che con un esercizio progressivo delle virtù che gli angeli sono diventati degni di ricevere lo Spirito Santo ma è da un dono gratuito che essi hanno ricevuto la santità, un dono aggiunto alla loro natura nel momento della loro creazione e penetrante il loro essere.

 

Come per rifrazione, in un eterno scambio d'amore, gli angeli ritornano in permanenza al loro Creatore la perfezione e la beatitudine ch'Egli comunica loro. In questa comunicazione s'inscrivono le missioni specifiche ch'essi ricevono da Dio e che per loro sono tante occasioni specifiche di beatitudine, chiamate dai teologi gloria accidentale. Nessuna ombra viene a scalfire questa beatitudine giubilatoria: gli angeli non conoscono nessuna sofferenza, nessun rimpianto, nessun ritorno su se stessi. A numerosi mistici, essi hanno confidato che la nostra capacità di soffrire è quella che essa invidiano di più, poiché essa ci unisce in modo unico a Cristo nella sua Passione: "Se fossimo capaci di invidiare gli uomini, li invidieremmo nel poter soffrire per la gloria di Dio". nella sua estasi del 30 settembre 1839, contemplando i cori angelici e meravigliata dalla loro bellezza, Maria Di Gesù du Bourg gridava: "Angeli, fratelli miei, voi conoscete il mistero dell'amore, ma non ne conoscete il martirio!".

 

Ogni spirito celeste, a qualsiasi coro appartenga, riceve da Dio una o delle missioni particolari. La Bibbia ci mostra gli angeli non solamente in adorazione davanti all'Altissimo, ma ancora dispiegandosi in eserciti celesti in tutta l'estensione del cosmo ed intervenendo al servizio di Dio presso gli uomini. Forse il passo della Genesi che riporta il sogno di Giacobbe a Béthel è, nella sua sobrietà, il testo che definisce meglio la missione degli angeli presso gli uomini: Egli ebbe un sogno: ecco che una scala era alzata da terra ed il suo vertice toccava il cielo, ed ecco che degli angeli di Dio vi salivano e discendevano (Gen 28, 12). Messaggero divino, l'angelo discende verso l'uomo per fargli conoscere la volontà del suo Creatore. Poi risale verso Dio. perché? Per informarlo dei nostri bisogni e difficoltà? No, poiché Dio nella sua onniscienza sa tutte queste cose e vi provvede. L'angelo ritorna a Dio per presentargli la preghiera degli uomini: Ebbene, quando tu pregavi, ero io che ho presentato il memoriale della tua preghiera davanti alla gloria del Signore, e similmente, quando tu seppellivi i morti (Tobia 12, 12).

 

Servitore di Dio, l'angelo si fa servitore degli uomini per la gloria di Dio. egli è, presso gli uomini, il rivelatore della Santità di Dio, della sua trascendenza. Il poeta Rainer Maria Rilke l'ha ben compreso: La nostalgia dell'Angelo che coglie il poeta austriaco si traduce con una presa di coscienza della distanza considerevole che separa oramai l'uomo dall'Angelo, di cui intende restituire tutta la dimensione: l'essere celeste è terribile, eclatante, il suo incontro con l'uomo non può essere che violento. Nella persona dell'angelo, inviato del Dio tre volte Santo, l'uomo peccatore nostalgico del Paradiso perduto è confrontato al mistero della trascendenza divina: così il primo incontro con un angelo è sempre impressionante, al di fuori che per i cuori puri - i bambini, chiaramente - quantunque anche le relazioni col messaggero divino si facciano più confidenti in seguito. E' in questa prospettiva della santità di Dio che conviene contemplare l'angelo, e non come il maestro interiore che pretenderebbero vedere in lui le correnti attuali influenzate dal New Age. Rimane sempre un mistero per noi, ed i suoi interventi non potrebbero essere banalizzati: La moltitudine degli angeli ai lati di Dio è, in cielo, un arcano che la luce della divinità penetra totalmente. Arcano oscuro per la creatura che è l'uomo, a meno che dei segni luminosi non ne permettano la conoscenza. Questa moltitudine ha una ragion d'essere che è legata a Dio più che all'uomo. Essa non appare agli uomini che raramente. Alcuni angeli, comunque, che sono al servizio degli uomini, si rivelano con dei segni quando piace a Dio: questo perché Dio ha confidato loro delle funzioni diversi e li ha posti al servizio delle creature.

 

Sicuramente, la prima missione degli angeli presso gli uomini consiste nello stimolare questi ultimi a rendere grazie, con la preghiera, all'amore infinito di Dio. gli interventi angelici più toccanti, se non i più sensazionali, sono quelli che educano l'uomo alla preghiera, che gli insegnano a farsi sempre maggiormente un adoratore di Dio "in spirito ed in verità" (Gv 4,24), in breve, a diventare un santo. Da questa adorazione, gli angeli stessi danno sovente l'esempio agli uomini, mostrandosi ad essi nell'attitudine della preghiera, associandosi alla liturgia, quando essi non l'aiutano nel modo più concreto a recitare l'ufficio divino o che essi non servano i sacerdoti quando questi celebrano l'eucarestia. Mentre che diceva la messa, il francescano spagnolo GABRIEL GOMEZ (1585-1627) vedeva gli angeli prosternati in adorazione intorno all'altare. Nella festa di San Francesco, essi lo portarono in cielo per presentarlo al serafico Padre, che lo condusse fin davanti al trono di Dio. una volta, allorché egli predicava a Valencia, divenne bianco come la neve, nel mentre che una corona splendente appariva al di sopra della sua testa; a questo spettacolo, l'assemblea rimase un istante colta da stupore, poi i fedeli manifestarono il loro entusiasmo nel modo più rumoroso, a gran danno del santo sacerdote.

 

Il gesuita JOHANN BAPTIST REUS (1868-1947), missionario in Brasile, evolveva in permanenza nel mondo angelico quando celebrava l'eucarestia. Il suo Tagenbuch (giornale) è pieno di racconti di visioni in cui gli angeli si uniscono alla sua preghiera, adorante Dio con lui: Al Gloria in excelsis, il padre Reus sentiva gli angeli lodare Dio nello stesso tempo di lui, ed egli osservava talvolta che - come più tardo nel Credo - le sue parole si elevavano verso il volto di Dio come delle fiamme scintillanti.
Gli sembrava di essere letteralmente infiammato d'amore durante la messa e, di fatto, egli presentava stupefacenti fenomeni di ipertermia. Alla fine della liturgia, gli angeli intervenivano sempre di più, facendogli penetrare le profondità del mistero eucaristico ed insegnandogli sulla grandezza del sacerdozio: Dal momento che gli angeli elevano verso la Maestà divina le preghiere di tutti quelli che sono loro confidati, con quanta gioia e rispetto non servano all'altare, per attrarre sulla Chiesa i flutti di grazie sgorganti dal Cuore di Gesù! E quale purezza deve essere quella del sacerdote, che è elevato in dignità al di sopra degli angeli! Poiché, per amore del Santissimo Cuore di Gesù, che coi è completamente incomprensibile, il sacerdote è chiamato a far venire sull'altare la santa maestà di Dio.

 

Il 10 febbraio 1940, egli scriveva: Ho visto ai miei lati due angeli, adoranti con me il Salvatore che era nel mio cuore. Erano, io credo, due serafini. Ci tenemmo tutti e tre in delle fiamme che costituivano un solo grande fuoco. Questa deve significare che i santi angeli - quando noi ve li invitiamo, il che io lo faccio sempre - adorano con noi il divin Salvatore ed uniscono le fiamme del loro amore ai nostri. Non è che ai sacerdoti che gli spiriti celesti si uniscono nell'adorazione. La clarissa scozzese MARGARET SINCLAIR ricevette - così come ella lo riportò al suo confessore - delle visite del suo angelo custode nelle ultime settimane prima della sua morte all'età di venticinque anni, il 24 novembre 1925: "Angelo mio custode aiutami a rimanere sveglio il mattino ed a prepararmi alla santa comunione, quando la notte è stata cattiva". Nelle sue note intime, la religiosa adoratrice MARIA GIUSEPPINA DI GESÚ CEPOLLINI D'ALTO (1880-1917) riporta come il suo angelo custode la convita ad entrare sempre più avanti nell'adorazione e l'amore di Dio, svelandole le innumerevoli ricchezze: Malgrado le lezioni del mio santo Angelo, io mi trovavo talvolta ancora smarrita da una noia mortale, sentendo su di me il rigore dei giudizi di Dio e, in me, l'assalto delle tentazioni. Toccando da vicino la disperazione, chiamavo il mio santo Angelo che avesse ancora pietà di me. Egli mi condusse all'entrata del Giardino del Getsemani in cui Gesù agonizzava. Da lontano mi inginocchiai e la vista di Gesù penetrò così avanti nell'anima mia che, perdendo il pensiero della mia pena, non vidi e non sentii più che quella di Gesù, che avrei voluto dar sollievo ad ogni costo. Il mio buon Angelo, vedendo il mio desiderio  la pena della mia impotenza, mi dice: "Sono le anime vittime che occorrono per consolare Gesù. Dove sono, quelle che consentono a soffrire con lui fino all'agonia ed il sudore di sangue? "Egli mi fece avvicinare a Gesù, e siccome io non osavo, sentendomene così indegna, egli mi disse: "Avanza senza timore, questo è il luogo di Orazione dei peccatori". MI accostai, mi inginocchiai, e compresi il valore dell'amore penitente e compatente: avevo trovato il luogo del mio riposo.

 

Talvolta io mi trovo condotta in spirito al capezzale d'un morente, nelle prigioni, vicino ad un'anima caduta, nei templi, vicino alle sacre Ostie profanate, in purgatorio e quelle stazioni sono delle preghiere tutte di sofferenza; "grande orazione" è sinonimo di "grande sofferenza", ma sofferenza piena d'amore. Io chiedo a Dio, non di essere consolata, ma di dare all'anima mia una più grande capacità per portarla. L'adorazione è la prima funzione degli spiriti celesti. La Scrittura evoca i sette spiriti che stanno in adorazione davanti al trono di Dio: "Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che stanno ed entrano davanti alla gloria del Signore" (Tob 12, 15). L'angelo Gabriele non parla diversamente a Zaccaria, il padre di Giovanni Battista: "Io sono Gabriele, che sta davanti a Dio" (Lc 1, 19). Presentandosi in questi termini, gli angeli non danno una semplice informazione sulla loro identità, essi intendono comunicare agli uomini il senso dell'adorazione.

 

Ogni spirito celeste, a qualsiasi coro appartenga, è in primo luogo un adoratore del Dio tre volte santo, ed ogni missione ch'egli riceve da Lui è, nel suo compimento, un atto di adorazione mirante a riportare lo sguardo dell'uomo verso il Dio Uno e Trino, avvolgendo in qualche modo la preghiera dell'uomo per elevarla fin davanti al Volto di Dio: l'angelo del Signore avvolge con la sua protezione quelli che lo temono e li difenderà. L'angelo che contempla incessantemente il volto del Padre che è nei cieli, presenta continuamente le sue preghiere al Dio dell'universo per intermediazione dell'Unico, del Sommo Sacerdote, unendosi anche alla preghiera di colui che gli è confidato. Le missioni degli angeli presso gli uomini sono indissolubilmente legate alla loro funzione di adoratori, così esse non hanno - quantunque rivestano delle forme straordinarie - significato che in questa prospettiva: prima ancora di garantire una protezione o di apportare un aiuto, di dispensare una consolazione, un insegnamento, come pure un avvertimento, gli interventi degli spiriti celesti sono tanti inviti rivolti agli uomini per riportarli nella preghiera verso il loro Creatore e Padre, dispensatore di ogni beneficio.

   

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