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Santo del Giorno  

   

Fonte rossoporpora.org 23/04/2016

Autore Giuseppe Rusconi

La ‘svolta religiosa’  impressa da don Julian Carron, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, sta creando amarezza e preoccupazione dentro il movimento originato dalla passione di don Luigi Giussani. Ne diamo conto, riferendo delle critiche argomentate ormai non più sotterranee , ma sempre più esposte apertamente da chi vuole restare fedele agli insegnamenti del fondatore. Don Carron si fa forte dell’appoggio di Francesco, ma rischia di perdere una parte non trascurabile di Comunione e Liberazione. 

 

 

In principio fu il Picconatore, epiteto attribuito, a partire dal 1989, all’allora  presidente della Repubblica italiana Francesco Cossiga, costituzionalista e grande amante dei soldatini di piombo da collezione. Da qualche anno va di moda piuttosto l’epiteto gemello, il Rottamatore. Ad esempio c’è chi a Palazzo Chigi rottama alcune fondamentali procedure democratiche, come s’è constatato durante l’iter dello sciagurato disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili (e qui ha dato manforte anche la garrula ministra). Nessuna meraviglia, dato che a Palazzo Chigi si rottamano occasionalmente anche storia e geografia, come è emerso dalla conferenza-stampa di venerdì 15 aprile, in cui il premier ha annesso all’Italia addirittura il San Gottardo – e conseguentemente l’intero Canton Ticino – inserendo il nuovo tunnel ferroviario di 57 chilometri (tra Erstfeld e Bodio, inaugurazione: primo giugno) tra le “tre opere strepitose di collegamento con l’Europa” rivendicate dal suo governo.

C’è anche chi, stavolta in ambito ecclesiale, si dà da fare giorno dopo giorno per rottamare gaudiosamente punti fondamentali della dottrina cattolica. Per restare in quest’ultimo ambito, di Rottamatori ne spuntano anche là dove le radici sembravano profonde. Sembra questo essere il caso di “Comunione e liberazione” (CL), felice intuizione di esperienza comunitaria cristiana che don Luigi Giussani incominciò a concretizzare nel 1954, irradiandola dal Liceo Berchet di Milano. Da esterni al movimento, per CL abbiamo sempre nutrito simpatia: soprattutto pensando ai tanti volontari (del Meeting e nella quotidianità), al forte, solido e creativo impegno in ambito scolastico per la piena valorizzazione della persona umana, alla Marcia notturna di fede e di canti da Macerata a Loreto, alla testimonianza pubblica – data in tante occasioni anche con spirito battagliero - di fedeltà ai valori della Dottrina sociale della Chiesa, all’aiuto concreto a Solidarność e ai dissidenti al di là del Muro, all’attività feconda dei suoi missionari in ogni parte del mondo. Nessuna simpatia invece per le propaggini politico-affaristiche (e sempre opportunistiche) del movimento, evidenziatisi poi come nefaste a causa di squallide vicende non solo economiche.

Da qualche tempo tuttavia a noi, osservatori esterni, i comportamenti pubblici di CL appaiono mutati, conseguenza delle nuove scelte del successore di don Giussani, lo spagnolo don Julian Carron. Tale mutazione ha suscitato e suscita nel movimento non poche perplessità, tanta preoccupazione, tanta amarezza: l’appunto principale che sempre più spesso viene addebitato a don Carron è di aver stravolto l’eredità lasciata da don Giussani, utilizzandone à la carte l’insegnamento. Per di più facendosi scudo di papa Francesco, che l’ha ricevuto il 14 aprile in un’udienza – si sente dire nel movimento – chiesta in primo luogo per rinsaldare la propria autorità assai contestata nel mondo ciellino (quello superstite naturalmente: è ancora consistente, ma alcuni se ne sono già andati, altri sono sul piede di partenza e al vertice, attorno a don Carron, sono restati soprattutto gli immarcescibili gattopardi, oltre ai turiferari massmediatici).

Partiamo da non troppo lontano per evidenziare alcuni momenti di quella che appare (anche se non lo si vuole riconoscere pienamente) una grave crisi interna di CL, originata appunto dalla ‘svolta’ impersonata da don Carron.

FAMILY DAY DEL 20 GIUGNO 2015 A PIAZZA SAN GIOVANNI. I vertici ciellini scrivono, in una nota interna - citando tra l’altro il molto controverso segretario generale della Cei mons. Nunzio Galantino – che “l’iniziativa del 20 giugno (…) non sembra adeguata a favorire il necessario clima di incontro e di dialogo con chi la pensa diversamente”. Ma a piazza San Giovanni ci saranno comunque alcune decine di migliaia di ciellini, anche con striscioni e cartelli. 

MEETING DI RIMINI 2015. Nello stand dei domenicani si discute della nefasta ideologia gender, presentando tra l’altro il libro di padre Giorgio Maria Carbone “Gender-L’anello mancante”. Due giornalisti di “Repubblica” denunciano con gran disdegno alcune affermazioni (scientifiche) di padre Carbone in materia. I dibattiti vengono sospesi d’autorità dalla direzione del Meeting per “evitare la sovrapposizione di dibattiti ed eventi nel già ricco programma della manifestazione”. Non c’è chi non veda nella giustificazione un tentativo pienamente riuscito di emulare le prodezze del Tartufo di Molière. 

FAMILY DAY DEL 30 GENNAIO 2016 AL CIRCO MASSIMO. In un lungo intervento pubblicato dal “Corriere della Sera” del 24 gennaio don Carron mette esplicitamente sullo stesso piano chi sostiene il ddl Cirinnà e chi lo contrasta e giunge a sentenziare che “chi ritiene che questo (il ddl Cirinnà) mini le basi della società si oppone spesso con lo stesso accanimento, senza riuscire a sfidare minimamente, anzi, alimentando, la posizione che combatte”. Ma al Circo Massimo ci saranno comunque alcune decine di migliaia di ciellini, anche con striscioni e cartelli.

 

DOPO IL 27 FEBBRAIO 2016, DATA DELL’ASSEMBLEA DEI RESPONSABILI DI COMUNIONE E LIBERAZIONE IN ITALIA, SVOLTASI A PACENGO DI LAZISE (VERONA), CON L’INTERVENTO DI DON CARRON DAL TITOLO “UNA PRESENZA ORIGINALE”

 

a) una lettera (con due allegati) di don Mangiarotti e di ‘un gruppo di amici’. In una lettera ad alcuni vescovi, il battagliero don Gabriele Mangiarotti (responsabile dell’Ufficio per la pastorale scolastica e la cultura della diocesi di San Marino-Montefeltro, creatore del sito www.CulturaCattolica.it, ciellino da 54 anni) e “un gruppo di amici preoccupati della deriva del Movimento di Comunione e Liberazione” evidenziano impietosamente alcuni punti critici dell’intervento di don Carron. Ad esempio: “Il riferimento non è affatto la Dottrina sociale della Chiesa (spesso travisata nei suoi contenuti), ma una situazione letta in modo parziale e discutibile”. Ancora: “La storia della Chiesa e del movimento sembra avere una lettura difforme da quanto imparato da don Giussani (basti pensare al giudizio sul Sillabo e sulla libertà religiosa, come pure alla fine dell’epoca costantiniana). C’è di più: “Nessuno, invocando un impegno a proposito della legge Cirinnà, ha mai preteso di imporre la morale con la legge (civile). Conclusione: “Gli esiti educativi sono preoccupanti. Non solo numericamente, ma per una rinuncia alla presenza nel mondo con la propria identità. Per parafrasare mons. Scola, sembra che la testimonianza si riduca “al necessario buon esempio”, accettando conseguenze nefaste per la vita umana”. Viene a proposito quanto detto da alcuni giovani: “Non ci interessa il compromesso, non siamo al mondo per evitare il meno peggio o evitare lo scontro. Siamo al mondo per testimoniare, e se qualcuno ci attacca non lo lasciamo passare, offriamo l’altra guancia ma restando dritti e fermi”. 

Nello scritto di don Mangiarotti e del gruppo di ciellini preoccupati si rilevava anche che “l’intimismo non è presenza, per l’intensità e la verità che diamo a questa parola. Nelle catacombe si crea un proprio ambito, quando non si può fare assolutamente in modo diverso e si è nel dolore dell’attesa di una manifestazione”. Infatti “la modalità della presenza è resistenza all’apparenza delle cose ed è contrattacco alla mentalità comune, alla teoria dominante e alla ideologia del potere”.

b) il primo allegato, in cui si fanno le pulci alle citazioni di don Carron. Nel primo allegato alla lettera l’autore esprime amarezza “non tanto per le idee che propugna (don Carron)”, da cui pure è molto distante, ma “per il suo citazionismo distorcente dei documenti magisteriali” ricordati nell’intervento: una cosa “assolutamente inaccettabile”. Nell’allegato si confrontano le citazioni carroniane e la realtà dei documenti da cui sono state estrapolate: si tratta della Veritatis splendor e dell’Evangelium vitae. In particolare ci si riferisce al n. 73 dell’ Evangelium vitae che riguarda i parlamentari cattolici e il loro voto (se determinante) su una legge iniqua, ma più restrittiva di un’altra già in vigore. Si legge nell’allegato: “Il particolare problema di coscienza del n. 73 riguarda esclusivamente i parlamentari cattolici e non vale assolutamente per chi combatte la battaglia culturale come dovrebbe fare Carron. Nel caso specifico del ddl Cirinnà, non solo la legge antecedente non prevedeva né simil matrimonio gay né adozione gay, ma i parlamentari cattolici con il loro voto avrebbero potuto impedirne il passaggio al Senato e cestinarla. Quello che hanno fatto non è ‘riduzione del danno’, ma cooperazione al male”.

Sempre nel primo allegato si confronta un’altra citazione di don Carron riguardante la differenza tra legge dello Stato e legge divina in san Tommaso d’Aquino con quanto scritto effettivamente dall’Aquinate nella Summa theologica, I-II, q. 91, a. 4. Se ne conclude che “il paragone proprio non regge. La citazione di Carron è assolutamente fuori luogo, perché l’argomentazione è sulla necessità di una legge divina positiva. E la risposta, oltretutto, è affermativa!”. Insomma, “quando Carron dice: Perciò, in una società umana in cui è vigente il principio delle due comunità (…) non si può pensare di imporre un tipo di legge a cui non si sia arrivati attraverso il metodo proprio della società civile, vale a dire dapprima il formarsi delle convinzioni nelle pratiche di vita e poi, nei sistemi democratici di governo, il dibattito parlamentare fra i rappresentanti eletti dal popolo”, non può certo chiamare a sostegno la Somma teologica di san Tommaso! “

Si cita poi una bella riflessione del compianto Mario Palmaro sul valore della democrazia, di cui riportiamo un passo importante: “Noi tutti sappiamo che la democrazia tende a misurare il consenso. E che i numeri eleggono gli uomini. Ma non possono decretare la verità di un fatto. Il declino relativista delle democrazie si esprime invece proprio in questo fenomeno: basta trovare una base maggioritaria per trasformare un delitto (…) in un diritto”. 

c) il secondo allegato, in cui si argomenta sul pensiero e il metodo di don Carron. Nel secondo allegato anche il gruppo ciellino “Quelli del Portico di Salomone” critica il documento di don Carron, che “ha tutta l’aria di essere una sorta di manifesto programmatico che apre ad una svolta decisiva del cammino del movimento di Comunione e Liberazione”. Nell’allegato un paragone forte tra don Giussani e don Carron: “Mentre Giussani non può che partire da quel Cristo che la Chiesa gli ha consegnato in tutta la sua tradizione di contenuti dogmatici e morali (…), Carron invece, partendo dal senso religioso e dalle circostanze concrete in cui esso si esplicita, diverse oggi da quelle di ieri, ha la preoccupazione di tener sgombro il campo di ciò che del contenuto della tradizione immutabile di fede sembra oggi ostacolare l’incontro di fede. Niente muri, e solo ponti, insomma, per creare spazi dialogici in cui offrire la bellezza disarmata”. Da ciò consegue quel che don Carron scrive a proposito del documento del 2003 della Congregazione della Dottrina della fede sui “progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” (firmato dal card. Ratzinger e approvato esplicitamente da papa Wojtyla): “Era il 2003. E nel 2007 (Family Day contro i Di.co del governo Prodi) tutti, senza discussioni, si erano opposti”. Oggi, invece, “si accetta il riconoscimento dei diritti civili di persone dello stesso sesso, senza l’equiparazione al matrimonio uomo-donna e stralciando la stepchild adoption”. Chiedono “Quelli del Portico di Salomone”: “Chi poi accetta? E perché accetta? In ogni caso il fattore sotteso (NdR: alle affermazioni di don Carron) è: sono cambiate le circostanze in cui si esprime il senso religioso dell’uomo e, quindi, devono cambiare alcuni contenuti di fede per non ostacolare l’incontro di fede”. Rilevano qui gli autori del secondo allegato: “Questo ci appare un metodo modernistico, o relativistico che sia, che purtroppo oggi va per la  maggiore in ogni campo ecclesiale. Ragion di più per reagire, come avrebbe fatto senz’altro don Giussani”.

Diagnosi: “Qui sta dunque la radice del male, un male che investe non solo il carisma di CL, che viene piegato nella sua natura, ma che piega a sé anche la dottrina e la morale stessa come tale della Chiesa. Cambia la situazione, cambia la verità… ci sembra questa quindi la pietra d’inciampo su cui crolla l’edificio costruito da Carron per ospitare il rinnovamento di CL”. Perciò “tutto il resto delle scelte discutibili fatte in questi anni, specie in questi ultimi tempi, si giustifica come conseguenza ‘logica’ di questo punto erroneo di partenza, dal quale sembra non ci sia possibilità di recupero, anche perché – come già detto – il discorso di Carron sembra proprio un manifesto o proclama che indica da una parte una svolta decisiva e, di conseguenza, un punto di ‘epurazione’ di tutti coloro che non accetteranno supinamente tale distorta visione”.

Conclusione: “Una volta si cantava “fa’ in modo che nessuno se ne vada” (NdR: dall’intensissima “Ave Maria splendore del mattino” di Claudio Chieffo). Adesso il canto è forse diventato “fa’ che qualcuno se ne vada”? (…) In forza di questa posizione, che si sta sempre più trasformando in una ideologia che massifica cuori e cervelli, in forza di una malgiudicata sequela, si stanno creando divisioni e contrapposizioni dentro famiglie concrete, dove si confrontano i ‘carroniani’ e coloro che desiderano rimanere fedeli alla propria storia che guarda al carisma di don Giussani come “pietra angolare” per costruire la casa della loro fede. Ma chi vi inciampa, sta loro procurando scandalo e inciampo”. Così “Quelli del Portico di Salomone”.

d) la lettera aperta a don Carron “Non possiamo tacere” del 14 aprile, a firma di don Gabriele Mangiarotti e di don Matteo Graziola.  Si giunge così al 14 aprile, data in cui viene pubblicizzata una ‘lettera aperta’ a don Carron da parte di due sacerdoti ciellini. Lo stesso giorno don Carron viene ricevuto in udienza da papa Francesco (vedi più oltre). Nella lettera aperta a don Carron gli scriventi osservano subito che “per quanto ci è dato di vedere, permane nei tuoi ultimi interventi un equivoco su cui si radica la sofferenza che oggi tanti avvertono nel Movimento”. Qual è l’errore di fondo che si radica nell’equivoco? “La limitazione o negazione del compito che la Chiesa ha di richiamare con forza a tutti gli uomini alcune verità etiche fondamentali della legge morale data da Dio agli uomini, e di chiedere che siano rispettate dall’autorità civile”. L’aspetto dell’errore? “La separazione o divisione tra legge morale e legge civile”. Continuano don Mangiarotti e don Graziola: “Tutto questo ci sembra il frutto di un travisamento non solo della dottrina della Chiesa in materia, come risulta particolarmente evidente nel documento ‘Una presenza originale’, ma anche di quella vita o esperienza cristiana che giustamente tu indichi come ‘il metodo di Dio’ e l’unica possibilità di cambiamento del mondo”.

Rilevano qui gli autori: “Non si può non provare un profondo dispiacere per questo fatto, sia per le conseguenze negative che esso ha sulla vita attuale del Movimento sia perché è assurdo contrapporre la tua sacrosanta insistenza sulla necessità di testimoniare una vita nuova dentro il mondo con l’altrettanta sacrosanta urgenza di dare testimonianza anche alla legge morale e alle sue esigenze civili. Anzi (…) questa seconda testimonianza è parte integrante e inscindibile della prima, e lo è non per un dovere formale, ma per un amore profondo alla verità, che è Cristo stesso, e ai fratelli uomini. Se infatti oggi assistiamo alla presenza di tali mali nell’umanità, in gran parte ciò è dovuto all’ignoranza della verità; essa a sua volta è dovuta, tante e troppe volte, al silenzio di coloro che conoscono la verità e dovrebbero insegnarla”.

e) l’udienza papale del 14 aprile 2016. Il 14 aprile don Carron è stato ricevuto in udienza da Francesco, a un anno dall’adunata di piazza San Pietro (sferzate papali incluse). Il 20 aprile don Carron pubblicizza una nota sull’incontro, in cui tra l’altro rileva di aver “trovato il Papa molto bene informato sul percorso che abbiamo intrapreso negli ultimi anni”. Aggiungendo: “Potete immaginare quanto io – consapevole della responsabilità ultima della guida comunionale di tutti voi che mi è affidata – mi sia sentito confortato dall’incoraggiamento del Papa a proseguire senza esitazione (NdR: questo “senza esitazione” suona non casuale e perfino sottilmente inquietante) sulla strada di approfondimento del carisma che abbiamo ricevuto da don Giussani”. Non solo: “Uscendo dall’incontro mi sono trovato pieno di stupore per avere percepito più chiaramente la profonda consonanza tra papa Francesco e don Giussani”. Infine ecco una citazione di don Giussani: (…) La valorizzazione del poco o del tanto di bene che c’è in tutte le cose impegna a creare una nuova civiltà, ad amare una nuova costruzione: così nasce una cultura nuova, come nesso tra tutti i brandelli di bene che si trovano, nella tensione a farli valere e ad attuarli. Si sottolinea il positivo, pur nel suo limite, e si abbandona tutto il resto alla misericordia del Padre (Generare tracce nella storia del mondo, pp. 158-159).

f) la puntualizzazione di don Mangiarotti. Alla nota di don Carron sull’udienza don Mangiarotti replica osservando che, se è vero che don Giussani ha insegnato che “la valorizzazione del poco o del di bene che c’è in tutte le cose impegna a creare una nuova civiltà”, ecc… (vedi citazione precedente), è altrettanto vero che, “nello stesso capitolo citato da Carron (a pag. 153), sempre don Giussani ci invitava (…) a “non assumere il punto di vista da cui il mondo guarda le cose, le giudica e le valuta”. E più avanti (a pag. 160) don Giussani osservava: “L’ecumenicità cattolica è aperta verso tutti e tutto, fino alle sfumature ultime, pronta ad esaltare con tutta la generosità possibile ciò che ha anche una lontana affinità col vero. Ma è intransigente sulla equivocità possibile”. Conclusione: “Abbiamo imparato da don Giussani che ‘ecumenismo’ e ‘intransigenza’ non sono posizioni contrarie”. Perché si tratta sempre di affermare la verità e di darne testimonianza.

A chi ha avuto la pazienza di giungere fin qui ricordiamo la domanda del titolo: “CL/Carron: rottamatore che stravolge don Giussani e spacca il movimento?”. Abbiamo cercato di fornire qualche elemento per un tentativo di risposta. 

Da ultimo non possiamo non segnalare un testo tanto singolare quanto utile di don Gabriele Mangiarotti e di Gianfranco Amato (presidente nazionale dei ‘Giuristi per la vita”). Edito da “Ares” e uscito il 28 gennaio 2016 (due giorni prima del ‘Family Day’ del Circo Massimo), l’agile volumetto (128 pagine) propone una lunga intervista a don Giussani sull’uomo e sul bene comune. E’ un’intervista evidentemente inventata dai due noti ciellini di lunga data; e tuttavia le risposte di don Giussani su tali argomenti antropologici e sociali sono vere.

   



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