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Fonte riscossacristiana.it 04/04/2016

Autore Marco Manfredini

Recensione spassionata del libro di Carrón: “La bellezza disarmata”

 

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Con una certa curiosità, e cercando di lasciare da parte pregiudizi e perplessità che nutrivo sul successore di don Giussani e la strana “piega” che mi pareva aver preso il movimento, ho avuto l’occasione in queste settimane, avendolo ricevuto in regalo da un caro amico, di leggere l’ultimo libro di Carrón, “La bellezza disarmata”.

Purtroppo non ne ho tratto che conferme alle preoccupazioni che avevo, soprattutto nella prima parte del libro. Nella seconda, a dire il vero, non ci ho capito granché, tranne che circa duecentocinquanta pagine si potevano riassumere in una riga che fa più o meno così: “Occorre ridestare l’io tramite l’impatto con la realtà che ci provoca e risveglia in noi il senso religioso”, frase che rimane tuttavia avvolta in una certa nebbia.

Ma sarà un mio limite, quindi provo ad esaminare alcuni dei passaggi problematici che ho individuato nella parte più comprensibile:

“Taluni, infatti, si aspettano da una legislazione contraria [alla dissoluzione] la soluzione dei problemi e così evitano anch’essi il dibattito sui fondamenti. Certamente una legislazione giusta è sempre migliore di una sbagliata, ma la storia recente dimostra che nessuna legge giusta di per sé è riuscita a impedire la deriva che vediamo davanti ai nostri occhi”.

A parte la constatazione della deriva, non concordo su nulla.

Primo: è tutto da dimostrare che la legge giusta non impedisca la deriva. Anzi, è arcinoto che la legge ha una forte influenza sul costume, tanto che spesso la gente è portata a pensare che ciò che sia legalmente lecito lo sia anche moralmente.

Secondo: a partire dalla fine dei ’60 abbiamo assistito ad un degenerare dei costumi che hanno portato lo sciagurato legislatore ad assecondare questa spinta “rivoluzionaria”, in una perversa gara verso il fondo; più si pretendevano libertà, più venivano concesse, più venivano concesse, più se ne pretendevano. Con questo sistema si vede dove stiamo andando, e non ci sarà limite perché l’uomo non si accontenta mai, vuole sempre più “diritti”.

Terzo: nessuno è così ingenuo da aspettarsi che basti una legge giusta per risolvere tutti i problemi; però, diamine, di certo aiuta e non poco.

Quarto: le verità fondamentali sull’uomo non si stabiliscono tramite dibattito. Giusto, anzi doveroso dialogare con chi la pensa diversamente apportando le nostre ragioni e le nostre convinzioni, ma non ho mai visto nessuno cambiare idea in seguito ad un dibattito. Non è che se io penso che la vita non sia manipolabile e un altro invece sì, troviamo un punto di incontro che sia nel mezzo, alla democristiana, del tipo “la vita è manipolabile ma solo un po’” e siamo tutti contenti. Esperienza dimostra che dopo poco anche il limite di “solo un po’” verrà tolto e avranno vinto gli avversari (vedi ad esempio legge 40).

“Ambedue gli schieramenti condividono la stessa impostazione”.

In questo passaggio vengono addirittura messi sullo stesso piano i difensori dei valori non negoziabili dai fautori della dissoluzione, prendendo quindi le distanze dai primi ed ammiccando ai secondi, come se non ci fosse una verità di natura oggettiva sull’uomo, e come se noi non fossimo chiamati ad annunciarla in quanto facente parte anch’essa dell’annuncio di Cristo, militando in uno schieramento ben preciso.

“Il tentativo di risolvere le questioni umane con le procedure non sarà mai sufficiente”.

Concordo, ma probabilmente in senso opposto: le procedure infatti non danno alcuna garanzia di risposte giuste ai problemi dell’uomo. Leggi inique infatti sono state approvate secondo rigorose procedure democratiche, ma ciò non toglie che siano inique. Le procedure funzionano se si parte da una base di leggi naturali immutabili che le precedono e le sovrastano. Questa base oggi non c’è più, ed è da ricostruire, agendo su più fronti: annunciando la luce di Cristo a chi ci sta intorno, ma anche combattendo a spada tratta contro risultati sbagliati di procedure formalmente corrette.

Le questioni umane inoltre non si risolvono neanche col dialogo fine a sé stesso, il dialogo infinito di cui sono ammorbati clero e laicato progressista, fatto per autoalimentarsi e non giungere mai ad una conclusione, al riconoscimento o alla testimonianza della Verità.

Carrón non può chiedere di procedere solo in un senso, perché l’annuncio è inscindibile, è un tutt’uno, come carità e verità non possono essere separate. Abbiamo appena visto i deragliamenti di un Sinodo che ha preteso di dimezzare l’annuncio cristiano esercitando solo la carità a discapito della verità: si va fuori strada, c’è poco da fare.

“Il cristianesimo, contro la sua natura, era purtroppo diventato tradizione e religione di Stato”.

Questa è una citazione del Papa Emerito, e la seguente è solo una mia opinione.

Ci sono due possibilità per il cristianesimo: religione di stato o persecuzione. Cioè se lo stato non riconosce la Chiesa Cattolica come privilegiata, o diventa stato laico o si lascia sottomettere da un’altra religione. In ogni caso anticristiano, perché da laico in un attimo scivola nel laicismo, che è la situazione attuale con il suo corredo di leggi omicide, favoreggiamento degli invertiti, perversione insegnata nelle scuole, perdita della sovranità, governi dettati dai poteri finanziari internazionali, eccetera.

Qualora dovessimo invece finire sotto un’altra religione (ipotesi non troppo lontana), sarebbe quella dell’integralismo islamico, e sappiamo già in modo piuttosto preciso cosa ci aspetterebbe, grazie ai cristiani scappati da paesi come l’Iraq e la Siria, dove l’alternativa era convertirsi a Maometto o essere eliminati.

Tra religione di stato e persecuzione, sembrerà strano ma io scelgo la prima.

zzzzsillaboVisto però che la mia opinione vale quel che vale, mi viene in aiuto Papa Pio IX, che nel suo Sillabo (documento risalente a quell’epoca in cui il clero si esprimeva ancora in modo comprensibile) tra gli errori da condannare metteva quanto segue:

“È da separarsi la Chiesa dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa”.

“In questa nostra età non conviene più che la religione cattolica si ritenga come l’unica religione dello Stato, esclusi tutti gli altri culti, quali che si vogliano”.

Qualche anno prima già Gregorio XVI aveva scritto nella Mirari Vos:

“Né più lieti successi potremmo presagire per la Religione ed il Principato dai voti di coloro che vorrebbero vedere separata la Chiesa dal Regno, e troncata la mutua concordia dell’Impero col Sacerdozio. È troppo chiaro che dagli amatori d’una impudentissima libertà si teme quella concordia che fu sempre fausta e salutare al governo sacro e civile”.

Singolare anche che Carrón prenda da Ratzinger le poche affermazioni da questi fatte difficilmente riconducibili al magistero tradizionale, come ad esempio la seguente:

“Il Concilio Vaticano II […] ha nuovamente evidenziato la corrispondenza tra cristianesimo e illuminismo, cercando di arrivare ad una vera conciliazione tra Chiesa e modernità”.

Solo l’accostamento tra le parole “Chiesa” e “modernità”, visti gli orrori di cui quest’ultima si è mostrata capace, è qualcosa che mette i brividi. Come si possa poi far corrispondere il cristianesimo con l’illuminismo, è uno di quei “miracoli” in cui solo il CVII poteva riuscire.

Infatti, il grande Pio IX condannava anche la seguente:

“Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e con la moderna civiltà”.

Mi pare fin ovvio: se la moderna civiltà ha evidenti risvolti demoniaci e produce frutti avvelenati, come può il Capo in terra della Chiesa riconciliarvisi se questa non si converte? E se era così nell’ottocento, figuriamoci oggi.

Trovo inoltre riportata una citazione della Commissione teologica internazionale del 2009, che ha dell’incredibile:

“Bisogna dunque essere modesti e prudenti quando si invoca l’evidenza dei precetti della legge naturale”.

Qui occorre mantenere la calma, e fare un bel respiro.

Ma se non si trova quasi nessuno che ha il coraggio di invocarli in pubblico questi precetti, ed è ormai da decenni che se vuoi sentirne parlare devi intrufolarti in un qualche circolo culturale di apologetica semiclandestino, perché neanche i preti postconciliari sanno più di che cosa si tratta, di cosa stiamo parlando?

Su quali basi si pensa di poter trovare un fazzoletto di terreno comune con i non credenti, se non sulle leggi immutabili che valgono per tutti? E se loro fanno, come è naturale, più fatica dei credenti a riconoscerle, chi li deve aiutare a farlo? Tra l’altro sarebbe una bella opera di carità, di misericordia, forse la più grande.

Come si fa ad essere più “modesti e prudenti” di come siamo stati negli ultimi decenni? Tanto vale seppellirci direttamente da soli, prima che lo facciano gli altri. Risparmiamo loro anche questa fatica.

Questi sarebbero i parti di nientemeno che la Commissione teologica internazionale? E’ il tipico caso che ti fa capire quanto sia vero “hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11, 25).

Tuttavia su alcune cose mi trovo d’accordo, come ad esempio:

“Senza la carezza del Nazareno, certi valori, che in sé sono evidenti, si oscurano, si offuscano, e in questo senso crollano”.

Giustissimo. Se, illuministicamente, l’uomo pretende di fare da solo, in realtà il lume della ragione lo perde in men che non si dica. E se, così facendo, rifiuta la carezza del Nazareno cosa facciamo? Lo lasciamo distruggere la civiltà senza battere ciglio? Aspettiamo che cambi idea?

I bambini in grembo però vengono soppressi adesso!

Le perversioni vengono imposte per legge adesso!

I cristiani nel mondo sono perseguitati adesso!

La finanza speculativa depreda i popoli adesso!

Il cristiano può sacrificare sé stesso, se ce la fa (e in questo caso diventa martire), ma non può permettere che vengano sacrificati altri, soprattutto se innocenti e indifesi (in questo caso sarebbe complice). Perciò se avessimo fede, e coraggio, dovremmo fare qualcosa adesso. E lo dice uno che ha pochissimo di entrambi.

Vi è poi nel volume l’adozione di una terminologia tipica dell’intiepidito cattolicesimo postconciliare, nella sua peggiore variante rappresentata dall’ambiguo e mellifluo discorrere sinodale; avanti quindi con:

  • le “nuove sfide”, per dire le porcherie che la modernità ci mette davanti e che noi ci guarderemo bene dal combattere e denunciare come tali per non disturbare troppo e non compromettere la voce successiva:
  • il “dialogo”, bene supremo da conseguire a tutti i costi, in particolare a discapito dell’annuncio della Verità;
  • il parlare in modo “profetico”, espressione che ad orecchie accorte ha acquisito il significato di “precursore nella dissoluzione”;
  • non può mancare il mantra tipicamente ciellino dell’”esperienza”, a indicare una ricerca tanto incessante quanto inconcludente di novità che suggerisce qualcosa di sentimentalistico o eternamente adolescenziale.

Ecco il “sinodalese” appunto, cioè il politicamente corretto del clero modernista, l’ecclesialmente corretto, fatto di parole che possono significare tutto, nulla, o preferibilmente il contrario di ciò che sembra, per fare in modo che ognuno vi legga ciò che più lo aggrada, che possa essere approvato entusiasticamente da Scalfari a Tarquinio, da Grillini a Galantino. Col piccolo inconveniente però di non esprimere alcunché, non tanto di cattolico, ma di sensato.

“Noi europei abbiamo ciò che i nostri padri hanno desiderato: un’Europa come spazio di libertà, in cui ciascuno può essere ciò che vuole. Così il vecchio continente è diventato un crogiuolo di culture, religioni e visioni del mondo le più diverse”.

Non so esattamente cosa desiderassero i nostri “padri”; probabilmente non avevano nemmeno un desiderio univoco Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli, così come Schumann e Monnet; in ogni caso forse si è ecceduto un po’ con questo spazio di libertà: ognuno infatti può essere “ciò che vuole” fino al punto di potersi fare saltare per aria tranquillamente nei luoghi più affollati simbolo di questa stessa libertà. Rimanendo in Belgio, ognuno è talmente libero che può uccidere suo figlio: è stata legalizzata l’eutanasia infantile. Ognuno è così libero che pur essendo uomo può sposare un altro uomo, adottando anche un piccolo infelice. C’è una tale libertà che stanno venendo allo scoperto le lobbies e persino i partiti pedofili, sempre a partire dai Paesi Bassi, vera avanguardia della follia. Questo è il “crogiuolo” che piace tanto agli europeisti? Sostituiamo la parola con “casino”, nell’accezione originaria del termine, e la frase acquisterà un senso molto più realistico.

Si diceva libertà assoluta, però con una esclusione, che è in via di codificazione legislativa anche in Italia (legge Scalfarotto): la libertà di dire e difendere le verità fondamentali sull’uomo, prerogativa tipica dei cristiani, non perché siano più intelligenti, ma semplicemente perché avevano chi fino all’altro ieri gliele indicava (gli uomini di Chiesa), e fortunatamente hanno chi gliele indica ancora oggi (Cristo attraverso il Magistero bimillenario della Chiesa).

Dicono che l’Europa Unita è stata fatta per mantenere la pace, e l’obiettivo sembra centrato fino ad oggi. Sembra, ma la realtà è totalmente diversa. Lasciando perdere le varie guerre (anche se non si possono chiamare così per non impressionarci) che andiamo a fare in giro per il pianeta spesso per conto terzi, leggo che solo nella UE27 si stimano 1,2 milioni di aborti l’anno, cifra stabile se non in crescita. Quale guerra dichiarata ha potuto mai “vantare” un numero così elevato di vittime costante nel tempo? Questo senza contare le nuove stragi dovute a procreazione in vitro, fecondazione artificiale, esperimenti di ingegneria genetica, e tutte le pratiche transumanistiche dove le vite umane vengono sacrificate a vagoni. Se non è guerra questa, e se questa non è un’Europa da cui scappare a gambe levate…

Ma torniamo a noi, e cerco di concludere.

La sensazione è forte, ed è quella di trovarsi di fronte ad un cristianesimo che ha calato le brache, che ha rinunciato ad incidere nella pubblica piazza, ha abdicato alla buona battaglia. Un cristianesimo addomesticato al fatto privato, recluso in una dimensione intimistico-esperienziale che tende all’invisibilità.

Un cristianesimo molto simile a quello tristemente già entrato in scena qualche decennio fa e ancor più tristemente conclusosi con la costituzione del PD; quello interpretato da quei cattolici autodefinitisi “adulti” e che, animati da grande slancio sociale e smisurata ingenuità si allearono con i comunisti nell’intento di convertirli, tornandone invece convertiti loro, avendo assimilato un po’ alla volta tutte le degenerazioni di quella funesta ideologia senza apportarvi nulla di significativo.

La prova di quanto detto viene da un’intervista al Corriere del 16/09/2015, a cui è stato dato a suo tempo il giusto risalto su Riscossa (clicca qui):

“La diffusione delle unioni omosessuali è un dato evidente a tutti, in una società plurale. La questione è quale tipo di riconoscimento dare, e il loro rapporto con la famiglia fondata sulla relazione uomo-donna, i figli, le adozioni”.

Quindi la questione non è se sia giusto o no. Carrón da per scontato che sia giusto riconoscere le unioni omosessuali, occorre solo mettersi d’accordo sulle modalità e altri dettagli.

La resa totale. Una dichiarazione di inutilità. Il sale, infine, perdette il suo sapore.

350 pagine di dotte e raffinate disquisizioni teologico-spirituali, per inciampare in un sasso grande quanto il Monte Bianco. Ma in quelle disquisizioni, come abbiamo visto, in realtà c’erano già le premesse dell’errore.

Se il capo pensa le cose viste sopra, mi dispiace ma il movimento non può esserne bene indirizzato.

Più che una “bellezza disarmata”, a me pare di scorgere nella sua visione una bellezza “imbelle”, cioè rassegnata alla scristianizzazione e quindi alla dissoluzione della società, incapace di difendere la verità, se necessario anche scendendo in piazza spiritualmente e culturalmente armati per gridare l’ovvio perché altrimenti nessuno ascolta.

Il silenzio ufficiale di un glorioso movimento come CL, che negli anni della contestazione studentesca è stato forse il maggiore baluardo cristiano veramente tale nell’associazionismo giovanile contro l’omologazione di massa, è troppo assordante ora che lo scontro si sta riaccendendo, e i soldati devono essere allineati.

Non vorrei sembrare irriverente, ma “Occorre ridestare l’io tramite l’impatto con la realtà che ci provoca e risveglia in noi il senso religioso”, qualunque cosa significhi, detto da Carrón ha un effetto del tutto paradossale, come il cieco che pretende di guidare la macchina per portare tutti a casa.

Non so se queste sono le naturali conseguenze delle premesse seminate da don Giussani, ma uno che lo ha frequentato da vicino, Mons. Luigi Negri, non ne è affatto convinto:

“Dire che l’uomo di fede deve ridursi agli impegni della coscienza personale, della cosiddetta testimonianza privata, tralasciando tutto quel che riguarda l’impegno a giudicare dal punto di vista della fede e a intervenire dal punto di vista della cultura che nasce dalla fede nelle questioni significative della vita culturale e sociale, è una posizione che è di certa parte della Chiesa cattolica nei decenni scorsi, ma che oggi può essere assunta tanto in quanto si pretende di eliminare l’insegnamento del magistero della Chiesa lungo tutto i grandi momenti della Dottrina sociale nel XIX e XX secolo e soprattutto nel magistero morale, sociale e politico di san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

La vicenda che si svolge nel cosiddetto mondo della cristianità italiana è una vicenda di grande importanza che deve essere affrontata con grande chiarezza teologica senza quegli emotivismi e sentimentalismi che non fanno procedere il discorso ma lo confondono sempre di più.

E’ esattamente quello che sta succedendo. La Chiesa in generale, e i vertici di CL a ruota del nuovo corso, stanno confondendo sempre più le acque, uniformandosi al mondo e rinunciando ad essere guida dei fedeli. Quasi impossibile, sentendo parlare un Vescovo qualsiasi, finanche quello di Roma, capire qualcosa di utile per distinguere il bene dal male, nel pubblico dibattito come nella vita concreta.

Come è già stato fatto notare su queste pagine, siamo giunti al punto di meravigliarci e ringraziare Iddio quando capita che un alto prelato dica qualcosa di cattolico. Continua Mons. Negri:

Siccome in questa vicenda, dalla stampa più di una volta è stato fatto riferimento alla testimonianza, all’insegnamento, alla presenza di mons. Luigi Giussani, con cui ho potuto sostanzialmente convivere per oltre 50 anni, posso affermare che è impensabile identificare la sua posizione con il riformularsi di quei dualismi che egli aveva combattuto appassionatamente lungo tutto la sua storia.

Il rifiuto del dualismo delle scelte religiose, della riduzione privatistica della fede, del silenzio di fronte alle questioni della vita politica, cultura, sociale, sono stati di grande intendimento ecclesiale e pastorale di mons. Giussani. Voleva creare un movimento, cioè un popolo cristiano, che forte della sua identità, animato dalla carità e dalla missione, sapesse intervenire in maniera originale e creativa in tutti gli spazi della vita culturale, sociale e politica”.

Questa è solo la parte più significativa di un articolo tratto dalla Nuova BQ, che ha tutto l’aspetto di una risposta tranciante, e ben più autorevole della mia, al pensiero di Carrón.

   



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