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Santo del Giorno  

   

fonte culturacattolica.it 08/01/2016

Autore Gabriele Mangiarotti

Ho firmato, insieme ad altre 96 persone, questa lettera al Direttore di Tracce, riguardo all'articolo «Natale in Moschea». Visto che non sarà pubblicata, ritengo che il giudizio ivi espresso sia meritevole di attenzione (come del resto già evidenziato dallo scritto di Andrea Mondinelli [Le modern(istich)e anfore vuote].


Così, nel libro di Don Giussani «Il cammino al vero è una esperienza», a pag. 123-4, si parla del DIALOGO: «Strumento della convivenza con tutta la realtà umana fatta da Dio è il dialogo. Perciò il dialogo è lo strumento della missione. […] L'apertura senza limite, che è propria del dialogo come fattore evolutivo della persona e creativo di una società nuova, ha una gravissima necessità: non è mai vero dialogo se non in quanto io porto coscienza di me. È dialogo, cioè, se viene vissuto come paragone tra la proposta dell'altro e la coscienza della proposta che rappresento io, che sono io: non è dialogo, cioè, se non nella misura della mia maturità nella coscienza di me. Per questo se la "crisi", nel senso di impegno per un vaglio della propria tradizione, non precede logicamente il dialogo con l'altro, in quella misura io resto bloccato dall'influsso dell'altro, oppure l'altro che respingo provoca un irrigidimento irrazionale nella mia posizione. Quindi è vero che il dialogo implica un'apertura verso l'altro, chiunque sia - perché chiunque testimonia o un interesse o un aspetto che si sarebbe messo da parte, e perciò chiunque provoca a un paragone sempre più completo -, ma il dialogo implica anche una maturità di me, una coscienza critica di quello che sono.
Se non si tiene presente questo, sorge un pericolo grande: confondere il dialogo con il compromesso. Partire da ciò che si ha in comune con l'altro non significa infatti dire necessariamente la stessa cosa, pur usando le stesse parole: la giustizia dell'altro non è la giustizia del cristiano, la libertà dell'altro non è la libertà del cristiano, l'educazione nella concezione dell'altro non è l'educazione come la concepisce la Chiesa. C'è, per usare una parola della filosofia scolastica, una "forma" diversa nelle parole che usiamo, cioè una forma diversa nel nostro modo di percepire, di sentire, di affrontare le cose. Ciò che abbiamo in comune con l'altro non è tanto da ricercare nella sua ideologia, quanto in quella struttura nativa, in quelle esigenze umane, in quei criteri originari per cui egli è uomo come noi. Apertura di dialogo significa perciò saper partire da ciò cui l'ideologia dell'altro o il nostro cristianesimo fanno proposta di soluzione, perché fra ideologie diverse ciò che è in comune è proprio l'umanità degli uomini che portano quelle ideologie come vessilli di speranza o di risposta.»


26 Dicembre 2015
Caro Direttore,
ti scriviamo in relazione all’articolo apparso il 22 u.s. sulla homepage di Tracce, sul “Natale in moschea” (http://www.tracce.it/default.asp?id=302&id_n=51615).

1. Molto bello rincontro tra uomini, cattolici e musulmani, e il confronto che avviene nel rispetto dell’altro e si prolunga attorno ad una tavola. Nel confronto ognuno offre all’altro quello che è, con tutte le sue esperienze, le tradizioni da cui è stato formato, ciò in cui crede e che uno ha di più caro. Un confronto così è costruttivo, perché costruisce i rapporti umani nel rispetto dell’altro. E, nel caso di Genova, possiamo immaginare che sia avvenuta proprio una cosa di questo genere, anche perché la comunità di CL ha illustrato la mostra su don Giussani, come anche l’imam, immaginiamo, abbia illustrato il Corano e le tradizioni musulmane.

2. Proprio per questo facciamo fatica a capire le considerazioni finali, che come dice Manzoni sono “il sugo” della storia, ciò che se ne vuole trattenere: «Che cosa abbiamo fatto ieri? Abbiamo ascoltato. Non avevamo qualcosa da difendere o da imporre o da dialettizzare. Anfore vuote. Solo così secondo me si può incontrare l’altro».
Ci pare che l’immagine dell’anfora vuota per accogliere l’altro non c’entri proprio niente con l’ingenua baldanza di cui ci parla Don Giussani. Va bene il Natale in moschea, va bene ascoltare in silenzio l’imam, ma non va bene che Tracce pubblichi sulla homepage e senza possibilità di commento il fatto che non abbiamo nulla “da difendere” (o, come si dice subito dopo in politically correct, di “imporre” o “dialettizzare”).
Cerchiamo di spiegarci meglio. Per Adriana Mascagni (“Al mattino”) io vado sì con l’anfora vuota, ma ALLA FONTE, non AL DIALOGO o in moschea. Si può immaginare un dialogo tra “anfore vuote”? Sicuramente no. Neppure l’altro è un’anfora vuota. Nessuno lo è. Invece, il dialogo può e deve avvenire solo tra “anfore piene”, rispettose, ma piene della coscienza di sé, del proprio compito e del proprio limite e, dunque, del proprio bisogno di redenzione. È questa coscienza che fonda la civiltà. Altrimenti, che cosa ci si scambia? Il “vuoto”?
La nostra vita è diventata più bella, più fruttuosa, più responsabile, e i frutti si vedono. Si vedono e,
se occorre, li difendiamo, eccome!

3. Un altro aspetto grave è per noi rappresentato da due ulteriori affermazioni. La prima, “Solo così secondo me si può incontrare l’altro”, cerca di far discendere da una scelta precisa (e per noi miope in quanto non considera tutti i fattori in gioco) un rifiuto di ogni altro tentativo. La seconda, “Cristo è misteriosamente (incomprensibilmente) in tutto”, in questo contesto può dare adito a molti equivoci.
In conclusione, lascia che ti diciamo che siamo preoccupati delle scivolate «buoniste» della nostra stampa: talora si rinuncia alla chiarezza del giudizio per far spazio a un irenismo confuso, ingenuo e talvolta involontariamente connivente col male. Non sarà la paura a salvarci.

P.S. Crediamo infine che una testata autorevole come Tracce non possa banalizzare in poche righe condiscendenti una vicenda come quella di Giuliano Delnevo, giovane italiano convertito all’islam estremista e morto in Siria combattendo per l’equivalente locale di Al Qaeda. Oltre che confondere le idee ai lettori ed alterarne il giudizio con un’informazione approssimativa e fuorviante, questo approccio all’argomento compromette l’affidabilità e l’autorevolezza della nostra testata.

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediald=999920&sez=120&id=49611

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