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Santo del Giorno  

   

Fonte marcotosatti.com 15/01/2018

Autore Marco Tosatti

Qualche giorno fa è giunto a Stilum Curiae il messaggio di un lettore, così concepito:

“A: Segreteria Arcivescovo di Bologna <Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.>

Ho appena letto che avete aperto anche a Santa Maria dei Servi.

Sinceramente il locale di San Petronio non è di mio gusto, anche per via di quella facciata incompleta.

Sarei, invece, interessato a festeggiare il mio compleanno (il prossimo 6 giugno) presso il vostro nuovo ristorante.

Pensavo, se possibile, ad un pranzo all’interno e ad un aperitivo a buffet nella zona del portico con diversi punti di preparazione dei fritti (di pesce e di carne), dei salumi, dei formaggi, etc.

Vi prego di farmi avere un preventivo.

Cordiali saluti.”.

Incuriositi, abbiamo chiesto delucidazioni, e per risposta ci è arrivato un link della Nuova Bussola Quotidiana, che trattava della moda di allestire cene nelle chiese (come se mancassero altri locali…).

Vi offriamo l’inizio dell’articolo di Luisella Scrosati, rimandandovi poi all’intero articolo:

“Il fiume ormai ha rotto gli argini. L’“esempio” del pranzo in San Petronio ha dato origine ad una cascata di emulazioni, che stiamo documentando e che mai avremmo voluto documentare. E non si tratta di “effetti collaterali” di una buona terapia per sensibilizzare i cristiani all’amore concreto verso i poveri. Si tratta di effetti diretti, voluti, considerati come buoni. La conferma sta nel fatto che Bologna non lascia, ma raddoppia. E l’arcivescovo, Mons. Zuppi sorride e benedice.

Una cara amica, che si è ravvicinata alla fede da qualche anno, mi racconta questo fatto. «Venerdì 23 dicembre, nel primo pomeriggio, sono scesa a Bologna per sbrigare alcune faccende. Sono passata di fianco alla chiesa di Santa Maria dei Servi». Si tratta di una chiesa del XIV secolo, elevata circa sessant’anni fa alla dignità di Basilica minore. Una chiesa molto bella, con un ampio quadriportico.

«Entro in chiesa e sento un forte odore di cibo, mi sembrava ragù. Mi inginocchio per salutare il Santissimo Sacramento e noto degli assi di legno accatastati in una navata laterale. Ad un certo punto si avvicina a me un uomo sui settant’anni, che mi guarda un po’ storto. E bofonchia qualche parola, da cui capisco che sta parlando di poveri. Allora inizio a capire e lo rassicuro dicendo che io non ho preso parte ad un pranzo coi poveri in chiesa. A questo punto confortato mi si avvicina e mi conferma quello che sospettavo: c’era stato un “pranzo” in basilica. Quest’uomo mi esprime il suo disappunto per questa iniziativa tra l’arrabbiato e l’addolorato e conclude dicendomi: adesso vado a salutare il mio Signore”». Tristezza e disappunto in questo signore; tristezza e disappunto nella mia amica; tristezza e disappunto anche in me, che apprendo l’ennesima profanazione”.

E dal momento che sempre dell’arcivescovo di Bologna si tratta, vi offriamo la lettera di convocazione del ritiro spirituale della diocesi di Pescara-Penne. Un ritiro incentrato “particolarmente sul tema dell’inclusione sociale dei poveri ai nn. 186-216. Ci guiderà nell’approfondimento del testo di Papa Francesco l’arcivescovo di Bologna S. E. Mons. Matteo Maria Zuppi, anche in preparazione al Convegno Internazionale sulle questioni del debito globale, ma in particolare di quello dei Paesi poveri, che si terrà a Pescara il prossimo 27 gennaio e di cui vi darò tutte le informazioni in quella sede”. E io che pensavo che nei ritiri spirituali più che di debito globale, bilancia dei pagamenti e spread si trattasse di anima, preghiera e rapporto con Dio. E ci fosse l’opportunità per ritrovare ciò che l’attività di ogni giorno fa perdere.

 

Dal Bestiario di questa settimana non poteva mancare l’arcivescovo di Torino, Nosiglia. Riportiamo un articolo che è circolato ampiamente in rete:

“Il cardinal Nosiglia: “Chi non ospita gli immigrati è come Erode”

Opporsi a chi vuole erigere muri e impegnarsi per “passi concreti” nei confronti degli immigrati. L’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nell’omelia della festa dell’Epifania: “Anche oggi tante persone di altre nazioni e religioni”, ha detto, “interrogano le nostre istituzioni e la nostra Chiesa, la nostra società” e “se la nostra risposta resta estranea ai loro bisogni esistenziali, spirituali e umani, facciamo come Erode, i sacerdoti e gli scribi”.

Come Erode? Se non ricordo male quell’Erode lì aveva di mira soprattutto i bambini. E allora forse, nella città di Silvio Viale e di Emma Bonino, quell’accostamento andava usato per trattare un altro tema. Che però, si sa, non è così di moda come i migranti, in questa stagione ecclesiale…

Sempre in tema, non possiamo non citare l’arcivescovo Lauro Tisi, che a Trento ha detto, come potete leggere voi stessi dall’articolo riportato in foto: “Dio è migrante, la Trinità è migrante come lo devono essere tutti i cristiani che non devono avere una casa”. E ha aggiunto: “Affermo dei principi che potrebbero anche irritare a tal punto quegli scriba che studiano la Bibbia senza applicarla a denunciarmi. Lo facciano, saprò difendermi”. Col clima che corre, non ci pare che l’arcivescovo possa correre grandi rischi, se non qualche risata. Ce lo vedete monsignor Galantino che lo richiama all’ordine per aver ecceduto in migrantismo? Io proprio no….

Infine, non possiamo negarvi un assaggino di clericale adulazione. Blaise Cupich, di Chicago, grande beneficiato dal Pontefice regnante, scrive, subito rilanciato sull’amato Twitter da padre Spadaro: “Jorge Bergoglio ha avuto bisogno solo di pochi minuti per riorientare radicalmente la Chiesa cattolica. Nei giorni che hanno portato al Conclave, i cardinali pronunciano discorsi destinati ad aiutare i loro fratelli a discernere dove lo Spirito sta chiamando la Chiesa. Alcuni sono lungh, altri brevi. Nel suo intervento pre-conclave del 2013, Bergoglio non ha sprecato tempo”.

Lo trovate su Chicago Catholic. In inglese. Buona settimana.

 

 

   



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