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INDICE

Introduzione del curatore 7
Ogni autonomia è peccato 13
1 - In che modo intendo parlare 15
2 - Azzeriamo un tabù: affrontiamo la morte 17
3 - La fede 29
3.1 Il protagonista: Io e la libertà 29
3.2 Cos’è la fede 39
3.4 Fede e ragione 59
3.5 Fede e cultura 83
4 - Il contenuto della fede 102
4.1 Gesù il Cristo. Dio si fa carne 102
4.2 Gesù il Cristo. Muore e risorge 133
4.3 La Chiesa cattolica 165
4.4 Maria: la strada per arrivare a Gesù 213
4.5 Le visite di Maria: le premure di una Madre e di una Regina 249
4.6 La posta in gioco: i Novissimi 333
5 - Miracoli? 365
6 - Il campo di battaglia 379
6.1 La vita terrena e la realtà 379
6.2 I nemici: l’inclinazione al male, il mondo e Satana 387
7 - In ginocchio 405
8 – La fine dei tempi 433
Conclusione 441
Bibliografia 453
Appendice su Maria Valtorta 459
Appendice su Maria Simma 465
Messaggio completo a Bruno Cornacchiola della Vergine della Rivelazione 467
Indice per autore 471
Indice dei principali temi trattati 473

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INTRODUZIONE DEL CURATORE

 

«Chi non ha maestro che se stesso, è discepolo di uno stolto». (San Bernardo)

 

Il titolo di questo lavoro è certamente provocatorio e non si riferisce come potrebbe sembrare, a un caso di stalking, è nientemeno che un'espressione della Madonna.

Nell'apparizione delle Tre Fontane così la Vergine si rivolge a Bruno Cornacchiola, un mangiapreti che voleva assassinar il Papa. Ma di questo parleremo più avanti.

Voglio innanzitutto sottolineare che Maria ha voluto con forza dire il suo “basta” ad ognuno di noi quando si perde nella vanità, nella presunzione, nell'orgoglio. È allora che la “perseguitiamo”, ovvero votiamo la nostra vita a uno scopo falso, per questo la Madre non può tacere, dice il suo “basta” per ricondurci a Cristo attraverso il suo Cuore Immacolato. È la preoccupazione di una madre per i suoi figli.

Dal titolo e da quanto fin qui esposto sembrerebbe che mi stia rivolgendo ai devoti cattolici praticanti, non è così. Nel sottotitolo chiarisco a chi mi rivolgo: cattolici tiepidi e agnostici senza pregiudizi.

Ai primi perché se ne stanno tranquilli in pantofole ma dovrebbero avere presente che Gesù non aveva grande stima di loro.

Ai secondi perché è tempo che vadano al fondo del loro agnosticismo. Questo Gesù è esistito o no? È risorto o no?

Se siete sicuri, ma proprio sicuri, che non è risorto o non è esistito, discorso chiuso. Ma se solo avete un dubbio, allora vi sfido a confrontarvi con quanto esposto in queste pagine.

Credo sia ragionevole arrivare a una certezza sul fatto cristiano.

Se si sta nella Chiesa bisogna viverla con fedeltà all’ininterrotto Magistero di duemila anni, cosa irragionevole se non si è convinti che essa è il prolungamento nella storia di Cristo stesso. Scopo finale: il Paradiso e la felicità eterna. Rischio finale: inferno e perdizione eterna. Non è per paura dell’inferno che ci si converte, ma per un mix di Grazia, ragionevolezza e volontà.

Certamente questo lavoro non ha la pretesa di esaurire gli argomenti nè di trattarli in modo sistematico o teologico, è semplicemente il percorso di verifica della fede a cui sono giunto, è una tappa di un cammino che dura tutta la vita.

Una precisazione: quanto esposto non è mai in contraddizione con il Magistero della Chiesa.

Ho voluto dare degli spunti che vanno approfonditi, pertanto credo sia di fondamentale importanza prima o poi prendere in mano il Catechismo della Chiesa Cattolica (Libreria Editrice Vaticana, 1992). Vi invito caldamente a farlo, scoprirete certamente di non conoscere molte cose che riguardano la Dottrina cattolica e avrete un buon antidoto contro le falsità che vengono spesso divulgate su di essa.

Nel nostro tempo dominato dall’ignoranza e dalla superficialità chissà che un “bigino”, anzi un “bigione”, visto che alla fine sono risultate qualche centinaio di pagine, possa servire. Siamo tutti “ignoranti”, nel senso che ignoriamo molte cose in ogni campo. Ma l’ignoranza sul senso della vita, della morte e quindi sul destino può avere un esito catastrofico.

«Della fede, il “mondo” crede spesso di sapere tutto: ed è questa presunzione – spesso in buona fede, per maggior disgrazia – è questo il suo problema, non il sano riconoscimento di ignoranza e di incapacità di capire.»

Vittorio Messori “Dicono che è risorto”

 Non serve appiccicarsi in testa qualche nozione per prendere sei nel compito in classe, serve aprire la finestra (come ci ha insegnato Benedetto XVI) e far entrare un po’ di aria fresca e nuova.

Fresca perché è un’aria carica di possibilità di aprire gli occhi sulle proprie esigenze più vere. Nuova perché è un’aria carica di tradizione; il mondo cambia ma la Chiesa garantisce di tramandare la certezza che Cristo è morto e risorto duemila anni fa e che è vivo e incontrabile oggi.

Si impara per Grazia, non per coerenza, a dare del Tu al Mistero. Vorrei comunicare che questa esperienza è possibile a tutti.

Oggi vediamo che la guerra contro Gesù è davvero arrivata ad un punto mai raggiunto prima. Ne tratta Antonio Socci nel suo libro “La guerra contro Gesù”.

È il tempo dell’Anticristo? Siamo prossimi alla seconda venuta di Cristo? Su questo argomento possiamo trovare una infinità di profezie, serie o completamente sballate. Su internet migliaia di siti ne riportano una quantità notevole di santi e di cialtroni. Su questo nel capitolo “La fine dei tempi” farò parlare solo fonti autorevoli.

Certamente la seconda venuta di Gesù si sta avvicinando. Non è una grande scoperta: ci sarà, lo ha detto Lui e lo dice la Chiesa, ovviamente più il tempo passa più ci avviciniamo. Ma non è importante fare previsioni sulla data, quanto impostare la nostra vita come se l’avvenimento fosse tra un istante, guardando alla realtà che viviamo come lo spazio che ci è dato per la nostra conversione, altrimenti seguiamo i sogni con cui il mondo vuole confonderci.

Gesù è stato rimosso dal cuore e dalla mente, ma basta una scintilla perché si riaccenda la nostalgia, il desiderio di incontrarLo. Il mio intento è far scoccare la scintilla nei cuori dove è stato rimosso o il desiderio di guardarlo in faccia per chi lo tratta come un “oggetto religioso”.

Desideriamo la felicità, vorremo dare uno scopo alla vita, questo è più importante del pane:

 «La rimozione di Gesù è in genere superficiale, banale. Pregiudiziale. Come se non si riuscisse a guardarlo in faccia davvero. Infatti, in genere, è una rimozione di se stessi. Si fugge dal suo sguardo per sfuggire a se stessi, al proprio cuore che ne sente il fascino.

Ma la vita è un istante e tutto, proprio tutto, passa. Un brevissimo flash affacciato sull'eternità e ogni attimo potrebbe spalancarcela davanti. La sola cosa che resta, che non passa, è quel faccia a faccia con Gesù. Se si rifiuta il suo sguardo di Misericordia sulla terra, si incontrerà la Giustizia.

Ci giochiamo noi stessi: questa è la posta in gioco. La più alta. Abbiamo solo poco tempo e tutto sarà definitivo. La Felicità per sempre oppure sentirsi dire da Gesù giudice quelle terrificanti parole: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno...” (Mt. 25,41).

Il Paradiso e l'Inferno cominciano quaggiù. La vita può essere la bella avventura della salvezza, che è stare davanti al suo sguardo. O può essere la nausea, lontani da lui. Senza di lui “la vita è una passione inutile” (Sartre). Senza di lui “non esistono amori felici” (Aragon). Senza di lui “la vita è una favola crudele raccontata da un ubriaco in una notte di follia” (Shakespeare).

“Oggi la gente vive nel benessere senza gioia. In fondo a una lunga sfilata di bollette della luce, del telefono e del gas, non intravede altro che il conto delle Onoranze funebri” (Bruce Marshall).

Eppure scoprire il senso della vita è più importante perfino del pane. Narcotizzati come siamo nel nostro “surrealismo di massa” non si avverte l'urgenza della scelta. E così l'esistenza quotidiana sprofonda nel tedio. Lo notava già Bernanos: “II mondo è divorato dalla noia. Bisogna rifletterci sopra, non si sente subito. È una specie di polvere. Andate e venite senza vederla. La respirate, la mangiate, questa noia, la bevete. È così tenue, così sottile che sotto i denti nemmeno si avverte. Eppure se voi sostate un momento, vi copre subito il volto e le mani. Perciò dovete agitarvi senza sosta, per scuotere questa pioggia impalpabile di cenere. È solo per questo che il mondo s'agita molto”.

È per questo che ci si accalora e ci si scanna per cose senza senso o valore o addirittura per cause indegne o per mero interesse. Ma sono tutte distrazioni. Per fare i conti davvero, fino in fondo, con il “caso Gesù”, con il suo invito “vieni e vedi”, forse alla fine bisogna guardare sinceramente se stessi, la propria vita, il dramma dell'umanità e gli immensi desideri del nostro cuore, la nostra sete di felicità e di giustizia.

Il filosofo Ludwig Wittgenstein ha scritto: “Posso rifiutare tranquillamente la soluzione cristiana al problema della vita (redenzione, resurrezione, giudizio, cielo, Inferno); tuttavia con questo non si risolve il problema della mia vita, perché io non sono né buono né felice. Non sono redento (...). Tu hai bisogno di redenzione, altrimenti sei perduto”.

La vita stessa ce lo dice. Prima o poi viene il momento della verità. Quando cadono tutte le maschere e tutti gli alibi. Maurice Clavel, famoso intellettuale parigino, con Camus nella Resistenza e nel giornale clandestino “Combat”, dopo il Sessantotto tra i fondatori di “Liberation”, padre nobile dei “nouveax philosophes”, si convertì al cattolicesimo quando “il pensiero non ce l'ha più fatta e le cose scritte avevano perso ogni consistenza”, perché, disse, “è a partire dal mio niente che Dio si può manifestare”. Aggiunse che alla fine, come confidò Claudel: “Bisogna essere capaci di infilarsi nel confessionale. Perché siamo peccatori”.»

(Antonio Socci “Indagine su Gesù” pag.344)

 Per quanto riguarda le apparizioni ho dato spazio solo a Maria, Madre di Gesù, “…per la sua intima partecipazione al mistero della Salvezza, riunisce per così dire e riverbera i massimi dati della fede” (Lumen gentium, n. 65).

O come dice il Montfort:

 «È soltanto a Maria che Dio ha dato le chiavi delle stanze del divino amore; a lei ha dato il potere di entrare nelle vie più sublimi e segrete della perfezione e di farvi entrare altri. E' Maria la sola che apre l'entrata del paradiso terrestre ai miseri figli di Eva, l'infedele, perché possano passeggiare piacevolmente con Dio, trovare sicuro riparo dai nemici, nutrirsi di delizie e - senza più temere la morte - del frutto degli alberi di vita e della scienza del bene e del male, bere a grandi sorsi le acque celesti di questa bella fontana che zampilla con abbondanza.»

 In ogni sua apparizione ha cercato di dirigere l’umanità verso il riconoscimento della regalità di Cristo.

Per quanto riguarda le rivelazioni private (quella pubblica è chiusa con il Vangelo) ho dato credito ad altre due Marie.

La prima è una delle più grandi mistiche del ventesimo secolo: Maria Valtorta (1897-1961).

Dal suo letto di dolore ha accettato di compiere la sua missione di “anima-vittima” scrivendo ciò che Gesù stesso dice le abbia rivelato. La sua opera principale “L’Evangelo come mi è stato rivelato” può certamente aiutare ad avvicinarsi alla storia della salvezza con una grande tenerezza e una singolare partecipazione alla vita di tutti i giorni della Sacra Famiglia, fino alla risurrezione di Gesù e all’assunzione al cielo di Maria. Le citazioni della Valtorta concludono tutti i capitoli; essendo rivelazioni private e non riconosciute sono da intendere sempre “parola di Maria Valtorta”. Sottolineo che una rivelazione privata è un “Dono del Signore che è utile in un determinato periodo della storia dell’umanità” (CCC n°67).

Ben sapendo che la Valtorta suscita reazioni contrastanti, per ulteriore approfondimento rimando all’appendice a lei dedicata in fondo al libro.

La seconda Maria è una piccola donna austriaca: Maria Simma nata a Sonntag il 5 febbraio 1915 e morta nello stesso luogo il 16 marzo 2004.

Consacratasi alla Madonna in giovane età, per tutta la vita ha avuto contatti con le anime del purgatorio. Nel libro-intervista con Nicky Eltz “Fateci uscire da qui!!” parla della sua straordinaria esperienza dandoci preziosi consigli.

Tranquilli, non è una visionaria; i vescovi che l’hanno avuta come fedele certificano per lei, così come padre Slavko Barbarić O.F.M, (1946-2000) il primo direttore spirituale dei veggenti di Medjugorje. Anche per Maria Simma trovate un’appendice a lei dedicata.

Ricordo che credere alle rivelazioni private non è obbligatorio nemmeno per i credenti. Ci sono apparizioni e fatti miracolosi riconosciuti dalla Chiesa – Lourdes, Fatima ecc. – ma nemmeno per questi la Chiesa “obbliga” i cattolici. Però possono essere di aiuto.

 Nelle pagine che seguono questa introduzione trovate un’ omelia di tanti anni di don Fernando Tagliabue, pochi sanno chi sia essendo tornato alla casa del Padre nel 1980. È stato il più grande amico che abbia mai avuto e ho voluto rendergli omaggio riproponendo un’omelia che anticipa quello che ho tentato di svolgere in questo testo. Sono sicuro che avendo raggiunto “la vittoria” don Fernando non disdegna di aiutare gli amici che sono “nella battaglia”, così gli ho affidato questo libro ricordandolo con immensa gratitudine.

 Ultima annotazione: studio, cultura, approfondimenti, conoscenza, tutte cose importanti e necessarie ma di indispensabile c’è solo l’amore. È questo il metro con cui saremo giudicati, l’ha detto Gesù.

Voglio terminare questa introduzione con le parole di Madre Teresa di Calcutta, una donna, una suora, una santa del nostro tempo che ci ha testimoniato con la sua vita cos’è l’amore.

 «Una volta che comprendi quanto Dio sia innamorato di te, puoi vivere solo irradiando quell'amore. Dico sempre che l'amore incomincia a casa: prima viene la famiglia, poi il tuo paese o la tua città. È facile amare le persone lontane, ma non sempre è altrettanto facile volere bene a chi vive con noi, o vicino a noi. Non sono d'accordo con i modi di agire grandiosi: l'amore deve iniziare dagli individui. Per incominciare a voler bene a una persona, è necessario accostarsi a quella persona, entrare in contatto.

Ognuno ha bisogno d'amore. Ognuno deve sapere di essere desiderato, e di essere importante per Dio.

[…]

L'amore non ha senso se non viene condiviso. L'amore deve venire posto all'opera. Devi amare senza aspettative, fare qualche cosa per l'amore fine a se stesso, non per quello che ne potrai ricevere in cambio. Se ti attendi qualche forma di ricompensa, non è amore: l'amore vero è amare senza condizioni e senza aspettative.»

Madre Teresa, “Il cammino semplice”

 

Giorgio Alberto Crotti

 

di don Fernando Tagliabue*

 

«Non sono venuto sulla terra a portare la pace, ma la divisione».

Questa frase paradossale del Vangelo di oggi, va intesa nel modo giusto e soprattutto va letta nel contesto di tutta la liturgia e del messaggio intero del Vangelo. Il Signore non porta la divisione per il gusto della divisione, per seminare estraneità ostilità tra la gente. Anzi sappiamo bene come il contenuto centrale della sua proposta di vita è l’amore a tutto e a tutti. Il Signore porta una divisione perché porta una diversità.

La sua proposta di vita porta innanzitutto la fede, nella quale l’uomo riconosce che per realizzare fino in fondo se stesso e la sua umanità deve vivere una dipendenza totale da un Altro, da Dio che si fa uomo in Cristo e da Cristo che si fa storia nella Chiesa.

Inoltre porta la speranza, nella quale è annunciato che il destino ultimo dell’uomo e della storia non è questa terra e queste cose, queste esperienze e queste vicende, ma una realtà e una vita che sta oltre la storia e oltre il tempo. Propone infine l’amore, come la regola della vita contro tutta l’istintività che condiziona e determina il normale svolgersi dei rapporti o dei sentimenti. Tutto questo introduce e ingenera nel mondo una concezione nuova della vita, un modo radicalmente diverso di vedere, misurare, apprezzare le cose, un modulo di esistenza concreta, quotidiana, un affronto di ogni esperienza vissuta che si muovono ispirati da valori, da preoccupazioni, da criteri totalmente diversi da quelli che naturalmente e istintivamente parlando, muovono la massa della gente.

Nasce così la Chiesa che si pone nella società come un diverso.

Nella società i valori sono: l’egemonia politica, l’ampliamento di potere, l’accumulo dei beni, il prestigio sociale, il benessere economico, il piacere banale o raffinato, l’esistenza senza guai e, più profondamente, la confidenza in sé, il mito della ragione, l’idolatria della libertà.

E tutto questo a qualunque costo, a costo della giustizia, della pace sociale, della fraternità, del rispetto della vita, dell’umanità vera.

La Chiesa ha un altro mondo di contenuti o di preoccupazioni. Partendo dal rapporto con Dio predica il valore e l’umiltà della ragione, la preziosità e il senso vero della libertà, propone l’amore e la fraternità anche se faticosa o scomoda, il rispetto dell’altro e della vita anche se implica dedizione e sacrificio, propone ancora la vita come servizio e non come potere o carriera, come povertà e non come avarizia, come un lavoro reale di pace, di condivisione, non di egemonia o indifferenza.

In questo sta il diverso. E in questo sta, inevitabilmente, la divisione.

La società sente la Chiesa come un corpo estraneo, come una presenza scomoda perché va a contraddire le sue categorie e il suo modo di agire o di scegliere. La sente divisa da sé, come un malaugurato profeta che continuamente giudica e mette in discussione le sue sicurezze e le sue false conquiste.

Per questo la Chiesa è sempre stata perseguitata nella storia ed è tutt’ora perseguitata e mal tollerata ovunque. Oggi la mappa dei perseguitati per motivi religiosi è tristemente molto più vasta di quella dei perseguitati politici, anche se questi fanno più notizia, interessata e parziale.

È quello che è capitato, oltre a tutti gli altri, anche al povero profeta Geremia della prima lettura di oggi, che cade vittima dell’odio di un gruppo di gente che si sente attaccata dalla sua predicazione.

Soprattutto è quello che è capitato al Signore Gesù il quale, come dice S. Paolo nell’Epistola, «ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori», l’ostilità della sua Passione e Croce, motivata unicamente dal fatto che la sua Parola e la sua Presenza avevano creato una diversità radicale con la mentalità dei potenti, civili e religiosi, del suo tempo e quindi una fatale divisione. E la divisione non passa solo tra Chiesa e società, ma anche tra persona e persona. È già previsto perfino nel Vangelo di oggi, quando il Signore preannuncia la divisione del padre col figlio e del figlio con il padre, della madre con la figlia o dell’amico.

E questa divisione è prevista non a causa del temperamento diverso o di un vizio di nervosità, ma proprio in nome della fede. Quante volte una moglie è diversa dal marito, i genitori dai figli e viceversa, un collega dagli altri suoi amici di lavoro, uno studente dai suoi compagni di scuola.

Una diversità che sottende una divisione perché nelle diverse persone, vive e scatta una diversa mentalità, un diverso modo di ragionare sugli avvenimenti o sulla propria convivenza, o sull’uso di cose comuni come i soldi, la casa, o sul modo di impostare l’educazione, un rapporto, un affetto. È una divisione inevitabile. Certo la divisione non deve significare ostilità, lotta dell’uno contro l’altro. Occorre portare la divisione nel più totale rispetto della posizione dell’altro, nel più profondo ascolto della parola dell’altro, nella più vera fraternità e amicizia, ma una profonda comunione di spiriti sarà oltremodo difficile perché il Signore, quando cambia la vita, fa nascere un tipo nuovo di uomo capace sì di amicizia con tutti, ma terribilmente diverso nelle sue persuasioni profonde che nascono dall’aderire, fermo e convinto, alla proposta di Cristo.

(OMELIE 1979-1980; XX DOMENICA «PER ANNUM» – Anno C – Ger 38, 4-6, 8-10 – Eb 12, 1-4 – Lc 12,49-57)

 

*1931-1980, sacerdote nella diocesi di Milano dal 1954, negli anni sessanta è stato tra i primi a coinvolgersi nell’avventura di don Giussani. Negli anni ’70 ha accompagnato diverse ragazze nella decisione di intraprendere la vita monastica nel monastero di Vitorchiano, lui stesso per un breve periodo (1974-1975) sarà novizio nel monastero trappista delle Frattocchie. Negli ultimi anni di vita ha collaborato alla Fondazione Russia Cristiana.

   



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