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Fonte digilander.libero.it/storiadellachiesaarm/index.htm

 

Autore Tiziano Civiero

 

 

Conferenza alla F.U.C.I., del 18 marzo 2009

 

Premessa

Il rilancio degli Apocrifi, perché di questo si tratta, di un rilancio mediatico, dato che lo studio su di essi data già da qualche secolo e il loro uso dura già da 2000 anni,  è indubbiamente opera degli studiosi americani, ultimi arrivati sulla scena degli studi esegetico-teologico-storici, che combattono quella che io chiamo la  “battaglia degli Apocrifi”  (Bart Ehrmann, Bruce Metzger, Elaine Pagels, Robert Eisenman), sulla spinta della  “secolarizzazione” e dell’ateismo americano, con il dichiarato intento di negare la divinità di Gesù!!

 

I. La questione degli Apocrifi

Questa è l’epoca dell’Apocrifismo!!   Punto e basta. Finita la questione.

Perché?  Cosa c’è al fondo di questo neo-interesse per questo tipo di scritti? Dietro e intorno.  Non c’è una verità storica, ma, a livello generale, un pregiudizio  sociologico-culturale, vale a dire la rivalsa della cultura popolare su quella di élite (leggenda contro storia); la rivalsa dei giovani sui vecchi (i nuovi e recenti U.S.A. contro la vecchia Europa); la rivalsa della tecnologia sulla ricerca manuale (Internet contro archivio storico); la rivalsa dell’antistoria sulla storia (la ri-costruzione, nel senso di una nuova costruzione, spesso fantasiosa e con la distorsione delle fonti [si veda il caso, emblematico di R. Eisenman, del team dei Rotoli di Qumran, composto da cattolici, protestanti ed ebrei, che, in opposizione alla maggioranza del team, pubblica Manoscritti segreti di Qumran e,  insieme a due abili giornalisti, M. Baigent e R. Leigh,  autori de Il Santo Graal, scrive Il mistero del Mar Morto. I rotoli di Qumran dalla scoperta all’intrigo, dove l’intrigante è il Vaticano.  E ti pareva!!] contro a come è andata effettivamente la storia).

Insomma, diciamola tutta, alle generazioni ultime arrivate semplicemente non piace più come sono andate le cose nel passato, e allora ridefiniscono tutto, compresa la Rivelazione cristiana, in una visione che sia loro più congeniale. Il politicamente corretto! Ma ciò vale per la politica, non per la religione!

E’ come un gigantesco nuovo inizio, all’insegna però dell’anti,  anti tutto ciò che è stato fin’ora!!

E’ il  trionfo, o si vorrebbe che fosse, del secondario sul principale, della periferia sul centro, di ciò che è poco significativo su ciò che ha importanza, della minoranza sulla maggioranza (caso Eisenman).

Perciò, se fin’ora avevano valore i Vangeli, ora devono per forza avere valore gli Apocrifi (Apocrifi contro Vangeli canonici).

In definitiva, l’Apocrifismo altro non è che una planetaria sindrome e/o psicosi della minoranza (vedi l’altro caso, quello del Vangelo apocrifo di Giuda, usato dai sedicenti innovatori non perché dica effettivamente qualcosa di indedito e sconvolgente, ma perché è contro, contro tutti!!).

In una parola, gentile e obiettiva,  è la strumentalizzazione ideologica degli Apocrifi, una strumentalizzazione bella e buona: cioè, si vuole fare del Gesù degli Apocrifi l’anti-Gesù dei Vangeli canonici.

Se i Vangeli sono la proclamazione della divinità di Gesù, gli Apocrifi presenterebbero un Gesù solo umano, insicuro, frammentato, in cerca di identità, ecc…, ecc…

Il primo sarebbe il Gesù della Chiesa ufficiale (chiamata da  questi autori la Grande Chiesa), istituzionalizzata, ortodossa, il secondo sarebbe invece il Gesù  vero, quello delle comunità marginali ed eterodosse!!  Un vero e proprio capovolgimento:  l’errore che diventa verità!      Ma è un’illusione!

Gli Apocrifi infatti addirittura esagerano nel parlare della divinità di Gesù, della sua potenza, dei suoi miracoli, della sua soprannaturalità, i prodigi che compie, che sono infiniti negli Apocrifi, mentre nei Vangeli ne sono raccontati solo 33!!!

Personaggi, gesti, azioni, miracoli negli Apocrifi spesso sono inverosimili, tanto sono esagerati e spesso modellati sui racconti favolosi di avventura di gusto popolare ellenistico, cosa che, invece, i Vangeli non hanno mai.   Non solo, ma la loro tradizione manoscritta rivela che quasi ogni copia apporta un cambiamento al testo, per cui di un Apocrifo non abbiamo mai lo stesso testo da una copia all’altra.    Rielaborazioni, amplificazioni o riduzioni fanno sì che ogni manoscritto offra un proprio testo di un Apocrifo.

Non così per i Vangeli, la cui tradizione manoscritta rivela sempre lo stesso testo, di copia in copia fino all’invenzione della stampa a caratteri mobili.    Ciò significa che, se non si aveva paura di modificarne il testo, gli antichi stessi consideravano gli Apocrifi di scarso valore normativo per la fede cristiana, li consideravano cioè solo letteratura e non S. Scrittura.

Non solo, ma gli Apocrifi non sono mai stati letti nelle assemblee liturgiche, cioè nella Eucaristia e nei Sacramenti.  E questo è il criterio fondamentale, insieme alla apostolicità, per dichiarare uno scritto canonico o meno: sono state le assemblee liturgiche a determinare progressivamente il canone biblico e non come afferma quel cretino, storicamente parlando, di D. Brown, il Concilio di Nicea (325), che non ha fissato nessun canone biblico, perché era già stato fissato. Egli confonde volutamente il Canone biblico con la Professio fidei: questa è opera del grande Concilio [Cfr. Alberigo G. e altri, Conciliorum Oecumenicorum Decreta (C.O.D.), Decreti dei Concili Ecumenici].

E’ il famoso, almeno in ecclesiologia,  principio:  lex orandi, lex credendi, cioè, ciò che preghi lo credi.     Non solo, ma io non ho mai sentito,e non conosco dallo studio delle fonti, che i martiri cristiani si siano lasciati uccidere per difendere gli Apocrifi e perché credevano in essi.

Dunque,  si deve ragionevolmente affermare che il canone biblico è nato dentro alla preghiera della Chiesa e non per un atto legislativo della stessa.  D’altra parte, il Canone biblico, come appare nel Codice Muratoriano, databile tra il 150-170 d. C., è pertanto formato entro,  e non oltre, il 150 d. C., almeno nelle sue parti fondamentali.   Non va poi dimenticato che nei primi secoli la vera autorità nella Chiesa era la S. Scrittura, non il papa.  La S. Scrittura guidava la Chiesa!   Ma S. Scrittura significa Gesù Cristo.    Perciò fu fortissima l’esigenza di conoscere la sua Parola per lasciarsi guidare da essa.  Pertanto anche la distinzione (netta) tra i vangeli e gli altri scritti su Gesù, è cosa fatta già intorno al 100 d.C., con questa successione:

  1. Lettere di S. Paolo (2 Pt.)
  2. Quattro Vangeli e Atti, cioè,  19 dei 27 scritti del N.T.

Ecco, la lettura ideologica porta a travisare la realtà, cambiando le carte in tavola. Il suo ritornello, che ne costituisce anche la parola d’ordine, cui tutti dovrebbero attenersi,  è l’affermazione, a aprioristica, che dopo la Pentecoste sono esistiti più cristianesimi primitivi e che, per  effetto del potere della Grande Chiesa, congiunto a quello imperiale romano, ha trionfato uno solo, che ha schiacciato tutti gli altri. E’ la sindrome, appunto, della minoranza, ricoperta però da una giustificazione pseudo storica, un po’ troppo semplicistica!

Ammesso che le cose siano andate proprio così, ma non sono andate così, oggi non ha più senso, né storico né culturale né tantomeno religioso, risuscitare una realtà del passato che la storia ha comunque superato. Come non è detto che, mettendo gli Apocrifi al posto dei Vangeli, si cambierebbe di punto in bianco la tradizione bimillenaria del cristianesimo.

Applicare poi alla società antica il nostro modo di pensare e le nostre categorie politiche è un’operazione storica impossibile, oltre che del tutto illegittima. Gli studiosi americani non sono i primi a farla: in realtà ci hanno provato tutti.  E tuttavia, si sente che nei loro ragionamenti sulle origini del cristianesimo c’è proprio questa indebita attribuzione, che falsifica  in partenza ogni acquisizione che voglia definirsi scientifica!

Insomma, se io guardo al passato con la lente del mio modo di pensare, ho già costruito un a priori,  cioè una precomprensione, che mi deformerà inevitabilmente la visione delle cose, è l’ideologia vera e propria, anche se io continuerò a dire che essa è altamente scientifica. L’hanno fatto per 141 anni gli studiosi comunisti-socialisti, figurarsi se non lo fanno ora quelli americani!

Il passato va compreso calandosi totalmente in esso e non partendo dal presente!

 

II. Dati acquisiti

Detto questo, cioè fatta questa premessa, bisogna anche accettare ciò che la ricerca scientifica seria ha acquisito, e cioè che alle origini è sempre esistito un solo cristianesimo e che la scrittura o stesura dei Vangeli canonici precede la scrittura degli Apocrifi.

 

E parliamo ora del Papiro P52 e il Vangelo di Giovanni:

provenienza:   Ossirinco, delta del Nilo

proprietà:        J.  Rylands (Manchester)

specialista:     Collin H. Roberts.

Il frammento contiene Gv. 18, 31-33 e 37-38 (Dialogo Pilato-Giudei, dialogo Pilato-Gesù…che cos’è la verità?).   Il papiro è stato datato a non oltre il 125: vuol dire che il foglio è stato confezionato massimo, massimo entro il 125 d.C. Per cui il testo che contiene, 5 versetti del Vangelo di Giovanni, deve essere per forza anteriore a quell’anno. Perciò, nessuno, neanche lo studioso più ideologizzato, dice più che il Vangelo di Giovanni è posteriore al 150 d.C., o addirittura del IV secolo, come afferma quell’imbecille, scientificamente parlando,  di D. Brown.  Si fa dunque risalire Gv. intorno al 100 d.C.  Per non parlare del fatto che il frammento è stato trovato lontano dalla Palestina e ciò ci dice della notevole diffusione del Vangelo anche al di fuori di quel territorio: dunque, ha già fatto parecchia strada.

La Chiesa ha accettato le conclusioni scientifiche del Roberts.

Giovanni è da tutti ritenuto l’ultimo Vangelo in ordine di tempo, Marco il più antico: Marco, Matteo, Luca, Giovanni [scritti tra il 60 e il 100 d.C.].

Con qualche variazione di anno, sono queste le acquisizioni oggi prevalenti nella Chiesa, e sono entrate nel suo insegnamento.  E tutte queste nuove ricerche  valgono più sul piano mediatico, che non su quello scientifico, nel senso che sono riuscite a precisare qualche dettaglio, a chiarire situazioni, a correggere qualche elemento, ma nel complesso non sono riuscite a rovesciare una tradizione che dura da 2000 anni. Si sarebbe voluto arrivare a questo, perciò ricerche parziali sono state spacciate, con grandi mezzi pubblicitari, per  rivoluzioni generali,  ma non ci si è riusciti.  Sostanzialmente la tradizione sul cristianesimo delle Origini  resiste ancora intatta e, al momento, non ci sono elementi seri per denigrarla o  addirittura abbandonarla!!

C’è poi anche la diversità del genere letterario a dividere i due gruppi di scritti su Gesù: i Vangeli canonici sono una biografia kerigmatica, genere letterario unico e non più ripetuto, mentre gli Apocrifi sono scritti letterari a sfondo religioso come tanti altri. I secondi tuttavia prendono dai primi e rielaborano seguendo un gusto popolare, spesso esagerato e ampolloso.   Sono comunque molto eterogenei e solo per comodità vengono classificati come Vangeli, Atti, Lettere e Apocalissi.

Abbiamo i seguenti cinque gruppi:

  1. Testi risalenti alla 2a metà del II° secolo: Vangeli dell’Infanzia di Gesù (8, tra cui Giacomo e Tommaso)
  2. Vangeli giudeo-cristiani (3, perduti)
  3. Testi gnostici (“dialoghi” segreti del Risorto), (21, risalenti a dopo il 150 d.C.)
  4. Testi molto diversi dai Vangeli canonici, ma che comunque si riferiscono alla persona di Gesù (4, Vangeli della Passione)
  5. Testi leggendari che  “completano” i  “vuoti”  dei Vangeli canonici (4, altri Vangeli Apocrifi).

Tutto sommato, guardando questo quadro statistico, si vede come l’evento centrale della vita di Gesù, cioè la sua Passione, morte e resurrezione, ha generato solo  quattro Vangeli apocrifi.   Guardando poi i titolo, si vede anche che sono cose di fantasia:  Tommaso (4), Pietro (4+3).

 

 

III.   Il tempo del rifuto

Due sono le epoche storiche della vita degli Apocrifi, delineate a grandi pennellate: il tempo del rifiuto e  il tempo del rilancio, forzato, interessato.

La prima epoca copre i secoli II-XX. Nei primi cinque secoli abbiamo autori di grosso calibro, che sono anche PP. Della Chiesa, dottori della Chiesa, diffusori e difensori della fede cristiana,  santi.  Personaggi che usano il cervello e la penna con abilità straordinaria.

-   Ireneo di Lione,      santo,          smirne

-   Tertulliano,                                 cartagine

-   ORIGENE,                                 alessandria d’egitto

-   Eusebio,                                     di Cesarea

-   Girolamo,               santo,           stridone (aquileia)

-   Agostino,                santo,           ippona (bona, algeria).

Essi guidano la Chiesa alla definizione del Canone biblico. E’ difficile dare loro torto e trattarli come se non sapessero quello che facevano (è questo in fondo ciò che pensano gli studiosi americani), specialmente a ORIGENE (185-254 d.C.), forse il più grande teologo di tutti i tempi [conosciamo 800 titoli di libri da lui scritti (2000 trattati, secondo  S. Girolamo   o  6000 libri, secondo Epifanio)].

Provenienti dalla cultura greca, complessa e sofisticata, nient’affatto primitiva, come potremmo pensare, ben conoscevano il politeismo e relativa mitologia e la sottostante sua esegesi. Per la loro fede hanno subito le persecuzioni (celebre l’affermazione di Tertulliano [160-220]  Semen est sanguis Christianorum, il sangue dei Cristiani genera altri cristiani). Pensare che fossero degli stupidi nel non saper riconoscere i Vangeli canonici dagli scritti Apocrifi è un po’ troppo.  Ireneo di Lione (130-202), attraverso il vescovo Policarpo di Smirne, si ricollega addirittura a S. Giovanni evangelista!

I  Padri della Chiesa erano imbevuti di cultura greca, in essa erano stati istruiti, sono tutti andati a scuola e hanno fatto l’università, non erano dunque degli analfabeti, erano gente istruita, letterati e non spacciatori di favole: sapevano dunque distinguere bene i Vangeli canonici dagli altri scritti.

Origene sintetizza  in maniera geniale tutta la questione, con la celebre affermazione:  Ecclesia quattuor habet evangelia, haeresis plurima, cioè, la Chiesa ha [solo] quattro Vangeli, gli eretici, sottinteso ne hanno,  moltissimi.

In questa frase folgorante c’è tutta la verità sulla questione Apocrifi.   Frase sostanziale insieme e fortemente ironica.  La Chiesa si è sempre lasciata guidare da essa e ancora la ritiene pienamente valida [ma gli americani, no!  Credono sia tutto da rifare!!].

Esclusi dal Canone biblico, gli Apocrifi hanno avuto un loro influsso profondo sul culto, la devozione, la teologia, gli Ordini religiosi, la letteratura e  l’arte cristiani [il Natale, la Pasqua, venerdì santo e domenica di Pasqua, le feste della Vergine Maria, le feste dei Santi, il presepio, ecc…, ecc…].

Anche in base a questo dire che la Chiesa ha paura degli Apocrifi o, peggio, li ha sempre nascosti, è una bestialità!

 

IV.   Il tempo del rilancio

A parte lo storico  Harnack, inizi ‘900, sintetizzando si può dire che tutto parte da Bauer W., Ortodossia ed eresia nel cristianesimo primitivo, 1934 [1964]; segue quindi Koester, che nel 1959  ripubblica il Vangelo di Tommaso.

I due, in sostanza, attaccano la Tradizione cattolica e il  “monopolio della tradizione evangelica canonica”.  Le loro pubblicazioni sono dunque dichiaratamente ideologiche, dichiaratamente anti!

Sulla loro scia vengono poi:

-          Robinson J.M.,  i testi gnostici

-          Hedrick C.W.,

-          Crossan J.D.,   Inventario o elenco  arbitrario della stratificazione cronologica della tradizione su Gesù; il supposto primo strato; invenzione di un suo Vangelo (Cross Gospel, è il famoso Jesus Seminar!); ipotetica collezione di dialoghi.

E’ la così detta  “Scuola esegetica americana”, che dà addosso alla esegesi europea, a loro dire troppo appiattita sull’esegesi dei Vangeli canonici. Roba nuova contro roba vecchia, insomma!!

Dove porta tutta questa pubblicistica neo.apocrifista?   Spesso a magri risultati: ne è un esempio eloquente la ricostruzione delle ipotetiche 177 parole (lòghia, àgrapha) di Gesù, che non sarebbero contenute nei Vangeli canonici, perché espunte a detta dei nuovi profeti dell’esegesi biblica (A. Resch, 1889)!  Gran battage mediatico iniziale, che insinua il dubbio della veridicità dei Vangeli; poi dibattito tra gli specialisti ed esame scientifico dei testi prodotti. Risultato:  riduzione delle famose parole a 77, quindi a 36. Nel 1896 J.H.Ropes esamina 14 di questi àgrapha, ritenendone autentici  ‘solo’ 13. Dopo le scoperte di Ossirinco  (Papiro P52) e di Nag  Hammadi, ulteriore riduzione del loro numero: infatti nel 1963 J. Jeremias li riduce a 21. Dopo di lui, O.Hofius li riduce a  4.  Da 77 àgrapha assolutamente autentici di Gesù a soli 4 il salto è davvero notevole, non c’è che dire!   A questo punto, però, silenzio assoluto dei media!!

 

D’altra parte non c’è molto da aggiungere alla severa, e dirompente, conclusione con la quale Jeremias chiude il suo studio,  divenuto un classsico della esegesi della letteratura extracanonica: ”L’importanza della tradizione extraconica sta essenzialmente nel fatto che essa fa risaltare il valore unico dei nostri Vangeli. Chi vuole conoscere la vita e il messaggio di Gesù, li ritrova soltanto nei quattro Vangeli canonici. Gli àgrapha possono offrire integrazioni, importanti e preziose integrazioni. Null’altro” (J.Jeremias, Gli agrapha di Gesù, trad. it., Paideia, Brescia 1965, 153).

Ecco, spesso avviene così, nello studio delle pretese novità dei testi cristiani antichi: insinuazione di dubbi, tanta, realizzabilità, poca.   Non potendo rovesciare la storia, le nuove generazioni di studiosi creano, con il concorso dei mass media, il dubbio su come sono andate le cose nel passato. Nelle nuove ricerche spesso l’impegno è più mediatico che scientifico, per cui in esse si mescolano mediatismo esasperato,  avversione generazionale, il politicamente corretto, a priori e pregiudizi ideologici, e quant’altro. E’ fuori di dubbio che alcuni di questi sono elementi importanti nella cultura americana, ma non si possono applicare sic et simpliciter alla società palestinese e mediterranea di duemila anni fa.

Se la ‘produzione’ delle nuove ricerche storico-esegetiche è scarsa, per non dire insignificante, allora perché gli ‘americani’ continuano a sfornarle? In ogni caso, l’obiettivo è sempre lo stesso: Gesù e la destituzione delle origini del cristianesimo e, quindi, della Chiesa.   Alla fine della ricerca di Crossan Gesù non è più né ebreo, né cristiano. Più semplicemente, non è niente!!

Ma anche la stessa  “Scuola esegetica americana”  produce risultati contraddittori, addirittura agli opposti.  Per cui Gesù per alcuni è ebreo,  per altri  no; per alcuni è vero solo il Gesù degli Apocrifi, per altri Gesù è solo un rivoluzionario sociale (Sanders);  per alcuni di lui non si sa niente, per altri abbiamo elementi più che sufficienti.

E siccome il dubbio e la critica, in se stessi, sono corrosivi, è chiaro che l’obiettivo finale è quello di incidere sulla fede dei cristiani: Gesù è semplicemente un uomo!

Queste ricerche quasi mai puntano alla verità storica, ma esprimono sostanzialmente l’atteggiamento delle nuove generazioni di fronte al passato, soprattutto quello più antico: un misto cioè di ignoranza, di sufficienza sprezzante, di uso spregiudicato dei media e, naturalmente, il successo di pubblico (e di vendite, siamo pur sempre in America, dove tutto è valutato sulla base dei costi-ricavi!!).  Insomma, sono funzionali alla presenza delle nuove generazioni sulla scena della storia e al loro relazionarsi con il cristianesimo.

Un simile approccio alle origini cristiane però suscita anche una fortissima reazione fondamentalista, che difende letteralmente il testo biblico e si contrappone  sistematicamente alle  affermazioni  del laicismo americano:  due modi  opposti di vedere le cose, che  tuttavia hanno in comune l’uso spregiudicato dei mass media.  Per entrambi cioè la partita scientifica e culturale sembra doversi giocare fuori  delle aule accademico-universitarie e la verità storica sembrerebbe dover dipendere, più che dalle fonti, dal gradimento o meno del pubblico.

 

Conclusione

Concludendo, la  “battaglia degli Apocrifi”, componente della così detta terza ricerca su Gesù, è strumentale e ideologica, più che scientifica e storica e ha come scopo quello di ridurre anche il cristianesimo nel  minestrone delle

 

religioni, in obbedienza allo slogan  le religioni sono tutte uguali, effetto  a sua volta del politicamente corretto, destituendo le sue origini  e attaccando continuamente la Chiesa e il suo capo.  Ma storicamente le religioni non sono tutte uguali: hanno la stessa dignità, però sono diverse tra di loro. Così come le persone hanno la stessa dignità, ma sono diverse le une dalle altre!!  Voler  ridurre il cristianesimo nel calderone delle religioni significa,  in definitiva, annullare la Rivelazione cristiana.

In ultima analisi, i risultati di questa guerra sono più gridati e sbandierati, che non sostanziali. E, comunque, non tali da  rovesciare la tradizione continua giunta fino a noi.

Un risultato però questo amba aradàn di pubblicistica su Gesù lo mostra chiaramente: se ne parli bene, se ne parli male, o anche malissimo, l’argomento Gesù  tira ancora,  e fa vendere ancora moltissimo, segno che, a dispetto di tutti gli atei e degli anticristiani, Gesù Cristo  attira ancora fortissimo l’interesse di gran parte degli uomini.

E anche questa è una via che Egli usa per condurre a sé molti cuori!

Amen.

 

prof. Tiziano Civiero

   



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