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Santo del Giorno  

   

 Ogni branca della conoscenza presuppone un metodo adeguato per affrontarla. Qui seguimo il metodo offerto da mons. Luigi Giussani per parlare della fede in Cristo oggi.

Vogliamo dare solo un breve approccio a questo metodo, certamente senza la pretesa di esaurire un tema che implica l’impegno di tutta la vita e senza la pretesa di spiegare in poche righe il carisma di mons. Giussani.

 "Nello snervante comodo della vita moderna la massa delle regole che danno consistenza alla vita si è spappolata;[...] la maggior parte delle fatiche che imponeva il mondo cosmico sono scomparse e con esse è scomparso anche lo sforzo creativo della personalità [...]. La frontiera del bene e del male è svanita, [...] la divisione regna ovunque [...]. Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità."1

Con questa citazione don Giussani approccia il tema del realismo nel suo testo Il senso religioso . Prosegue poi: "Il realismo esige che, per osservare un oggetto in modo tale da conoscerlo, il metodo non sia immaginato, pensato, organizzato o creato dal soggetto, ma imposto dall'oggetto."  Dunque se affrontiamo temi religiosi, che riguardano l'umano di ognuno di noi, la riflessione deve partire dalla persona. Si parte da un'indagine esistenziale ma, continua don Giussani, "è necessario saper emettere un giudizio a proposito dei risultati di tale indagine su noi stessi." (ibidem)

Ora l'emissione di un giudizio presuppone un criterio in base al quale giudicare. Se il criterio è esterno a noi cadremo nell'alienazione, quindi tale criterio deve essere "reperibile dentro di noi...Il criterio per giudicare quella riflessione sulla propria umanità deve dunque essere immanente alla struttura originaria della persona".(ibidem)

Tutto viene giudicato alla luce dell’esperienza elementare, che viene così esplicitata:"Si tratta di un complesso di esigenze e di evidenze con cui l'uomo è proiettato dentro il confronto con tutto ciò che esiste... esigenza di felicità, esigenza di verità, esigenza di giustizia, ecc.. Sono comunque una scintilla che mette in azione il motore umano". (ibidem)

Se questo motore carbura e si mette in moto non si ferma più, tutta la vita diventa una sete di conoscenza.

Ma ecco come don Giussani definisce la fede: un metodo di conoscenza: "un metodo di conoscenza indiretta, una conoscenza cioè che avviene attraverso la mediazione di un testimone".2

Tutta la storia del mondo e le sue implicazioni sono basate sulla conoscenza per fede, tramite la mediazione di testimoni. Conseguentemente il nostro problema principale è valutare l'affidabilità dei testimoni. Ecco in proposito cosa suggerisce don Giussani:"Quando si è giusti nel fidarsi di una persona? Quando quella persona sa realmente quello che dice e non vuole ingannare, secondo le due categorie che sono vecchie come tutta la filosofia scolastica, ma che sono di buon senso: se io sono sicuro che quell'individuo lì sa quel che dice e non mi vuole ingannare". (ibidem)

Il raggiungimento di questa certezza è dunque un problema di moralità, cioè di amore alla verità più di quanto si sia attaccati alle proprie opinioni e ai propri preconcetti.

Arriviamo ora al punto che ci interessa: come si fa a conoscere Cristo oggi? Con la fede intesa come metodo di conoscenza.

Conoscere Cristo oggi è iniziare a rapportarsi con un fatto avvenuto nella storia, un incontro avvenuto in un determinato giorno, ad un'ora precisa.  Giovanni ed Andrea lo raccontano come un incontro eccezionale, la risposta al loro desiderio di incontrare il Messia, di incontrare Dio!

"Vale a dire, l'eccezionalità è sinonimo di corrispondenza a quello che il cuore desidera e ai criteri attraverso i quali il cuore giudica la vita e tutto, l'eccezionalità ultimamente è sinonimo di qualcosa di divino; era questo che impressionò i suoi amici sulla barca ed era questo che terrorizzò i suoi nemici, i farisei: una eccezionalità che era qualcosa di divino, e che lasciava inevitabile stupore". (ibidem)

Cristo c’entra con tutto: “È la grande, vera, reale alternativa: o il niente in cui tutto va a finire – il niente di ciò che ami, il niente di ciò che stimi, il niente di te stesso e degli amici, il niente del cielo e della terra, il niente, tutto è niente perché tutto va a finire in cenere – oppure quell’uomo lì ha ragione, è quello che dice di essere. Così gli ha detto Pietro: «Tu solo, Tu solo spieghi tutto», vuol dire che rimetti in piedi tutto, e fai vedere le connessioni tra tutto, e rendila vita grande, intensa, utile e fai vedere la sua eternità.” (ibidem)

Dunque siamo di fronte a un evento, a un fatto. A questo punto scatta la nostra risposta personale, la nostra libertà. Di fronte a Cristo che pretende di essere “il centro del cosmo e della storia” dobbiamo prendere posizione. Questo “lavoro”, che implica tutta la persona fino all’ultimo istante della vita, non può essere delegato a niente e a nessuno.

“La portata di verità di questo annuncio, la sua densità esistenziale, come tutto nella vita, deve svolgersi in regola organica, in dinamismo sistematico. È in questo l’importanza della verifica, secondo elemento metodologico: essa esige che, avendo ascoltato un annuncio vero, la persona paragoni con esso il flusso della propria vita, e perciò la trama dei propri bisogni, problemi, situazioni, reazioni, esigenze, eccetera. Solo così l’incontro con Cristo diventa un punto di vista nuovo, una vera e propria ipotesi di lavoro a partire dalla quale vedere e affrontare tutto ciò che il dinamismo normale della esigenza quotidiana implica. Per questo l’atteggiamento di «verifica » sbocca in una cultura, cioè in una comprensione complessiva e rinnovata della realtà.” 3

 

Questa breve introduzione al sito si ferma qui, buon “lavoro” a tutti coloro che vogliono impegnarsi. Con un “Nota bene”: nessuno può pretendere di fare questo cammino in solitudine o solo intellettualmente. La sequela a Cristo comporta l’appartenenza a una comunità che è la Chiesa Cattolica, nelle modalità e con gli incontri che normalmente la Grazia fa accadere nella vita di chi è aperto all’incontro con il Mistero.

 G.A. Crotti

 

1Cfr. A.Carrel, Riflessioni sulla condotta della vita, Bompiani, Milano 1953 Citato in L.Giussani, Il senso religioso, Rizzoli, Milano 1997

2L. Giussani, Si può vivere così?, Bur, Milano 1994

3 Intervista a Luigi Giussani a cura di Giorgio Sarco. Maggio 1979 – Supplemento al periodicoTracce – Litterae Communionis, n 2, febbraio 2010

 

 

 

 

 

 


 

 

 

   



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