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Santo del Giorno  

   

 

 

Luigi Giussani  fonte Il senso religioso, Volume primo del PerCorso,BUR Saggi, Milano 2006


Non esiste niente di più adeguato, di più aderente alla natura dell'uomo che l'essere posseduti per una originale dipendenza: infatti la natura dell'uomo è quella di essere creato.


 

Padre Pierbattista Pizzaballa   Custode di Terra Santa  Fonte: Corriere della Sera 04/09/2005


Macché diffi­coltà tra Israele e Vaticano! I pro­blemi per noi cristiani in Terra Santa sono altri. Quasi ogni gior­no, lo ripeto quasi ogni giorno, le nostre comunità sono vessate da­gli estremisti islamici in queste re­gioni. E, se non sono gente di Hamas о della Jihad islamica, avvie­ne che ci si scontri con il muro di gomma dell'Autorità Palestine­se, che fa poco о nulla per punire i responsabili. Anzi, ci è capitato di venire a sapere che in alcuni casi tra loro c'erano gli stessi agen­ti della polizia di Mah-moud Abbas о i mili­tanti del Fatah, il suo partito, che sarebbe­ro addetti alla nostra difesa. Sono talmente scoraggiato di sentire le lamentele che tal­volta non guardo nep­pure più i dossier



 

Vittorio Messori  Fonte: Pensare la storia. Una lettura cattolica dell'avventura umana Ed. Paoline, Milano 1992


A proposito di università (e di "oscurantismo"): ci sarà pure una ragione se, all'inizio del Seicento, proprio quando Galileo è sulla quarantina, nel pieno del vigore della ricerca, di università - questa tipica creazione del Medio Evo cattolico - ce ne sono 108 in Europa, alcune altre nelle Americhe spagnole e portoghesi e nessuna nei territori non cristiani. E ci sarà pure una ragione se le opere matematiche e geometriche degli antichi (prima fra tutte quelle di Euclide) che costituirono la base fondamentale per lo sviluppo della scienza moderna, giunsero a noi soltanto perché ricopiate dai monaci benedettini e, appena inventata la tipografia, stampate sempre a cura di religiosi. Qualcuno ha addirittura rilevato che, proprio in quell'inizio del Seicento, è un Grande Inquisitore di Spagna che fonda a Salamanca la facoltà di scienze naturali dove si insegna con favore la teoria copernicana...

 

 

G.K. Chesterton
 

 

 La morte di Cristo e gli ebrei

«Può essere pericoloso, e in alcuni casi una semplificazione quasi criminale, affermare in continuazione che gli Ebrei hanno ucciso Cristo. Ma è certo che sarebbe non solo una semplificazione, ma addirittura una falsificazione, suggerire che l’unico ebreo coinvolto fosse l’ebreo che venne ucciso».

 

Vittorio Messori  Fonte: Ipotesi su Maria  Ed. Ares, Milano 2005


«Prega per noi peccatori, nunc et in hora mortis nostrae».

Sulla invocazione finale dell'Ave Maria, Jean Guitton ha un commento che vale la pena di meditare: « Se Maria  ha un rapporto diretto con l'ora della morte di ciascun uomo, non è solo perché quell'ora è più difficile e angosciosa di ogni altra. È anche perché la morte è l'ora della nascita all'eterno. E lei ci è stata data come madre sia nel tempo che nell'eternità».

 

 

Francesco Cossiga  Fonte: Il Giornale  intervista a Paolo Guzzanti 18/11/2000

 

 L'antifascismo come categoria dell'assoluto e del nulla é la più grande truffa etica che sia stata consumata e la più grande manipolazione linguistica. 

 

 

Massimo Viglione  Fonte: L'identità ferita  Ed. Ares, Milano 2006 pag.76

 

 Tornando al Mazzini, evidenti sono dunque gli elementi utopici e totalitari dell'ideologia mazziniana, sia nell'accezione re­ligiosa (con il rinnegamento della millenaria fede dei padri si sfocia addirittura in un monismo gnostico-teocratico), sia in quella politica: il «padre della patria» ripudiava la vera Italia per «costruire» un'altra Italia, la celeberrima «nuova Italia», un'Italia non reale e condivisa ma «voluta» (da pochi), non popolare ma élitaria, «volontaristica» appunto, che necessitava a sua vol­ta di «nuovi italiani» che la «volevano», che avrebbero dovuto «costruirla», antitetica alla vera e millenaria Italia, e che quindi richiedeva un «nuovo italiano», l'«uomo nuovo», massonica­mente da educare alla «nuova èra».

La vera Italia si fondava sulla religione cattolica, era anzi la sede stessa del Papato e della Chiesa universale? Mazzini vuole una nuova religione per gli italiani. La vera Italia era composta da secolari e legittimi Stati monarchici o comunque con una concezione sacrale e aristocratica dello Stato? Mazzini vuole un'Italia repubblicano-giacobina. La vera Italia era da sempre geopoliticamente divisa e decentrata? Mazzini la vuole unitaria e accentrata. La vera Italia, figlia dell'Impero Romano e della Chiesa Cattolica, è permeata di una concezione universalistica del mondo e della politica? Mazzini la vuole nazionalista. Ven­tidue milioni di italiani non sono d'accordo? Allora bisognerà «educarli», ne bastano pochi, i «nuovi italiani»...

Sembra proprio di non cadere nell'esagerazione affermando che l'Italia del «padre della Patria» è essenzialmente anti-italiana, alternativa alla millenaria e reale identità nazionale degli italiani.

 

 

Massimo Viglione  Fonte: L'identità ferita  Ed. Ares, Milano 2006 pag.94

 

Riandiamo alla precedente sezione sulla Massoneria, e rileg­giamo i programmi e i fini dell'Alta Vendita della Carboneria. Nell'Istruzione permanente data ai membri della setta nel 1817 troviamo scritto: «II nostro scopo finale è quello di Voltaire e del­la Rivoluzione Francese: l'annientamento per sempre del cattoli­cesimo ed ancora dell'idea cristiana, che se resta in piedi sulle ro­vine di Roma ne avrebbe perpetuazione [...]. Il lavoro al quale noi ci accingiamo non è l'opera di un giorno, né di un mese, né di un anno. Può durare molti anni, forse un secolo: ma nelle no­stre file il soldato muore, ma la guerra continua [...]. Quello che noi dobbiamo cercare ed aspettare come gli ebrei aspettano il Messia, si è un Papa secondo i nostri bisogni [...]. Con questo so­lo noi andremo più sicuramente all'assalto della Chiesa, che non con gli opuscoletti dei nostri fratelli di Francia e coll'oro stesso dell'Inghilterra. E volete sapere il perché? Perché con questo so­lo, per stritolare lo scoglio sopra cui Dio ha fabbricato la sua Chiesa, noi non abbiamo più bisogno dell'aceto di Annibale, né della polvere da cannone e nemmeno delle nostre braccia. Noi abbiano il dito mignolo del successore di Pietro ingaggiato nel complotto, e questo dito mignolo vai per questa crociata tutti gli Urbani II e tutti i san Bernardi della Cristianità».

 

 Massimo Viglione  Fonte: L'identità ferita  Ed. Ares, Milano 2006 pag.104

 

 Il governo inglese favorì la Rivoluzione Italiana mediante u-na duplice azione, in quanto gli interessi britannici nella Peniso­la attenevano a due àmbiti: quello ideale-religioso (propagazio­ne del protestantesimo contro il «papismo» romano162) e quello politico-economico (abbattimento del dominio asburgico nella Penisola senza favorire quello francese, determinando al tempo stesso la formazione di un nuovo Stato amico nel cuore del Me­diterraneo).

Al contrario di quanto molti storici affermano, è probabile che nei cuori e nei cervelli degli inglesi la prima aspettativa fosse più importante della seconda. E questo per varie ragioni, sia di ordi­ne «materiale» (ormai il Mediterraneo non era più da tempo il centro del commercio mondiale, e la Gran Bretagna poteva tran­quillamente sopravvivere anche senza l'Italia per amica; inoltre il dominio asburgico nella Penisola di fatto non esisteva più, se non nelle terre direttamente soggette alla Corona viennese), sia di ordine «ideale» (in quegli anni il mondo protestante viveva un «risveglio» religioso, e specie in Inghilterra, ove l'odio antipapi­sta si era rinvigorito quasi come ai tempi aurei delle feroci per­secuzioni della Regina Elisabetta I, anche perché Pio IX era riu­scito a ottenere il permesso per la restaurazione della gerarchia cattolica in Gran Bretagna, fra lo scandalo e l'ira delle gerarchie anglicane), sia infine di ordine «preternaturale»: come è univer­salmente noto, Londra era il cuore della Massoneria mondiale163, e lo stesso Palmerston ne era il grande capo.

 

162     Si veda al riguardo M. Viglione, «Libera Chiesa in libero Stato»?, cit.

163       «La protezione inglese, ufficiale o privata, ha sempre, nell'Ottocento, qualcosa di
misterioso e di insinuante. Come la Massoneria»: M. Costa Cardol, op. cit, p. 205.

 

 

Juan Josè Silvestre  Fonte: Zenit.org Rubrica di teologia liturgica a cura di don Mauro Gagliardi

 

 La Institutio Generalis Missalis Romani (IGMR) nella editio typica tertia include per la prima volta al n. 45 un riferimento a ciò che precede la celebrazione: «Anche prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa, in sagrestia e nel luogo dove si assumono i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione».

Pertanto, conviene che tutti osservino il silenzio: sia il celebrante, che in questo momento preparatorio deve ricordarsi di nuovo che si mette a disposizione di Colui che «è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro» (2Cor 5,15); sia i fedeli che, prima che inizi la celebrazione, devono prepararsi per l’incontro con il loro Signore. Cristo non li convoca solo per parlare loro della sua futura Passione, morte e risurrezione; bensì il suo mistero pasquale si fa realmente presente nella Santa Messa, perché possano partecipare di Lui.

In questa linea, annota il Catechismo della Chiesa Cattolica: «L’assemblea deve prepararsi ad incontrare il suo Signore, essere un popolo ben disposto. Questa preparazione dei cuori è opera comune dello Spirito Santo e dell’assemblea, in particolare dei suoi ministri. La grazia dello Spirito Santo cerca di risvegliare la fede, la conversione del cuore e l’adesione alla volontà del Padre. Queste disposizioni sono il presupposto per l’accoglienza delle altre grazie offerte nella celebrazione stessa e per i frutti di vita nuova che essa è destinata a produrre in seguito» (n. 1098).

In questo contesto di preparazione alla celebrazione, i ministri hanno un ruolo imprescindibile ed il silenzio occupa un luogo preminente. Silenzio che non è una semplice pausa, nella quale ci assalgono mille pensieri e desideri, bensì quel raccoglimento che ci dà pace interiore, che ci permette di riprendere respiro e che svela ciò che è vero. Ma perché il silenzio è parte della celebrazione? In primo luogo perché esso favorisce il clima di preghiera che deve caratterizzare qualunque azione liturgica. La celebrazione è preghiera, dialogo con Dio, e il silenzio è il luogo privilegiato della rivelazione di Dio. La permanenza nel deserto, ed il silenzio che spontaneamente viene evocato da questa immagine, segnano tutta la relazione tra Israele e il suo Signore. La sagrestia e la navata della chiesa, nei momenti che precedono la celebrazione, dovrebbero essere quel luogo deserto nel quale Gesù si ritira prima degli avvenimenti più importanti. Il deserto è il luogo di silenzio, della solitudine; esso suppone un allontanarsi, l’abbandonare per un momento le occupazioni quotidiane, il rumore, la superficialità.

Come ricordava il cardinale Ratzinger, predicando gli esercizi spirituali a Giovanni Paolo II, «tutte le cose grandi iniziano nel deserto, nel silenzio, nella povertà. Non si può partecipare alla missione di Gesù, alla missione del Vangelo, senza partecipazione all’esperienza del deserto, della sua povertà, della sua fame […]. Chiediamo al Signore che ci conduca, che ci faccia trovare quel silenzio profondo in cui abita la sua parola»(Il cammino pasquale, p. 10).

In secondo luogo, la presenza del silenzio nell’azione liturgica si deve al fatto che l’incontro con Dio si rende possibile e anche richiede uno spirito di conversione continua, che deve caratterizzare la vita di ogni fedele. Il silenzio è perciò l’ambiente adeguato affinché tale processo di trasformazione abbia luogo. Di fatto, «non ci si può aspettare una partecipazione attiva alla Liturgia Eucaristica, se ci si accosta ad essa superficialmente, senza prima interrogarsi sulla propria vita. Favoriscono tale disposizione interiore, ad esempio, il raccoglimento ed il silenzio, almeno qualche istante prima dell’inizio della liturgia, il digiuno e, quando necessario, la confessione sacramentale. Un cuore riconciliato con Dio abilita alla vera partecipazione» (Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis, n. 55).

 

San Giovanni Crisostomo

 

"Soltanto colui che si arrabbia senza motivo è colpevole; chi si adira per un motivo giusto non incorre in nessuna colpa. Poiché, se mancasse la collera, non progredirebbe la conoscenza di Dio, i giudizi non avrebbero consistenza ed i crimini non sarebbero repressi. Ed ancor più: chi non si incollerisce quando lo esige la ragione, commette un peccato grave, poiché la pazienza non regolata dalla ragione propaga i vizi, favorisce le negligenze e porta al male, non soltanto i cattivi ma, soprattutto, i buoni."

 

(San Giovanni Crisostomo - Hom. XI in nath, 344-407)

 

LETTERE DI SANTA CATERINA - CCVI - A Gregorio XI

 

 Santissimo e carissimo e dolcissimo padre in Cristo dolce Gesù, io vostra indegna figliuola Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel preziososangue suo; con desiderio che ho desiderato di vedere in voi la plenitudine della divina Grazia; sì, e per siffatto modo che voi siate strumento e cagione, mediante la divina Grazia, di pacificare, tutto l'universo mondo. E però vi prego, padre mio dolce, che voi, con sollicitudine ed affamato desiderio della pace e onore di Dio e salute dell'anime, usiate lo strumento della potenzia e virtù vostra. E se voi mi diceste, padre: «il mondo è tanto travagliato! in che modo verrò a pace?» dicovi da parte di Cristo crocifisso: tre cose principali vi conviene adoperare con la potenzia vostra. Cioè, che nel giardino della santa Chiesa voi ne traggiate li fiori puzzolenti, pieni d'immondizia e di cupidità, enfiati di superbia; cioè li mali pastori e rettori, che attossicano e imputridiscono questo giardino. oimé, governatore nostro, usate la vostra potenzia a divellere questi fiori. Gittateli di fuori, che non abbino a governare. Vogliate ch'egli studino a governare loro medesimi in santa e buona vita. Piantate in questo giardino fiori odoriferi, pastori e governatori che siano veri servi di Gesù Cristo, che non attendano ad altro che all'onore di Dio e alla salute dell'anime, e sieno padri de' poveri. oimé, che grande confusione è questa, di vedere coloro che debbono essere specchio in povertà volontaria, umili agnelli, distribuire della sustanzia della santa Chiesa a' poveri; ed egli si veggono intante delizie e stati e pompe e vanità del mondo, più che se fussero mille volte nel secolo! Anzi molti secolari fanno vergogna a loro, vivendo in buona e santa vita. Ma pare che la somma e eterna Bontà faccia fare per forza quello che non è fatto per amore: pare che permetta che gli stati e delizie siano tolti alla sposa sua, quasi mostrasse che volesse che la Chiesa santa tornasse nel suo stato primo poverello, umile, mansueto, com'era in quello tempo santo, quando non attendevano altro che all'onore di Dio e alla salute dell'anime, avendo poi ch'ha ammirato più alle temporali che alla cura delle cose spirituali, e non temporali. ché spirituali, le cose sono andate di male in peggio. Però vedete che Dio per questo giudizio gli ha permessa molta persecuzione e tribolazione. Ma confortatevi, padre, e non temete per veruna cosa che fusse addivenuta o addivenisse, che Dio fa per rendere lo stato suo perfetto; perché in questo giardino si paschino agnelli, e non lupi divoratori dell'onore che debbe essere di Dio, il quale furano, e dánnolo a loro medesimi. Confortatevi in Cristo dolce Gesù; ché io spero che l'adiutorio suo, la plenitudine della divina Grazia, il sovenimento e l'adiutorio divino sarà presso da voi, tenendo il modo detto di sopra. Da guerra verrete a grandissima pace, da persecuzione a grandissima unione: non con potenzia umana, ma con la virtù santa sconfiggerete le dimonia visibili delle inique creature, e le invisibili dimonia, che mai non dormono sopra di noi.

 

 LETTERE DI SANTA CATERINA - CCXVIII - A Gregorio XI

 

Oh quanto diletto se noi vedessimo che il popolo cristiano desse il condimento della fede agli Infedeli! Perocché poi, avendo ricevuto il lume, verrebbe a grande perfezione, siccome pianta novella avendo perduta la freddezza della infidelità, e ricevendo il caldo e il lume dello Spirito Santo per la santa fede; producerebbe fiori e frutti delle virtù nel corpo mistico della santa Chiesa: sì che coll'odore delle loro virtù aiutarebbero a spegnere li vizii e li peccati, superbia e immondizia; le quali cose abondano oggi nel popolo cristiano, e singolarmente ne' prelati e ne' pastori e ne' rettori della santa Chiesa; e' quali sono fatti mangiatori e devoratori dell'anime: non dico convertitori, ma devoratori. E tutto è per l'amore proprio che hanno a sé medesimi; del quale nasce superbia, cupidità, e avarizia, e immondizia del corpo e della mente loro. Veggono e' lupi infernali portare li sudditi loro, e non pare che se ne curino; tanta è la cura che hanno presa in acquistare diletti e delizie, loda e piaceridel mondo. E tutto procede dall'amore proprio di sé medesimo: perocché se egli amasse sé per Dio, e non sé per sé, egli attenderebbe solo all'onore di Dio, e non al suo, e alla utilità propria sensitiva. oimé, babbo mio dolce, procurate, e attendete sopra costoro; cercate li buoni uomini e virtuosi, e a loro date la cura delle pecorelle; perocché questi cotali saranno agnelli, e non lupi, che notricheranno il corpo mistico della santa Chiesa. Onde a noi sarà utilità; e a voi sarà grande pace e consolazione:e aiuterannovi a portare le grandi fadighe, ch'io so che voi avete. Parmi che stiate, benigno padre mio, siccome sta l'agnello nel mezzo de' lupi. Ma confortatevi, e non temete, perocché la providenzia e l'aiutorio di Dio sara sempre sopra di voi. Non mirate, perché vedeste apparire le cose molto contrarie, e che l'aiuto umano ci venga meno; e che quelli che ci debbono aiutare più ci manchino, facendo contra di voi. Non temete; ma più vi confidate, e non alienate né impedite il vostro dolce e santo desiderio; ma più si accenda l'uno di che l'altro. Su, padre, mandate in effetto il proponimento che avete fatto, dell'avvenimento vostro e del santo passaggio, al quale vedete che gl'Infedeli v'invitano, venendo a più possa a tollervi il vostro! Su, a dare la vita per Cristo orabbiamo noi altro che uno corpo? perché non dar la vita mille, volte, se bisogna, in onore di Dio, e in salute delle creature? così fece egli; e voi, vicario suo, dovete fare l'offizio suo. Questo è usanza, che, rimanendo il vicario, séguiti le vestigie e i modi del signore suo. Adunque venite, venite, e non tardate più, acciocché tosto poniate il campo sopra gl'Infedeli; e che non riceviate, di questo fare, impedimento da questi membri putridi, che sono ribelli a voi.

 

 dal blog di Rino Cammilleri:

 

 Su Aleteia.org del 30 dicembre 2014 il liturgista p. Henry Vargas Holguin risponde a una domanda sui gesti dei fedeli a messa e dice tra l’altro: «La pratica di prendersi per mano al momento di recitare il Padre Nostro deriva dal mondo protestante. Il motivo è che i protestanti, non avendo la Presenza Reale di Cristo, ovvero non avendo una comunione reale e valida che li unisca tra loro e con Dio, considerano il gesto di prendersi per mano un momento di comunione nella preghiera comunitaria (…). Noi cattolici ci uniamo nella Comunione, non quando ci prendiamo per mano (…). Si deve quindi evitare questa pratica durante la celebrazione della Messa». E continua: «Un’altra cosa che vedo molto quando si recita il Padre Nostro è che la gente alza le mani come fa il sacerdote. Nemmeno questo va bene, perché non spetta ai laici durante la Messa compiere gesti riservati al sacerdote o pronunciare le parole o le preghiere del sacerdote confondendo il sacerdozio comune con il sacerdozio ministeriale». In conclusione, «la cosa migliore è che i fedeli restino o preghino con le mani giunte».

 

Athanasius Schneider - Fonte Corpus Christi, La Santa Comunione e il rinnovamento della Chiesa, Libreria Editrice vaticana

 

10.

 L'attuale rito della Comunione sulla mano, mai appartenuto al patrimonio liturgico della Chiesa Cattolica (poiché era inventato dai calvinisti e differisce sostanzialmente dal rito della Chiesa dei primi secoli), ha causato e continua a causare un danno di proporzioni veramente preoccupanti, cioè un danno alla retta fede eucaristica, alla riverenza e alla cura verso i frammenti eucaristici.

 11.

 L'Eucaristia è il culmine e la fonte della vita della Chiesa (Concilio Vaticano II), la Chiesa vive dell'Eucaristia (Enciclica e testamento spirituale del beato Giovanni Paolo II) e l'Eucaristia è conseguentemente il cuore pulsante della Chiesa. La vera crisi della Chiesa di oggi si rivela quindi nel modo come questa fonte e questo cuore sono trattati concretamente. Però, a causa della Comunione sulla mano e in piedi quello che è il Santissimo per eccellenza è trattato con un vero minimalismo di riverenza e sacralità esteriori; inoltre il pane consacrato, il tesoro più prezioso della Chiesa, è esposto ad una incuranza sorprendente, a una enorme perdita di frammenti eucaristici e a furti sempre più dilaganti per fini sacrileghi.

 Questi fatti nessuno può più negare in buona fede.

 12.

 La vera crisi della Chiesa di oggi è nel fondo la crisi eucaristica e più concretamente la crisi causata in modo decisivo dalla Comunione sulla mano, una crisi prognosticata da Paolo VI e provata oggi dai fatti. Una vera riforma della Chiesa e una vera nuova evangelizzazione rimangono meno efficaci, se non si cura la malattia principale, che è la crisi eucaristica in generale e più concretamente la crisi causata dal rito della Comunione sulla mano. Una malattia si cura più efficacemente non con la cura dei sintomi, ma con la cura della causa concreta. Di sovente si constata un certo rispetto umano nell'affrontare questo argomento: è come se nessuno volesse rendersi responsabile di mettere il dito nella piaga. Si parla certamente in modo più generico o teorico sulla necessità di una maggiore riverenza e cura verso il pane consacrato, ma finché rimane la vera causa concreta dell'irriverenza e dell'incuranza generalizzata, cioè la Comunione sulla mano, i discorsi e i programmi necessari della riforma e della nuova evangelizzazione non porteranno un gran effetto nell'ambito della fede e della pietà eucaristica, che è il cuore della vita della Chiesa.

 

 dal blog di Rino Cammilleri:

 Il 20 settembre 2001, inaugurando un convegno su “Multiculturalità e identità oggi” a Bologna, il cardinale Giacomo Biffi accennò alla Dichiarazione “Dominus Iesus” emanata l’anno prima dalla Congregazione per la dottrina delle fede, e disse: «Non era mai capitato – in venti secoli di cristianesimo – che si sentisse il bisogno di ricordare ai discepoli di Gesù una verità così elementare e primaria come questa: il Figlio di Dio fatto uomo, morto per noi e risorto, è l´unico necessario Salvatore di tutti. Evidentemente si è temuto che di questi tempi Gesù Cristo potesse diventare l´illustre vittima del dialogo interreligioso».  

   



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