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Santo del Giorno  

   

Fonte lanuovabq.it 02/06/2018

Autore Riccardo Caniato

Non solo i media laici, ma anche quelli cattolici, prima pronti a «sparare» contro, ora che la ruota gira a favore della veridicità dell’evento fanno i prudenti. Ma il fatto che il Papa, a titolo personale poco convinto dell’evento, confermi come visitatore apostolico permanente Hoser, che si è sbilanciato mostrandosi più che aperto alle apparizioni, è un dato importantissimo.

 

La notizia che Papa Francesco, in data 31 maggio 2018, ha nominato mons. Henryk Hoser «visitatore apostolico permanente» presso la Parrocchia Santuario di Medjugorje è stata ripresa – doverosamente – dai media di tutto il mondo. Solamente che – almeno così mi sarei aspettato – quest’informazione si meritava un’enfasi maggiore, perché – a mio giudizio – questo atto definisce un punto di non ritorno a tutto favore del riconoscimento delle «discusse» apparizioni di Erzegovina, iniziate nel lontano giugno 1981 e ancora – per chi ci crede – felicemente e provvidenzialmente in corso.

Purtroppo non solo i media laici (che esprimendo una visione atea della vita si posizionano coerentemente contro i fatti del soprannaturale), ma anche quelli cattolici, in nome della prudenza (che non è una virtù qualora, pur in buona fede, rischi di manipolare, se non addirittura soffocare l’iniziativa di Dio) mentre si sono dimostrati pronti a «sparare» contro Medjugorje quando ne hanno avuto occasione, ora che la ruota gira a favore della veridicità dell’evento si sono mostrati oltremodo tiepidi riassestandosi su posizioni estremamente attendiste.

Personalmente resto propenso a credere che sia possibile che la Madonna appaia anche nel XXI secolo e che se lo fa è perché abbia qualcosa da dirci a nome suo e della Santissima Trinità. Mi ascrivo pertanto, come uomo e come giornalista, far quanti considerano anche i fatti del soprannaturale non solo reali, ma assolutamente più necessari delle cronache di questo mondo, perché mentre la terra è destinata a finire, la nostra vita, per elezione divina, è destinata all’eternità, che già esiste, c’è, ci precede e ci supera, come proprio questi fatti ci ricordano.

Volendo entrare nel merito mi è, pertanto spiaciuto leggere sui giornali che il Papa ha commissariato Medjugorje o veder definite come «presunte» le conclusioni a cui è pervenuta la Commissione d’inchiesta vaticana presieduta dal cardinale Camillo Ruini. Restando a quest’ultimo punto, tali conclusioni non sono affatto presunte, perché se è vero che non sono state rese pubbliche è altrettanto vero che sia alcuni membri della stessa Commissione – come il noto mariologo padre Salvatore Perrella – sia lo stesso mons. Hoser, in qualità di delegato del Santo Padre a Medjugorje nel corso dello scorso anno –, e perfino lo stesso Francesco, di ritorno dalle celebrazioni per il centenario di Fatima – 13 maggio 2017 – hanno dichiarato pubblicamente che in esse si avvalla la verità delle apparizioni nei primi giorni.

Ora, perché adombrare di nuovo queste conclusioni a cui dopo tanto tempo e dopo tanta fatica è pervenuta la Santa Sede? L’abbé René Laurentin, il grande mariologo esperto di Lourdes e sostenitore della verità di Medjugorje, rilevava come nell’analisi dei fatti soprannaturali la Chiesa sia oggi influenzata dal positivismo empirista e dal razionalismo post-illuminista, per cui si dà più importanza alle valutazioni scientifiche, anche con l’apporto di specialisti magari dichiaratamente atei, che al discernimento mistico e pastorale; ragione per cui, mentre un tempo un miracolo o un’apparizione venivano riconosciuti magari nel giro di qualche mese, oggi passano anni senza venire a un dunque, con il rischio di perdere la grazia concreta che Dio aveva pensato per quel dato luogo – che può essere anche il mondo intero – in quel dato tempo. È per questo che, se dopo anni di studi (la Commissione Ruini fu voluta da papa Benedetto XVI nel 2010), un organo vaticano arriva a dichiarare che la Madonna, almeno nei primi giorni, è certamente apparsa, andrebbe preso sul serio senza troppi distinguo.

Sottolineo, in questo ragionamento, che Francesco, a differenza di Giovanni Paolo II (dei cui pronunciamenti a titolo personale totalmente pro Medjugorje sono infarcite anche le deposizioni rese da cardinali e vescovi per la sua Causa di Canonizzazione) non è molto favorevole alle apparizioni di Erzegovina (per la loro durata, quotidianità e il numero dei messaggi che riconducono ai suoi occhi la Regina della Pace a uno strano caso di Madonna postina…); mentre mons. Hoser, dopo aver passato diversi mesi in loco lo scorso anno, ha lasciato il suo incarico auspicando e quasi assicurando che entro la fine del 2017 le apparizioni dei primi giorni sarebbero state riconosciute come suggerito dalla Commissione Ruini. Ora che il Papa, a titolo personale poco convinto sull’evento, confermi come visitatore apostolico permanente proprio il Vescovo che, indagando a suo nome sul posto, alla fine si è sbilanciato mostrandosi palesemente più che aperto al dono della presenza di Maria in terra balcanica, è un dato di cui tenere estremamente conto.

(1-continua)

Fonte lanuovabq.it 03/06/2018

Medjugorje: giurisdizione sottratta al vescovo

«Il Vescovo è l'interprete degli eventi soprannaturali in seno alla sua giurisdizione, ma purché si eserciti il discernimento correttamente. La Curia di Mostar produceva invece documenti inesatti senza vagliare i fatti. Non a caso Bertone, pur poco convinto delle apparizioni, scrisse che allo stato a cui si era pervenuti le dichiarazioni del vescovo di Mostar erano da considerarsi sue opinioni». 

 Un altro aspetto che considero superato è il reiterato appellarsi dei detrattori di Medjugorje alle ben note e datate valutazioni del Vescovo di Mostar. La Congregazione per la Dottrina della Fede, in un documento apposito del 1978, stabilisce che l’Ordinario diocesano è il primo interprete degli eventi soprannaturali che si verifichino in seno alla sua giurisdizione. Ma questa norma è valida purché lo stesso eserciti il suo discernimento in modo corretto. Ora la narrazione degli eventi di Medjugorje rivela come mons. Ratko Perić abbia da sempre dimostrato pregiudizio nei confronti degli strumenti che la Vergine si è scelta in questa sua mariofania. Per esempio, non ha costituito un'apposita Commissione né ha mai voluto incontrare, interrogare, ascoltare i veggenti, venendo forse meno alla sua paternità di Vescovo, certamente a una completezza di giudizio.

Di alcuni fatti che lo coinvolgono sono stato testimone. Per esempio, anni fa, ho fatto da tramite tra un’Associazione di fedeli e un arcivescovo, futuro cardinale, considerato tra i canonisti più importanti della Santa Sede. Dovevo chiedergli un consiglio in merito alla situazione di profonda sofferenza in cui versava padre Iozo Zovko, parroco a Medjugorje all’inizio delle apparizioni, inviso al Vescovo di Mostar. Il mio interlocutore indirizzò l’Associazione da un importante avvocato canonista vaticano, il quale dopo aver analizzato i documenti che gli furono presentati e ascoltato a lungo gli intervenuti, consigliò di aprire un fascicolo contro l’Ordinario diocesano per un evidente caso di fumus persecutionis, che contava di dimostrare facilmente.

Non se ne fece nulla, perché padre Jozo preferì sopportare le ingiurie che fare causa al Vescovo, per amore dell’obbedienza alla gerarchia che la Chiesa insegna. E tale scelta non fu indolore, perché da quel momento il frate dovette quasi rinunciare alla sua testimonianza, che aveva reso forte e pubblica sulle apparizioni e il messaggio, fedele a un preciso invito della Madonna che a Medjugorje chiede di gridare la Verità anche dai tetti. Un secondo episodio risale a qualche anno prima, il 2001. Stavo scrivendo, con Vincenzo Sansonetti, il mio primo libro su Medjugorje e mi informarono che la Curia di Mostar produceva documenti sugli strumenti umani che la Madonna si è scelta pieni di inesattezze, che rasentavano la calunnia e la diffamazione. In particolare Jelena Vasilij, una giovane con il dono delle locuzioni interiori, mi confidò molto addolorata di come in tali documenti si dicevano falsità su di lei e la sua famiglia, che mi furono confermate sia dalla mia conoscenza personale sia dalla gente del posto. In queste stesse fonti si asseriva anche che la veggente Marija Pavlović, sposata con un italiano, viveva a Monza, in un palazzo di proprietà, quando invece la famiglia – sei persone – posso assicurare che si trova ancora oggi a suo agio, pur stringendosi un po’, in un normalissimo appartamento, reso speciale dalla cura della padrona di casa.

Il citato documento della Sacra Congregazione prevede che, nei casi in cui il Vescovo sia in qualche modo inadempiente nel suo discernimento e/o in cui un dato evento abbia un’eco internazionale la Santa Sede possa e debba intervenire, come ha fatto nel 2010 Papa Benedetto istituendo la Commissione Ruini che, di fatto, ha esautorato l’Ordinario locale da ogni ulteriore indagine. Non a caso, l’allora segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, seppure personalmente poco aperto nei confronti delle apparizioni correnti, scrisse che allo stato a cui si era pervenuti le dichiarazioni del Vescovo di Mostar sulle apparizioni andavano considerate alla stregua di opinioni personali. E la validità di queste affermazioni si fa, a mio parere, evidente con le decisioni prese ora: con l’affidamento di Medjugorje a un «Visitatore apostolico permanente» mons. Perić si vede sfilare definitivamente dai propri pensieri il villaggio della Vergine.

Certamente il Papa, sottolineando che l’incarico dato a Hoser è squisitamente di natura pastorale, fa intendere che si riserva un eventuale pronunciamento sulla veridicità dell’evento, tuttavia – vale la pena approfondirlo – questa scelta è molto indicativa della strada intrapresa, che a livello giuridico passerà dalla creazione di una nuova Diocesi o, più probabilmente, di una Prelatura alle dirette dipendenze della Santa Sede (come già avviene a Loreto e a Pompei), resa necessaria dalla presenza di un Santuario mariano, meta di pellegrini da tutto il mondo, laddove la Madonna è certamente apparsa, almeno nel 1981… Insomma, nell’ultimo giorno del mese a Lei dedicato, di quest’anno del Signore 2018, per la Regina della Pace si dischiude, a Medjugorje, un futuro davvero più quieto, finalmente di pace.

(FINE - 2)

 

   



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