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Santo del Giorno  

   

 

Fonte: Associazione Charles Peguy – 19 marzo 2012

 

Autore mons. Luigi Negri vescovo di San Marino - Montefeltro

 

Io credo di poter indicare una linea di lettura di questo problema, che è un problema sostanziale.

 

 

Posso dire che , se la Chiesa non fosse protagonista della Storia, non avrebbe ragione di esistere. L’essere protagonista della Storia non è un’appendice, ma  è lo svolgersi e l’attuarsi di una identità. La Chiesa ha nella sua identità una capacità di intervento originale  nella vita della società, che si caratterizza come cultura e come carità. Ora, se questa è la tesi di fondo,  è la tesi  del magistero della Chiesa secondo una tradizione ininterrotta, che certamente ha avuto nel grande magistero di Giovanni Paolo II , nella ecclesiologia che lui ha riformulato e  riproposto a partire dal Concilio Vaticano II, le sue espressioni più geniali .

 

1) Una prima osservazione.

 

Che cosa sta a monte di queste difficoltà  che  caratterizzano  anche  il popolo cristiano in rapporto a questo problema ? L’affermazione che  la  Chiesa non deve intervenire nei campi specifici dell’attività di conoscenza  e di azione dell’uomo in quanto, se lo fa,  mette in crisi la legittima autonomia del laico, dove allora il laico è uno che si emancipa dalla Chiesa. Tanto più è laico quanto più è  emancipato  dalla Chiesa, o come qualcuno di molto autorevole in campo civile  ha detto qualche anno fa, è  un cristiano adulto,  in quanto non obbedisce all’autorità della Chiesa in campi nei quali non riconosce all’autorità della Chiesa  nessun potere di intervento.

 

Queste idee sottendono  un fenomeno complessissimo, e il  magistero di Giovanni Paolo II lo ha chiarito in maniera radicale ed estremamente approfondita.          Dietro queste idee ci  sta tutta la “modernità”,  movimento laicista che sostituisce alla centralità della persona che vive il rapporto con Dio e stabilisce con Dio un’alleanza dentro la quale si svolge tutta la sua vita, sia personale  che sociale, sostituisce dicevamo a questa concezione, considerata la tradizione e quindi una realtà negativa,  una visione nuova dell’uomo, del rapporto dell’uomo con la realtà e la società  che fa centro sull’individuo,   che non è più in rapporto con Dio, che non considera più come parte essenziale del suo esistere  il rapporto con il mistero, ma che sostituisce ad una visione aperta al mistero una visione dell’uomo autosufficiente,  autoconsistente,  autorelazionale:  in sintesi bisogna togliere Dio perché l’uomo sia se stesso.

 

Inizia così quel grandioso e terribile movimento di eliminazione della tradizione cattolica, ed al di là di essa della tradizione religiosa tout court, per sostituire a questa tradizione una visione nuova centrata sulla autosufficienza dell’uomo.

 

L’uomo non ha bisogno di essere salvato perché non ha niente da cui salvarsi ; l’uomo ha soltanto  la grande responsabilità di esprimere nella storia e nella società il suo  potere, perché l’uomo è potere  , cioè capacità di conoscenza, capacità di organizzazione del reale secondo tutti i suoi aspetti , capacità di manipolazione della realtà in modo  da rendere la vita umana sempre meno difficile sulla terra.

 

E’ un movimento che quindi trova contro di sé la Chiesa; quando io insegnavo all’ Università Cattolica  dicevo che la Chiesa non è antimoderna, ma è la modernità che è anti ecclesiale; la modernità concepisce la Chiesa come un avversario, perché la Chiesa ripropone o riproporrebbe quella visione delle cose di cui la modernità sente necessaria l’ eliminazione.

 

Tutto questo grande movimento finisce nelle grandi ideologie totalitarie del XIX e del  XX secolo, nei grandi sistemi totalitari da cui queste ideologie sono state incarnate, e finisce in  quella enorme massificazione e distruzione dell’umanità nei suoi diritti fondamentali che rappresenta la tragedia del XX secolo.

 

Robert Conquest, che è forse il più acuto interprete dei totalitarismi del XX secolo diceva che il XX secolo è stato il secolo delle idee assassine.

 

Come la modernità si è rapportata alla Chiesa, nel tentativo di eliminarla, per impedirle di essere il centro focale della vita della persona, e quindi della società? In due modi che sono convissuti e si sono inter relazionati .

 

Il primo è l’attacco frontale , la eliminazione, anche fisica; l’eliminazione dei conventi e delle grandi espressioni dell’arte e della devozione cristiana. Pensate che dal 1793, cioè il momento più aspro dell’attacco alla tradizione cattolica in Francia al 1801, tre quarti del patrimonio artistico francese è stato distrutto. Questo spiega anche perché Napoleone quando girava pe l’Europa cercava di portare a Parigi il più possibile le opere d’arte degli altri paesi;  pensate che quasi tutte le chiese sono state distrutte e quasi tutte le tombe dei santi sono state profanate, ad eccezione di due soli santi che non poterono  toccare perché probabilmente il popolo si sarebbe ribellato.. ; il primo è la tomba di santa Giovanna D’Arco, che rappresenta la sintesi del cattolicesimo e della creazione dello stato francese, ed il secondo è san Vincenzo de Paoli, che ai tempi del Re Sole era riuscito a costruire un ospedale che in Parigi raccoglieva quotidianamente dalle 25.000 alle 30.000 persone, in una Parigi che non raggiungeva i  100.000 abitanti. Si presero solo una vendetta, in quanto  sulla tomba dove c’era scritto san Vincenzo de Paoli,  trasformarono la scritta in  un  “signor”  Vincenzo de Paoli !

 

Cioè il primo attacco frontale è l’ eliminazione; pensate allora alla distruzione delle chiese tanto all’est come all’ovest, i campi di concentramento e di sterminio  in cui sono andati dentro i cristiani, i preti, i laici e le suore perché la Chiesa non doveva più esistere. La eliminazione fisica come condizione della creazione di una società  veramente a misura d’uomo, e cioè ateistica. Ci fu questo tentativo ma molte volte produsse un effetto contrario, come,  secondo quanto diceva il vecchio Lattanzio, il sangue dei martiri è fonte di nuovi cristiani.

 

Quindi incominciò un secondo atteggiamento che è stato più diffuso e alla fine più pericoloso del primo : ridurre la Chiesa alle dimensioni della società. La Chiesa è allora un aspetto della società;  sono iniziative, processi e servizi al servizio della società, quindi la società costituisce il  vero soggetto e la Chiesa, se vuole esistere  e svolgere la sua attività, deve accettare la regolamentazione della società , quindi dello stato; per fare un esempio eclatante, nel 1790 fu votata dagli stati generali francesi,  che erano costituiti per ¾ da cattolici e per una buona parte da preti e da vescovi,   fu votata la costituzione civile del clero. Cioè, la Chiesa di Francia diventava un aspetto dello stato francese, quindi le diocesi  coincidevano con le prefetture, le parrocchie con le province, e il meccanismo elettivo democratico prendeva il posto nella Chiesa di quello che era stato sempre una istituzione di carattere divino, e cioè i vescovi venivano  ora eletti dalle assemblee dei fedeli, i parroci eletti con una bella campagna elettorale, per cui  ci furono dei vescovi eletti dalle assemblee degli elettori  che non avevano più nessun rapporto sostanziale con il Papa. Al Papa, dice la costituzione civile del clero, faranno sapere che sono stati legittimamente eletti dal popolo come vescovi o come parroci, ed avranno con lui quindi solo un rapporto di devozione, ma non di dipendenza, perché  il Papa, dalla nuova Chiesa francese che nasce  , è considerato una sorta di primus  inter pares.

 

Questa è una situazione terribile, perché la Chiesa scompare come identità per diventare una serie di servizi caritativi, educativi, assistenziali, muovendosi secondo le regole di una istituzione statale. Questo tipo di atteggiamento nei confronti della Chiesa caratterizza non solo l’occidente europeo.

 

Nell’occidente europeo quel personaggio insigne da un certo punto di vista, e un po’ nefasto da un altro punto di vista, che fu  Camillo Benso, conte di Cavour, celebrato a tempo e fuor di tempo in questi festeggiamenti dei 150 anni dell’unità d’Italia, aveva formulato una tesi interessantissima, e cioè “Libera Chiesa in libero Stato” ,che il regnante pontefice di allora Pio IX rimandò al mittente, facendo notare che se la Chiesa  è libera perché nello Stato, il contenitore è lo stato e la Chiesa è contenuta nello Stato, e questo non poteva il Papa accettarlo in nessun caso  in quanto avrebbe dovuto rinunciare alla identità cristiana.

 

Questa premessa è indispensabile in quanto  molte delle difficoltà che incontriamo anche oggi dipendono da questa storia; è più importante la legalità o è più importante l’annuncio cristiano? E’ più importante che la Chiesa si muova  nel perimetro fissato dalla mentalità comune, che nel nostro caso d’ Italia è una mentalità di tipo massmediatico, in quanto quello che vien detto dalla televisione è incontrovertibilmente vero, mentre quello che non riceve l’avvallo dei mezzi di comunicazione sociale o è sbagliato o addirittura è inesistente.

 

Allora il problema è, o di  essere una realtà autonoma o di  dipendere  dalle strutture sociali e organizzative della vita.

 

2) La Chiesa ha sempre teso a porsi come una realtà che ha una sua obiettiva identità, irriducibile a qualsiasi altra formulazione sociale.

 

E’ un popolo di genere  strano, diceva il prefetto Plinio il giovane, scrivendo all’imperatore, in quanto fino ad ora eravamo abituati ad  essere romani, e che c’erano  gli ebrei, che erano una zona di preoccupazione, c’erano poi  i greci, c’erano i  barbari , ma erano ambiti definiti e in qualche modo  senza relazione  o con relazioni particolarmente impegnative.

 

Adesso invece c’è un popolo diverso e nuovo che è fatto allo stesso modo di barbari e di greci, di schiavi e di liberi, di uomini e di donne che non si riesce a ridurli ad una unità, non hanno una cultura comune, non hanno una etnia comune , sono diversi, un popolo di terzo genere che se non interveniamo con decisione metterà un elemento di disgregazione nell’impero. Questa è stata certamente la  grande battaglia che l’impero romano ha combattuto contro il cristianesimo, perché ha sentito che questo popolo di terzo genere rappresentava una realtà sociale che non si poteva ridurre all’impero e che sopra tutto non accettava l’assolutizzazione dell’impero,  non accettava di adorare l’imperatore: noi ti rispettiamo, imperatore, ma  non ti possiamo adorare perché si può adorare soltanto Dio.

 

Ecco, una entità diversa, che però ha una sua consistenza sociale, è un popolo che si riconosce come tale , che si pone come popolo,  che ha una sua obiettiva caratteristica che non dipende dalle circostanze naturali.

Il popolo era normalmente identificato dalla appartenenza a una comune cultura, a una tradizione culturale, dal fatto che era stanziato in un determinato territorio, che aveva creato un tipo di cultura e di espressione che tendeva ad esprimere in modo adeguato questa identità.

 

Invece il cristiano non ha delle caratteristiche naturali , la Chiesa non è caratterizzata dal fatto di essere tedesca piuttosto che italiana;  nascerà la chiesa tedesca nella riforma protestante, dove l’ essere tedesco diventa la caratteristica fondamentale della Chiesa, ma la chiesa non è aggettivata in maniera esauriente da nessun aggettivo né di carattere culturale, né di carattere etnico, né di carattere razziale, con buona pace della stampa italiana, e forse anche di qualche ecclesiastico: in Italia non esiste la Chiesa italiana, ma esistono  le Chiese particolari che sono in Italia, ed è tutt’altra impostazione.

 

Esiste una Chiesa particolare  di Milano, piuttosto che di San Marino-Montefeltro, e ciascuna delle chiese particolari ha una sua precisa identità e una sua precisa autonomia, ed è il riferimento al Papa che fa di questa varietà e di questo insieme di Chiese particolari l ‘unica Santa Chiesa Cattolica.

 

Quindi la Chiesa ha combattuto fin dall’inizio perché fosse riconosciuta questa identità specifica, dove religioso vuole anche dire culturale, culturale vuole anche dire sociale, perché la famiglia cristiana che nasce con l’avvento del cristianesimo ha delle caratteristiche radicalmente diverse dal tipo di famiglia che viveva per esempio nell’ambito dell’impero romano.

 

Ne fa testimonianza la  lettera a Diogneto, pagano,  che è datata nell’ anno 165,  e che rappresenta un’ autorappresentazione della comunità dei cristiani di Roma di fronte ai pagani.

La lettera dice: “voi esponete i vostri figli sulle piazze, mentre noi li nutriamo e li difendiamo, voi abbandonate la donna o l’uomo, mentre noi rispettiamo la sacralità del matrimonio  che è qualche cosa di assolutamente e irrinunciabilmente uno, voi ritenete che gli schiavi siano inferiori,  e questo può essere che sia socialmente utile, ma noi riconosciamo che schiavi o liberi in quanto cristiani sono tutti figli di Dio, e quindi hanno una caratteristica di unità sostanziale”.

 

La Chiesa non è una dottrina, la Chiesa non è entrata nel mondo come una dottrina da paragonare a quella di Platone o di Aristotele. La Chiesa non è un  insieme di atteggiamenti etici o sociali. Quando andavano dal Signore a chiedergli se lui era zelota, lui rispondeva in modo vibratamente polemico, perché lui non poteva accettare di essere identificato con una posizione politica con i Romani o contro i Romani.

 

Un popolo, ma qual è la radice di questo popolo? La radice di questo popolo è la fede, non che tu sei barbaro e io sono greco, non che tu sei ricco ed io sono povero, ma  che insieme riconosciamo la fede.

 

La Fede è il riconoscimento di Cristo che è presente in mezzo a noi, che fa di questa nostra unità la sua Chiesa, per cui la Chiesa costituisce nel mondo di età in età, di  generazione in generazione, il volto , o  il corpo o la presenza di Cristo. E’ una comunità che nasce dalla presenza di Cristo riconosciuta,  quindi si potrebbe dire, con un termine che può sembrare superato ma che superato non è,   che non ha delle ragioni naturali, ma delle ragioni che sono sopra la natura, soprannaturali si diceva qualche anno fa quando noi eravamo giovani. Questa è stata nel 100 dopo Cristo come nel 2.000 dopo Cristo la grande novità: c’è un popolo che mangia, beve, veglia e dorme, vive e muore, non più per se stesso, non più quindi per le misure che l’uomo ritrova al fondo della sua intelligenza e del suo cuore, ma per il Signore.

 

La grande responsabilità che il Concilio si è assunto, ma che soprattutto Giovanni Paolo II ha formulato, è quello di  ridare spessore di realtà e di vita alla Chiesa.

 

Che cosa volevamo fare nel Concilio, ha detto  il Papa concludendo un congresso di teologi convocato in Vaticano nell’anno 2002, cosa volevano fare i padri del Concilio ? ( poi si è fermato perché era un uomo di grande capacità polemica), e , guardandoli tutti   disse:” io c’ero al Concilio,… la maggior parte di voi no”. Cosa volevamo noi padri del Concilio? Riproclamare in modo solenne che anche l’uomo del ventesimo secolo , se vuole ritrovare la sua identità ed attuarla pienamente, deve riferirsi  al mistero di Cristo e della Chiesa.

 

Allora   è un popolo che contiene il Signore, che contiene la vita del Signore, che custodisce la vita del Signore , e la custodisce perché celebra i sacramenti a cui Cristo ha legato la sua presenza in maniera suprema al sacramento dell’eucaristia. E’  un popolo che custodisce la presenza di Cristo, e che custodendo la presenza di Cristo consente ad ogni uomo che incontra la Chiesa di incontrare Cristo e di seguire Cristo. Questa è la bellissima identificazione che fa da qualche tempo Benedetto XVI perché parla della contemporaneità a noi di Cristo nella Chiesa.

 

Perché indica oggi una presenza ? Perché? Non predica più lungo  le strade di Galilea, non lo sentiamo come lo sentivano Giacomo, Andrea e Giovanni, non l’abbiamo visto nella sua carne, ma se non ci fosse la Chiesa che dice oggi che Cristo è qui e noi lo proclamiamo , lo testimoniamo e ve lo facciamo incontrare, Cristo finirebbe per essere un avvenimento inesorabilmente passato, col quale non si potrebbe entrare in contatto, e infatti le professioni  “cristiane” che hanno messo una separazione astratta fra Cristo e la Chiesa hanno perduto Cristo. Cristo è diventato che cosa, per certe confessioni cristiane? Un messaggio, che si può interpretare. E’ così vero che è un messaggio che il fatto che ci sia stato  Gesù Cristo effettivamente è un particolare non dico irrilevante, ma secondario. Ecco quindi la grande querelle fra il Cristo della storia ed il Cristo della fede, su cui  i due libri del Papa sono intervenuti.

 

Posso dire Cristo oggi io a lui  perché lo incontro nella Chiesa, perché la Chiesa me lo annunzia, perché nel sacramento mi fa partecipare alla sua vita, perché partecipando alla sua vita, seguendo la predicazione della Chiesa, imparando dal magistero e vivendo la tradizione che arriva fino a me, lo incontro oggi come il mio contemporaneo, lui è contemporaneo a me ed io sono contemporaneo a lui, ed in questa contemporaneità si consuma la fede.

 

Se non è contemporaneo nella Chiesa è un messaggio che si studia, o  è  un progetto socio politico che si attua. Era la tesi di  Lutero e di Calvino.

 

Lutero è la riduzione della fede a un sentimento, una emozione, una sorta di spiritualità; si, abbiate pure la vostra spiritualità, andate anche a Messa la domenica mattina, basta che la Chiesa non esca dal suo edificio, meglio se i preti non escono neanche dalle sacrestie.

 

Fate pure un progetto sociale, perché la società ha bisogno di progetti sociali, e se voi cristiani curate gli handicappati piuttosto che i drogati fate benissimo. Nella sua enciclica al cattolicesimo  italiano,  Ferruccio De Bortoli, il papa laico della mentalità laicista,  cosa diceva qualche mese fa? Non state ad incaponirvi sui grandi problemi del destino, del valore della vita,  del fine vita , su quelle  cose sulle quali ci si divide. Voi cristiani fate le iniziative caritative, impegnatevi  a livello assistenziale e nessuno vi obietterà perché fate una cosa utile alla società, cioè fate una cosa utile alla società che può andare avanti a fare tutto quello che fa perché  qualcuno ci pensa alle cose a cui la società non pensa.

 

Una volta il card Martini, parlando ai responsabili nazionali della Caritas ebbe il coraggio di  dire: state attenti perché se continuate così diventerete la croce rossa della società.

 

Quando uno è in giro per strada e vede un incidente e sente che arriva la croce rossa è tranquillo, perché “ci pensa la croce rossa”, ma la Chiesa non è la croce rossa.

 

La Chiesa è un popolo, che  mostra a tutta la gente del mondo che c’è nel suo vivere di popolo  un’umanità diversa, l’umanità   del figlio di Dio crocifisso e risorto e permanente nella Chiesa di oggi

 

Don Giussani nel 1997 scrisse : “ Il mondo umano ( la vita degli uomini, la società, il lavoro , le fatiche,  la crisi, la bellezza o  la povertà , quella trama di rapporti e di problemi che un uomo che vive necessariamente incontra e con cui deve fare i conti, la società, che  è un insieme di nodi problematici che la vita dell’uomo deve risolvere)  non ha bisogno di nient’altro che del popolo nuovo , di quella compagnia che è il flusso di vita che percorre il deserto del mondo”.

 

Ma questo popolo e questa compagnia sono fatti soltanto da chi è profeta.

 

Qual è  il fattore più importante nella realtà di popolo in cui siamo chiamati , nella realtà di compagnia in cui partecipiamo, nel luogo della profezia del grido  che tutto è DIO? qual è il luogo vero del senso religioso?  Il fattore più importante nella realtà del popolo è quello che noi chiamiamo autorità.

 

Infatti questo popolo nuovo non è un generico assemblarsi di persone, non è una setta, la comunità non nasce perché la gente si mette insieme, la comunità cristiana nasce perché la comunità riconosce Cristo, perché segue colui che nella comunità particolare come nella comunità universale,  rappresenta Cristo. Il vescovo rappresenta Cristo perché lo rende presente: non è  che fra me e Cristo ci sia di mezzo chissà che cosa; io lo rendo presente, pur nella consapevolezza assoluta dei miei limiti e delle mie inadempienze, ma se nella mia Chiesa non ci fosse il vescovo, la mia Chiesa sarebbe una setta, e potrebbero trasformare le pietre in oro, come facevano i maghi e i  fattucchieri allora ed adesso , ma non sarebbe la comunità cristiana.

 

Don Giussani ci insegnava che la comunità cristiana è un popolo,  è una comunità guidata al destino.

 

Io credo che questa sia la novità che la Chiesa ci ripropone oggi, all’inizio di questo secondo decennio del terzo millennio, in una situazione dove  la tendenza non è cambiata; la tendenza della società è quella di ingabbiare la Chiesa in ambiti ben precisi, dai quali non deve uscire, e rimanendo nei quali deve praticare delle regole che sono le regole che la società e lo stato  pongono  all’attività umana, singola o associata che sia. Non esiste una autonomia, o meglio non esiste o si tenta di ridurre quella che la tradizione della Chiesa chiama la libertà della Chiesa, cioè la libertà di essere presente.

 

3) Terza ed ultima osservazione:  la modalità con cui questo popolo vive, e quindi con cui questo popolo si fa incontrare dagli uomini del proprio tempo ,  diventando per gli uomini del proprio tempo  una proposta che possono accogliere o possono  rifiutare , perché la Chiesa non impone né la propria dottrina,  né l’appartenenza ad essa.

 

La Chiesa propone l’avvenimento di Cristo alla libertà degli uomini , che come tutti possono esercitare  in modo positivo o negativo . Questa vita della Chiesa, questa vita di un  popolo che cerca di vivere la vita insieme non necessariamente fisicamente, ma di vivere la vita sostenuto dalla grande certezza che Cristo è presente, con la certezza che la vita umana sia rinnovata in lui, e quindi noi, seguendo la Chiesa e vivendo la Chiesa partecipiamo di questa novità, ne diventiamo in qualche modo protagonisti al punto tale che non possiamo tenercela per noi, ma dobbiamo comunicarla.

 

Ecco la grande intuizione di Giovanni Paolo II: la Chiesa si autorealizza nella missione; la Chiesa è una missione che vive.

 

Non è che prima deve andare tutto d’accordo, che il parroco di San Vincenzo deve andare d’accordo con i suoi parrocchiani, ed i parrocchiani devono andare d’accordo con il parroco e con il Vescovo, e poi, quando tutto è a posto, si fa la missione. La missione è invece la strada per maturare come Chiesa, per cui la Chiesa vive a San Vincenzo piuttosto che a Novafeltria, che è la città più importante della mia diocesi, come una comunità che affronta l’esistenza con la certezza della resurrezione di Cristo, ed investendo quindi la vita di tutti i giorni di questa certezza. E qui rivela la sua novità: la novità della Chiesa è che vive non per se stessa, affermando misure umane, culture umane, ideologie umane, ma afferma nella vita una certezza che la precede e che la eccede, la certezza della resurrezione.

 

Allora ci sono tre elementi in questa missione che è la vita della Chiesa; se la Chiesa vive, non può non  tentare di comunicare agli uomini del suo tempo che la sua vita è bella, come dice spesso ironicamente quel grande uomo che è Benedetto XVI:” noi diciamo che la nostra vita è più bella della loro”, perché la bellezza è il segno della verità, e la triste vita brutta di tanti milioni di uomini è la dimostrazione che nessuno ha insegnato loro cosa sia la verità della loro vita.

 

a) Prima dimensione: Cultura

 

Allora c’è una prima caratteristica fondamentale, e cioè che la Chiesa ha una sua cultura; non ha una cultura che la caratterizza all’origine, perché all’origine la caratterizza la fede, ma ha una cultura nel senso che la fede della Chiesa incontra i problemi degli uomini, deve giudicare i problemi degli uomini, esprime la sua vita nel giudizio ; non può la Chiesa entrare in una  società in cui si dicesse che la vita è un’oggetto che nasce da un incrocio, o da una serie di incroci di carattere bio-fisiologici; quindi è un oggetto sostanzialmente riducibile alla scienza e manipolabile dalla tecnica.

 

Di fronte a un mondo così la Chiesa non può non  dire che la vita è sacra, che la vita è il mistero di Dio che si comunica, e che la vita non è disponibile a nessuno, neanche a quello che porta la vita, la sua vita: io non sono padrone della mia vita, e meno che mai ne sono padroni i miei genitori , la società, la magistratura. Perché la magistratura deve essere  padrona della vita e decidere se uno deve morire o no, se uno deve nascere o no?; allora la Chiesa ha una sua cultura, come capacità di fare incontrare la fede, con le circostanze concrete della vita, perché l’uomo vive di  circostanze concrete della vita.

 

Un uomo religioso che non investa i problemi della sua vita nella fede, ha una fede inutile;” una fede che non diventa cultura, ha detto Giovanni Paolo II, non è stata realmente accolta, pienamente vissuta, umanamente ripensata”.

 

Ecco, questo grande impegno che la Chiesa deve porsi perché i suoi figli imparino a ragionare come Cristo, imparino a utilizzare come criterio fondamentale di giudizio su di sé, sulla realtà la fede, e quanto più ragioneranno secondo la fede,  tanto più saranno capaci di dialogare con le culture autentiche del mondo, perché, partendo da Cristo che è la verità, sapranno riconoscere tutti i semi di verità .

 

I padri della Chiesa dicevano che Cristo, che è la pienezza della verità, ci mette in grado di riconoscere i semi  del verbo, che ogni cultura anche embrionalmente ha dentro, così come ci mette in grado di negare tutto ciò che, essendo contro Cristo, non può che essere contro l’uomo.

 

Quindi la Chiesa come movimento che educa ad una cultura adeguata.

 

b) Seconda dimensione: carità

 

La Chiesa che educa a un Etos, a una moralità diversa. La moralità che nasce dalla fede si chiama carità, e mette al centro della considerazione  la persona dell’altro, colta nel suo mistero irriducibile a me, ed io di fronte all’altro devo aprire la mia vita e condividerlo, senza pretese, senza violenze, senza riduzioni  a me, senza manipolazioni. La carità è la grande novità del mondo cristiano; in un mondo che periodicamente soffre terribilmente di questa tentazione della violenza e della riduzione dell’altro a me.

 

Si può dire che si vuol bene ad una persona, ed invece progettarne soltanto una riduzione possessiva alla propria istintività, tanto è vero che quando l’altro si sottrae a questa possessività , è sotto i nostri i occhi tutti i giorni amici miei, dove è la soluzione: ammazzare quello che, non potendo più  essere posseduto da me, non sarà posseduto da nessuno. E siccome io vivo del mio possesso, mi devo ammazzare anch’io. Perché, perduto l’oggetto del possesso, perdo anche me stesso. Questa scia dolorosissima di omicidi suicidi, che sembra essere diventato l’immagine di questa nostra società violenta in cui poi vengono coinvolti, innocenti vittime, i figli che diventano oggetti di ricatti o di pressioni.

 

La nostra è un’altra logica, noi abbiamo un’altra misura della vita: noi abbiamo la misura della vita del figlio di Dio che diventa la nostra misura.  Qual è la misura del figlio di Dio? Che ha amato gli uomini fino a morire per loro. Allora una famiglia cristiana , una comunità parrocchiale, un gruppo, una associazione, un movimento, un convento, quello che volete voi,  che cosa dice di novità al mondo violento e possessivo in cui viviamo? Che la logica vera della vita è la gratuità.

 

La “caritas in veritate” è uno strumento straordinario, perché sull’antropologia della gratuità l’attuale pontefice ha individuato un progetto di soluzione dei problemi economici su base mondiale; è così vero che la novità è nella cultura della fede e nella carità che con estrema chiarezza e con molta umiltà il Papa si è messo a fare le pulci a tanti modi di impostare lo sviluppo dei  paesi occidentali ,in quanto  i paesi ricchi non hanno assicurato il benessere ai paesi poveri e sottosviluppati, anzi molte volte li hanno considerati come luoghi dove mandare la tecnologia obsoleta dei grandi paesi avanzati, facendo loro credere che sarebbero stati strumenti di incremento.

 

La carità non come presunzione di risolvere chissà quali problemi, ma la carità come condivisione della vita dell’altro in nome di Cristo che poi fa diventare anche estremamente creativi nelle  opere; la Chiesa in tutta la sua storia ha sempre creato  delle straordinarie opere di carità, che hanno mostrato nelle varie età della storia questa impossibilità della Chiesa a chiudere il proprio cuore di fronte al bisogno.

 

c) La terza ed ultima dimensione, e qui il mondo ecclesiastico dovrebbe battersi il petto  con molto molto vigore, la terza dimensione è la missione.

 

La Chiesa è fatta di laici e di preti  che non stanno  chiusi nelle loro case, nei loro quartieri, ma investono la realtà di questo annunzio, perciò sia che mangiate sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa , fatela per Cristo.

 

La missione: pensate allora come sarebbe importante aiutare soprattutto i giovani a capire che il matrimonio è una vocazione alla missione, né più né meno che il sacerdozio. Il senso dello stato di vita, si diceva una volta, matrimonio o verginità . Il senso del lavoro, uno perché lavora? Per essere onesto? Fa benissimo ad essere onesto , ma  non  è che il figlio di Dio sia venuto nel mondo per dire “siate onesti” ; il figlio di Dio è venuto nel mondo per rinnovare completamente la nostra esistenza , e una espressione di questa novità è certamente il rigore con cui uno si assume le sue responsabilità e vive la giustizia che è connessa al nostro cuore attraverso la nostra coscienza.

 

Ma quale cristiano oggi  ha la consapevolezza che ha da svolgere un compito missionario  di fronte agli uomini in questa società?  Quale cristiano formato da noi, non sto mettendo in crisi voi, ma sto mettendo in crisi noi, quale cristiano è abituato a pensare che se lo manda la multinazionale per cui lavora a New York piuttosto che a Nuova Deli, arrivato lì, dovrà  essere innanzitutto un cristiano che mentre  lavora annunzia Gesù Cristo? Dovrà cercar di vedere se esiste innanzitutto una comunità cristiana con cui collegarsi ; quale cristiano oggi che lavora nei paesi arabi ha l’idea che dovrebbe annunciare Gesù Cristo anche lì, con una certa fatica ; ma purtroppo sono i vescovi e i preti i primi che dicono che ai musulmani non si può fare nessun  annunzio , il che vuol dire che se c’è un uomo sulla terra che può vivere senza l’annunzio di Gesù Cristo, Gesù Cristo è venuto per niente. Se c’è qualcuno,  ebreo o musulmano a cui la Chiesa non è mandata ad annunciare Cristo vuol dire che ciò che Cristo ha portato  si può  realizzare anche in un altro modo, il che farebbe scomparire la necessità della presenza di Gesù.

 

Cultura, carità e missione, per rendere possibile una presenza  della Chiesa nelle vicende degli uomini che mostri agli uomini che c’è un modo vero , autenticamente umano perché cristiano, di vivere la vita. Se viene meno il popolo, la missione non c’è più, e allora se viene meno il popolo la Chiesa sopravvive stancamente in una situazione di degrado come garanzia che certi servizi vengono erogati, nel grande self service che è la nostra società. Noi siamo all’ultimo piano, dico ai miei preti, e distribuiamo gli oggetti religiosi a quella minoranza , sempre più ridotta, che ha ancora bisogno di oggetti religiosi. Il giorno che questa società avrà raggiunto il massimo della secolarizzazione e quindi dell’anticristianesimo, toglieranno l’ultimo piano e ci manderanno a scopare il mare, perché se ciò che il cristianesimo è “ la risposta all’uomo” , l’uomo è tale in ogni tempo, l’uomo ha bisogno di Dio in ogni momento, tanto è vero che quando nega Dio si riduce male come uomo. Allora noi non portiamo un particolare. Una volta Giovanni Paolo II disse: “la fede non è un’appendice preziosa ma inutile della vita, ma la verità dell’esistenza”.

 

Dunque, mi sembra di aver dato un’immagine con i tre punti che ho indicato. Cosa ci sta alle spalle? Il tentativo di ridimensionare la Chiesa in modo ragionevole, accettabile, la Chiesa nello stato, la Chiesa nella società, la Chiesa che si muove accettando regole che la struttura sociale nel suo aspetto ultimo , l’aspetto sociale ultimo è lo stato perché è la salvaguardia dell’intera  società.

 

Secondo la caratteristica per cui la Chiesa si è posta nel mondo non è una serie di servizi che noi assicuriamo, ma un popolo nuovo, un popolo che non ha come caratteristica la natura, ma la presenza stessa di Cristo che permane nella Chiesa , forma la Chiesa, guida la Chiesa e quindi è che nella Chiesa che viene incontrato oggi e nella Chiesa che viene contemporaneo a noi.

 

Questa contemporaneità è un movimento di vita che ci educa; il grande Papa Giovanni XXIII stupì la Chiesa con la sua prima enciclica “Mater et magistra”: la tesi fondamentale si può sintetizzare così: la Chiesa è maestra perché è madre, è madre perché è maestra. Se non è maestra , cioè se non educa, non è vero neanche che è madre. Se è maestra, esprime in maniera singolare la sua maternità, che è vero anche naturalmente, perché anche naturalmente il vertice della  paternità e  della maternità non  è  nella nascita genitale, ma è nella educazione che una famiglia sa offrire ai propri figli, con tutto quello che questo comporta. Poniamo di  fatica nei confronti di una struttura sociale come la nostra italiana, che rende ancora così difficile un’esperienza di una autentica  educazione.

 

Come ultimissimo esempio, voi sapete che un pezzo della mia diocesi che è San Marino è sui giornali per una serie di avvenimenti non proprio edificanti ( riciclaggio, etc, cose che sono anche in parte vere , ma bisogna considerare che il diavolo è brutto, ma non è soltanto da una parte e si  diffonde abilmente tra tutti), per cui da quando sono lì io faccio essenzialmente due cose: annuncio Cristo e incontrando gli uomini giudico come loro vivono,  e li perdono.

 

Ora, i due sentieri della Chiesa sono da sempre  quello dell’evangelizzazione e quello della misericordia; se non potessi far così, cambierei mestiere.

 

C’è stata recentemente  una delle solite retate fatta dai finanzieri di Rimini, che anche loro bruciano dalla voglia di finire sui giornali, ed hanno fatto una retata prendendo molta gente ( questa azione è stata chiamata “criminal mind“), e hanno preso  anche un industriale dichiaratamente cattolico.

 

Gli stavano facendo da anni una guerra proprio perché era cattolico, perché la sua azienda non era proprio una di quelle che ti mettono le dita negli occhi; io ho fatto la visita due anni fa a  questa azienda ed avevo visto un clima veramente cristiano, ed io  all’epoca avevo pubblicamente lodato  questa persona.

 

Ora, la stampa , ma dietro di essa c’è certamente lo zampino di qualche “amico”, ha subito scritto che se il Vescovo ha a suo tempo lodato questa persona, allora vuol dire che il Vescovo è colluso con lui.

 

Sono cominciate una serie di insinuazioni , per cui andremo penso anche a finire con delle querele, ma il fatto è tanto per farvi capire che io non posso accettare che la linea della presenza della Chiesa sia dettata dal procuratore della repubblica di Rimini, piuttosto che dal procuratore della repubblica  di San Marino ( ben inteso, loro fanno bene a fare quello che devono fare, e cioè trovare i colpevoli, metterli in galera se proprio è necessario, e giudicarli ), ma io devo essere impedito da accostare la gente perché loro li ritengono colpevoli o no?

 

Ho detto l’altro giorno nel modo vibrato a uno di questi potenti: amico, noi siamo andati a confessare i repubblichini della Repubblica di Salò, noi siamo andati a dare la estrema unzione e l’assoluzione in “articulo mortis” ai partigiani o ai nazisti che si massacravano ; noi non possiamo avere un presupposto diverso dal fatto che questo uomo ha bisogno di Cristo. Tu invece hai un’altra funzione nella società, la farai  ed io non metterò il becco nel modo con cui tu fai il procuratore della Repubblica, a meno che tu non faccia delle cose eclatanti, ma tu non devi mettere il becco  in come io faccio il vescovo, perché questo significa  la riduzione della libertà della Chiesa.

 

La logica della Chiesa è una logica sua, la logica dell’istituzione è una logica propria, il che significa che tutte le logiche che regolano la società debbono convivere senza nessuna presunzione che una logica valga sopra tutte le altre, o che la logica imponga la propria funzione   sopra l’altra.

 

Io  gli ho detto: io non accetterò quello che ha accettato il cardinale di Palermo di allora che, essendo emerso chiaro che un frate domenicano era andato a confessare un così detto capo della mafia, confessato perché gli aveva chiesto di essere confessato, magari per cambiare vita, il cardinale di Palermo era stato costretto a rimandare nel continente, su richiesta del procuratore generale della repubblica di Palermo, questo domenicano in quanto reo di aver confessato un capo della mafia.

 

Accettare una cosa come questa vuol dire  che la Chiesa non è più libera, non è più libera di avere gli edifici su cui non si paga l’IMU, cosa non vera in quanto si paga l’IMU,  e come si paga!

 

Non  si  è più liberi di  essere una presenza nuova nel mondo, una presenza nuova di Gesù Cristo che oggi investe la società attuale attraverso  la nostra povera testimonianza, e la investe dicendo all’uomo di oggi “ se vuoi, vienimi dietro”, e troverai il regno di Dio.

 

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Domanda:

 

spesso questo unicum che è il popolo della Chiesa è messo in discussione dalla Chiesa stessa; mi riferisco ad un sentimento di relativismo che si coglie, come ha detto anche spesso il Santo Padre . Perché, ad esempio, per un velato senso di “non disturbare”, per un falso pudore non si può testimoniare ai musulmani , quasi come un atteggiamento di rinuncia?

 

Risposta:

 

Perché c’è una crisi di coscienza di quella che io ho chiamato identità; perché per 27 anni di pontificato Giovanni Paolo II ha detto una cosa sola? Ha detto la parola Chiesa, secondo tutte le sue angolature di carattere teologico, di carattere etico, di carattere sociale. Pensate a quella cosa straordinaria che è la storia della dottrina sociale della Chiesa , che è stata la testimonianza di come la Chiesa nei vari tempi ha saputo farsi carico dei problemi specifici di quel tempo, indicando delle soluzioni originali. Ha detto una cosa sola, ma se io invece mi metto di fronte al magistero avendo accettato la riduzione della Chiesa a servizi, non c’è più possibilità di incontro. Chi è che fa fatica a vivere la missione?

Quelli che non hanno la consapevolezza di essere esistenzialmente portatori di una novità ; ecco perché ho detto che innanzitutto la Chiesa non è una dottrina, o  non è innanzitutto un progetto etico, ma un popolo , un’esperienza di un incontro che appartiene ad un popolo.

Appartenere a questo popolo vuol dire anche avere una dottrina, appartenere a questo popolo vuole anche dire avere una concezione morale nuova, la carità, ma in partenza io sono dentro  ad un popolo che mi mette di fronte Gesù Cristo come la novità totale della mia vita, e mettendomi di fronte Gesù Cristo come la novità totale della vita,  mi mette di fronte agli uomini per dire questo.

Il relativismo:    pensate che dopo 27 anni di un pontificato e di un  magistero assolutamente straordinario , l’ultimo documento grande di Giovanni Paolo II è stata la “Dominus Jesus”, cioè una  riproposizione della assoluta unicità del mistero di Cristo e della irriducibilità di Cristo a qualsiasi altra formulazione religiosa, come dire che non è che tutte  le religioni poco o tanto sono vere, che il cristianesimo è una di queste, ma sostanzialmente il cristianesimo cattolico va bene per l’Occidente, l’ortodossia va bene per l’Oriente, l’Islam va bene per il Medio  Oriente ed un po’ di Africa, il buddismo va bene per il Sud Est asiatico.

Questa identificazione, dice lui,  della situazione di fatto con la situazione di diritto, di fatto nel mondo ci sono varie posizioni, ci sono varie religioni, ci sono varie opzioni, ci sono varie  concezioni della vita. Di fatto è così perché gli uomini hanno ciascuno una propria, particolare e singolare modalità  di avvertire i problemi  e di viverli, ma di diritto non è che tutte le religioni sono uguali: di diritto c’è  una religione che si presenta come la rivelazione definitiva di Dio, e le altre che tendono ad incontrare Dio.

Allora Gesù Cristo non è un grande fondatore di religione come Budda o come Maometto e quant’altri; il Papa  ha dovuto dire queste cose all’interno della Chiesa, perché all’interno della Chiesa questa obnubilazione della originalità di Gesù Cristo diventava assolutamente dilagante.

Questa è la situazione, cioè la possibilità di una  riduzione della Chiesa a servizi e a progetti è quella che mina la consapevolezza vera della Chiesa ed il suo impeto missionario. Per questo, come si fa a risolvere i problemi? Si deve ripartire dalla Chiesa; se si mette al centro del discorso la Chiesa , se si mette al centro dell’esperienza della parrocchia, o della diocesi, o del  movimento o quant’altro la Chiesa, allora si comincia a camminare dentro l’esperienza di Cristo, si cambia e si diventa capaci di annunziarlo agli altri.

Il relativismo vuol dire accettare il valore di ogni opinione,  per cui la tua è una opinione fra le altre, ma io vi chiedo: val la pena di darsi da fare dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina per difendere una posizione che ha lo stesso valore delle altre? Val la pena di dare la vita per l’opera di colui che è venuto nel mondo per la salvezza del mondo intero, e questo è il Signore Gesù Cristo.

 

Domanda:

 

Cos’è la modernità, cosa tiene insieme la modernità? C’è una testa pensante?

 

Risposta:

 

Ci sono più teste pensanti, ma ce ne è una che supera tutte, che unifica tutte, che le manipola tutte, ed è il demonio. Credo che una delle crisi più gravi della cultura cattolica di quest’ultimo secolo sia la perdita della percezione della presenza del male, della sua caratterizzazione obbiettiva. Un principio del male contrapposto alla realtà di Gesù Cristo teso non tanto a vincere Gesù Cristo, perché il demonio è stato vinto da Gesù Cristo, ma rendere faticosa nel mondo l’azione di Cristo attraverso la distruzione della fede nel cuore e nella vita, a tutti quelli che riesce nella sua azione particolarmente forte.

Vedete, vicino alla mia diocesi c’è la cittadina di Sarsina, che allora era una diocesi a sé, e dagli anni cinquanta è stata unita a Cesena; Sarsina è uno dei punti di maggiore impegno demonologico della Chiesa, perché lì c’è un grossissimo centro di esorcismi, perché il vescovo fondatore della Chiesa di Sarsina, Sant’Icinio era uno che combatteva con il diavolo. Il diavolo se la prendeva con lui, ma lui se la prendeva con il diavolo; pensate che passava le notti appeso con un collare di ferro al muro, e con questa terribile penitenza ha vinto parecchie battaglie, ed ha liberato tanti indemoniati.

Io credo  che la questione del male, di questo centro anticristiano ed anticattolico, che ha una sua precisa fisionomizzazione dal punto di vista del mistero , in quanto  il diavolo esiste ed appartiene ai dogmi della fede che esista questa opposizione radicale alla presenza di Cristo e alla sua missione.

Ora, perdere il senso del diavolo vuol dire non avere più la coscienza chiara del mistero di Cristo, perché se il male non c’è, o il male è riconducibile soltanto a questioni di carattere fisiologico o psicologico ( cosa fa oggi il prete poco preparato  quando si trova di fronte a fenomeni che sono complessi, in cui evidentemente ci possono essere delle distorsioni  di carattere psicologico, affettivo , e forse ci sarà qualche cosa di più,… cosa fa ?,  lo manda dallo psicoanalista, e così si risolvono tutti i problemi !).

Io credo che si debba capire che esiste una centrale anti cristiana che ha una sua assoluta consistenza e che è forte; non è più forte di Dio, ma è molto forte. E solo un pelo sotto Dio! Se non si capisce che noi viviamo in un mondo caratterizzato da una volontà di negazione che negli ultimi secoli, diceva Giovanni Paolo II, è arrivata a livelli assolutamente straordinari, allora poi la nostra azione anche di formazione culturale o di missione viene ridotta.

Ogni la facoltà dei legionari di Cristo a Roma ed il Gris di Bologna fanno questo corso per la preparazione dei nuovi  esorcisti, in quanto la Chiesa ha nella sua vita una funzione specifica per eliminare il potere del demonio, quando assuma il volto della possessione, il volto di un dominio incontrastato sull’intelligenza, sulla sensibilità, addirittura sulla struttura fisica, come si legge da alcuni miracoli del Signore, e la lezione iniziale è da qualche anno che la fanno fare a me ,(  il gruppo delle sette diaboliche sono dilaganti a tutti i livelli della vita sociale in tutte le regioni , e sono sette che ammazzano la gente e costringono la gente a suicidarsi; una volta che, accompagnavo il Gris di Rimini all’udienza del Papa,  c’era presente un uomo di Imola  a cui le sette sataniche avevano rapito il figlio, e non si sapeva più che fine aveva fatto; quest’uomo ha fatto vedere la foto del figlio al Papa ed il Papa ha pianto) .

La prima volta che facevo la lezione iniziale del corso per gli esorcisti, si è alzato uno psicanalista francese abbastanza famoso, che ha detto di aver letto su internet di questo corso, e che prima di iscriversi a Bologna è andato  dal vicario generale della diocesi, e gli ha chiesto perché non facessero un corso anche nella loro diocesi, come lo facevano a Bologna; il vicario generale gli ha detto però che solo dei cretini come gli italiani possono ancora pensare che ci sia il demonio, che è una invenzione medioevale.

Io ho detto alla fine,  rispondendo a quello psicanalista, che purtroppo , questo è il livello di inconsapevolezza che esiste,  e pensate che su 10 vicari generali, nove diventano vescovi, per cui, probabilmente,  in Francia ci sarà un vescovo che non crede nell’esistenza del demonio. Tra l’altro, se non crede all’esistenza del demonio fa anche fatica ad avere una fede critica e a credere nell’esistenza del redentore, perché se non c’è la fonte del male che bisogno c’è che venga giù  il figlio di Dio a salvarci dal male. Io credo che questo sia un problema reale, ed è per questo che conoscere criticamente la storia del tempo in cui viviamo è fondamentale perché la nostra esperienza cristiana sia vera; è quello che diceva Giovanni XXII, quando diceva che “ la fede deve saper leggere i segni dei tempi”. il segno più grande dei tempi che viviamo è che  si è perso il senso del peccato, come già  diceva  Pio XII:” il peccato di questo secolo XX è che si è perso il senso del peccato”.

Quando perdi il senso del peccato è perché dietro pensi di avere una autosufficienza totale dell’uomo, ma questa autosufficienza è il rifiuto della presenza di Cristo.

 

Domanda(1): perché, pensando al mondo laico cristiano, esiste questa paura e questo riserbo verso il mondo non cristiano, e questo ritrarsi nell’ affermare la propria identità di cristiani?

Domanda(2): rispetto ai giovani che eravamo molti anni fa, ora la cosa è molto cambiata e rispetto alla forte contrapposizione di un tempo  domina ora una grande indifferenza, e si considera il cattolicesimo un fatto privato che non incide. Come vincere questa indifferenza?

 

Risposta:

 

Quindici giorni dopo che era stato riaperto e ristrutturato il grande duomo di San Leo, che è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità,  che è costata 12 miliardi delle vecchie lire dell’8 per mille della CEI, hanno tentato di scardinare la tomba di San Leo che è nella cripta , che è una costruzione del quattrocento che ha resistito, e che ha soltanto ricevuto solo dei colpi. Su questa tomba hanno fatto diversi  segni satanici, unificando tutto con questa affermazione: vi ammazzeremo tutti.

Sono già andati a tentare di sparare ad un vescovo italiano, quello di Firenze,   ed in giro per il mondo il martirio è diventato una realtà. Con questo non voglio contestare quello che dici quando parli dell’indifferenza, ma solo per dargli una connotazione culturalmente più corretta. E’ vero che per la maggior parte della gente la Chiesa non è più presente, e quindi non incide più, quindi non val neanche tanto la pena di mettersi lì a dialogare, soprattutto perché se si dialoga saltano fuori una serie di problemi che una certa inquietudine lasciano dentro, anche nei più acculturati, nei più sicuri, come quando ci si mette a parlare della vita o della morte. Questo tipo di atteggiamento  ha solo una giustificazione, e cioè che la Chiesa non è presente attraverso la testimonianza dei cristiani; se la Chiesa fosse presente attraverso a una testimonianza esplicita del singolo o del gruppo, e di fronte ai problemi dell’esistenza non facesse mancare mai il giudizio, perché è il giudizio che serve. L’uomo ha bisogno della parola di Dio più del pane che mangia, perché il pane che mangia sazia la fame fisica ma l’annunzio della parola di Dio sazia la fame della vita.

Quindi va tutto bene se quelli che dovrebbero dire, non che non va tutto bene, in quanto noi non abbiamo un contenuto negativo da proporre, infatti probabilmente abbiamo perso anche qualche punto presso gli uomini della società, perché da quanti secoli è che continuiamo a  sentire  dire “questo non si può fare, quest’altro non si può fare, questo no e quest’altro no…, tanto è vero che il Papa Benedetto XVI, soprattutto ai giovani, e  io l’ho sentito  in modo vibrante quando accanto a lui abbiamo incontrato i giovani della mia diocesi durante la visita del papa a Pennabilli, ha detto: il cristianesimo non è un no, non è una negazione, il cristianesimo è una proposta di una novità totale di vita , una conseguenza della quale può essere che certe cose sia meglio non farle. Ecco, è questa assenza di presenza che poi rende più duro e più forte questo qualunquismo  grigio: certo,  don Abbondio  diceva che “ il coraggio non lo si può dare”.

E’ un problema di coraggio,  ma il coraggio è una categoria dell’intelligenza, non necessariamente del temperamento; il coraggio viene a chi sa di portare una verità che è necessaria ad ogni uomo che incontri.

 

Domanda:

 

potrebbe essere carenza di fede?

 

Risposta:

 

Certamente, E’ una concezione ridotta della fede; se la fede è  andare a Messa alla domenica, intendiamoci, è una cosa radicalmente importante andare a Messa la domenica, ma è importante come strumento che Cristo ha indicato come appartenenza vera alla Chiesa; non si può dirsi cristiani e non andare mai a Messa! E’ una regola minimale ed  essenziale  che Cristo ha stabilito 2000 anni fa che vale anche oggi, nei confronti del quale nessun Papa e nessun vescovo può dire di non andare più a Messa.

Vai a Messa perché si  incrementi la fede, perché  tu appartenga sempre più profondamente al mistero di Cristo, e perciò, finita la Messa, dovresti desiderare di andare in missione.

La traduzione del rito nuovo della Messa del Concilio in coreano, diceva un grande economista di Seul che ho incontrato a un convegno ,  dell’  “ite, missa est”  suona così: “la Messa è finita, incomincia la missione”.

Allora, se hai una fede che cresce, e il sacramento,  la parola di Dio predicata , il magistero,  l’ascolto della parola del Papa e del Vescovo che ti forma la mentalità , ti mette dentro la società in un modo forte, ma se non cresce la fede.., e comunque la fede a un certo punto cresce se uno ha il coraggio di cominciare ad annunciare Cristo agli altri.

Diceva il Papa Giovanni Paolo II nella “Redentoris missi” che è la sua enciclica più bella : “la fede si irrobustisce donandola”, non tenendola per se, nel proprio profondo.

Noi sappiamo ad esempio che il divorzio è un delitto, non lo faremo mai noi cristiani, ma ce lo teniamo nella nostra coscienza , e se poi la società vuol farlo lo faccia. E così è nata quella nostra società in cui gli istinti da adolescente che vengono sempre ad una certa età della vita  hanno ricevuto l’avvallo legale, ed uno, dopo 25 o 30 anni di matrimonio, si mette con la segretaria che ha 30 anni meno di lui, perché gli piace cambiare la minestra. Questo ha distrutto la famiglia, questo ha creato delle generazioni di orfani; oramai li cominciamo a vedere in giro per le strade.

Allora, se una cosa è vera perché me l’ha rivelata ed insegnata Gesù Cristo, non è vera solo per me privatamente, ma è vera per il mondo, e io devo annunziarla. Se poi la cosa diventa oggetto di una decisione di carattere sociale, allora si sta alla maggioranza, obbedendo comunque ad una legge che rimane ingiusta.

Il Papa lo ha detto tante volte, non è che la maggioranza rende la legge giusta; la maggioranza vota una legge che da quel momento lì ha ragione, ma non è che per il fatto che ha valore è giusta. L’aborto e il divorzio sono leggi inique, ed una comunità cristiana viva non dovrebbe lasciar passare molto tempo senza tentare e ritentare una modificazione anche sociale della questione. Però è chiaro che quando una legge è votata dalla maggioranza del  parlamento o del popolo è una legge che vincola anche chi è cristiano, salvo la possibilità della obiezione; non confondiamo pertanto legalità con verità.

Mentre il pericolo di scambiare la legalità come fonte della verità è terribile; la Chiesa proclama quello che ha ricevuto da Gesù Cristo , che può essere anche apparentemente la cosa più illegale di questo mondo.

Infatti cosa c’è di più illegale che pagare quelli della prima ora come quelli della undicesima? Ne han fatto una polemica considerevole con quelli dell’ultima ora! Astrattamente parlando era un’ingiustizia. Ma c’era una logica di carità e di predilezione che batteva qualsiasi legalità.

 

   



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