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Santo del Giorno  

   

Fonte campariedemaistre.com settembre 2017

Autore Marco Sambruna

 

 

 

 

La Chiesa  gerarchica: certo, quante ingenuità, quanto superficiale ottimismo nel suo voler vedere del buono anche dove non c'è, ossia nel mondo secolarizzato. Ma nello stesso inganno sono caduti molti credenti.

Secondo la sociologia della religione schematicamente esistono tre tipi di credenti:
Quelli che si proclamano cristiani;
Quelli che si proclamano cristiani e frequentano i riti e i sacramenti della chiesa cattolica;
Quelli che si proclamano cristiani, frequentano riti e sacramenti cattolici e adottano uno stile di vita fondato su valori e precetti cristiani.
E’ evidente che i cristiani del primo tipo corrispondono all’ampia maggioranza, quelli del secondo tipo sono nettamente meno numerosi del primo, quelli del terzo tipo sono nettamente meno numerosi del secondo.
In questo schema è facile individuare nei cristiani del terzo tipo quelli che più si avvicinano al modello evangelico. Sono coloro che potremmo definire qualitativamente col titolo impegnativo di “veri cristiani” e che quantitativamente rappresentano  un’ infima minoranza all’interno del contesto occidentale.
Nella nostra disamina col termine “cristiani” o “credenti” o “cattolici” declinati anche al singolare ci si riferisce sempre ai cristiani del primo tipo. Questo campione costituisce l’aggregato più consistente in seno alla civiltà occidentale. Col termine di “cristiano / credente / cattolico coerente” intendiamo invece cristiani del secondo e terzo tipo.
Per “ethos” si intende sempre lo stile di vita o modalità di comportamento abituali: in questo contesto distingueremo fra “ethos neopagano / laicista” ed “ethos cristiano”. 
Tracciate brevemente le coordinate circa il tipo di geografia umana cui ci riferiamo occorre ora stabilire uno spartiacque fra un “prima” e un “dopo”, una linea di separazione oltre la quale in realtà non cambia nulla dal punto di vista ontologico, ossia del carattere dell’essere, ma cambia tutto dal punto di vista della consapevolezza ossia dell’auto percezione che il cristiano ha di sé stesso.

SECOLARIZZAZIONE: COME CONOSCERE SE STESSI 

Questo spartiacque lo possiamo individuare nel definitivo consolidarsi del processo di secolarizzazione che è seguita alla terza rivoluzione industriale cominciata all’inizio degli anni Sessanta. A partire da allora forse per la prima volta nella storia il credente si trova di fronte non tanto alla possibilità, ma all’obbligo esistenziale di scegliere fra un ethos sacro cioè religioso o uno profano cioè neopagano. Il relativismo, come frutto più maturo della modernità, infatti consente l’affiorare in superficie di una serie di proposte da offrire all’attenzione dei cristiani in cui le questioni etiche assumono primaria importanza.
Tali proposte sono state spesso sottoposte alla valutazione del pubblico perché fossero o meno convertite in leggi come nel caso dei referendum sul divorzio e sull’aborto. Altre situazioni tipiche della modernità riguardano la possibilità di dibattere liberamente e senza remore di carattere morale le questioni etiche che al di qua dello spartiacque sopra delineato erano considerate indiscutibili. Basti pensare ad esempio al divampare in tempi recenti della contesa dialettica suscitata da questioni quali le unioni civili o le adozioni per le coppie omosessuali, il proliferare di metodi contraccettivi, l’eutanasia, la fecondazione assistita.
Tutte questioni che emergono al dibattito pubblico e, grazie anche alla visibilità mediatica di cui godono, si impongono con tale forza all’attenzione generale da non poter più essere eluse dai cristiani, ma pretendono la loro partecipazione attiva, l’esigenza di una loro chiara presa di posizione talvolta perfino certificata da un atto formale come quello previsto dai quesiti referendari. In definitiva tali questioni diventano un test probante, un banco di prova per verificare fino a che punto certi cristiani sono coerenti come del terzo tipo, oppure se si illudono di esserlo.
E’ necessario precisare che questa verifica non è a beneficio di qualche osservatore esterno o esperto in materia che voglia condurre un’indagine sociologica sulla vera essenza della religione.
La verifica invece torna a beneficio dei cristiani perché essi stessi acquistino piena coscienza di ciò che sono in modo irrefutabile scavalcando i pretesti, le rappresentazioni parziali, le percezioni di comodo che fino alle soglie della secolarizzazione conclamata avevano permesso la ricostruzione di un auto percezione di sé scollata dalla verità della propria natura. In pratica ontologia e cognizione auto percettiva non possono più essere disgiunte di fronte alla chiamata alle scelte totali cui la secolarizzazione costringe: si vota, si sceglie, si prende posizione su materie fondamentali  in modo così netto da costringere a uscire allo scoperto senza ambiguità fra ciò che si pensa e ciò che si esprime a patto, naturalmente, di non barare con se stessi. La verità su sé stessi, in termini psicologici, non può più essere compressa nelle oscurità dell’inconscio, ma emerge alla coscienza in modo prepotente .
Questa dinamica evidentemente non era possibile nelle epoche che hanno preceduto il consolidamento della secolarizzazione per la semplice ragione che determinate questioni etiche non meritavano di essere dibattute e quindi non assurgevano alla pubblica valutazione perché le si considerava così ovviamente date per acquisite da essere al di sopra di qualsiasi giudizio. Questioni come il divorzio o l’aborto in epoca pre laicista in un contesto non secolarizzato e quindi ancora sostanzialmente modellato dalla religione non potevano nemmeno lontanamente essere poste in discussione; restavano così consegnate alle certezze indubitabili e quindi sottratte a qualsiasi valutazione che imponga, come tutte le valutazioni, una scelta netta. Non ci si poteva esprimere né a favore né contro per l’ovvio motivo che tale possibilità non esisteva e non esisteva perché sarebbe stato considerato folle contemplare la semplice opportunità di sottoporle a giudizio. E col giudizio sulle questioni etiche era negata anche la possibilità di conoscere meglio sé stessi o, in certi casi,  continuare a barare con sé stessi.

QUANDO LA MASCHERA CADE

La secolarizzazione dunque ha fatto cadere una maschera perché ha costretto una parte dei cristiani – cioè quelli del primo tipo – ad apprendere una dolorosa verità che li riguarda: sono, dal punto di vista etico o dell’ethos qui inteso come stile di vita, neopagani.
Dal Concilio Vaticano II in poi le vittorie laiciste in ambito etico che hanno veicolato la secolarizzazione e le sconfitte della Chiesa cattolica, chiarificano finalmente quanto certi cristiani siano antropologicamente secolarizzati come del resto il loro ethos neopagano già lasciava trasparire.
I credenti dovevano dunque arrivare alle soglie della contemporaneità per poter finalmente contemplare se stessi: un sé, quello contemplato, ora limpido e cristallino, non più pietosamente mascherato dall’illusione di essere cristiani coerenti.
Perché di fronte alla possibilità di appoggiare scelte laiciste o cattoliche rese note grazie al dibattito pubblico e al voto istituzionale il cristiano non ha più potuto barare con se stesso: se sceglieva infatti di appoggiare le opzioni etiche laiciste il cattolico doveva accettare ciò che le sue scelte stesse impietosamente evidenziavano cioè il fatto che anch’egli era secolarizzato, anch’egli viveva secondo un ethos neopagano non molto diversamente da come lo vive un non credente, un teista, uno spiritualista, un agnostico, un credente non cristiano.
Prendere atto di questo dato non solo antropologico sulla propria vera natura, ma anche psicologico e cognitivo riguardo il proprio ethos appare ormai inevitabile per qualsiasi cristiano sia abbastanza coraggioso da osare il confronto con sé stesso.

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continua terza parte RICAPITOLANDO

   



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