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Santo del Giorno  

   


28/05/2014

Autore Giorgio A. Crotti

 

 Cara Assuntina Morresi,

 prendendo spunto dal tuo ultimo articolo "Elezioni europee", mi permetto di iniziare un dialogo. Per stima ed amicizia lo faccio in modo franco, come abbiamo già avuto modo di fare a voce, ma mi piacerebbe poter coinvolgere altri che volessero partecipare.

 L’analisi sul voto cattolico mi trova d’accordo quando dici: «Ma basterebbe andarsi a guardare il programma di Renzi alle primarie del Pd per vedere che la sua posizione su vita, famiglia e libertà di educazione è in piena sintonia con il clima laicista che impregna il Pd.E così tanti cattolici che all’epoca si erano stracciati le vesti per la vita personale di Berlusconi – cioè per quello che faceva a casa sua – stavolta hanno serenamente votato le liste di Renzi, senza ombra di dubbio. ».

Dissento invece quando scrivi: «D’altra parte la pattuglia più nutrita di cattolici con un dichiarato impegno in politica in questo senso, in parlamento, è quella del Nuovo Centro destra, che comunque non è stato premiato: a dimostrare che, contrariamente a quanto si dice, certe battaglie (v. legge sull’omofobia, per es.) non portano voti. Eppure stavolta con le preferenze era possibile scegliere anche i candidati, che però – numeri alla mano – sono stati evidentemente eletti seguendo altri criteri. ».

Dissento perché il NCD è parte del Governo che sta portando avanti la legge Scalfarotto sull'omofobia. Bisogna riconoscere che alcuni parlamentari del  partito di Alfano (Roccella, Saccomanni e altri) hanno fatto una battaglia personale di testimonianza e di impegno culturale, ma questo non è sufficiente.

Ricordo che durante le trattative per la formazione del Governo Renzi Formigoni asserì che una discriminante  fondamentale per dare l’appoggio al nascente esecutivo sarebbe stata la moratoria sui temi etici. Non ho dubbi sulla buona fede di Formigoni ma evidentemente i vertici del suo partito non l’hanno preso molto sul serio.

Ricordo che questo Governo sta varando una legge sul divorzio breve.

Ricordo che in un’intervista Lupi “sdoganò le unioni civili”.

Ricordo un articolo de lanuovabq.it in cui si denunciava l’ambiguità del NCD sui temi etici.

Ricordo che già il Governo Letta-Alfano si fece parte attiva per promuovere l’ideologia del gender nella scuola, vedi articolo di Corrispondenza Romana: «Il governo Letta-Alfano promuove e finanzia con 10 milioni di euro la cultura del gender. Tale provvedimento arriva quando e come meno te lo aspetti,  attraverso il decreto scuola, promosso dal ministro per l’Istruzione, università e ricerca, Maria Chiara Carrozza, che, giovedì 31 ottobre 2013,  ha ottenuto il via libera dalla Camera dei deputati con i voti favorevoli di Pd e Pdl, il parere contrario di Lega nord e Fratelli d’Italia e l’astensione di Sel e Movimento Cinque stelle, in attesa di essere votato al Senato. »

 

Ma dovremmo anche parlare della politica assurda sull’immigrazione. Questo governo ha cancellato il reato di immigrazione clandestina e con l’operazione “Mare nostrum” ha organizzato un servizio “traghetti” dalle coste africane, servizio di cui beneficiano le organizzazioni criminali che sfruttano tale fenomeno.
Rimando all’editoriale di Tempi del 14 maggio in cui si scrive: «Dunque, ricapitoliamo: c'è una Convenzione di Dublino, da poco rinnovata, in base alla quale l'Unione Europea se ne impippa dei profughi e pre­scrive che a provvedere all'accoglienza e all'integrazione dei potenziali ti­tolari di protezione umanitaria sia il primo stato europeo dove essi approdano. Di fatto, scarica il problema sull'Italia e sugli altri paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo. E c'è un paese, l'Italia, che si comporta come se avesse stretto un patto coi trafficanti di carne umana: con l'operazione Mare Nostrum va a raccoglie­re sotto costa i passeggeri delle barche dei clandestini, incrementando il giro d'affari e facilitando il lavoro degli scafìsti libici; poi permette che sul suo territorio i nuovi arrivati siano gestiti da un secondo livello criminale, che opera tranquillamente in quanto permette al nostro paese di aggirare l'iniqua Convenzione di Dublino. »

 

Potrei proseguire con molti altri esempi ma quanto sopra riportato mi sembra sufficiente per trarre alcune considerazioni. Il NCD, seguendo le orme del maestro Giulio Andreotti, tiene più alla poltrona che alla coerenza con quanto dichiara di voler perseguire nell’azione politica.

 

Cara Assuntina forse “certe battaglie non portano voti” perché sono fumo negli occhi.

 

Vorrei proseguire il dibattito spostandolo dalla politica alla presenza dei cristiani nella società. In realtà non dovremmo spostare proprio niente perché la politica dovrebbe essere parte integrante di tale presenza, come gli ultimi papi hanno costantemente richiamato.

Parto da un articolo di Antonio Socci del 24 maggio. Sembrerebbe una polemica fra intellettuali ma così non è.

La questione ridotta all’osso è sull’immobilismo del mondo cattolico.

Dice Socci: «Sul “Sussidiario” (Fondazione per la Sussidiarietà vicina alla CdO), Borghesi si scaglia contro i ciellini che l’11 febbraio scorso firmarono un appello al Papa promosso dal “Foglio” di Giuliano Ferrara in difesa della Chiesa dall’aggressione ideologica di una Commissione dell’Onu. ».

Per chiarezza ricordo che la Fondazione per la Sussidiarietà è presieduta da Vittadini che è stato fondatore e presidente della CDO per molti anni ed è tutt’ora uno dei responsabili di CL.

Prosegue Socci: «Quel documento, sottoscritto da laici e cattolici, da filosofi come Alain Besançon, Roger Scruton e Stanislaw Grygiel (docente alla Lateranense, da sempre amico e collaboratore di Karol Wojtyla), fu firmato infatti da Giancarlo Cesana, nome storico e simbolo di CL, da Assuntina, Morresi, e da molti altri ciellini come Luigi Amicone, Roberto Formigoni e il sottoscritto.

Un appello in difesa di una Chiesa criminalizzata e umiliata avrebbe dovuto entusiasmare chi si è formato dentro CL, considerata l’importanza che don Giussani ha sempre attribuito alla “libertas Ecclesiae”.

Invece il mio amico Borghesi, andreottiano non pentito, non l’ha digerito.

A suo parere con quell’appello “siamo di fronte ad una sorta di ‘cristianesimo illuminista’, è l’orizzonte dell’occidentalismo teocon, trionfante dopo l’11 settembre 2001, che ha affilato di nuovo le sue armi in antitesi al volto ‘buonista’ di papa Francesco”. »

 

Scrive don Carron –attuale Presidente della Fraternità di CL -  in Tracce  del marzo 2013:

«…. noi ripetiamo un tentativo che gia di per sè si è dimostrato fallimentare, perche il ten­tativo illuministico di difendere i valori senza Cristo non è cristianesimo, è solo Kant. Perchè l'llluminismo non voleva cancellare i valori cristiani, si è illuso di poterli vivere e conservare senza Cristo.

Proprio a questo livello si colloca la correzione della Scuola di comunità: senza il divino l'umano e i suoi valori non si salvano. Solo il divino è in grado di conservare tutte le dimensioni dell'umano, come stiamo vedendo. Salvare i va­lori senza Cristo: che lo pensasse Kant lo capisco, mi stupisce che lo possiamo pensare noi dopo aver visto il risultato della storia nata dall'Illuminismo per cui ci allarmiamo. Quello che vediamo adesso non è altro che la documentazione del fallimento del tentativo di affermare i valori sen­za Cristo. Che noi possiamo pensare di riproporre quello che si è già documentato storicamente fallimentare, permettetemi di dire che mi stupisce. Perchè in fondo è il prevalere in noi della mentalità dominante, illuministica, di tutti.».

Giusto, ma non è possibile difendere i valori “con” Cristo invece che “senza”? L’accusa di Borghesi nasce da queste affermazioni di Carron?

Per Socci questo attacco di Borghesi (ma è condiviso da Carron?) porterebbe alla luce una divisione interna al movimento; Giancarlo Cesana infatti fu a fianco di don Giussani nella guida di CL fino alla morte del fondatore.

 

Continua Socci: «Nel testo del professore c’è infatti la pretesa di portare la scure all’identità stessa del Movimento di CL. Delineando una sua trasformazione che, una volta per tutte, capovolga – come dinamica – il carisma di don Giussani.

Infatti il “nuovo movimento” che Borghesi tratteggia – dovrebbe avere – lo dice testualmente – “una prospettiva che non ha bisogno di ‘opporsi’ per ‘porsi’ ”.

Ne conosco già tanti di cristiani “borghesi”, che amano starsene in poltrona. Ma qualunque ciellino sa bene che una delle frasi storiche di don Giussani, per descrivere l’irrompere del cristianesimo, dice l’esatto contrario: “pour se poser, il s’oppose”.

Giussani ripeteva questo motto “per sottolineare che bisogna avere coscienza di sé ed essere se stessi per diventare attori, fattori incidenti sul mondo”, scrive Alberto Savorana nella sua “Vita di don Giussani”, indicata come testo ufficiale da don Carron. »

 

Ad avvalorare questa impostazione di Socci concorre anche questa intervista a mons. Negri –anch’egli a fianco di don Giussani fin dai primi anni del Movimento -   intervistato da Cascioli: «C’è però da dire che anche tra i cattolici non pare esserci un giudizio chiaro e univoco.

E’ indubbio che mentre il Paese è impegnato per volontà dei legislatori e del Parlamento in uno snodo difficilissimo della sua vita sociale sembra che la cristianità italiana non sia presente. E per cristianità intendo la realtà istituzionale della Chiesa, le realtà laicali, le realtà associative, tutto il complesso del popolo di Dio che vive oggi in Italia, senza evidenziare maggiori o minori responsabilità. La cristianità non è presente con una chiarezza di motivazioni, con una chiarezza di identità. La libertà è un valore assolutamente unico e indivisibile, bisogna lavorare per la propria libertà – ci invitava Giovanni Paolo II – perché lavorare per la propria libertà è lavorare per la libertà di tutti, accettare di ridurre o perdere la propria libertà è perdere e ridurre la libertà di tutta la società. »

 

Ma la scure all’identità di CL di cui parla Socci, secondo me, è stata posta già da alcuni anni.

Il primo grave segnale del “capovolgimento” io l’ho visto nel 2011, quando il Meeting fu inaugurato dal Presidente Napolitano e la Fondazione per la Sussidiarietà propose una mostra sui 150 anni dell’Unità d’Italia. La mostra l’ho già commentata in un precedente articolo, fu uno squallida operazione di “servilismo culturale” per entrare nelle manifestazioni ufficiali del 150esimo e invitare Napolitano. Come disse Socci “si buttarono al macero quarant’anni di cultura ciellina”.

 

Da quel momento Napolitano è sembrato diventare il punto di riferimento “autorevole” di CL, osannato al Meeting e su Tracce (la rivista ufficiale del Movimento), ha fatto sentire la sua presenza anche negli anni successivi. Infatti il Meeting 2012 fu inaugurato da Monti e il 2013 da Letta e le mostre presentate dalla Fondazione sulla Sussidiarietà sono state sempre in linea col “sentire” del Presidente.

Ora non contesto un istituzionale rispetto al Presidente dell’unità nazionale, contesto la deferenza e la sudditanza culturale ad un uomo del quale non possiamo dimenticare il passato (ma anche il presente) politico.

Quale sorpresa quando alcuni anni orsono lessi su La Gladio Rossa del PCI (1945-1967) – un testo di Gianni Donno, consulente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e sulle stragi – che il capo di tale struttura criminale per il Lazio fu Giorgio Napolitano. Sono stato ufficiale di fanteria in un reggimento che doveva difendere il confine italiano verso la Iugoslavia dalle truppe dell’Armata Rossa. Dal testo di Donno apprendo che in caso di attacco dell’Urss saremmo stati presi alle spalle da italiani comandati anche da Napolitano. Devo crederlo possibile? Nessuno ha smentito il lavoro della Commissione? E’ un caso di omonimia?

Ma Napolitano è anche il Presidente che rifiutò di firmare un decreto che avrebbe salvato la vita a Eluana Englaro.

Napolitano è il Presidente che ancora pochi giorni fa ha sollecitato il Senato: «È ora però assolutamente indispensabile che il Senato approvi senza ulteriori indugi il disegno di legge a contrasto dell'omofobia e della transfobia approvato già a settembre dalla Camera. ».

Al Meeting 2013 un comunicato degli organizzatori prendeva le distanze dalla raccolta di firme contro la legge sull’omofobia promossa da Tempi e non perdeva l’occasione per auspicare che «le sedi parlamentari affrontino la vicenda secondo quello spirito di responsabilità auspicato dal presidente Napolitano che ha invitato a “parlare il linguaggio della verità” nell’interesse di tutti e di ciascuno”.».

 

Dunque il Meeting (di CL) pensa che “l’interesse di tutti e di ciascuno” consista nel fatto “che il Senato approvi senza ulteriori indugi il disegno di legge a contrasto dell’omofobia”.

Per mettere un po’ di sale sulla coda dico che è la giusta conclusione di un Meeting presentato nel 2013 da Emma Bonino che Emilia Guarnieri – Presidente del Meeting – ha detto di essere “lieta e onorata” di accogliere. Mi sembra inutile ogni commento.

 

In questi giorni dovrei festeggiare i quarant’anni di appartenenza a CL, francamente ne ho poca voglia. Non perché non riconosca che la mia vita è stata salvata dall’incontro con il carisma di don Giussani, anzi, ne sarò grato per l’eternità. Grato perché don Giussani ha risvegliato in me la fede in Gesù, mi ha insegnato che nella vita tutto c’entra con questo incontro, che tutto è Grazia.

Non ne ho voglia per il dolore che mi procura dover scrivere queste cose, non ne ho voglia perché se oggi dovessi ripetere ad altri quello che è stato detto a me nel 1974: “vieni e vedi”, mi sentirei in imbarazzo.

 

Certo ancora oggi molti incontrano in CL la possibilità di vivere la fede in modo pieno. Penso a tante opere di cui si sono fatti promotori amici del Movimento, penso allo slancio missionario di tanti preti e laici in paesi lontani, penso alla generosità con cui tanti si spendono quotidianamente in umili caritative. Penso alle comunità di studenti in cui si sperimenta e si respira il “carisma” del fondatore.

Ma ho l’impressione che mentre le opere proseguono per la fede dei singoli la “cultura” che il Movimento propone sia succube del politicamente corretto. L’ho dimostrato per quanto accaduto negli ultimi Meeting e lo dimostra l’immobilismo del movimento di fronte alla questione della legge sull’omofobia. C'è disorientamento, perché non viene alla luce come dovrebbe in un ambito in cui si è stati educati alla libertà?

“O il Movimento è una realtà eminentemente personale o è una macchina messa in moto da altri che mi è solo di impedimento”. Queste parole di don Giussani sono, a mio parere di grande attualità. Si vive lasciandosi portare dalla “macchina” per mille motivi.

Socci conclude: «Per Borghesi invece non ci si deve “opporre”, e prefigura per CL una fuga in quella “scelta religiosa” dell’Azione Cattolica degli anni Settanta contro cui sempre Giussani si batté, strenuamente, mentre il resto del mondo cattolico – sparito dalla scena pubblica – si arrendeva alla dominante ideologia radical-marxista. »

 

L’intervista - già citata - a mons. Negri prosegue: «Lei dice che non c’è una chiarezza di motivazioni, eppure la Dottrina sociale della Chiesa è molto chiara su questi punti.
Avremmo infatti tutta la forza del Magistero sociale che non ha mai fatto sconti di fronte alle pretese delle istituzioni, qualunque esse siano, di intervenire nello spazio della libertà di coscienza personale.  Le proprie preferenze culturali, le proprie preferenze sessuali, le proprie pratiche sessuali sono un fatto che attiene alla libertà della coscienza individuale, personale, di gruppo, non sono una competenza dello Stato. Se lo Stato interviene non importa se per difendere o attaccare le concezioni e pratiche di carattere personale o sessuale, compie lo stesso errore di identificare la sua azione in campi in cui non può e non deve intervenire.
In questa vicenda della legge sull’omofobia c’è dunque in gioco la libertà della coscienza personale e sociale, c’è in gioco la laicità dello Stato. Per la cristianità italiana è una grande occasione per una testimonianza corale.»

 

Esiste, come dice Socci, un grave problema della presenza dei cattolici nella società odierna. Una presenza che rischia di non essere rappresentata politicamente ma anche che sembra essere rinunciataria nel proporre la propria cultura. C’è un popolo cristiano che desidera vivere e proporre la fede come ipotesi ragionevole nell’affronto del reale, questo popolo sembra oggi non trovare nei propri pastori un adeguato sostegno.

Don Giussani tante volte ha ripetuto la domanda del poeta Thomas S. Eliot: “È l’umanità che ha abbandonato la Chiesa o è la Chiesa che ha abbandonato l’umanità?”.

E la sua risposta era drammatica: “Tutte e due, tutte e due, perché innanzitutto è l’umanità che ha abbandonato la Chiesa, perché se io ho bisogno di una cosa, le corro dietro, se quella cosa va via. Nessuno correva dietro…La Chiesa ha cominciato a abbandonare l’umanità secondo me, secondo noi, perché ha dimenticato chi era Cristo, non ha poggiato su… ha avuto vergogna di Cristo, di dire chi è Cristo”.

Cara Assuntina il problema quindi va ben oltre la politica e il voto al NCD. Sarebbe auspicabile poter avviare un serio dibattito su questi temi, non per amore della polemica, non per convincere a votare Tizio o Caio, ma perché questo popolo cristiano “con la schiena dritta” e con la propria dignità che deriva dal Battesimo torni ad annunciare la Buona Novella senza riduzioni e senza scappare, se le circostanze dovessero imporlo, nemmeno davanti al martirio.

 

Con amicizia

 

Giorgio Alberto Crotti

   



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