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Santo del Giorno  

   

Fonte lascuredielia.blogspot.it 03/02/2018

Autore don Elia

A veritate quidem auditum avertent, ad fabulas autem convertentur (2 Tm 4, 4).

Ci dispiace dover contraddire papa Montini in ciò che affermò nel solenne discorso di chiusura del Concilio Vaticano II, dai contenuti a dir poco scandalosi: «La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? uno scontro, una lotta, un anatema? Poteva essere, ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto più grande si fa il figlio della terra) ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, più di tutti, siamo i cultori dell’uomo».

Forse il Signore ha aspettato che arrivassimo al collasso totale per aprirci gli occhi sulla carica eversiva di queste parole; prima, vista la generale euforia, ha lasciato che ci stordissimo ben bene per cinquant’anni nell’ebbrezza del nuovo umanesimo (ebbene sì, proprio lo stesso noioso leit-motiv della CEI). Ma già allora ci si sarebbe potuti domandare come possa la religione del Dio incarnato incontrarsi con immensa simpatia con la religione dell’uomo che si fa Dio, ossia con la religione, tipicamente massonica, dell’Anticristo. «Quale intesa tra Cristo e Beliar?» (2 Cor 6, 15). È proprio la tentazione delle origini, che portò l’uomo alla sua rovinosa caduta: «Voi sarete come Dio» (cf. Gen 3, 5). Questo figlio della terra che, istigato dal diavolo, pretende di farsi “dio”, quanto più si fa grande, tanto più dilata a dismisura i bisogni del suo ego arrogante e presuntuoso – quei bisogni, appunto, che da quanto asserito avrebbero assorbito l’attenzione del Concilio.

Questo assurdo equivoco ha forse condotto gli umanisti moderni (che non rinunciano affatto alla trascendenza delle cose supreme, ma la negano e combattono) a rivedere il loro rapporto con la Chiesa e con la fede cattolica? Ponete la domanda a Eugenio Scalfari. Vi risponderà che è avvenuto l’esatto contrario: è la Chiesa che ha riveduto il suo rapporto con l’umanesimo ateo, fino ad assorbirlo in sé e ad approvarlo per bocca del suo capo, intimo amico di lui. Nel frattempo il «mondo umano moderno», rincuorato dalla «corrente di affetto e di ammirazione» che su di esso «si è riversata dal Concilio», è sprofondato in un baratro di peccato, abiezione e laidume che la storia non aveva mai conosciuto prima, fino all’irrazionale deformazione del concetto stesso di uomo, tesa a giustificare e promuovere tale disgustosa decadenza.

Nella frenetica e stolida rincorsa dietro questo mondo impazzito, anche gran parte dei vescovi, preti e fedeli sembrano aver perso la ragione, oltre alla fede; i pochi che si tengono ancora aggrappati all’una e all’altra vengono totalmente isolati, screditati e delegittimati. Perfino quanti conservano una fisionomia più “classica”, malgrado l’aspetto esteriore, sono spesso interiormente programmati in base a quella poltiglia di personalismo, egualitarismo, inclusivismo comunitario e socialeggiante con la quale, ignorando totalmente la Tradizione, si può pacificamente annullare anche la Scrittura, “riletta” in modo tale da farle dire l’opposto di ciò che di fatto afferma e che la Chiesa vi ha sempre compreso. La manipolazione delle menti è stata così fine e pervasiva che questa mistificazione onnicomprensiva passa normalmente inavvertita anche dagli intelletti più sinceri, deformati dagli studi teologici e dai cliché seminaristico-conventuali.

Con il grimaldello di una libertà di coscienza sganciata dalla verità oggettiva, il nuovo umanesimo conciliare ha forzato ogni logica, plasmando una mentalità ecclesiale secondo cui nessuno, praticamente, può essere più considerato responsabile di nulla, anzi nessun comportamento o quasi può essere più valutato come intrinsecamente cattivo: il valore di qualsiasi azione dipende dalle circostanze; se proprio non si riesce a farla passare per buona, essa non è imputabile… L’abolizione del pensiero logico-metafisico, tuttavia, non ha di certo contribuito alla tutela della dignità umana: al contrario, il sostanziale annullamento della responsabilità degrada l’uomo al rango delle bestie. C’è poi da stupirsi se la cultura contemporanea riduce l’intelligenza al livello tecnico-pratico e concepisce la conoscenza unicamente come una griglia di ipotesi utile allo sfruttamento della realtà in funzione di determinati obiettivi? In compenso, questa “scienza” che per principio rinuncia alla verità dà per scontati i “dogmi” indiscutibili del materialismo evoluzionistico…

La “fede” che oggi il mondo esige, all’opposto di quella che è dovuta a Dio, pretende un’assunzione cieca di dati e contenuti del tutto irrazionali, come l’assurda idea che un universo incredibilmente complesso e ordinato si sia determinato da solo e per caso, senza un artefice intelligente. È molto peggio dell’ipotesi che il vostro computer si sia formato casualmente, assemblandosi pezzo per pezzo in milioni di anni… o che la Divina Commedia si sia composta da sé con la casuale ricaduta dei caratteri tipografici in seguito all’esplosione di una tipografia. Anche la storiella, seppur meno pretenziosa, del signor Darwin (quella delle scimmiette immortali che, avendo a disposizione delle macchine per scrivere e un’infinita quantità di carta, potrebbero prima o poi comporre a caso il Pater noster) merita un Nobel per la logica: sul piano meramente statistico, una probabilità su miliardi è nulla ed equivale a impossibile. Per inciso: esistono scimmie immortali? e chi ha fornito loro le macchine per scrivere e l’infinita quantità di carta?

Grazie al nuovo umanesimo, che ha messo in soffitta l’apologetica, i preambula fidei e gli argomenti sulla ragionevolezza della rivelazione cristiana, in moltissime anime la fede è stata rimpiazzata da questo genere di barzellette, che provocherebbero grasse risate, se non fossero tragicamente reali. Poi come fa un bambino a credere in Dio creatore (ammesso che almeno al catechismo gliene parlino ancora), se a scuola lo indottrinano con le assurdità del Big Bang e dell’evoluzionismo? E, se non può credere in Dio creatore, come crederà in tutto il resto? Non ci prenderà piuttosto per matti tutti quanti, preti, catechisti e compagnia? Niente paura: in parrocchia ci sarà pur qualche movimento che, con le sue proposte, lo illuderà di poter saltare il problema a piè pari, perché l’importante è l’esperienza, lo Spirito, il cammino… in cui c’è tutto, senza alcun bisogno d’altro. Poi, se il vescovo gli richiederà un giorno la frequenza della locale facoltà teologica, sfangherà in qualche modo gli esami tanto per levarseli, ma non sentirà alcun bisogno degli studi. Certo, in questo momento è paradossalmente meglio così; ma quando mai scoprirà la retta fede e la sua giusta comprensione intellettuale?

Ringraziamo dunque i cultori dell’uomo che con la loro immensa simpatia hanno spalancato le porte della Chiesa e dei credenti a chi lo riduce a scimmia, a un essere incapace di verità e privo di senso morale. Ma ringraziamo soprattutto e sul serio – non mi stancherò mai di ripeterlo – il Signore, che, in questo generale oscuramento delle menti, ci ha lasciato il ben dell’intelletto e una coscienza vigile. Si soffre, indubbiamente, ma ribadisco che è buon segno: se non soffrissimo, saremmo messi male. Quindi: sursum corda! Riprendiamo il filo là dove è stato tagliato e ricominciamo a cucire. A poco a poco, il ricamo riprenderà la sua forma e mostrerà di nuovo la sua  bellezza millenaria. L’antico, per il cristiano, è sempre nuovo, così come l’autenticamente nuovo è sempre antico, perché ha radici eterne e un compimento al di là del tempo.

 

P.S.: se qualcuno vuole approfondire, edificando sulle fondamenta del Catechismo di san Pio X, può studiarsi il Catechismo Romano o anche il Compendio di Teologia Dogmatica di Ludwig Ott. Per la filosofia cristiana, potete ordinare un’opera introduttiva di padre Cornelio Fabro (come l’Introduzione a san Tommaso); per la morale, il Dizionario di Teologia Morale diretto da Francesco Roberti. Sono ovviamente opere un po’ datate e non possono quindi contemplare i problemi più recenti, specie in ambito etico; tuttavia sono sempre valide e trasmettono la capacità di impostare correttamente una riflessione anche da sé.

   



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