Articoli più letti  

   

Cerca autori  

   

Cerca Argomenti  

   

Santo del Giorno  

   

Fonte antoniosocci.com 14/12/2017

Autore Antonio Socci

Per la gioia di migliaia di turisti sognanti – o che cercano o vivono il grande amore della vita – è stato appena restaurato e riaperto al pubblico il mitico balcone della (cosiddetta) Casa di Giulietta, a Verona

Per la verità nessuna Giulietta Capuleti – la fanciulla resa immortale da William Shakespeare – si è mai affacciata da quel balcone. Si tratta di un reperto antico che, nel Novecento, è stato collocato sul muro di quell’edificio al posto di una brutta ringhiera. Mentre la casa, attorno agli anni Trenta, veniva fantasiosamente restaurata con altri ritocchi di sapore medievale.

TROVATA NOVECENTESCA

Lo spiega molto bene Francesca Fontanili nel saggio “Casa di Giulietta, metamorfosi di una dimora storica: reale e ideale si uniscono nel presente”. Nel sito internet “Casa di Giulietta-Comune di Verona” si possono vedere le foto di come era prima e di come è diventata dopo.

Vi si legge che “il balcone, proveniente da Castelvecchio – come si può vedere in una foto  che ritrae Vittorio Emanuele III all’inaugurazione del Museo di Castelvecchio nel 1926 – venne inserito per ricordare gli incontri fra Romeo e Giulietta”.

In sostanza è una formidabile trovata novecentesca. Prima di allora quell’edificio era tutt’altro che attraente.

Nel 1828 Heinrich Heine annotò le sue impressioni sulla “casa che si cita quale palazzo dei Capuleti, a cagione di un cappello scolpito al di sopra la porta interna”. E’ – dice il poeta – “oggidì una sordida bettola per i vetturali e i carrettieri, ed un cappello di latta, dipinto in rosso, e tutto bucato, vi è appeso come insegna”. Tuttavia, confessava poi, “luoghi come questi, un poeta li visita sempre volentieri, anche se è il primo a ridere della credulità del suo cuore”.

Ecco svelato da Heine il segreto del luogo: è il simbolo – per quanto farlocco – dell’amore appassionato e tragico.

La storia di Giulietta e Romeo raccontata da Shakespeare ha trovato il suo sito concreto e questo edificio è diventato una straordinaria attrattiva turistica: i veronesi sono stati geniali nel trasformare quel mito in una industria che ogni anno vede arrivare un mare di visitatori incantati e pronti al selfie.

In realtà nella Verona del Duecento neanche c’erano famiglie con il cognome Capuleti (o Cappelletti per rifarsi a un verso dantesco). Perciò si volle individuare nella presunta abitazione medievale della famiglia Dal Cappello (per l’assonanza) la dimora della leggendaria Giulietta.

Ma la vera e originaria storia di Giulietta e Romeo non si svolge a Verona, bensì a Siena: i due amanti si chiamavano Giannozza Saraceni e Mariotto Mignarelli.

DA VERONA A SIENA

Il primo a narrarla fu Masuccio Salernitano che la pubblicò nel “Novellino”, nel 1476. Anni dopo, nel 1524, il vicentino Luigi da Porto trasferì la vicenda amorosa a Verona con questo titolo: “Istoria novellamente ritrovata di due nobili amanti”: i nomi dei due giovani diventano Romeo Montecchi e Giulietta Cappelletti.

Sono cognomi che l’autore riprende dal canto VI del Purgatorio di Dante, dove si parla dei dissidi fra le famiglie Montecchi e Cappelletti, contrapposte nella guerra fra guelfi e ghibellini.

La storia ebbe vari rifacimenti, per mano di diversi autori, fino a Matteo Bandello che nel 1554 la inserì nelle sue “Novelle”. Shakespeare ha ripreso l’ambientazione veronese.

Invece – come dicevo – l’originaria storia dei due infelici amanti che tanti hanno riscritto è ambientata a Siena, attorno al 1340, da Masuccio Salernitano ed è piena di riferimenti a luoghi autentici (tuttora esistenti) e a dettagli che si sono persi nel racconto shakespeariano.

LA STORIA ORIGINARIA

Siena era allora divisa nella violenta contesa fra due potenti famiglie, i Tolomei (guelfi) e i Salimbeni (ghibellini). La famiglia di Giannozza era schierata con questi ultimi e c’era per lei, nell’aria, un matrimonio combinato con un membro di quella casata.

L’amore di Mariotto e Giannozza è platonico, fatto di sguardi, parole sussurrate, pensieri e cuori palpitanti. Accade così che Mariotto assista a un uno scavo davanti alle case de’ Malavolti dove viene ritrovata un’antica statua di una donna bellissima che fu posta sulla fonte di Piazza del Campo. Gli sembra un buon augurio. Così i due giovani decidono di sposarsi segretamente. Ma continuano a vedersi clandestinamente.

Un giorno Mariotto si accorge dei pesanti apprezzamenti che vengono rivolti a Giannozza sulla via da un giovane nobile. Dunque gli assesta un colpo e questo muore. Mariotto scappa – perché non può rivelare che Giannozza è sua moglie – e viene condannato in contumacia. La sua fuga lo porta ad Alessandria d’Egitto, dove ha uno zio.

Da lì scrive a Giannozza che però, nel frattempo, viene promessa sposa, dalla famiglia, a un rampollo dei Salimbeni. La ragazza dice di no al padre, gli grida che preferisce morire e va a cercare aiuto dal frate che l’aveva segretamente unita in matrimonio a Mariotto.

Il frate s’inventa il trucco della pozione per inscenare la finta morte di Giannozza che si sarebbe risvegliata dopo tre giorni. La ragazza beve e il giorno dopo è davvero creduta morta. Il padre si dispera e piange. La ragazza viene sepolta nella chiesa di Sant’Agostino dove quella notte stessa il frate la disseppellisce e la rianima.

Lei si traveste da frate e s’imbarca per Alessandria d’Egitto. Prima però provvede a inviare una lettera a Mariotto dove lo informa di tutto. Purtroppo colui che avrebbe dovuto recare la missiva fu ucciso dai corsari, mentre il giovane innamorato ricevette il biglietto del fratello che lo informava della morte di Giannozza.

Mariotto sconvolto s’imbarca alla volta dell’Italia. A Napoli si traveste da povero pellegrino e arriva a Siena dove entra da Porta ai Tufi. Trascorse giorni a piangere sulla tomba dell’amata, nella chiesa di Sant’Agostino, finché – pazzo di dolore – una notte si fa chiudere nella chiesa deciso ad aprire il sepolcro e lasciarsi morire accanto alla fanciulla.

Il sacrestano però lo scambia per un ladro, così Mariotto viene catturato e riconosciuto. Davanti al Podestà stavolta deve rivelare tutto, ma viene egualmente condannato a morte, mentre le donne di Siena piangono il giovane innamorato che viene ucciso.

Giannozza nel frattempo è arrivata ad Alessandria e scopre dallo zio il malinteso delle lettere. Così torna precipitosamente indietro.Arrivata a Siena incontra tante persone che raccolgono sassi o impugnano picconi, correndo fuori dalle mura della città. Sente parlare di “donne inhoneste” e di loro amanti da impiccare.

Era accaduto che i notabili riuniti nel consiglio della città avevano rilevato che dal giorno del ritrovamento di quella famosa statua gli scontri con i fiorentini erano and ati sempre peggiorando. Fu così deliberato di distruggerla e seppellirne i frantumi in terra fiorentina. Era la statua che secondo Mariotto sarebbe stata di buon auspicio per l’amore dei due giovani.

Giannozza scopre pure che tre giorni prima Mariotto era stato impiccato. Distrutta dal dolore decide segretamente di entrare in un monastero a piangere la sua tragedia “con poco cibo e niente dormire” fino alla fine della sua vita. E dopo pochi giorni la giovane muore.

UN MONTE DI GUAI

A Siena la storia dei due (i veri Giulietta e Romeo) è pressoché sconosciuta e sebbene tutti i luoghi di questa novella siano ancora esistenti, nessuno ne ha fatto un’attrattiva turistica in ricordo di quel grande e tragico amore.

Uno di questi luoghi però, il palazzo della famiglia Salimbeni (che a sua modo è fra i protagonisti della storia), è guardato dai senesi che passano dal Corso, in questi anni, con grande dolore e amarezza.

Perché nei secoli è diventato – ed è tuttora – la sede storica del Monte dei Paschi. Anch’esso un grande amore (molto meno romantico) e una grande tragedia.

Per una curiosa coincidenza si trova proprio davanti al castellare de’ Malavolti dove – secondo la novella – fu ritrovata la statua ritenuta “malefica” dalla città. Quella città che spezzò il sogno d’amore di Mariotto e Giannozza.

 

   



I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , guarda la nostra privacy policy.