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Santo del Giorno  

   

Fonte lascuredielia.blogspot.it 11/08/2018

Autore don Elia

I veri profeti, nella storia sacra, sono sempre stati inviati da Dio non per illudere le masse o adulare i potenti, bensì per correggere gli uni e le altre con severi ammonimenti e preannunci di castighi. Respingerli a priori perché il loro dire non è piacevole o di buon gusto è semplicemente stupido; stigmatizzarli, invece, perché incapaci di scorgere le promesse dei tempi nuovi e di aprirsi a nuove pentecosti è sintomo di illusione – Dio solo sa fino a che punto colpevole – e pericoloso pretesto per la desistenza. Nella Chiesa, imbavagliare o isolare i veri profeti, come i cardinali Siri e Ottaviani, ha causato lo sfacelo cui oggi siamo costretti ad assistere; dato che i risultati mostrano la qualità delle premesse, sarebbe ora di ammettere che ci si è sbagliati. Di pari passo con la soppressione della profezia autentica (suffragata oltretutto dal messaggio di Fatima, forse la più importante apparizione mariana della storia), si sono spalancate le porte ai falsi profeti, latori di menzogne ben camuffate che hanno spento la fede in milioni di cattolici, inducendoli ad aderire in massa ad errori fino allora duramente condannati dal Magistero. Sarà proprio il caso di continuare a canonizzare i papi che hanno permesso questo?

Ma è evidente che ormai, nella neochiesa, ogni criterio di verità o di opportunità è stato bandito a favore di calcoli meramente politici, in virtù dei quali si può usare qualsiasi mezzo – compreso il catechismo – per esercitare pressioni nel senso voluto. L’impressione generale che ne riceve l’uomo comune è che la Chiesa Cattolica, come qualunque altra istituzione storica, può cambiare in tutto con l’evolversi dei tempi e delle culture. Di conseguenza non c’è più nulla di definitivo: ciò che oggi è ancora proibito, per effetto di un supposto ritardo o freno politico-culturale, domani potrebbe non esserlo più; perciò ci si sente fin d’ora autorizzati a violare il divieto e così la moralità, come chiunque può osservare, va a farsi benedire, a livello pubblico e privato. Di contro si fabbricano imperativi categorici del tutto assurdi e inediti che creano però una mentalità, al punto che lasciar trapelare anche la minima perplessità in proposito può far deflagrare reazioni sconvolte…

Mi sembra doveroso, in questo contesto, esprimere tutta la solidarietà a un governo che sta tentando di riprendere il controllo di una nave lasciata in balìa degli stranieri. Com’era prevedibile, la lobby massonica internazionale si è scagliata contro di esso con tutti i mezzi: i ricatti finanziari (come la rapida sospensione dell’acquisto di titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea, che serve ad aiutare i Paesi dell’Unione anziché a strangolarli), le diffamazioni mediatiche (in cui la stampa “cattolica” si sta distinguendo con zelo luciferino), gli attacchi della magistratura (che ha sempre chiuso entrambi gli occhi sulle interminabili ruberie dei “compagni”), i naufragi a comando (se non sono propaganda creata con immagini artefatte come quelle della Siria), le pressioni internazionali (in cui Francia e Germania hanno rasentato la crisi diplomatica). L’arma che ancora non hanno rimesso in campo è quella dei disordini urbani scatenati dai centri sociali, sciocchi esecutori – come tutta la sinistra – degli ordini emanati dai padroni in doppiopetto.

C’è un intero Paese di cui riprendere possesso: questo è il grande compito dell’ora presente; il resto sono chiacchiere e fumo, che vanno semplicemente ignorati senza deflettere dalla linea seguita. Una sola raccomandazione mi preme però far giungere ai giovani intraprendenti che ci governano: non indulgete a non necessarie dichiarazioni di principio o di opinione che sollevano polveroni senza alcuna utilità, ma procedete silenziosamente nel lavoro lasciando parlare i fatti. Altrettanto dovete evitare che le vostre divergenze interne diventino pubbliche, ingigantendosi e screditando la vostra compagine: cercate di risolverle in modo discreto fra voi, astenendovi da confidenze giornalistiche che vengono poi utilizzate per attaccarvi. In questa apparente libertà di comunicazione (che ci sommerge piuttosto di pareri discutibili e dubbie informazioni, impedendo spesso, in realtà, uno scambio serio e profondo) siamo tentati di lanciare continuamente messaggi, commenti e cinguettii su tutto e su tutti, come se il provocare reazioni portasse di per sé un qualche beneficio.

Dobbiamo invece riapprendere l’ascesi del linguaggio, basata sulla vigilanza e sul discernimento: imparare a parlare soltanto quando serve davvero, tenendo conto delle conseguenze che avranno le nostre parole; se si prevede facilmente un effetto deleterio o controproducente, è meglio tacere. Non dobbiamo temere di essere meno rilevanti se non si parla continuamente di noi o non si ripete da tutti quanto diciamo: è la grande tentazione della società odierna, in cui ci si crede efficienti in correlazione con la visibilità. Certo, la pubblicità è essenziale nell’impostazione commerciale e consumistica che ha ormai contagiato tutto il vivere sociale, compresa la politica; ma una volta ottenuto il potere occorre gestirlo con prudenza per poterlo conservare a lungo, senza esporlo alle trappole di un sistema mediatico ancora in buona parte legato all’élite.

Fermare l’invasione pianificata è il primo obiettivo da raggiungere, a dispetto di qualsiasi minaccia esterna contro il governo eletto di uno Stato sovrano. Per evitare l’isolamento in politica estera, è quanto mai opportuno rafforzare i legami con la Russia, mantenendo al contempo buoni rapporti con gli Stati Uniti, nella misura in cui il loro Presidente sarà meno succube del genero sionista e riuscirà a rafforzare la sua posizione rispetto al deep state americano. Lo squilibrato stipendiato dai Rothschild che delira da Parigi e la vecchia spia comunista che latra da Berlino, invece, vanno rimessi fermamente al loro posto senza troppi complimenti, pur senza offuscare la signorilità del nostro Presidente del Consiglio, la quale li svergogna già da sola. Quei miserabili burattini, forse, non si rendono neanche conto sul ciglio di quale burrone hanno trascinato il continente con il loro smaccato servilismo verso il grande fratello d’oltreoceano.

Temo proprio che la soluzione del dramma sarà tutt’altro che indolore. Se l’élite giudeo-massonica riesce a spingere la Russia allo scontro, l’Europa sarà trebbiata un’altra volta. Nel marzo scorso il signor Putin, a mo’ di grazioso avvertimento, ha mostrato in conferenza-stampa i nuovi armamenti di cui dispone il suo esercito: tutta una serie di missili ultrasonici (così agili e veloci da non poter essere intercettati) che posson trasportare multiple testate atomiche a diverse migliaia di chilometri; ce n’è perfino uno a propulsione nucleare in grado di continuare a girare intorno al pianeta per anni. Gli psicopatici che dirigono la NATO pensavano di poterla spuntare con il cosiddetto first strike: attaccare per primi lanciando una bomba atomica per poi difendersi dalla ritorsione con lo scudo antimissilistico… Tempo scaduto, belli.

È evidente, in ogni caso, che in un’eventualità del genere bisognerà trovarsi dalla parte giusta. Non sarà certo facile cambiare fronte, con le basi militari straniere che abbiamo sul nostro territorio; ma la spregiudicata disinvoltura con cui il nostro Paese lo ha fatto più volte, nel secolo scorso, potrebbe essere utilizzata, questa volta, in modo più opportuno. Nel frattempo, in prospettiva, il governo dovrà trovare il modo di mettere al sicuro i nostri risparmi, per la cui portata siamo i secondi al mondo. Si lascerà che continuino ad essere depredati da quelle misteriose entità (che già navigano nell’oro grazie a droga, armamenti, prostituzione e traffico di esseri umani) che attaccano le nostre banche e le nostre imprese più fiorenti per farle fallire e poi comprarle per un tozzo di pane? È essenziale che una popolazione, messa alla prova, sia in grado di aiutarsi da sé. In conclusione, ci diano pure del profeta di sventura; è un mestiere che facciamo nell’interesse di tutti.

 

 

 

   



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