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Santo del Giorno  

   

Fonte lanuovabq.it 04/03/2018

Autore Jerry J. Pokorsky*

Perché lamentarsi se la Chiesa parla sempre dell'aborto e mai sul divieto di portare armi, anche dopo l'ennesima strage in una scuola? L’aborto è intrinsecamente malvagio e quindi opporsi a esso non è una questione di partigianeria politica. Le armi non sono intrinsecamente malvage. E possono anche difendere vite umane.

 Un fucile Ar-15 (una delle armi più contestate)

Dopo avere denunciato, in una omelia, i senatori cattolici (Democratici e Repubblicani) che hanno votato contro la proposta di legge che avrebbe messo fuori legge l’uccisione dei bambini non ancora nati che abbiano già sviluppato il sistema nervoso (1), ho ricevuto una lettera: «Attendo la sua prossima omelia politica, come quella sull’aborto di qualche settimana fa. Per favore, dica qual è la posizione del cattolicesimo sulle stragi di massa e, in quel contesto, elenchi i nomi dei Repubblicani cattolici che al Congresso bloccano ogni ragionevole messa al bando delle armi d’assalto. Forse dovrà allungare la durata della Messa perché l’elenco è senza dubbio folto. Grazie».

Naturalmente, occorre dire subito che una omelia sul male dell’aborto è tanto politica quanto lo è un’omelia che condanni l’Olocausto. In ogni caso, se la persona che mi ha scritto intende identificare gli uomini politici che vogliono mettere armi - inclusi pugnali e taglierini - in mano a criminali e psicotici per consentire loro di compiere stragi di massa, sarò felice di elencarli per nome. E inviterei pure a fischiarli esattamente come invito a fischiare qualsiasi uomo politico che non alzi un dito per proteggere la vita dei bambini non ancora nati.

In sostanza, però, la mia risposta sull’argomento delle armi si articola così:

  1. l’aborto è intrinsecamente malvagio e quindi opporsi a esso non è una questione di partigianeria politica.
  2. Le armi non sono intrinsecamente malvage. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna non solo il diritto ma anche il dovere di usare la forza letale, se necessario, per difendere noi stessi e coloro che sono sotto la nostra responsabilità. Lo stesso diritto alla vita che condanna le stragi di massa impone l’uso di un’arma per ferire o per uccidere allo scopo di salvare una vita. Tenere le armi lontane da chi compie stragi di massa è ovviamente un dovere morale, ma in se stesse le armi non sono intrinsecamente malvage come invece lo è l’aborto.
  3. Un assalto lo si può compiere con qualsiasi arma da fuoco, per cui la dizione “fucile d’assalto” è più politica che morale.

I sacerdoti e i prelati non hanno alcuna competenza specifica per scrivere leggi sul controllo delle armi o, se è per questo, per impedire il riarmo di Stati canaglia. Le vittime di un coltello per il burro, di un AK-47 o di una bomba al neutrone sono tutte ugualmente e indistintamente morte. Il ricorso alle armi verrà giudicato giusto e ingiusto applicando il medesimo criterio morale a ognuno di quei casi. La Chiesa deve invece difendere sempre l’integrità della giustizia e la giustizia non solo permette ma pure obbliga a difendere gl’innocenti dagli aggressori ingiusti, vale a dire da coloro che infliggono danni senza motivo.

Ma oggi, di fronte alle sempre più frequenti stragi nelle scuole (per tacere della violenza nelle città) imporre una «ragionevole messa al bando delle armi d’assalto» è un imperativo morale? A questo punto gl’interrogativi si fanno davvero politici. Servono considerazioni ponderate e analisi rigorose. Da parte però dei laici. Ovviamente, l’elenco che propongo di seguito non le esaurisce tutte. (In questo caso non ho la pretesa di esercitare l’autorità che mi viene dalla mia condizione di sacerdote, ma, dopo tutto, sono un cittadino anch’io.)

Che cosa è dunque un’“arma”? Naturalmente sono armi le pistole e i fucili. Ma lo stesso vale per i taglierini a bordo di aeroplani. Sono morte ammazzate quasi 3mila persone in assalti incominciati con l’uso di taglierini da parte di terroristi. Peraltro, la difficoltà di definire cosa sia un’“arma” non scompare nemmeno restringendo il discorso alle sole canne da fuoco. Che cos’è infatti un’“arma d’assalto”? Un carro armato? Una mitragliatrice? Un fucile a ripetizione Winchester? Un M-16? Perché infatti la domanda vera è: in che modo la legge può tenere queste armi lontane dalle mani dei criminali e dei malati di mente? A mio avviso, l’idea di scrivere leggi che prevedano pene giuste per i crimini è molto più semplice da valutare su basi morali che non su basi giuridiche. Invece, leggi dirette come la «ragionevole messa al bando delle armi d’assalto» sono molto più complicate da ottenere, perché non debbono solo prevedere necessariamente un universo di definizioni in continua espansione, ma pongono pure questioni serie di efficacia e di liceità morale laddove infrangono il diritto all’autodifesa. Andrebbe inoltre riconosciuto che, dopo un atto di violenza, l’isteria di massa e l’emotività rischiano facilmente di offuscare la chiarezza del pensiero.

Quanto all’efficacia, qual è il controllo «ragionevole» delle armi? In che modo i fuorilegge si procurano le armi? È vero - o è solo una frase astuta - che se le armi fossero messe fuorilegge solo i fuorilegge avrebbero le armi? Cosa succede nelle città dove vigono leggi di rigido “controllo delle armi”? Cosa succede invece dove il porto d’armi è consentito? Quali sono, insomma, i fatti? Chiaramente, sono però tutte domande che vanno al di là delle competenze del clero. Di fronte alle vittime dell’uso violento delle armi occorre che i laici, e chi tra loro è esperto, continuino a indagare spassionatamente. (Oso garbatamente suggerire che qui la pornografia gioca un grande ruolo. Quando la pornografia non soddisfa più, le menti perverse cercando altri modi per eccitarsi. E naturalmente alla radice di tutto sta il collasso della famiglia, in cui rientra anche l’aborto legale. Il disprezzo per la vita umana nascente genera il disprezzo per tutta la vita umana.)

Chi non vorrebbe vedere un mondo senza violenza, dove le armi venissero usate solo per andare a caccia e per sport? Ma gli effetti del peccato originale restano, e quello di difendersi è un diritto naturale degli uomini. (Purtroppo, ogni volta che cerco di “visualizzare la pace mondiale” finisco sempre per vedere lo Stato di polizia). Viviamo i tempi difficili dell’immane sfacelo della nostra civiltà causato da una cultura guasta che produce pure innumerevoli atti di violenza. Giudicare se sia morale mettere al bando le armi non spetta a un uomo di Chiesa nell’esercizio del proprio ufficio profetico. Vi sono troppi elementi opinabili, troppe questioni di fatto, troppi rapporti di causa-effetto e troppi giudizi prudenziali dettati dalla buonafede in cui i cattolici possono legittimamente dissentire. Ma i princìpi morali che sottostanno a tutto restano, e bisogna applicarli bene. A volte la soluzione può essere un’arma bene oliata, come nella guerra giusta, in una giusta azione di polizia e nell’autodifesa personale. Ma le leggi che regolano l’acquisto e il possesso delle armi allo scopo di preservare la libertà, l’ordine e la sicurezza essenziali a una società libera sono affare dei laici.

Traduzione di Marco Respinti

NOTA del traduttore

(1) È accaduto il 30 gennaio.

* Don Jerry J. Pokorsky è parroco della chiesa di Santa Caterina da Siena a Great Falls, in Virginia. L’articolo qui tradotto è stato pubblicato il 24 febbraio 2018 sul quotidiano online The Catholic Thing, diretto a Washington da Robert Royal, con il titolo On the Morality of Gun Control.

   



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