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Fonte accademianuovaitalia.it 16/01/2018

Autore Cinzia Palmacci

Siamo a una visione caotica e delirante di un futuro che non si potrà mai realizzare senza il consenso del Popolo Europeo fiero delle proprie origini razziali

Ai più attenti osservatori non sarà di certo sfuggito uno spot pubblicitario martellante che una nota marca farmaceutica di termometri per monitorare le possibilità di concepimento trasmette su tutte le reti televisive più seguite. Nello spot si vede un uomo dalla pelle bianca in ginocchio (posizione emblematica), che chiede alla sua compagna di colore di concepire un figlio. Un esempio piuttosto esplicito di spot pubblicitario (non l’unico), “schierato” a favore del meticciato e della mescolanza razziale che, “lapsus” politici a parte, dovrebbe indignare tutti gli europei che vedono minacciata la propria integrità razziale e non solo quella. E se qualcuno osa ancora tacciare di razzismo chi avverte il pericolo di vedere le proprie radici etniche vacillare a colpi di irresponsabili politiche di accoglienza e patetico buonismo, una rinfrescata alla memoria storica può aiutare a mettere le cose nella giusta prospettiva svelando alcuni retroscena che poco hanno a che fare con un “volemose bene”, ma molto con un’articolata e organizzata pianificazione di sottomissione globale.

Già negli anni Trenta una cosa dovette risultare del tutto chiara a ‘chi di dovere’: fino a che fossero rimasti degli stati etnicamente/razzialmente ancora validi e più o meno omogenei, il programma talmudico di conquista mondiale (attraverso interposti lenoni/ruffiani/cristiani) sarebbe sempre stato in pericolo. Già dall’inizio degli anni Cinquanta, un rabbino ungherese poté fare una significativa dichiarazione, non certo sua personale, ma che rifletteva l’indirizzo di tutto il ‘popolo eletto’: Vi posso assicurare che l’ultima generazione di bambini bianchi, o se no la penultima, sta nascendo adesso: le nostre commissioni di controllo favoriranno, nell’interesse della pace, il meticciato di bianchi con altre razze. La razza bianca scomparirà, perché la mescolanza di bianchi con negri significa la fine dell’uomo bianco, per cui il nostro più pericoloso nemico non sarà più altro che un ricordo. Entreremo così in un’era di mille anni di pace e prosperità, la pax judaica, e la nostra razza dominerà indiscutibilmente il mondo. La nostra superiore intelligenza ci permetterà, sicuramente, di conservare il nostro dominio su di un mondo di razze di colore.Dei ‘precursori’ di questo tipo di idee non erano mancati. Il celebre massone Richard Coudenhove-Kalergi proponeva negli anni Venti una futura Europa di mulatti sotto egida ebraica, mentre Werner Sombart  prevedeva, per il secolo XXI, che gli Stati Uniti d’America sarebbero stati popolati quasi esclusivamente da schiavi negri sotto la sferza di padroni ebrei – qualcosa di analogo, ma fuori dall’Europa. Ecco dunque il nuovo piano ebraico – assecondato, è chiaro, dai loro inservienti cristiani: quello del meticciato totale ossia ‘facciamo del mondo una sola famiglia’ si vede spesso negli striscioni appesi all’entrata delle chiese. Questo piano è portato avanti dalle istituzioni giuridiche internazionali post-1945, nonché dalle chiese cristiane con esse in relazione di sudditanza e collaborazione. Sergio Viera de Mello, amministratore delle Nazioni Unite nel Kosovo, ebbe a dichiarare il 4 agosto 1999: “… i popoli razzialmente puri sono un concetto nazista. Proprio contro questo concetto hanno combattuto gli alleati nella seconda guerra mondiale… È per lo stesso motivo che la OTAN/NATO ha combattuto in Kosovo… per impedire l’insorgere di un sistema di purezza etnica”.  Il crollo dell’Europa per disfacimento razziale è certo una decisione definitiva presa dall’establishment puritanese-ebraico americano e di riflesso a Bruxelles, capitale dell’Europa/UE. Starà agli Europei, fino a che Europei in piedi ce ne saranno ancora, opporsi a questo piano. Naturalmente, il fatto del meticciato in Europa è strettamente legato a quello dell’immigrazione extracomunitaria e con la denatalità europea. Molto recentemente, l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa, un organo dell’UE) ha dichiarato che bisogna incrementare l’immigrazione, perché i nuovi immigrati saranno necessari come forza-lavoro dopo la ripresa dell’economia, raccomandando intanto che si dia assistenza a quelli che, già presenti in Europa, sono rimasti senza lavoro. Secondo Nick Farage esiste una manovra per fare entrare 50 milioni di immigrati africani nell’Unione Europea e all’uopo un ufficio collocamento è stato aperto nel Mali sin dal 2008. Secondo gli ‘economisti’ di Bruxelles, questi immigrati ci vogliono, entro il 2050, “per compensare il crollo demografico europeo dovuto alla denatalità”. Inoltre, in Europa ci sarebbero circa 8 milioni di clandestini, che secondo l’OCSE dovrebbero essere visti con un occhio di riguardo e certamente non espulsi. Anche se inizialmente furono pochi quelli che seppero identificare ciò che stava dietro le quinte dei movimenti migratori verso l’Europa provenienti dal Terzo Mondo, adesso non ci dovrebbero essere misteri di alcun genere. A riguardo, tre gli ‘argomenti’ più rappresentativi con cui gli immigrazionisti riescono ancora a ingannare parecchi sprovveduti, dei quali molti presenti in Italia:  (a) “bisogna mantenere il livello numerico della popolazione europea che rischia di diminuire come conseguenza della denatalità” – non si vede proprio perché quel livello numerico deva essere mantenuto, soprattutto a costo di falsificare la popolazione dell’Europa; (b) “anche gli europei sono emigrati nel passato, adesso è doveroso aprire le nostre porte chi vuole emigrare”, chi è rimasto in Europa anche in tempi difficili non ha alcun dovere verso coloro che ‘accolsero’ (e qui ci si potrebbe dilungare) gli emigrati europei di altri tempi; (c) il più falso e sfacciato: “saranno gli immigrati terzomondiali a pagare le pensioni dei nostri vecchi, in mancanza di giovani autoctoni pagatori di tasse in numero sufficiente”, i versamenti al fisco di una esigua frazione degli extracomunitari non compensa il vuoto lasciato dagli autoctoni non nati, senza contare i mastodontici costi sociali e sanitari causati dalla presenza degli allogeni extracomunitari. Intanto, il traffico clandestino di migranti “nuovi schiavi” è divenuto un affare criminoso che, a livello mondiale, ha un gettito superiore a quello delle armi o della droga. Ma per i mondialisti nessun problema. Bisogna offrire l’opportunità a tutti i popoli di venire in Occidente per vedere riconosciuti i propri diritti, primo fra tutti quello alla felicità (ammesso che sopravvivano sfruttati in baracche fetide e fredde per pochi euro a giornata). Ma a chi viene a dirci che la società ‘multirazziale e multietnica’, cioè: la globalizzazione quindi, il facciamo di tutto il mondo una famiglia, si può rispondere con tutta certezza che la storia non è teleologica e a farla sono sempre gli uomini, finché ci saranno ancora uomini in piedi. E, in ogni caso, al giorno d’oggi i mezzi tecnici per liberarsi dagli allogeni e rispedirli indietro non mancherebbero bisognerebbe soltanto avere la volontà di usarli. Il lato più pratico e tangibile della collaborazione, da parte della Chiesa Cattolica postconciliare, con la volontà ebraica di globalismo e meticciato, è stato anche, forse, il più ‘naturale’ da parte vaticana e monoteista in generale. Questo è stato confermato anche dall’enciclica vaticana che sollecita una ‘vera autorità politica mondiale’, sussidiaria a un governo della globalizzazione concorde con quanto prospettato dalle Nazioni Unite; mentre all’ebreo Giuseppe Montini/Paolo VI viene riconosciuto il merito di avere accolto l’ideale cristiano di ‘un’unica famiglia dei popoli’ (‘facciamo di tutto il mondo una famiglia’). I cristiani devono favorire il processo di integrazione planetaria, rendendola prefiguratrice della città vera, senza barriere (popperiana ‘società aperta’). Più espliciti non si potrebbe essere, ma questo ha degli antecedenti: per esempio, il giubileo dell’anno 2000 fu chiuso da Karol Wojtyła/Giovanni Paolo II con un appello per fare dell’Europa un continente multietnico e multiculturale. I partiti di sinistra, in Europa, sopravvivono soltanto per inerzia, usufruendo del voto di vecchi habitué, ma in ogni caso la loro situazione è instabile; essi sono dei residuati, ‘intellettuali’ e burocratici del dopoguerra. La loro unica possibilità di sopravvivenza (cioè: di prolungamento del possesso di posti burocratici da parte delle corrispondenti nomenklature), a medio-lunga scadenza, è quella di scatenare una nuova ‘lotta di classe’ nella quale il ‘proletariato’ sarà costituito dagli immigrati di colore e la ‘borghesia’/’nemico teologico’ sarà l’europeo di razza bianca, per quanto povero egli possa essere. Perciò la sinistra politica attuale è lanciata a testa bassa verso uno sfrenato immigrazionismo terzomondiale. Ciò le sinistre portano avanti in parallelo con l’attacco contro la piccola e media industria e a favore dei dinosauri megaindustriali ma che, nella loro Weltanschauung di tipo ‘rivoluzione industriale’, rappresentano il passo intermedio fra la realtà fattuale e il Paese dei Balocchi di pinocchiesca qualità. Secondo l’appena menzionato Pier Luigi Bersani, l’industria (italiana) soffre di ‘familismo’ e di ‘nanismo’, mentre è proprio vero che la piccola industria, spesso familiare, manda avanti, al 70%, l’economia.  In termini generali, la differenza fra sinistra/marxismo e ‘non-sinistra’, adesso come adesso, si riduce fondamentalmente al campo dell’immigrazione: la sinistra vorrebbe una valanga di immigrati di colore, indipendentemente dagli effetti sociali che questo fenomeno potrebbe avere per le genti autoctone; la ‘non-sinistra’ vorrebbe fermare o per lo meno limitare quella valanga.  In questo contesto la sinistra fa letteralmente tutt’uno con i neocattolici. L’antico anticlericalismo di sinistra è completamente scomparso. Ci si può immaginare una futura fusione fra quella che adesso è la sinistra politica e i residui di quelle che ancora si autoqualificano chiese cristiane, per dare origine, nel campo del politico, a una ‘nuova sinistra’/’nuovo cristianesimo’, una creatura mostruosa intenta a diffondere un nuovo vangelo “riadattato”.  Intanto la sinistra in Europa continua la sua missione di sempre come fattore destabilizzante a favore dell’‘Usrael’ (Usa/Israele). Nel 2000, l’ambasciatrice americana, tale Kathryn Walt Hall, in Austria ebbe la sfacciataggine di dichiarare, durante una sua conferenza all’università di Klagenfurt, che l’America non era d’accordo con le politiche di Jörg Haider e che l’Europa doveva cambiare la sua cultura per accomodarsi al globalismo e al multiculturalismo. Haider, governatore della Carinzia e leader dell'estrema destra, rimase vittima di uno strano incidente d'auto otto anni dopo, nel 2008. Haider, 58 anni, viaggiava da solo. Per cause mai ben accertate ha perso il controllo del veicolo, che è sbandato e si è ribaltato, finendo in una scarpata a circa dieci chilometri da Klagenfurt. Haider ha riportato ferite alla testa e lesioni interne ed è morto poco dopo. Per oltre 20 anni è stato un personaggio determinante per la politica austriaca anche se, dopo un periodo nell'ombra, era tornato sulla scena pubblica solo negli ultimi anni, facendo discutere tra l'altro per le sue tendenze xenofobe che avevano provocato l'intervento sanzionatorio da parte dell'Unione Europea. La sua formazione politica ultra-nazionalistica, l'Alleanza per il Futuro dell'Austria, alle ultime elezioni aveva ottenuto una forte affermazione. A dieci anni dalla scomparsa di Haider, l’Austria ha un nuovo leader di estrema destra: Sebastian Kurz, un giovane trentenne dalle idee molto chiare su cosa vuole, ma soprattutto su cosa non vuole fare del suo paese, e cioè un covo di disadattati e sprovveduti “estirpati” con la forza dai loro paesi d’origine per soddisfare il piano visionario di un’unica famiglia globale. Una visione caotica e delirante di un futuro che non si potrà mai realizzare senza il consenso del Popolo Europeo fiero delle proprie origini razziali.

   



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