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Santo del Giorno  

   

 

Fonte IL TIMONE  N. 87 - ANNO XI - Novembre 2009 - pag. 42 - 43

 

Autore Roberto Beretta

 

Sono due gli estremi in cui può cadere chi si dedica allo studio del demonio: negarne l’esistenza o sopravvalutarne la presenza e la potenza. La strada maestra per non sbagliare e attenersi all’insegnamento della Chiesa. Intervista al demonologo don Renzo Lavatori.

 

 

Per lui «Satana è un caso serio»: lo ha scritto chiaro fin nel titolo del primo di tre volumoni che ha dedicato a studiare la materia. Grazie ai quali – anche se non sembra un patito d’occultismo o un frequentatore delle tenebre (altri suoi lavori teologici riguardano difatti lo Spirito santo, il paradiso e persino gli angeli) – don Renzo Lavatori è comunque diventato uno dei massimi esperti italiani di demonologia. Ha 70 anni, è laureato in teologia e filosofia, fa parte della Pontificia Accademia di Teologia e insegna dogmatica all’Università Urbaniana di Roma.


Don Lavatori, si dice comunemente che il «primo trucco» del diavolo è far credere che non esiste. D’altro canto, però, oggi si sente parlare di Satana a tutti i livelli: sociali, culturali e religiosi. Tra l’uno e l’altro estremo, lei come metterebbe – anche pastoralmente – la questione?

«La situazione in cui versa oggi la demonologia è complessa: da una parte, sul versante più strettamente intellettuale, si parla di “morte” o di “seconda caduta di Satana” e della “liquidazione del diavolo”. Si vuole con ciò sostenere l’invalidità di una dottrina sui demoni o quanto meno avanzare seri dubbi sulla loro reale esistenza, sul significato della loro azione per l’uomo e per il mondo, sul loro ruolo all’interno della rivelazione cristiana. D’altro canto, sia nell’ambito culturale in genere sia nelle espressioni popolari dei mass media, si nota un risveglio dell’interesse per Satana, una rinascita della magia e della stregoneria, dell’occultismo, fino alla costituzione di gruppi o sette o chiese sataniche che catalizzano un vasto numero di persone in America e in Europa.
Di fronte a questo strano fenomeno, occorre rifarsi al Catechismo della Chiesa cattolica, il quale espone succintamente ma esaustivamente la dottrina sui demoni (nn. 391-395). Si afferma che la Scrittura e la Tradizione vedono in questi esseri angeli caduti, citando il concilio Lateranense IV del 1215. La Scrittura parla di un peccato degli angeli (2 Pt 2,4) che consiste nel rifiuto di Dio e del suo regno, un peccato radicale e irrevocabile per libera scelta, non perdonabile.
Si attesta anche una nefasta influenza dei diavoli sull’uomo; tuttavia la loro potenza non è infinita, perché sono creature e la loro azione è permessa e governata da Dio».


Ma come bisogna pensare al diavolo? Dobbiamo avere paura dei suoi poteri, anche se non facciamo nulla di satanico per evocarlo?

«L’intento principale del diavolo e dei suoi compagni è quello di allontanare l’uomo dal suo rapporto ordinato con Dio e – di riflesso – con gli altri, con se stessi e il mondo. Egli vuole fomentare il disordine, il disorientamento dei valori, il sovvertimento della verità in falsità, del bene in male, dell’amore in odio. A tale scopo i demoni suscitano tensioni, rivalità, guerre, antagonismi.
Secondo i Padri della Chiesa so- no sempre loro che causano malattie e sciagure naturali, inventano la magia e l’astrologia, imitano i riti cristiani, favorendo l’idolatria e la mitologia, corrompono la sana dottrina incitando all’eresia, stimolano gli uomini al peccato e al vizio.
È altrettanto chiaro che la loro azione nefasta non è illimitata, poiché la parola decisiva spetta a Dio. Alle azioni malvagie dei demoni si contrappongono poi gli interventi degli angeli buoni, i quali vengono in difesa e protezione dell’uomo. Soprattutto – e questa è un’idea ben salda nella dottrina cattolica – i demoni non possono costringere la libertà umana, la quale con l’aiuto di Dio può sempre rigettare le seduzioni del maligno».


Il diavolo ha assunto molte «vesti» nel corso dei secoli e nella storia della Chiesa. Oggi, a suo parere, quali sono i suoi «travestimenti» preferiti?

«Nella mia Antologia diabolica (Utet) raccolgo testi sul diavolo nel primo millennio cristiano e lì si vede la varietà delle “vesti” che Satana ha assunto volta per volta.
Ma, se si guarda bene, i suoi travestimenti si raccolgono in tre forme fondamentali, che corrispondono alle tre tentazioni sferrate contro Gesù nel deserto (il diavolo mostra che in fondo non possiede molta creatività...): il primato del denaro e del materialismo, ovvero la pietra trasformata in pane; il predominio della menzogna e del relativismo (il dominio sui regni della terra); infine una sottile apostasia e un indeterminismo dottrinale nell’ambito ecclesiale».

Lei ha scritto pure un libro su «Il diavolo tra fede e ragione» (Edb). Quali sono gli argomenti razionali che inducono a credere nell’esistenza del demonio, nella sua azione?

«L’aspetto umanamente ragionevole per affermare la realtà di Satana nasce dal problema del male nel mondo. La questione è fondamentale non solo per i cristiani, ma per tutti gli uomini; si tratta di comprendere l’origine del male. Infatti esso non può derivare da Dio, sommo e unico bene. Non può neanche provenire da un Ente Supremo cattivo, in antagonismo al Dio del bene, perché due assoluti sono inconciliabili. Il male non può provenire da una realtà creata in se stessa cattiva, come pensavano gli antichi filosofi platonici, secondo i quali la materia è l’origine e la causa dei malanni: la materia è stata creata da Dio e non può essere cattiva. Né l’uomo può essere considerato la causa primaria del male, il quale si presenta più forte di lui. Da dove dunque viene il male? A questo punto si colloca la realtà di Satana, il quale per primo si è ribellato a Dio, non accettando di essere creatura e volendo farsi uguale a Dio. L’opzione malvagia di Satana costituisce un dato di fatto decisivo per fondare e sostenere il male in senso universale».


L’esorcismo: è vero che la Chiesa lo ha un po’ dimenticato? E sono numerosi i casi in cui bisogna ricorrere a un esorcista?

«Non sono esperto sull’argomento, perché sono un demonologo e non un esorcista.
La differenza sta in questo: il primo studia la realtà del demonio, il secondo lo combatte concretamente nelle persone possedute. La possessione è il dominio del diavolo sia sul corpo sia sulla psiche umana, in modo che l’individuo non è più capace di governare se stesso e di essere autonomo nelle scelte.
Per quest’ultimo caso, quando è sicuramente accertato, è necessario l’intervento dell’esorcista autorizzato dalla Chiesa. Tuttavia noi abbiamo i mezzi sufficienti per vincere le azioni malvagie di Satana; il più usuale è la preghiera, con cui chiediamo aiuto a Dio per sorreggere la volontà e non cedere alle seduzioni del maligno. Un altro mezzo è la frequenza
ai sacramenti, confessione e comunione.
Sono importanti anche alcuni strumenti che la Chiesa pone a nostra disposizione: il segno della croce, l’uso dell’acqua benedetta e altre buone cose.
Soprattutto occorre riconoscere il primato di Cristo, che con la sua opera redentrice ha realizzato la vittoria contro Satana.
Con la morte in croce di Gesù si attua la salvezza redentrice totale, di fronte alla quale tutte le potenze avverse come il peccato, la morte e Satana – che ne è il capo – sono annientate».
   



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