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Santo del Giorno  

   

 Fonte: Il Timone n. 106 settembre/ottobre 2011

 Autore Claudio Crescimanno

Per molti nostri contemporanei l'azione dei demòni, e di conseguenza l'azione di contrasto che svolge la Chiesa contro di essi, non è altro che una divertente finzione con un po' di brivido: tutta la "cultura" su questa materia, infatti, la gran parte dei nostri contemporanei se la fa con i fumetti e con i film dell'orrore a tema esoterico, con streghe, spiriti, satanisti, indemoniati ed esorcisti più o meno credibili.

 

 Questo ridicolo armamentario è in voga da decenni, ma appunto come opera di fantasia per il divertimento di chi ha il gusto del macabro. Il credente, invece, sa che non è così. - Giusto temere i demòni - II credente sa che Satana e i suoi compagni di disavventura, i demòni, esistono; il credente sa che sono esseri potenti, poiché hanno una natura più nobile e perfetta della nostra; il credente sa che non hanno altro scopo nella loro interminabile vita che combattere Dio, e non potendo in alcun modo scalfire Lui, si accaniscono contro coloro che egli ama, gli uomini, per tormentarli in vita e, potendo, trascinarli nell'inferno dopo la morte.

 Dunque il credente ha tutti i motivi per avere il sacro - è il caso di dirlo - terrore di loro e della loro opera nel mondo. In questo "campo" è davvero fuori luogo quell'atteggiamento che minimizza o addirittura ridicolizza, atteggiamento purtroppo non infrequente anche in alcuni ambienti cattolici. Anche le parole di Gesù ci ammoniscono in questo senso: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna sia l'anima che il corpo» (Mt 10,28).

 Dunque è giusto avere paura dei demòni, perché sono malvagi e potenti; ed è necessario averne paura, perché sono più astuti e determinati nel male di quanto noi lo siamo nel bene, e quindi ci possono facilmente ingannare: la paura ci fa stare in guardia! E non è ancora tutto: dobbiamo ricordare che viviamo in un mondo in cui i demòni la fanno da padroni, poiché «Satana è il principe di questo mondo» (Gv 16,11): infatti, la schiavitù del peccato e la paura della morte sono la fonte di un potere che il diavolo esercita su ogni uomo e sul mondo intero (cf Eb 2,14-15).

 Sbagliato disperare

 Dunque, dobbiamo disperare e rassegnarci al fatto di essere in balia di Satana? Se dovessimo contare sulle nostre sole forze certamente sì, visto che siamo nati feriti dal peccato originale - grazie al quale Satana ha inaugurato il suo regno - e poi abbiamo ratificato il peccato originale con i nostri peccati personali - grazie ai quali il regno di Satana si dilata in noi e intorno a noi -. Quindi se dovessimo contare sulle nostre forze saremmo perduti. Ma noi non contiamo affatto su noi stessi: Cristo ha vinto per noi, e noi siamo forti in lui! Egli, infatti, ha vinto il mondo (cf Gv 16,33): con la sua morte ha sconfitto il principe di questo mondo (cf Gv 12,31) che dalla morte traeva il potere (cf Eb 2,14), e con la sua risurrezione ha umiliato le Potenze degl'inferi, trascinandole in catene al seguito del suo corteo trionfale(cf Col 2,15). E come la vittoria di Cristo sul male e sul maligno diventa la nostra forza? Perché il Signore Gesù Cristo ci ha fornito le armi soprannaturali neces-sarie a combattere e sconfiggere le insidie dei demòni.

 Noi, per natura più deboli, siamo diventati più forti di loro per grazia, cioè in virtù della redenzione di Cristo, che ci ha resi partecipi della sua divinità. Infatti, come tutta la vita di Cristo ha una valenza esoreistica - poiché «egli è venuto per distruggere le opere del diavolo» (1 Gv 3,8), «per mandarli in rovina», come gli stessi demoni riconoscono terrorizzati (cf Me 1,24) - così tutta la vita cristiana, la vita vissuta in Cristo, ha un valore e un'efficacia protettiva contro le arti diaboliche. Il cristiano che impara da Lui, ricalca le sue orme e vive unito a Lui, non ha nulla da temere.

 Le armi per la battaglia

 Ed eccole le armi spirituali contro le arti diaboliche.

 1) Anzitutto la santa messa: è la ripresentazione incruenta sull'altare del Sacrificio del Calvario, il momento in cui «il principe di questo mondo viene spodestato», perché morendo sulla croce Cristo «attira a sé gli uomini» (cf Gv 12,31), sottraendoli alla tirannia di Satana.

 2) La comunione eucaristica: secondo la promessa del Signore Gesù, chi mangia la sua Carne e beve il suo Sangue dimora in Cristo ed Egli in lui (cf Gv 6,56); questa profonda intimità tra il Figlio di Dio e il fedele che degnamente e devotamente lo riceve in sé non può che mettere in fuga i demòni, e curare e proteggere l'anima e il corpo da tutti i loro attacchi.

 3) La confessione sacramentale: è il più potente ed efficace degli esorcismi, perché cancellando i peccati ci scioglie dalle catene con cui satana ci imprigiona e ci lega a sé; spingendoci ad un atto di umiltà, ci contrappone frontalmente ai demòni, che sono abissi di superbia; esigendo una salutare penitenza, ci aiuta a prevenire le tentazioni future.

 4) La preghiera: ci protegge dalle insidie diaboliche in due modi. Anzitutto per ciò che si chiede, perché, come avviene nel Padre nostro, modello di ogni preghiera, noi chiediamo a Dio di renderci forti contro le tentazioni e di liberarci dal Male con la maiuscola, cioè dal maligno e dai suoi inganni. In secondo luogo perché la preghiera ci dispone all'obbedien-za a Dio e all'accoglienza docile e gioiosa della sua volontà. Questo è il fondamento di un autentico spirito religioso ed è l'esatto contrario dell'atteggiamento superstizioso, che invece vuole piegare il soprannaturale ai propri desideri. Ora, come è noto, la superstizione è la via privilegiata per l'ingresso dei demòni nel cuore e nella vita dell'uomo: magia, spiritismo, occultismo, cartomanzia, oroscopi e via delirando sono il cavallo di troia di satana e sono incompatibili con la vera preghiera, espressione della vera religiosità. Potentissima contro l'azione del demonio è la preghiera del santo Rosario, elevata a Colei che Dio ha incoronato Regina del Cielo e della terra e posto a capo delle milizie celesti.

 5) L'uso devoto dell'acqua benedetta, delle immagini sacre, delle reliquie dei Santi: tutti gli oggetti resi santi dal legame con le realtà più sacre della vita e della liturgia della Chiesa mettono in fuga i demòni e neutralizzano la loro azione. In particolare l'immagine del Crocifisso, che portiamo al collo o esponiamo nei nostri ambienti di vita, è la rappresentazione visiva della sconfitta di satana e della nostra appartenenza a Cristo, che ci ha riscattati dal dominio del peccato. Così pure la presenza, su di noi e intorno a noi, delle immagini dei Santi, e ancor più delle loro reliquie, è il segno visibile della nostra comunione con la Chiesa trionfante, che è il regno della verità, della bontà, della santità, della vita, quindi Tanti inferno!

 6) La recita frequente di giaculatorie: i demòni fuggono a gambe levate ogni volta che un cristiano invoca il santo nome di Gesù, come egli stesso ha promesso (cf Me 16,17), e ugualmente il santo nome di Maria, l'Immacolata che schiaccia la testa del serpente (cf Gn 3,15); così pure l'invocazione dell'arcangelo Michele, principe delle milizie celesti e patrono della Chiesa nella lotta contro il drago infernale e le sue schiere (cf Ap 12,7-9).

 7) La pratica della virtù e di ogni opera | buona: una vita impegnata nel bene, vissuta per amore di Dio è, per ciò stesso, opposizione al regno di satana e quindi lo mette in fuga, come ci ricorda la Scrittura: «Resistete al diavolo ed egli fuggirà lontano da voi» (Gc 4,7).

 Al termine di questo prezioso elenco dobbiamo ricordare ancora ciò che ne è a fondamento: le armi spirituali che il Signore ha posto a nostra disposizione nella lotta contro il regno delle tenebre traggono la loro efficacia da due principi, inscindibili e ugualmente essenziali. Il primo è, ovviamente, la potenza di Dio: le armi di cui stiamo parlando sono soprannaturali, cioè sono doni suoi, che vengono dal Cielo e che Egli mette nelle nostre mani. Tutto viene da Lui, e noi siamo forti della sua forza.

 Il secondo è l'atteggiamento con cui il credente accoglie i doni di Dio. Questo atteggiamento è, deve essere, la consapevolezza gioiosa della propria creaturalità: solo l'uomo che si riconosce creatura e accetta con gioia la propria dipendenza da Colui che lo ha fatto è in grado di usare in modo appropriato queste armi spirituali; solo chi sente, con gratitudine, quanto è bello essere creatura, per ciò stesso ha già neutralizzato coloro che, nella loro follia, si mettono al posto di Dio.

 

   



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