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Santo del Giorno  

   

Fonte veniteadme.org

Estratti dai “Quaderni” della mistica italiana Maria Valtorta, 1940-1950.
L’angelo custode le descrive la funzione degli spiriti celesti, la loro natura e le loro caratteristiche.

« La missione dell’Angelo Custode si crede, da parte della gente, che cessi con la morte del custodito.
Non è così sempre. Cessa, è cosa conseguente, alla morte del peccatore impenitente e con sommo dolore dell’angelo custode di colui che non si pentì. Si trasfigura in gloria gioconda ed eterna alla morte di un santo che dalla Terra passa al Paradiso senza soste purgative. Ma continua quale era, come protezione che intercede e ama il suo affidato, per coloro che a Terra passano al Purgatorio per espiare e purificarsi.
Allora noi, gli angeli custodi, oriamo con la carità per voi davanti al trono Dio, e uniti alle nostre orazioni d’amore presentiamo i suffragi che sulla Terra vi applicano parenti e amici.
Oh! tutto non posso dire di quanto sia vivo, attivo, dolce il legame che ancora ci unisce a voi purganti. Come madri che spiano il ritorno della salute in un figlio che fu malato ed è convalescente, come spose che contano i giorni che le separano dalla riunione con lo sposo prigioniero, così noi. Noi, neppur per un attimo, non cessiamo di osservare la divina amorosa Giustizia e le vostre anime che si mondano fra i fuochi d’amore. E giubiliamo vedendo l’Amore sempre più placato verso voi, e voi sempre più degne del suo Regno. E quando la Luce ci ordina: “Vai a trarlo fuori per portarlo qui”, più ratti che saette noi ci precipitiamo a portare un attimo di Paradiso, che è fede, che è speranza, che è conforto a coloro che ancora restano a espiare, là nel Purgatorio, e stringiamo a noi l’anima amata per la quale operammo e soffrimmo, e rìsaliamo con lei insegnandole l‘osanna paradisiaco.
I due dolci attimi nella missione dei custodi, i due più dolci attimi, sono quando la Carità ci dice: “Scendi, ché un nuovo uomo è generato e tu lo devi custodire come gemma che mi appartiene”, e quando possiamo salire con voi al Cielo. Ma il primo è meno del secondo. Gli altri attimi di gioia sono le vostre vittorie sul mondo, la carne e il demonio. Ma come si trema per la vostra fragilità da quando vi si prende in custodia, così sempre si palpita dopo ogni vostra vittoria, perché il Nemico del Bene è vigile a tentare di abbattere ciò che lo spirito costruisce. Perciò gioioso, perfetto nella sua gioia è l’attimo in cui entriamo con voi nel Cielo. Perché nulla più può distruggere ciò che è ormai compiuto.»

 

«Un’altra azione dell’Angelo Custode è quella di essere costantemente e meravigliosamente attivo presso Dio, del quale ascolta gli ordini e al quale offre le azioni buone del custodito, presenta e appoggia le suppliche, intercede nelle sue pene; e presso all’uomo al quale soprannaturalmente fa da maestro che guida nel sentiero diritto, senza soste, con ispirazioni, luci, attraimenti verso Dio.
Oh! i nostri fuochi, che sono i fuochi della Carità che ci ha creati e che ci investe dei suoi ardori, noi li convergiamo sui nostri custoditi, così come fa il sole sulla zolla che chiude un seme per intiepidirlo e farlo germinare, e poi sullo stelo per irrobustirlo e farlo divenire fusto e pianta robusta.
Coi nostri fuochi noi vi consoliamo, scaldiamo, irrobustiamo, illuminiamo, ammaestriamo, attraiamo al Signore.
Che se poi il gelo ostinato dell’anima e la sua durezza ostinata non si lascia da noi penetrare e vincere, che se poi l’armonia caritatevole dei nostri insegnamenti non viene accolta ma anzi sfuggita per seguire la fragorosa musica infernale che sbalordisce e fa folli, non di noi è la colpa. Di noi è il dolore per il fallimento della nostra azione d’amore sull’anima che amiamo con tutte le nostre capacità, dopo Dio.
Noi siamo dunque sempre presso il nostro custodito, sia che sia un santo o un peccatore.
Dall’infusione dell’anima nella carne alla separazione dell’anima dalla carne, noi siamo presso la creatura umana che l’Altissimo Signore ci ha affidata.
E questo pensiero, che ogni uomo ha presso un angelo, dovrebbe aiutarvi ad amare il prossimo vostro, sopportarlo, accoglierlo con amore, con rispetto, se non per se stesso, per l’invisibile custode che è seco lui e che, come angelo, merita sempre rispetto e amore.
Se pensaste che a ogni vostra azione verso il prossimo, oltre l’Occhio onnipresente di Dio, presiedono e osservano due spiriti angelici i quali gioiscono e soffrono ciò che fate, come sareste più buoni sempre col prossimo vostro!
Pensate: voi accogliete una persona, l’onorate ovvero la mortificate, l’aiutate o la respingete, peccate con lei o la traete dal peccato, ne siete istruiti e la istruite, la beneficate o ne siete beneficati…e due angeli, il vostro e il suo sono presenti e vedono non solo le vostre azioni palesi ma la verità delle vostre azioni, ossia se le fate con vero amore, o con finto amore, o con astio, con calcolo, e così via.
Date l’elemosina? I due angeli vedono come la date. Non la date? I due angeli vedono il perché vero di perché non la date. Ospitate un pellegrino o lo respingete? I due angeli vedono come lo ospitate, vedono ciò che è spiritualmente vero nella vostra azione. Visitate un malato? Consigliate un dubbioso? Confortate un afflitto? Onorate un defunto? Richiamate alla giustizia uno smarrito? Date aiuto a chi ne ha bisogno?
A tutte le opere di misericordia sono testimoni due angeli: il vostro e quello di colui che riceve la vostra misericordia o se la vede negata.»

 

«L’uomo non giudica con giustizia che rarissimamente. Ma anche giudicando con giustizia, in base ad elementi positivi ed esaminati senza prevenzioni e astii umani, non mancate alla carità, perché oltre che al prossimo voi manchereste verso l’angelo custode di quel prossimo.
Se sapeste considerare così, come più facile vi sarebbe superare antipatie e rancori, e amare, amare, compiere le opere che vi faranno dire da Gesù Signore e Giudice: “Vieni alla mia destra, tu benedetto“.
Su, un piccolo sforzo, una continua riflessione sempre, questa: vedere, con l’occhio della fede, l’angelo custode che è al fianco di ogni uomo, e agire sempre come se ogni vostra azione fosse fatta all’angelo di Dio che testimonierà presso Dio.
Egli, l’angelo custode di ogni uomo – io ve lo assicuro – unito al vostro dirà al Signore: “Altissimo, costui sempre fu fedele alla carità, amando te nell’uomo, amando il mondo soprannaturale nelle creature, e per questo amore spirituale sopportò offese, perdonò, fu misericorde verso ogni uomo, a imitazione del Figlio tuo diletto i cui occhi umani, pur mirando i suoi nemici, vedevano al loro fianco, con l’aiuto dello spirito suo santissimo, gli angeli, i loro afflitti angeli, e li onorava, aiutandoli nel tentativo di convertire gli uomini, per glorificare con essi Te, Altissimo, salvando dal Male quante più creature possibile“.»

 

«L’angelo custode di ogni creatura adora nella stessa il Dio che l’abita, se è in grazia del Signore.
Voi siete templi vivi in cui Dio abita. La colpa scaccia il divino Ospite, ma altrimenti ogni spirito d’uomo è il tabernacolo, chiuso nel tempio del vostro corpo consacrato dai sacramenti, nel quale è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, per l’unione indissolubile delle tre Persone.
Quando la creatura non è più in stato di grazia, il suo angelo, piangendo, venera l’opera del suo Creatore. Non può più venerare altro. Ma poiché è opera del suo Dio, la venera così come voi venerate un luogo un tempo abitato da Me e poi profanato da nemici miei, ma sempre degno di venerazione non perché mi contenga ma perché mi ha contenuto. Ricorda, per capire, il sacro Cenacolo.
Ecco perché ogni angelo sta con sommo rispetto presso il suo custodito. Felice quell’angelo che può dire, presso una creatura: ”Ti adoro mio Signore, chiuso in questa tua creatura” e non ha bisogno di volare in Cielo per incontrare lo sguardo di Dio!
La veste del tuo ti dica il carattere della sua missione presso te. Infonderti speranza. E’ delle tre virtù, quella che più ti va infusa, perché la tua croce te la sminuzza e distrugge ad ogni ora. E perciò occorre che dal Cielo ad ogni ora discenda a nutrirti.
La fede è sicura, forte come l’ali del tuo custode. Vivo è l’amore come il manto che ne orna le spalle. Ma ampia e splendente è la veste e ti dice: “Spera!”.
Vedi che non sei mai sola? Lo vedi in ore di grande sicurezza nella tua condizione spirituale e di grande gioia. Lo vedi ora in cui gli eventi ti portano a dubitare completamente della tua missione e in cui la tristezza della solitudine spirituale ti accascia.
Lo vedi perché c’è. Sempre. E’ l’angelo del tuo Getsemani. Amalo come un glorioso fratello che ti ama.»

 

«Gli angeli, spiriti perfetti ed eterni, sono tratti di luce, inferiore unicamente a quella di Dio Padre, di una forma di bellezza indescrivibile. Adorano…sprigionano armonie.
(…) Splendono come acque immobili percosse da vivo sole. Il loro amore è canto.
Considerate che persino gli angeli hanno differenze di compiti. E questo è custode di un uomo, e quello annunziatore, e quello serafino adorante.
(…) Gli angeli di ogni singolo credente, anzi di ognuno che porti il nome di cristiano, nella loro angelica natura non fanno che tessere voli fra cielo e terra per attingere dai tesori divini per ogni singolo loro custodito. Né qui cessa l’operazione angelica, perché anche l’altro innumero popolo angelico, per ordine eterno, adora per coloro che, non cristiani, non adorano il vero Dio e prega il Sangue di Gesù di effondersi su tutte le creature per essere da esse adorato.
L’angelo custode veglia soprattutto sulla vita delle tre virtù teologali virtù nello spirito del suo custodito.»

 

«Contempliamo insieme la nostra virtù di angeli. Che cosa è ciò che ci fa grandi? La bellezza nostra? La nostra sorte? La nostra origine? No: la nostra prontezza di ubbidienza al suono delle parole di Dio, al balenare del suo SS. Pensiero, perché baleno di luce beatifica è il suono che noi percepiamo, non già voce materiale di ugola. E la nostra luce si accende in giubilo accogliendo quel baleno e più aumenta nell’eseguire il suo comando. Tu sai. Se non ubbidissimo si spegnerebbe la nostra luce, cesserebbe la nostra bellezza, muterebbe la nostra sorte, condanna ci diverrebbe l’origine, come lo fu per Lucifero ed i ribelli. Di nulla ci possiamo gloriare, noi, gli angeli del Signore, non della bellezza, sorte, origine, perché tutto ci viene da Dio S.S., ma come per le creature del Creatore che sono gli uomini, gloriarci possiamo per il servizio ubbidiente al Signore.»

La prova degli Angeli e la caduta di Lucifero

«Quando il peccato di Lucifero sconvolse l’ordine del Paradiso e travolse nel disordine gli spiriti meno fedeli, un grande orrore ci sconvolse tutti, quasi che qualcosa si fosse lacerato, si fosse distrutto e senza speranza di vederlo risorgere più. In realtà ciò era. Si era distrutta quella completa carità che prima era sola esistente lassù ed era crollata in una voragine dalla quale uscivano fetori d’Inferno.

Si era distrutta l’assoluta Carità degli angeli ed era sorto l’Odio.
Sbigottiti, come lo si può essere in Cielo, noi, i fedeli al Signore, piangemmo per il dolore di Dio e per il corruccio suo. Piangemmo sulla manomessa pace del Paradiso, sull’ordine violato, sulla fragilità degli spiriti. Non ci sentimmo più sicuri di essere impeccabili, perché fatti di puro spirito. Lucifero e i suoi uguali ci avevano provato che anche l’angelo può peccare e divenire demonio.
Sentimmo che la superbia poteva – era latente – e poteva svilupparsi in noi. Tememmo che nessuno, fuorchè Dio potesse resistere ad essa se Lucifero aveva ad essa ceduto. Tremammo per queste forze oscure che non pensavamo potessero invaderci, che potrei dire: ignoravamo che esistessero, e che brutalmente ci si disvelavano. Abbattuti ci chiedevamo, con palpiti di luce: “Ma dunque l’esser così puri non serve? Chi mai darà allora a Dio l’amore che Egli esige e merita, se anche noi siamo soggetti a peccare?”.
Ecco allora che, alzando il nostro contemplare dall’abisso e dalla desolazione alla Divinità e fissando il suo Splendore, con un timore fino allora ignorato, contemplammo la seconda Rivelazione del Pensiero Eterno. E se per la conoscenza della prima venne il Disordine creato dai superbi che non vollero adorare la Parola Divina, per la conoscenza della seconda tornò in noi la pace che si era turbata.
Vedemmo Maria nel Pensiero eterno. Vederla e possedere quella sapienza che è conforto, sicurezza e pace, fu una sola cosa. Salutammo la futura nostra Regina con il canto della nostra Luce e la contemplammo nelle sue perfezioni gratuite e volontarie. Oh! bellezza di quell’attimo in cui a conforto dei suoi angeli l’Eterno presentò ad essi la gemma del suo Amore e della sua Potenza! E la vedemmo umile tanto da riparare da sé sola ogni superbia di creatura.
Ci fu maestra da allora nel non fare dei doni uno strumento di rovina.
Non la sua corporea effige, ma la sua spiritualità ci parlò senza parola, e da ogni pensiero di superbia fummo preservati per averla contemplata per un attimo, nel Pensiero di Dio, l’Umilissima. Per secoli e secoli operammo nella soavità di quella fulgida rivelazione. Per secoli e secoli, per l’eternità gioimmo e gioiamo e gioiremo del possedere Colei che avevamo spiritualmente contemplata. La gioia di Dio è la nostra gioia e noi ci teniamo nella sua Luce per essere da essa compenetrati e per dare gioia e gloria a Colui che ci ha creati.»

   

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