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Santo del Giorno  

   

Fonte civiltacristiana.com 29/09/2015

Autore Massimo Viglione

La figura e la storia dell’Arcangelo Michele, Patrono della Sinagoga prima di Cristo e della Chiesa dopo la sua venuta, testimoniano un fondamentale insegnamento per ogni cristiano: per fare veramente la volontà e la gloria di Dio non è sufficiente limitarsi a compiere il bene, ma bisogna anche combattere il male. E nessuno potrà mai aiutarci in questo più di San Michele.

 

Il 29 settembre la Chiesa Cattolica celebra la festa dell’Arcangelo Michele, colui che per primo si oppose agli angeli ribelli, rispondendo all’orgoglioso “Non serviam!” di Lucifero con l’umile e trionfante “Quis ut Deus” (Chi è come Dio?) e scatenando la grande battaglia celeste fra il bene e il male, che terminò con il suo trionfo e la precipitazione agli inferi di Lucifero e degli altri angeli ribelli.

Per premiarlo della sua fedeltà, Dio lo nominò Principe di tutte le schiere angeliche, secondo solo a Dio e a sua Madre, Regina degli Angeli, Patrono della Sinagoga prima di Cristo e della Chiesa dopo la sua venuta.

San Michele è una figura di eccezionale importanza nella storia della nostra religione, la cui dimensione investe, oltre all’ambito specificamente biblico, tanto gli aspetti storico-devozionali tanto quelli liturgico–artistici.

Il più sublime insegnamento di tale celestiale creatura rimane il suo amore verso Dio, un amore tanto eccelso da tradursi senza indugio in un odio implicabile verso il male e il peccato, in particolare verso la menzogna e l’ingiustizia.

Per questo san Michele è sempre raffigurato con la spada e la bilancia: la spada divide la Verità dalla menzogna, la bilancia distingue ciò che è giusto ed equo da ciò che non lo è.

 

San Michele nelle Sacre Scritture         

Il nome Michele deriva dall’ebraico Mi Kha El, che vuol dire “Chi come Dio? ”, la risposta che egli diede al folle urlo luciferino “Non serviam ”, scatenando così la guerra  tra il bene e il male, filo conduttore della storia.

Il nome appare cinque volte nella Bibbia: tre nell’Antico Testamento (in Daniele: 10,13; 10,20-21; 12,1), nella cui ultima citazione vi è la famosa profezia: «Or in quel tempo sorgerà Michele il grande Principe, che vigila sui figli del tuo popolo»; due nel Nuovo, nella Lettera di Giuda (Cap. 9), in cui si parla del suo combattimento con satana per il corpo di Mosè, e infine nell’Apocalisse (12,7-8), dove viene descritto il suo combattimento in Cielo contro gli angeli ribelli.

Scrive il benedettino Giovanni Monelli in un suo ottimo studio (Gli Angeli, Foggia, ed. Michael, 1994, p. 170):  «In questi testi Michele è indice dell’onore e della gloria di Dio contro gli angeli ribelli; ugualmente è il protettore della Chiesa, dell’“Israele di Dio” , come lo era stato dell’Israele dell’antica Alleanza. Perciò egli ci appare come il forte custode di Israele, militare e guerriero, dalla spada invincibile. Perciò la sua figura si proietta in un alone di luce, capace di entusiasmare i suoi devoti. La sua missione continua nella Chiesa di Cristo e nella lotta per il trionfo del bene sul male, di Cristo su satana».

Le Sacre Scritture e la liturgia cattolica attribuiscono inoltre al Santo Arcangelo i titoli di “psicagogo” (colui che presenta le anime a Dio) e “psicopompo” (l’angelo che per eccellenza, al momento di presentare l’anima di ogni uomo a Dio, ne pesa i meriti e le colpe, al fine della emissione divina dell’eterno giudizio).

 

Le apparizioni di san Michele

San Michele è sicuramente la creatura del Paradiso che più frequentemente ha fatto visita agli uomini sulla terra durante i secoli della storia; ed è facilmente comprensibile, vista la sua specifica natura di combattere contro le forze dell’inferno in difesa della fede e dei figli della Luce.

Gli interventi dell’Arcangelo nella storia umana sono talmente numerosi da renderne possibile solo una breve elencazione, per poi approfondire esclusivamente quelle che certamente furono le più importanti e sacre di tutte le apparizioni, quelle avvenute al Monte Gargano.

 

Gli interventi di San Michele in difesa della Cristianità

A partire dal combattimento contro Lucifero, San Michele è spesso intervenuto personalmente in aiuto di Sovrani, uomini o eserciti che combattevano contro i nemici di Dio e della Chiesa. Alcuni di questi interventi sono celeberrimi, come l’apparizione a santa Giovanna d’Arco, altri meno: vediamo i più importanti tramandatici da antiche tradizioni.

Si dice apparve tre volte all’Imperatore Costantino: la prima fu in occasione della famosa visione della Croce prima della battaglia definitiva con Massenzio (dopo il suo trionfo per riconoscenza Costantino concesse libertà di culto al Cristianesimo); le altre due volte sempre per aiutarlo nelle battaglie contro i suoi nemici. Fatto sta che Costantino fece edificare un gran numero di chiese al suo celeste protettore.

Varie furono poi le sue apparizioni in Spagna e Navarra durante i primi secolo dell’invasione musulmana, ancor prima che gli spagnoli si consacrarono a San Giacomo, come testimoniano varie chiese a lui dedicate. Specie nel Regno di Valenza la sua protezione fu grande; si narra che un giorno alcuni fanciulli cristiani presero un effige dell’Arcangelo e la portarono in una moschea: gli infedeli lì presenti anziché reagire male si convertirono al Cristianesimo sul momento.

Apparve poi al Re Alfonso prima della battaglia per liberare Saragozza dopo quattro secoli di tirannia saracena, promettendogli la vittoria. Il Re gli fece dedicare una grande chiesa, San Michele dei Navarrini.

Speciale è la protezione che l’Arcangelo aveva per la Monarchia francese.

Clodoveo, primo Re dei Franchi a convertirsi al Cristianesimo, lo vide combattere al suo fianco, e per riconoscenza gli consacrò la Francia insieme a San Remigio vescovo di Reims: tutti i Re di Francia, quando salivano al Trono, ripetevano l’atto di consacrazione in suo onore (il primo a rompere la sacra tradizione fu Luigi XV). In particolare fu proprio Carlo Magno il Sovrano che più fu devoto all’Arcangelo (e infatti, si videro gli straordinari risultati…).

Celeberrima è poi l’apparizione alla Pulzella d’Orlèans, che condurrà alla salvezza del Regno di Francia. La Francia nel 1415 era sull’orlo dell’abisso, la maggior parte del suo territori o era sotto occupazione inglese, e il Re Carlo V era un inetto. San Michele le apparve la prima volta all’età di tredici anni, profetizzandole il suo futuro ruolo nella salvezza del suo Regno. Tutti conosciamo la storia meravigliosa e miracolosa di Santa Giovanna d’Arco, come ella, sotto la guida dell’Arcangelo, all’età di 18 anni e senza cultura alcuna, guidò gli eserciti demoralizzati e soccombenti, di vittoria in vittoria, la più importante delle quali fu quella di Orlèans, avvenuta proprio l’8 maggio, giorno dell’apparizione di San Michele al Gargano.

San Michele aiutò apertamente anche il Re del Portogallo Don Alfonso Enriquez, che lo aveva invocato nella battaglia decisiva contro i mori, tanto che nessun portoghese  morì e nessun saraceno restò in Portogallo. Dopo questo miracoloso intervento il suddetto Re e il Re di Francia Luigi XI istituirono due Ordini Militari dedicati a San Michele.

Altri prodigiosi interventi che si ricordano furono quello nei confronti del Duca di Cracovia nella sua guerra contro i lituani (San Michele fu poi proclamato protettore del Regno di Polonia), e quello in difesa del Re ungherese Belisario contro Maometto II.

Da ricordare infine la visione del vescovo di Pechino mons. Favier ebbe della Vergine e di San Michele il 15 agosto 1900, durante l’assedio che gli europei dovettero sostenere contro gli assalti furiosi dei boxer cinesi.

 

Le apparizioni al Monte Gargano

Si tratta certamente delle più importanti apparizioni dell’Arcangelo finora mai avvenute, ricostruite sulla traccia del Liber de apparitione Sancti Michaelis in Monte Gargano, datato tra l’VIII e l’XI secolo. La prima apparizione avvenne nel 490 d.C. al vescovo di Siponto, S. Lorenzo Maiorano.

Un ricco signore aveva perso un toro, che aveva poi avvistato sulla cima del Monte delle future apparizioni; non potendo arrivarvi a piedi, pensò di lanciargli contro una freccia, ma questa si rivoltò su se stessa e gli ferì il piede. Impaurito, il signore corse a raccontare l’inspiegabile evento al vescovo di Siponto, che ordinò tre giorni di pubbliche preghiere e penitenze: il terzo giorno, l’8 maggio, San Michele  apparve al vescovo, e gli disse: “Io sono l’Arcangelo Michele, e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta; io stesso ne sono il vigile custode (…) Là dove si spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati degli uomini (…) Quel che sarà qui chiesto con la preghiera  sarà esaudito. Và, perciò, sulla montagna e dedica la grotta al culto cristiano ”.

Il vescovo non lo fece per paura dei pagani, essendo quello da tempo immemorabile un luogo per loro sacro.

Due anni dopo, Siponto era assediata dai barbari ancora pagani di Odoacre; di fronte alla sicura sconfitta, il vescovo ordinò nuovamente tre giorni di penitenza e preghiere pubbliche, finché non apparve nuovamente l’Arcangelo, promettendo la vittoria se i sipontini avessero subito contrattaccato. La popolazione entusiasmata subito ubbidì, e fu un trionfo: era il 29 settembre.

L’8 maggio successivo il vescovo con tutta la popolazione si recò sul monte, dove udirono meravigliosi canti angelici provenienti dalla grotta che si prestavano a consacrare. Spaventati e disorientati, decisero di chiedere al Papa, S. Gelasio, cosa fare. Il santo Papa rispose che a sua opinione il giorno più adatto per la consacrazione era il 29 settembre, ma stabilì che si celebrasse un tributo alla Ss. Trinità affinché San Michele ispirasse i loro cuori.

Il vescovo Lorenzo invitò per il 21 settembre altri sei vescovi della zona (oggi tutti santi) per celebrare il tributo: l’Arcangelo apparve a Lorenzo e gli disse: “Deponi il pensiero di consacrare la mia grotta, io l’ho eletta come mia reggia, e con gli angeli miei già l’ho consacrata. Tu ne vedrai i segni impressi, e la mia effige, l’altare il pallio e la croce. Voi soltanto entrate nella grotta, e sotto la mia assistenza innalzate preghiere. Celebrate domani il Santo Sacrificio per comunicare il popolo, e vedrete come io sacrifico quel tempio”.

Tutto ciò accadde puntualmente il giorno 29 settembre 493, insieme ad altri prodigiosi miracoli di ogni tipo. Da quel giorno la grotta di Monte S. Angelo sul Gargano è l’unico luogo di culto al mondo non consacrato da mano umana, e da quel giorno non si contano non si contano i miracoli di ogni tipo e le strepitose guarigioni che sono avvenute per intercessione di San Michele.

In particolare dalla grotta scaturisce un’acqua miracolosa che gocciola lentamente dal masso circostante, i cui benefici effetti sono da  secoli e secoli sotto gli occhi di tutti.

L’ultima apparizione avvenne il 25 settembre 1656 all’arcivescovo Pucciarelli durante una gravissima epidemia di peste. San Michele disse: “Sono l’Arcangelo Michele. Chiunque adopererà i sassi di questa grotta sarà liberato dalla peste. Benedici i sassi, scolpendo su di essi il segno della Croce e il mio nome”.

Così fu. Da allora da ogni luogo del mondo si richiedono frammenti dei sassi della grotta santa. Ancora oggi il Santuario, anche per la sua splendida e suggestiva posizione, è uno dei luoghi di culto più celebri al mondo.

 

Altre apparizioni

Non è naturalmente possibile riportare in questo articolo tutte le numerosissime apparizioni, pubbliche e private, dell’Arcangelo avvenute in questi secoli. Ci limitiamo a ricordare solo alcune più significative e conosciute che la tradizione ci ha tramandato.

A Giovanni Evangelista apparve Dio in persona a chiedergli di consacrare una chiesa per San Michele, quella di Conas in Frigia, nella quale avvennero strepitosi miracoli e conversioni.

San Michele apparve all’Imperatore Marciano per guarirlo dalla lebbra; nel 709 a S. Uberto in Francia, dalla cui apparizione nacque il culto e la meravigliosa cattedrale di Mont Saint-Michel, strettamente legato a quello garganico; quindi apparve in Irlanda, in Messico ad un indio, in varie località del Regno di Napoli (a Procida salvò gli abitanti dal pirata Barbarossa), e in tanti altri posti.

Apparve anche a molti Santi, fra i quali a S. Agnello a Napoli per incitarlo ad andare anch’egli sul luogo di una battaglia con i mori (che poi appunto fu vinta), a Santa Brigida di Svezia ed alla figlia Santa Caterina. In particolare da ricordare sono le due apparizioni a San Francesco d’Assisi, la prima sul Monte Verna, nella quale confermò al Santo la veridicità della tradizione che voleva che la fenditura del Monte si fosse prodotta nel momento della morte del Salvatore, e la seconda in occasione delle stimmate, come conferma S. Bonaventura.

Quindi la famosissima apparizione a Roma nel 590 d.C. sulla Mole Adriana, oggi Castel S. Angelo, sul quale ancora troneggia l’imponente statua a lui dedicata che lo raffigura nell’atto di riporre la sua spada, a simbolo della fine della grande peste che aveva colpito Roma. Il tutto avveniva mentre Papa san Gregorio Magno portava in processione l’effige della Vergine per chiedere appunto la grazia della fine della pestilenza: San Michele e gli angeli intonavano il celebre inno Regina Cœli, ancora oggi cantato in tante chiese nel mondo nel periodo pasquale.

Queste solo per citare le più eclatanti apparizioni con le quali il Santo Arcangelo ha sempre voluto testimoniare la sua vicinanza a chi lotta e soffre per amore di Dio. (M.V.)

 

Il culto micaelico

Il santo Arcangelo è da sempre fonte di pietà per i fedeli: innumerevoli sono i luoghi di culto a lui dedicati, molteplici e bellissime le preghiere e le invocazioni per ottenere grazie e protezione.

Ciò anche perché da sempre i cristiani hanno intuito l’importanza dell’Arcangelo nel progetto divino: la difesa del bene e la guerra al male. E ne hanno fatto il proprio protettore e ispiratore in quella lotta quotidiana che è la nostra vita, come san Paolo insegna inequivocabilmente con le note parole che suonano come il programma della nostra esistenza:“vita militia est”.

Di luoghi di culto consacrati all’Arcangelo ve ne sono innumerevoli in Italia, e comunque tantissimi sparsi nel resto del mondo.

A lui sono consacrati numerosi Inni e preghiere, tra cui: più consacrazioni individuali, il Mese a San Michele, più novene, le Nove Grazie, la Corona angelica (Approvata e diffusa da Pio IX), vari inni ed in particolare quelli per la sua festa del 29 settembre, una giaculatoria, più Litanie ed altre invocazioni. San Michele era anche più volte citato nel testo dell’Antico Rito Romano (due volte solo nel Confiteor).

Ma la preghiera senz’altro più importante è l’Esorcismo di San Michele che il Papa Leone XIII compose alla fine del secolo scorso con la dichiarata intenzione di contrastare la sempre più evidente espansione del male nel mondo, tanto evidente da far apparire chiare l’opera diretta del malefico angelo dell’inferno.

Leone XIII non solo compose questo esorcismo, ma ordinò espressamente a tutti i sacerdoti del mondo di recitarlo il più spesso possibile, anche ogni giorno, dando il permesso perfino ai semplici laici di recitarlo, anzi, chiedendolo espressamente, proprio come estremo antidoto contro la sempre più devastante opera del demonio.

Ora, se Leone XIII prese questi provvedimenti alla fine del XIX secolo, visto tutto quel che è accaduto poi nel XX e la situazione attuale in cui versiamo di gran lunga più grave e disperata di quella dei suoi tempi, e vista anche la sempre più minacciosa diffusione del satanismo praticato, a essere sinceri non si riesce proprio a capire per quale motivazione tale pia pratica sia caduta in disuso e non venga propagata ed esercitata.

 

L’Omaggio di Papi, Re e Imperatori al Santuario di San Michele

Durante tutti i secoli il santuario fu meta di pellegrinaggio non solo per la gente comune, ma anche di Papi, Santi e di Re. Fra i Papi che hanno visitato il luogo ricordiamo san Gelasio, Agapito I, il beato Leone IX, il beato Urbano II, Callisto II, che proclamò l’Arcangelo “Principe e tutelare del mondo intero”, Alessandro III, Gregorio X, Celestino V, Innocenzo II, Celestino III, Urbano IV, Benedetto VIII, Alessandro II. Prima di essere eletto vi si recò anche san Gregorio Magno, mentre Bonifacio IX concesse alla grotta l’Indulgenza plenaria, e Giulio III nel 1550 le concesse il privilegio del Giubileo anche senza venire a Roma. Vi si recò Papa Leone XIII, l’autore dell’Esorcismo di San Michele Arcangelo. Si ricorda infine il pellegrinaggio compiuto da Giovanni Paolo II nel 1987.

Ancor più lunga è la lista dei santi, tanto che è impossibile riportarli tutti (sono decine e decine). Ricordiamo solo, fra gli altri, Brunone fondatore dei certosini, Anselmo di Canterbury, Bernardo di Chiaravalle, Francesco d’Assisi che si stimò indegno di entrarvi, Tommaso d’Aquino, Brigida di Svezia e la figlia Caterina (che ebbe visioni angeliche), Vincenzo Ferreri, Benardino da Siena, Giovanni da Capistrano, Francesco di Paola, fondatore dei Minimi, Camillo de’ Lellis, Giuseppe da Copertino, Alfonso Maria de’ Liguori.

Lunghissima è anche la lista dei Sovrani cristiani e delle grandi figure di aristocratici. Gli imperatori bizantini Tiberio Trace ed Eraclio, i re longobardi Grimoaldo, Cuniberto, gli imperatori del Sacro Romano Impero Ludovico II, Ottone III, sant’Enrico  II, Enrico III e  Lotario di Supplimburgo, Federico II di Svevia, i re normanni Roberto il Guiscardo e Guglielmo il Buono, la contessa Matilde di Canossa, quindi gli svevi Corrado e Manfredi, gli angioini Carlo I e Giovanna I, Baldovino di Fiandra, Re Luigi d’Ungheria, Elisabetta d’Ungheria, Urosio di Serbia, Sigismondo I di Polonia, gli aragonesi Alfonso I e Ferdinando I, i Borbone delle Due Sicilie Ferdinando I e Ferdinando II.

Da ricordare particolarmente è la visita di sant’Enrico II Imperatore, che chiese espressamente di rimanere una notte nella grotta, primo laico nella storia a cui fu concesso tale privilegio; nessuno infatti aveva il coraggio di farlo, tanto era il “timor reverentialis” che il luogo incuteva, in quanto si pensava che di notte vi regnasse l’Arcangelo stesso in persona.

Tanti infatti sono gli eventi soprannaturali che si verificavano dopo il tramonto nella grotta, come più testimonianze confermano, compresa quella del celebre storico protestante anticattolico Gregorovius. La santa audacia dell’Imperatore fu onorata con visioni angeliche, in cui vide i nove Cori, San Michele, udì i loro canti, vide angeli celebrare la Messa, finché Dio stesso gli fece baciare la Bibbia, mentre san Michele, toccandogli l’anca, lo rese zoppo come segno del privilegio avuto. Da ricordare anche è il pellegrinaggio penitenziale che Re Ferdinando d’Aragona, il marito di Isabella la Cattolica, fece scalzo al Santuario partendo da Napoli! Altri tempi…

Una sola visita fu sgradita al santuario, e non poteva essere che quella dei giacobini francesi, che nel 1799 in nome dell’uguaglianza e della fraternità spogliarono e devastarono il Santuario: e questi sono i tempi moderni…

   



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