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Fonte www.miliziadisanmichelearcangelo.org

 

Autore: Paul Benois D'Azy - Benedettino - Piccolo trattato di angelologia

 


La Tradizione

 

a) I Padri. Non siamo dunque meravigliati di non trovare nella Tradizione patristica una dottrina più completa e meglio organizzata.

I Padri, muovendosi sulla Scrittura che essi commentano oralmente o per iscritto, non affrontano in generale la questione degli Angeli che in modo incidentale e come tangenziale; essi li inquadrano nei loro rapporti con gli uomini piuttosto che in se stessi; da ciò una marea di testi isolati la cui sola enumerazione non potrebbe qui trovare posto. Poco a poco comunque, malgrado delle esitazioni e talvolta degli errori, l'accordo si fa sui punti essenziali che toccano più da vicino la fede cattolica. Che vi fossero degli Angeli e che questi Angeli siano stati creati come l'intero universo dall'unico Dio, tutti concordano per ammettere che queste due verità appartengono alla fede, tutti l'affermano contro gnostici e manichei. Ma la loro assoluta spiritualità non si distacca che lentamente. Non è, sembra, proprio di Dio solo? In più, la Scrittura paragona gli Angeli ai venti ed al fuoco (Salmo 103,4), essa li mostra sempre rivestiti di una forma corporea. Per molti Padri, essi avranno un corpo etereo, luminoso, santo, celeste, ma un corpo. Taluni apocrifi li identificano con i figli di Dio che si uniscono ai figli degli uomini (Gen.6,2). Sant'Agostino stesso, che ebbe tante difficoltà nel concepire un Dio spirito, penderà verso quest'ultima soluzione. Stesso ondeggiamento, più grave ma meno generale, a proposito della loro prova e della loro caduta; la loro santità primaria non comporta dubbi; ma per alcuni autori il loro stato attuale resta incerto. E trasportato dal suo desiderio di sintesi, stimando la questione liberamente dibattuta, Origene emette l'ipotesi di spiriti primitivamente uguali che sarebbero poi divenuti secondo i loro meriti uomini, Angeli o demoni, tutti d'altronde prima di fare ritorno a Dio nella restaurazione finale del mondo con Cristo. Contro questa dottrina la reazione non tardò, segno che il dogma era minacciato, e secondo Agostino l'eterna felicità dei buoni Angeli è definitivamente acquisita.

 

b) L'intervento del Magistero.  L'insegnamento del Magistero presenta lo stesso carattere frammentario. Sul piano dottrinale, la Chiesa si limita a fissare i punti precedenti; senza definirla, essa afferma la piena spiritualità degli Angeli, e con un tratto denota l'assoluta trascendenza dal Dio unico Creatore delle cose visibili ed invisibili (Simbolo di Nicea). Perché Dio all'origine dei tempi ha estratto dal niente le creature spirituali e corporali, angelica e terrena, poi la creatura umana composta di spirito e di corpo (IV Concilio Laterano e I Concilio Vaticano, III). Dottrina che volgarizza infine l'insegnamento normale rappresentato da un capitolo del catechismo.

 

c) La Liturgia. E' sul piano pratico e specialmente nella Liturgia che l'insegnamento della Chiesa si mostra più ricco. Gli Angeli, ripetiamolo, sono intervenuti ed intervengono ancora non per fornirci un soggetto di speculazione, ma per aiutare i loro fratelli gli uomini a salvarsi; e questi possono e devono rispondere a queste pretese con omaggi e domande. Da ciò, nella Chiesa e sotto il suo controllo, le forme diverse della devozione agli Angeli, alla fede obbediente ad una legge di ordine naturale e soprannaturale, espressione di un bisogno e fonte di dottrina: lex orandi, lex credendi. L'Angelo dell'Apocalisse aveva impedito a San Giovanni di adorarlo: Io non sono che tuo compagno di servizio (Apoc.22,9). San Paolo doveva mettere in guardia i Colossesi contro la religione degli Angeli (Col.2,18). Occorse anche nei primi secoli reagire contro gli gnostici ereditieri ed amplificatori delle genealogie degli Angeli giudaizzanti;

 

Occorse combattere le tendenze pagane nel reintrodurre geni e semidei; occorse richiamare che il culto assoluto non è dovuto che a Dio, Creatore e Maestro; ma il culto legittimo dell'esercito degli Angeli non venne meno, dei pellegrinaggi iniziarono già ai loro santuari. Eccessi si produssero in Frigia, la terra classica delle superstizioni: un Concilio di Laodicea represse l'abuso e da ciò approvò l'uso. Lasciamo qui di fianco le espressioni artistiche di questa credenza, dagli affreschi del II° secolo nella catacomba di Priscilla, fino al quadro di Murillo, passando dall'Angelo del sorriso di Reims, le pitture di Fra Angelico ed i miniaturisti del XV° secolo. Le manifestazioni del culto propriamente detto sono di per se stesse sufficientemente suggestive: Fin dalla pace costantiniana, la devozione si mostra attiva e poco a poco s'introduce nella Liturgia della Chiesa. Sulle tombe si incidono le Litanie degli Angeli; delle chiese sono loro dedicate, soprattutto delle cappelle ai piani superiori delle torri come a San Gallo, Saint-Riquier o San Benedetto sulla Loira.

 

In mezzo agli Spiriti celesti invocati, soli finalmente stanno quelli che menzionano le Scritture canoniche. Raguele e soci spariscono, pur lasciando una traccia nei riti magici ed in certe opere d'arte del Medio Evo; Uriel, appoggiato sul Libro apocrifo di Enoch, menzionato da Ambrogio e da Isidoro di Siviglia, resiste più a lungo; ed occorre l'intervento energico di Papa Zaccaria seguito dai Concili e dai Capitolati carolingi per cacciarlo dalla devozione popolare. La Liturgia attuale non ha ritenuto i nomi che dei tre Angeli Raffaele, Gabriele, il messaggero dell'Annunciazione; Michele, soprattutto l'eroe della guerra dell'Apocalisse, che occupa un posto d'onore;  Nella Messa egli figura al Confiteor, presenta a Dio l'incenso contro gli spiriti malefici (Preghiera di Leone XIII°); due dedicazioni - 8 maggio e 29 settembre - lo riportano sul ciclo liturgico; le chiese del Monte Gargano in Italia e la Meraviglia del Monte San Michele attirano i pellegrini; e fin da Carlo Magno egli è divenuto il Patrono ed il Capo dell'Impero dei Galli, quello che appare a Giovanna (d'Arco ndr.) e l'invia a liberare la nostra patria. La festa del 2 ottobre ci apporta a sua volta la prova dell'esistenza e della protezione degli Angeli Custodi. Nel suo Rituale la Chiesa va più lontana. Sposa di Cristo che è il Re degli Angeli, essa dispone a suo piacimento dei servitori di quest'ultimo, confida ad uno la custodia di un ponte, ad un altro la protezione di una scuola.

 

E nella Liturgia per eccellenza, la Messa, nel momento solenne del Prefazio, gli Angeli si uniscono a noi per la lode che da Cristo, sale verso Dio: E' per Lui che gli Angeli lodano la vostra Maestà, le Dominazioni l'adorano, le Potenze lo riveriscono tremando, i Cieli, le Virtù dei Cieli ed i beati Serafini ne celebrano tutti insieme la gloria con trasporti di gioia. Noi vi preghiamo di concedere che, non formando che una sola voce noi diciamo umilmente con essi: Santo, Santo, Santo è il Signore Dio degli eserciti!

 

 

Dottrina teologica

 

Tali sono i dati della Rivelazione, abbastanza forniti sui rapporti degli Angeli con gli uomini, più poveri sugli Angeli stessi. Simile situazione, lungi dal paralizzare il lavoro teologico, non poteva che stimolarlo, aprendogli un vasto campo d'azione. Il saggio scopre con gioia la traccia di Dio nella prodigiosa varietà dei corpi e sonda con le ipotesi la profondità della materia; lo psicologo, il sociologo, il filosofo studiano la società umana nei suoi membri o nel suo funzionamento d'insieme. Per conoscere il mondo angelico il cercatore deve rimpiazzare l'esperienza diretta con la Rivelazione; ma questa una volta ammessa ed utilizzata come base, l'opera della ragione comincia. Cercare le convenienze dei gesti divini, riunire gli elementi sparsi, ricostituire per analogia con il paesaggio umano i tratti di questo paesaggio puramente spirituale dove si riflette maggiormente Dio che è Spirito: Tanti lavori proposti al teologo. a) Saggi e sintesi. Fin dal III° secolo, lo spirito potente di Origene tenta più con vigore che con sicurezza una vasta sintesi del mondo soprannaturale dove gli Angeli, gli uomini ed i demoni trovano ognuno il proprio posto.

 

Sant'Agostino (IV° - V° secolo) studia le apparizioni degli Angeli nell'Antico Testamento ed approfondisce il loro modo di conoscenza di Dio e dell'universo. Dottore latino del Corpo Mistico egli descrive l'unica Città di Dio dove gli Angeli e gli uomini si riuniscono sotto l'autorità di Cristo. Lo Pseudo-Dionigi (V°-VI° secolo) dà per primo una teoria completa della società angelica. Interpretando i differenti vocaboli sotto i quali la Scrittura designa gli Angeli, egli li divide in nove Cori e tre Gerarchie; tra l'uomo e Dio prende posto una gamma ascendente di perfezioni sempre crescenti, mentre che da una via inversa le divine illuminazioni si trasmettono di grado in grado fino a noi. San Gregorio Magno (fine del VI° secolo) più romano, dunque più pratico, si attacca maggiormente alle differenti funzioni degli Angeli nei confronti degli uomini; Dopo la notte dell'alto Medio Evo il lavoro riprende in nuove direzioni più adatte alle preoccupazioni dell'epoca: stato primitivo, caduta e ricompensa degli Angeli sono studiati più specialmente. Ecco nel XIII° secolo le grandi sintesi teologiche da cui emerge quella di San Tommaso d'Aquino, il Dottore Angelico. In uno speciale opuscolo e nella Somma contro i Gentili, egli tratta, ispirandosi alla fisica ed alla filosofia aristotelica, il problema delle sostanze separate od intellettuali; nella Somma teologica egli ha l'arditezza di assimilare le sostanze separate,  di cui parla Aristotele, agli Angeli della Tradizione giudaico-cristiana.

 

I concetti aristotelici, indubbiamente, abbandoneranno quello che hanno di pagano per integrarsi armoniosamente in una sintesi cristiana. Nella stessa epoca, San Bonaventura, in un insegnamento teologico meno vasto, utilizza dei dati filosofici differenti. Il quadro è tracciato. Scoto e Suarez lo rispetteranno, lassi ad introdurre altre soluzioni. I commentatori lo seguiranno fedelmente. Nel XVII° secolo Petau raggrupperà intorno ad esso le diverse soluzioni patristiche; ed i nostri moderni trattati di teologia si sforzeranno più o meno felicemente di ringiovanirlo. Bisogna confessare che questa sintesi potrebbe essere completa? Essa ci mostra certamente il mondo angelico che fuoriesce da Dio e che ritorna al suo Autore; ma tra Dio ed il mondo si pone Cristo, Capo e Centro di tutta la Creazione che attraverso di Lui fa ritorno al suo Principio. Se i rapporti tra Cristo e noi sono stati molto studiati, i problemi analoghi relativi agli Angeli sono lungi dall'essere stati abbastanza approfonditi. Non che la questione non sia stata trattata; essa costituisce anche un campo di battaglia tra le diverse scuole; ma ci si augurerebbe un vasto quadro d'insieme, che sposa i contorni della Rivelazione, dove i punti controversi sarebbero messi al loro posto, che non è il primo.

 

b) Principi direttivi. L'Angelo puro spirito creato, occupa un posto intermedio tra l'uomo e Dio; da ciò per studiarlo una duplice via: risalire al di sopra delle perfezioni umane; discendere dalle perfezioni divine a quello che ne è il più esatto riflesso. Così a partire dalla Rivelazione si distaccano i principi direttivi della teologia angelica.
Gli Angeli sono le creature di Dio; e la ragione dimostra a qual punto conveniva che tali esseri tengano il loro posto al vertice dell'universo. Gli Angeli sono dei puri spiriti, indipendenti dalla materia; e la ragione, estrapolando le leggi della psicologia umana, cerca quelle che si applicano a delle pure Intelligenze. Gli Angeli sono chiamati come noi alla visione beatifica di Dio; essi sono passati, anch'essi, dalla via della prova e del merito; e la ragione, riferendosi alla nostra propria storia soprannaturale, cerca di meglio conoscere i diversi episodi del destino dei nostri fratelli maggiori. Gli Angeli, per volontà di Dio, sono i suoi ausiliari nel governo divino; e la ragione studia la convenienza e la natura dei loro interventi. Gli Angeli intrattengono dei rapporti tra di loro e con noi e con Cristo; sempre per analogia naturale o soprannaturale, la ragione cerca di precisarne le differenti modalità. La teologia angelica è dunque una scienza vera, con un oggetto nettamente definito ed una base di partenza ferma e precisa. Tutte le sfumature della certezza vi s'incontrano secondo le verità di fede divina o cattolica, fino a delle speculazioni legittime ma nettamente distinte dal dato rivelato.

 

Essa è anche una scienza utile, checché Cartesio abbia detto nella sua lettera a Moro; da essa noi apprendiamo a meglio conoscere il piano di Dio, i misteri della grazia e del peccato, le leggi dello spirito; e da una devozione accresciuta verso i nostri ausiliari celesti, che ci facilitano la nostra propria salvezza. Che comunque il teologo si guardi dal dimenticare la raccomandazione prudente di Ugo di Saint-Victor: Quando non possiamo avere in questa materia una certezza completa, è meglio non spingere troppo la nostra ricerca, perché se l'ignoranza non è una colpa, la presunzione ne è una (I Sacramenti, I, I, P., V, 31).

 

 

Invisibile capolavoro di Dio

 

a) Al vertice della Creazione. La divina parola e le apparizioni angeliche stabiliscono l'esistenza di esseri immateriali, differenti da Dio e da noi; è possibile scoprire nella parte visibile della creazione un appello, un orientamento, quasi un'esigenza verso questo coronamento puramente spirituale? 1) Influenzati da un ambiente laico che ha cacciato Dio dall'Universo così come dallo Stato o dalla Scuola, noi siamo divenuti meno sensibili alla gradazione ed alla gerarchia degli esseri; e comunque i differenti regni della natura non appaiono come i riflessi variegati dell'unica luce di Dio? Le sfumature si susseguono in modo continuo, dall'atomo inerte, che possiede la ricchezza fondamentale dell'esistenza, fino all'uomo in parte distaccato dalla materia, dalla sua intelligenza. Un colore ed il più ricco di tutti mancherebbe, sembra, a questo arcobaleno, se, al di sopra della materia, al di sopra dell'uomo che è spirito e materia non trovassero posto i puri spiriti, immagini lette  perfette di un Dio che è Spirito ed agisce in Spirito. 2)  Con la più grande perfezione dell'universo, la più grande dignità dello spirito umano sembrerebbe richiedere la presenza degli Angeli. L'uomo presenta il doppio carattere che ha tanto colpito Pascal: da un lato, la grandezza dello spirito, immagine di Dio; dall'altro, la debolezza di questo stesso spirito nella sua realizzazione umana; non è questo un contrasto stupefacente in un'opera in cui tutte le parti presentano il perfetto  fianco dell'imperfetto? Dio avrebbe completato il mondo materiale in cui tutti i gradi sono rappresentati da molteplici specie, e lasciato incompleto il mondo spirituale? Gli Angeli riempiono il posto lasciato vuoto e rendono allo spirito la pienezza della sua bellezza e della sua indipendenza: possibilità di comunicare direttamente tra di loro, affrancamento totale dai sensi e dalle immagini, comprensione totale, permanente ed istantanea della verità: sono, noi lo vedremo. le caratteristiche di queste pure intelligenze. 3) Infine la più grande gloria di Dio che è l'ultimo motivo della Creazione richiama a sua volta degli esseri più perfetti. Esposizione senza visitatori, strumento senza artista, rappresentazione senza spettatori, tale sarebbe il mondo senza delle Intelligenze capaci di contemplarlo per risalire da lui verso il suo autore; semplice comunicazione e non manifestazione di Dio, non sembrerebbe abbastanza degno dell'eccellenza divina.

 

b) La società angelica. 1) La Nascita. La nascita della società angelica manifesta a sua volta la trascendenza del Creatore e l'unità del suo piano. Dopo San Paolo (Col.1,16; 2,8-18), la Chiesa ha dovuto ricordare la distanza invalicabile che separa Dio da ogni creatura, per perfetta che sia. Riguardo alla potenza divina l'Angelo e l'elemento più umile sono sullo stesso piano, effetti di una stessa azione creatrice istantanea e totale; e questa non suppone niente nel soggetto che tocca; al contrario essa lo costituisce nella sua realtà e ve lo mantiene prolungandolo. Diversi Padri hanno pensato che il mondo invisibile preceda il mondo visibile; ed essi mostrano Dio che produce dapprima la creatura spirituale come la più perfetta, più vicina a Lui, modello della creazione materiale e la sorpassa nell'opera suprema di lode. Altri  intendono la creazione della luce nel primo giorno come essendo anche la creazione della luce spirituale che rappresenta il mondo angelico. La Chiesa non ha voluto fissare questo punto di dottrina. Non è più bello comunque vedere Dio dispiegare la sua Saggezza nella realizzazione simultanea di effetti così dissimili, salvaguardare la sua onnipotenza non confidando alcun ruolo nella Creazione?  Creati isolatamente, gli Angeli avrebbero parsi costituire un mondo a parte ed il solo veramente degno di Dio, al quale sarebbe venuto ad aggiungersi come per raccordo un mondo inferiore.

 

2) Le miriadi angeliche. Considerazioni analoghe entrano in gioco per permettere di fissare o piuttosto di non fissare il numero dei suoi Angeli. Che questo numero sia grande, i testi ispirati non permettono di dubitarne: è per migliaia e milioni ch'essi appaiono a Daniele (Dan.7,10) ed a San Giovanni (Apoc.2,11); è un gruppo considerevole che canta il Gloria in excelsis la notte di Natale (Lc.2,14) o stanno a disposizione di Cristo (Mt.26,53). Stessa dottrina presso i Padri nei loro commenti delle Parabole della pecora smarrita e della dracma perduta: Dio, incarnandosi, lascia nel Cielo le novantanove pecorelle, figura degli Angeli innumerevoli, per discendere a cercare l'unica pecora mancante, cioè l'uomo deviato dal peccato. Ogni calcolo più spinto non è che una ipotesi puramente gratuita; se gli uomini devono prendere il posto degli Angeli decaduti e riparare così le rovine del mondo angelico, nulla prova che non si tratti di una sostituzione unità per unità. Per contro il grande numero di Angeli si accorda perfettamente con le ricchezze del piano divino e l'importanza relativa ai suoi differenti elementi. Le ricchezze divine si sono riversate con più facilità sugli esseri posti più vicino alla sorgente, più simili al loro autore; un Dio che è Spirito si doveva dare alla sua opera un carattere nettamente spirituale. Il posto degli Angeli, nel pensiero e nell'amore di Dio, giustifica ugualmente il loro grande numero. La gloria di Dio conosciuto ed amato è lo scopo ultimo della Creazione. La materia non è che un testimone muto che ha bisogno di un interprete; ed in questa testimonianza gli individui si cancellano davanti alla collettività; la ricchezza di Dio si manifesta meno dal loro numero che dalla varietà e dalla gradazione delle specie. Ogni Angelo al contrario sarà un canto perfetto della gloria divina ch'egli scopre in lui ed intorno a lui.

 

3) Varietà ed unità. I nomi e le diverse funzioni date agli Angeli nella Sacra Scrittura, i termini impiegati a proposito di San Michele (Dan.10,13), non permettono di dubitare delle differenze, non solamente tra le personalità angeliche, ma tra i loro rispettivi gradi di perfezione. A seguito di una parte della Tradizione, Scoto vi vede delle differenze secondarie, provenienti da funzioni più o meno nobili; gli  Angeli presenterebbero le stesse caratteristiche specifiche e non formerebbero che una sola famiglia tra di loro. San Tommaso, invece, appoggiandosi su dei principi filosofici differenti, aveva fatto di ogni Angelo un tipo a parte. Nulla, dicevano i suoi partigiani, nulla presso l'Angelo di quest'essere materiale col quale si differenziano gli individui della specie umana; tutto vi prende dunque valore specifico. La ragione di convenienza viene, per essi, a rinforzare l'argomento metafisico: nessun bisogno qui della successione degli individui per assicurare la perpetuità della specie o per realizzare la sua piena perfezione; e così la bellezza degli Angeli s'innalza sempre, di grado in grado, dai confini del genere umano fino al trono dell'Altissimo.

 

c) La vita angelica. La stessa gradazione di certezza, lo stesso miscuglio di dati rivelati, di conclusioni solide e di ipotesi, si offre nello studio del pensiero angelico. 1) Puro spirito, l'Angelo sfugge ad una legge di morte che presiede all'evoluzione del mondo materiale; da cui la sua immutabilità e la sua immortalità intrinseca.

 

2) Puro spirito, l'Angelo gioisce di una vita intellettuale adatta al suo essere; la legge di continuità che lo pone tra Dio e l'uomo, regola anche la sua attività; Al di sopra dell'Angelo, Dio, Spirito supremo ed increato. Da un unico sguardo gettato sul suo unico pensiero che non è altro che Lui, Egli si conosce e conosce la Creazione di una conoscenza totale ed adeguata, indipendente come Lui dallo spazio e dal tempo. Al di sotto dell'Angelo, l'anima umana, al più basso grado della scala degli spiriti, legata alla materia, creata vergine da ogni conoscenza, scavando nel mondo esteriore per via dei sensi, formando a partire da immagini le sue idee generali, passando da una verità ad un'altra col ragionamento, l'analisi e la sintesi ... Tra Dio e l'anima umana, puro spirito creato. D'un solo sguardo egli si coglie, si stringe, si penetra. La sua pura intelligenza cerca il suo essere luminoso e non incontrandovi alcuna ombra l'abbraccia interamente; e da ciò, con lo stesso movimento irresistibile, essa risale alla Sorgente ultima e zampillante, alla Causa suprema sempre agente. Vera visione, non di Dio rappresentato da una pallida effigie, ma dell'immagine che ne offre uno specchio vivente; visione incessantemente rinnovata da una luce incessantemente raggiante; visione tanto più chiara, più netta, più profonda, che l'Angelo dotato di qualità più ricche riflette meglio la divina perfezione. Ma allora come spiegare la conoscenza perfetta dell'universo reclamata dalla missione e dalla dignità dell'Angelo? Egli è incaricato - noi lo sappiamo per fede, e la ragione lo conferma - di intervenire nel mondo sensibile e specialmente nel mondo umano; egli non può d'altra parte essere inferiore all'uomo la cui scienza costituisce uno dei privilegi caratteristici; egli deve infine poter compiere il ruolo di cantore e di testimone che abbiamo prima segnalato; tante ragioni per accordargli senza esitazione una conoscenza vasta dell'universo. Dopo Sant'Agostino, San Tommaso aggiunge delle precisazioni dedotte logicamente dai principi precedenti: sempre in virtù della sua indipendenza dalla materia, l'Angelo non estrae la sua scienza dal mondo stesso, egli la porta con sé sotto forme di idee infuse fin dal primo istante da Dio; e queste idee sono tanto più ricche e meno numerose di quelle date ad un Angelo più perfetto quando esse più si avvicinano maggiormente all'unico e totale Pensiero divino. Così risalta la superiorità dell'Angelo sull'uomo: superiorità dell'adulto istruito ed in pieno possesso dei suoi mezzi sul bambino ignorante e debole, superiorità del ricco figlio di famiglia, che nasce con una fortuna tutta fatta ed inalienabile, sul povero mendicante, che questua penosamente il suo pane.

 

3) Una scienza così perfetta ha pertanto i suoi limiti:- Il segreto di Dio, libero di rivelare o no i Misteri della Trinità e dell'ordine soprannaturale. - Il segreto dei cuori, che Dio solo può penetrare e muovere. Con le sue sole forze naturali, l'Angelo in più di ciò che non può imporre , non può conoscere un solo pensiero della nostra intelligenza od una decisione della nostra volontà. Gli resta una risorsa: interpretare le manifestazioni esteriori dei nostri sentimenti intimi, parole, gesti, azioni, modifiche del nostro stato psicologico. Un osservatore attento li svela talvolta con una rara perspicacia; tanto più gli Angeli, meglio informati delle leggi che reggono i rapporti così stretti del nostro spirito e del nostro corpo. - Il segreto del futuro infine, che dipende, al di sopra delle leggi naturali, dalla volontà divina e dalla libertà umana, dal miracolo e dal libero arbitrio. Con le sue sole forze, l'Angelo può prevedere, ma non predire in modo infallibile.

 

d) L'amore santificatore. Le considerazioni precedenti sarebbero incomplete, e di conseguenza false, se esse non tenessero conto degli altri fatti rivelati: l'elevazione degli Angeli allo stato soprannaturale, la loro prova, la caduta di taluni e la ricompensa degli altri. Come prima, l'analogia col mondo degli uomini impegnati, anch'essi, in questa via ci permette di completare ciò che la fede lascia di oscuro; e reciprocamente la storia degli Angeli illumina il nostro proprio destino. Rileviamo semplicemente le armonie dove si scopre l'unità del piano divino. 1)  Come la nostra, la grazia degli Angeli è gratuita, frutto della libera, amante e previdente volontà di Dio. Malgrado la loro penetrazione, la loro intelligenza si confessa radicalmente impotente nel forzare l'entrata del soprannaturale. Conoscere, è divenire simile all'essere conosciuto, e chi può da se stesso divenire simile a Dio? Nessuno conosce il Padre  ad eccezione del Figlio per eccellenza e da questi che il Padre ci adotta come suoi figli.

 

2) Gli Angeli e gli uomini, malgrado la diversità delle loro nature, non formano che una famiglia, la famiglia di Dio. Il soprannaturale prima di tutto; la grazia modifica la scala dei valori; taluni uomini possono arrivare ad un grado di gloria uguale o superiore a quello degli Angeli più elevati, e Maria li domina tutti ...

 

3) Lo scopo finale della creazione è soprannaturale; è per questo che molti pensano che, senza tappa intermedia, fin dal loro appello all'esistenza, Adamo e gli Angeli hanno ricevuto lo stato di grazia.

 

4) Il merito acquisito nella prova è la via normale che segue la creatura per arrivare al suo stato di perfezione soprannaturale. E' questo, non un capriccio di un maestro dispotico, ma una nuova prova d'amore di Dio, che vuole darci questo motivo supplementare di gioia.

 

5) A noi, la cui intelligenza cammina passo passo, la cui volontà appesantita non si fissa che poco a poco nel bene, a noi conviene meritare questo destino finale, con una successione di atti, con la possibilità di cadere e di rialzarci, fin quando la morte non ha messo fine alla nostra prova.
All'Angelo, che realizza, a primo colpo, la perfezione integrale della sua intelligenza e della sua volontà, conveniva di acquisire, anche con un solo atto, la sua gioia soprannaturale, o di perderla per sempre.

 

6) La caduta degli Angeli rimaneva possibile, perché solo la chiara visione di Dio Bene supremo fissa definitivamente la volontà.

 

7) La natura esatta della loro colpa resta sconosciuta. Come ogni peccato, fu un rifiuto del soprannaturale, e probabilmente una colpa di orgoglio; e la maggior parte vi vedono con delle varianti sensibili, il rifiuto di accettare l'aiuto indispensabile per acquisire la loro perfezione soprannaturale, il rifiuto di entrare nel piano divino di cui l'Incarnazione costituisce il centro. In una parola, il desiderio di eguagliare Dio, solo autore della propria felicità.

 

 

Il Cristo e i suoi Angeli

 

a) Il Capo degli Angeli. Capolavori dell'amore di Dio, gli Angeli sono anche i suoi strumenti nel governo del mondo e specialmente degli uomini. Si troverà, nella seconda parte di questo piccolo trattato, lo sviluppo di questa dottrina; ma diamo, prima di concludere, uno sguardo sui rapporti del mondo angelico e di Cristo; ogni esposto, in effetti, sarebbe inesatto, se non tenesse conto del ruolo capitale giocato da Cristo, Centro dell'universo, Capo del Corpo Mistico totale. A partire da una Rivelazione particolarmente densa, i teologi hanno sistematizzato i diversi rapporti che uniscono gli uomini con Cristo. Rapporti di paragone: la natura umana dell'Uomo-Dio trascende la nostra per la sua dignità, e la sorpassa con le sue perfezioni. Rapporti discendenti: Cristo è il modello per eccellenza, la sorgente unica della grazia e del merito, il primo amato e voluto da suo Padre prima di tutte le creature. Rapporti ascendenti: Cristo, Re degli uomini, orienta verso di Lui la loro attività e li conduce al loro fine ultimo. Sui problemi corrispondenti, relativi agli Angeli, la Rivelazione, come vedremo, si mostra molto meno ricca; importa tanto più seguirla fedelmente.

 

b) L'umanità di Cristo e gli Angeli. Diverse volte la Scrittura ricorda la trascendenza che conferisce alla natura umana di Cristo la sua unione col Verbo. Noi siamo qui nell'ordine ipostatico, superiore all'ordine naturale e soprannaturale e al di là del quale non vi è più che Dio stesso. Da cui per l'umanità del Signore un posto unico nella Creazione e già al di sopra di essa ... Gli Angeli non sono che figli adottivi, elevati a questo stato da un dono gratuito; Cristo è il Figlio per eccellenza. Le sue perfezioni create sorpassano dunque le perfezioni corrispondenti degli Angeli. Più vicino di Dio e destinato ad un ruolo più universale, Egli possiede una grazia più elevata, una visione di Dio e del piano divino più penetrante e più estesa, una scienza innata più vasta, ecc...

 

c) Il Re degli Angeli. La Scrittura insiste poi sul ruolo governativo di Cristo che utilizza gli Angeli per la salvezza degli uomini. 1) Di chiarezza in chiarezza. Che essi abbiano conosciuto il loro Maestro durante la sua vita terrena, la loro presenza nel Vangelo lo prova sufficientemente; e le Lettere confermano la rivelazione progressiva del Mistero dell'Incarnazione redentrice, rivelazione che deve continuare fino alla fine del mondo (Ef.3,8-11; 1 Tim.3,16; 1 Cor.4,9; 1 Pt.2,12). E' ugualmente certo che essi ne avevano per principio una certa conoscenza. I loro interventi nell'Antico Testamento lo provano, anche limitandosi ad una scelta prudente di testi. I Padri, riconosciamolo lealmente, hanno commesso, nel richiamo, un errore di esegesi, applicando il Salmo 23 ed Isaia 43,1-2, all'Ascensione di Cristo che contemplerebbero gli Angeli; molti vi hanno anche visto la prova di una certa sorpresa; dunque di una certa ignoranza; ma non si tratta che di una ignoranza relativa, corretta spesso da altri testi dello stesso autore. D'altronde, dal punto di vista teologico, come non accordare loro questa conoscenza almeno in modo generale fin dall'inizio della loro beatitudine con la visione di Dio? L'Incarnazione è la prima opera esteriore di Dio, intimamente legata alla Trinità, la spiegazione suprema della Creazione. Proseguiamo il ragionamento, risaliamo più in alto, nel periodo della loro prova ... La risposta non è dubbiosa; fede e visione si corrispondono; la seconda deve essere preparata dalla prima; anche se questa non fosse l'oggetto speciale della loro prova, come l'ha pensato Suarez, gli Angeli hanno creduto nel Mistero dell'Uomo-Dio.

 

2) Il servizio d'amore. Il servizio di Cristo è un servizio d'amore e sarebbe facile precisare con sicurezza l'amicizia di Cristo e dei suoi Angeli. Gesù porta loro luce e gioia; al di fuori di comunicazioni dirette altamente inverosimili, lo spettacolo della sua umanità e la loro collaborazione alla sua opera redentrice sono per essi nuove sorgenti di felicità. Nelle Parabole della pecora smarrita e della dracma perduta, nostro Signore aveva parlato del Buon Pastore e della donna che associa alla loro gioia amici e vicini. Così, egli concludeva,  vi è gioia presso gli Angeli di Dio per un solo peccatore che si pente (Lc.15,10). I Padri, come abbiamo già detto, hanno visto, in questa Parabola, Cristo che viene a soccorrere, con l'Incarnazione, il genere umano caduto nel peccato, mentre che gli Angeli, suoi familiari e suoi intimi, si rallegrano con lui della salvezza dell'uomo e della restaurazione della loro società. Dal canto loro gli Angeli danno a Cristo la loro obbedienza. Di diritto, in virtù dell'unione ipostatica e della sua pienezza di grazia, Egli è loro Re, Egli ha autorità su di essi come su tutto l'universo; e la Redenzione gli conferisce un nuovo titolo per utilizzare gli Angeli per il bene degli uomini riscattati. Con l'obbedienza esteriore, l'amore interiore; e forse noi troveremo là, se non la soluzione, almeno il giusto apprezzamento del problema così dibattuto della grazia degli Angeli. Noi siamo abituati a ricevere tutto da Cristo e di conseguenza a chiedergli tutto; noi dimentichiamo troppo spesso che, questi doni, devono fare ritorno al loro Autore, che il nostro amore deve far convergere tutto verso la sua gloria. A più forte ragione noi siamo tentati di sottostimare la corrente ascendente che porta gli Angeli verso Cristo e polarizza così la loro attività. Il piano divino si disegna ora più nitido: sotto delle forme differenti ed adattate, Cristo riporta a Lui le differenti categorie di esseri per farne omaggio a suo Padre. Sacerdote di tutta la Creazione che, con mezzi diversi, concorre alla sua gloria, il Verbo incarnato riassume il mondo e realizza, per via di finalità, più che per via di efficienza, il ritorno a Dio delle creature. Bossuet poteva scrivere: Nell'unità della Chiesa tutte le creature si riuniscono. Tutte le creature visibili ed invisibili sono qualcosa nella Chiesa. Gli Angeli sono ministri della sua salvezza: e nella Chiesa si fa la raccolta per le loro Legioni, desolate dalla diserzione di Satana e dei suoi complici; ma in questo reclutamento, non siamo tanto noi che siamo incorporati agli Angeli, quanto gli Angeli che vengono alla nostra unità; questo a causa di Gesù nostro comune Capo, e più il nostro che il loro (Quarta lettera ad una signorina di Metz).

 

d) La grazia degli Angeli. Noi comprendiamo meglio, ora, il posto che deve occupare, in teologia, il problema detto della grazia degli Angeli. Quale che sia la soluzione, gli Angeli non ne fanno meno realmente parte dell'unico Corpo mistico di Cristo. Al di fuori delle relazioni già segnalate a proposito della Redenzione, il Verbo incarnato esercita sugli Angeli un'influenza più profonda, più essenziale? E' stata loro meritata, dalla sua Vita terrena, il loro primo stato di santità e la ricompensa principale della visione di Dio? Comunica loro, ora, con la sua Umanità, la corrente della vita soprannaturale? Le controversie hanno attirato l'attenzione su questo punto e, di conseguenza, hanno, a nostro parere, esagerato la sua importanza relativa. Vi è, ripetiamolo, una gerarchia delle cause: agire è meno nobile che ordinare a sé, l'efficienza è comune a tutti gli esseri, ma istituire una finalità è il privilegio dell'intelligenza organizzatrice. Di conseguenza lo slancio che porta gli Angeli verso Cristo è meno importante della corrente che discende da Lui verso di loro. Il problema comunque è stato troppo legato ad un secondo, quello dell'Incarnazione, perché non sia tanto necessario trattarlo qui brevemente.

 

Direttamente, la Rivelazione non fornisce nulla di decisivo. I testi scritturali invocati possono interpretarsi del Verbo come Dio e non necessariamente del Verbo incarnato (Col.1,15-30; Ef.1,10;), od ancora, non inquadrare che i rapporti di Cristo con gli uomini (Gv.14,6;13,2); stessa nota per i rari passi dei Padri utilizzabili nella discussione; sul piano teologico, infine, sottrarre in parte gli Angeli dall'influenza di Cristo non sarebbe diminuire il primato di questi? Non più, rispondono quelli aventi un influsso limitato, di quanto nei casi degli uomini dannati. Davanti alla difficoltà di una soluzione diretta, i teologi, diciamo noi, hanno unito il problema ad un altro più importante: il posto di Cristo nel piano divino, o per impiegare il termine consacrato: il motivo dell'Incarnazione. Su questo terreno due soluzioni principali si affrontano da secoli. Da una parte, il Cristo, voluto per se stesso, come il solo capace di glorificare e di amare perfettamente il Creatore, e la sua Incarnazione, decisa indipendentemente dal peccato dell'uomo. Dall'altra parte, Dio che lega, di fatto, talmente l'Incarnazione alla Redenzione che, nell'ipotesi in cui l'uomo non avesse peccato, il Verbo non si sarebbe incarnato. E per via di conseguenza: da un lato, ogni grazia  viene agli Angeli da Cristo, come Dio e come Uomo; dall'altra, la grazia essenziale degli Angeli che viene dal Verbo seconda Persona della Trinità, non dal Verbo incarnato, grazia di Dio e non di Cristo. Si troverà, in un trattato sull'Incarnazione, la discussione degli argomenti invocati da una parte e dall'altra. Noi saremo più sicuri di avere la verità, se, come San Tommaso, ci opponiamo ad ogni ipotesi scabrosa riguardante una non-incarnazione. Praticamente l'Incarnazione è, per noi, legata alla Redenzione, Cristo è nostro Salvatore e presentato come tale. Questo non gli impedisce di essere, di fatto, il Capo degli uomini, e l'oggetto primo del Volere e dell'Amore di Dio. A quest'ultimo titolo gli Angeli partecipano alla sua grazia principale.

 

e) La Regina degli Angeli. A fianco del Re degli Angeli si pone Maria loro Regina. Questo capitolo della teologia mariana è in stretta dipendenza dal precedente, con gli stessi aspetti e gli stessi orientamenti; un principio fondamentale non vuole che sia applicato a Maria in una certa maniera quello che è detto di Cristo? Il primato della grazia non offre difficoltà. Più vicina a Cristo, destinata ad un ruolo soprannaturale più vasto, Maria lo riporta in grazia su tutti gli Angeli. Salve, piena di grazia, aveva detto Gabriele; i Padri bizantini lo ripetono, nelle loro omelie, accumulando le espressioni bibliche; la Liturgia dell'Assunzione lo canta sotto i paragoni della Salita di Maria, della sua Sessione al di sopra degli Angeli, della sua Incoronazione,  in mezzo ai loro applausi. Madre del Re, Ella comanda anche ai servitori di questi e partecipa così alla sua Autorità. Ma più delicato da precisare è l'influsso di merito e di grazia; in mancanza di dati positivi, il teologo deve accontentarsi di inquadralo con prudenza.

 

 

Riflessioni e prospettive

 

1. GLI ANGELI E GLI UOMINI. Il posto del trattato degli Angeli, nell'insieme del trattato della Creazione, pone, al teologo, parecchie domande: perché parlare degli Angeli, poiché non se ne parla nei primi racconti biblici della Creazione? Perché dare loro una tale importanza allorché, per esempio, le opere dei primi cinque giorni della Creazione sono quasi negletti dalla teologia. Vi è, a queste questioni, una risposta propriamente biblica, una risposta che interessa la nostra vita spirituale - gli Angeli Custodi della nostra vita, della nostra società ... -, vi è una risposta escatologica - noi siamo chiamati a vivere per l'eternità nella società degli Angeli -. Ve ne sono altre ancora che noi lasciamo al lettore la cura di trovare e di sviluppare, non avendo queste righe altro scopo che quello di aprirgli gli occhi.

 

2. IL PECCATO DELL'ANGELO ED IL PECCATO DELL'UOMO. Si sa che vi è peccato solamente dove vi è della volontà, cioè anche dello spirituale. A questo riguardo il peccato dell'Angelo è il peccato più puro, il peccato più peccato che noi possiamo immaginare. Presso l'Angelo nessuna debolezza della carne, nessuna tentazione della sensibilità, nessun trascinamento di un simile, ogni Angelo essendo specificamente differente da un altro, nessuna mancanza di lucidità intellettuale, perché, al contrario, l'Angelo si conosce perfettamente come egli è e questa idea angelica è anche, dicono i teologi, il fondamento e la misura delle sue altre idee. Come può essere che un essere che si conosce e si ama come gli è, che vuole e non può altro volere che il suo compimento, la sua perfezione, possa rifiutare di sottomettersi a Dio? Noi entriamo qui nel mistero più profondo del male, del peccato, della libertà creata e fallibile. Analizzare teologicamente questo peccato dell'Angelo, i suoi motivi. Mostrare come l'Angelo decaduto possa amare Dio, suo Creatore, suo Maestro ed il Principio del suo essere - non può amarlo poiché egli si ama e che Dio è la sua causa - ed avere, per quel Dio che gli offre la sua amicizia, nient'altro che risentimento ed odio. Mostrare come  l'Angelo decaduto, che non ha voluto sottomettersi, è divenuto schiavo, mentre che l'Angelo sottomesso non è più solamente creatura e servitore, ma amico. Queste considerazioni sono fruttuose in rapporto al peccato dell'uomo, perché esse forzano nel vedere il peccato in tutta la sua malizia, in quello che vi è di più radicale.  Ma vi è un'altra cosa. Difatti, noi vediamo che l'uomo non giunge in un universo innocente. Satana è là, quando Adamo ed Eva appaiono. In quale misura si può dire che il mondo in cui i nostri progenitori giunsero, e che la scienza ci presenta oggi come il termine di una lunga evoluzione dell'animalità, sarebbe stato differente se l'Angelo non avesse peccato? Che vuol dire per il mondo - la Terra stessa - la non innocenza dell'universo? Come comprendere il paradiso terrestre in questa congiuntura? Qual è il rapporto dell'uomo col demonio quando egli opta, con quest'ultimo, per la disobbedienza? Il rapporto tra il peccatore ed il demonio è paragonabile a quello che, l'uomo giustificato, mantiene con Cristo?

 

3. La semplicità angelica. L'essere dell'Angelo offre, alla considerazione del teologo o del metafisico, una materia splendida: L'Angelo è semplice in effetti - egli non è composto da uno spirito e da una carne, da una materia e da una forma - e nonostante ciò, anche se egli è puro spirito, egli non è Dio. La sua semplicità relativa è compatibile con una certa molteplicità che è interessante analizzare; ecco alcuni termini non identici: il soggetto angelico e la sua essenza - Gabriele e la sua gabrielità -; l'essenza dell'Angelo ed il fatto ch'essa esiste; la sostanza dell'Angelo ed i suoi attributi; l'intelligenza angelica che è la sua essenza, da una parte, ed il suo verbo, dall'altra;  l'intelligenza e la volontà angelica, ecc. Dire perché tutte queste cose antinomiche non sono identiche. Nella prospettiva di questa semplicità angelica, analizzare ancora l'atto dell'Angelo in rapporto alla sua essenza; la sua durata; il suo merito; l'acquisizione della sua beatitudine; la sua comprensione delle cose terrene e di quelli di cui ha la custodia, ecc. Paragonare la durata angelica al tempo. Mostrare qual è il principio metafisico che può distinguere un Angelo da un altro Angelo, essendo escluso ogni principio materiale.

 

4. L'Angelo nell'insieme della teologia. La teologia dell'Angelo è una specie di micro teologia dove si trova condensata quasi tutta la teologia - compresa quella di Cristo che viene a vincere gli Angeli ribelli e sottrarci al loro dominio - e dove si trovano, trattati allo stato puro, molti problemi che rivedremo altrove. Ci se ne ricorderà nei differenti luoghi. Citiamo semplicemente alcune questioni in cui le assimilazioni ed i paragoni s'impongono: questione della beatitudine - beatitudine dell'Angelo e quella dell'uomo -; questione della grazia - grazia santificante e grazia guaritrice: l'Angelo è capace di ricevere questa specie di grazia? -; questione del merito; questione dell'intelligenza e della volontà - paragonare a questo riguardo intelligenza e volontà angeliche ed umane -; questione della fede - fede angelica? I demoni hanno la fede? Taluni testi scritturali (vedi Gc.2,19), la lasciano intendere -, questione della speranza e della carità; della comunione dei Santi; della Chiesa; della castità e della verginità - che significa l'espressione: virtù angelica, cara alla Liturgia, per designare la verginità; mostrare che questa designa altra cosa che un'assenza di rapporti carnali -; del peccato, in particolare dell'orgoglio; della menzogna - mostrare in cosa si trova giustificata la parola di Nostro Signore che tratta Satana di padre della menzogna; dire se questo significa che ogni menzogna viene da un'induzione diabolica, o che ogni menzogna ci mette in un certo legame con il diavolo -; della vita contemplativa; dei Sacramenti, in particolare del Battesimo - esorcismi -, dell'estrema unzione - al momento dell'ultima lotta contro lo spirito del male -; dei Sacramentali - acqua benedetta, benedizioni, consacrazioni di chiese, ecc. -; dell'escatologia.

 

   



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